giovedì 13 ottobre 2016

“Le mie serate a consegnare pizze con Foodora per guadagnare 200 euro al mese”

La Stampa
paolo coccorese

Una notte a Torino con un rider dell’app dopo lo sciopero di sabato sera



La bicicletta apparteneva ai genitori della sua fidanzata. Non è una mountain-bike, non ha le marce, ma due led che sostituiscono l’uso della dinamo per rendere meno faticosa la pedalata. S’illuminano a intermittenza. Come lo smartphone nella tasca dello smanicato indossato dal rider. E’ un Iphone 4S con lo schermo crepato che bisogna controllare a ripetizione. Sembra un tic nervoso. Ma non è così. Quando il cervellone elettronico di Foodora che regola l’app «Hurier» ti sceglie per una consegna in base alla velocità media e posizione, ti invia un messaggio con i particolari dell’ordinazione. Ma senza far suonare il cellulare. Il rischio? Non accorgersene. E non rispettando i tempi della consegna previsti.

Dopo il loro sciopero di sabato a Torino, prima protesta del mondo lavorativo che ruota attorno alle app, abbiamo pedalato per una sera con uno dei 200 fattorini di Foodora in stato di agitazione. Si parte da piazza Vittorio dove alle 20,30 la gente entra nei ristoranti. Il rider, galoppino 2.0 – che chiede l’anonimato per evitare ripercussioni, ha comunicato la sua disponibilità una settimana prima, ma solo venerdì ha ricevuto la comunicazione del turno. Due ore a pedalare più forte che si può, in tutto 9 chilometri seguendo Google-map, tre consegne e un incasso netto di 8,1 euro.

Meno di un euro al chilometro. Col vecchio contratto, cancellato dall’azienda di food delivery che punta sulla retribuzione a consegna di 2,70, avrebbe intascato 10,08 euro. Quasi un terzo in più. Stessa fatica. «Ho deciso di protestare quando ho letto che il manager considera il nostro “un lavoro da tempo libero”. Chi è che lavora per divertimento?», racconta il fattorino. Ha 30 anni, sta finendo il dottorato, ha lavorato nei call-center. Perché hai scelto di pedalare per Foodora? «Studio. Posso lavorare una decina di ore la settimana. Con loro posso farlo in base alle mie richieste. Non sono sfruttatori. E sono il futuro».

Passano 15 minuti: il cellulare si illumina. E’ arrivata una consegna. L’ordine è una pizza da prendere in un locale della piazza e portare in via Mazzini, pieno centro: sono pochi minuti. «Siamo fortunati», borbotta. Ritiro in pizzeria fissato alle 20,50. Arriviamo qualche minuto prima. Ritirata, corriamo al traguardo segnato sul cellulare. Suoniamo al citofono: «Foodora». Ci apre un ragazzo. Sorride. Lo scontrino è di 10 euro e ci saluta. Ordinazione conclusa con successo. Schiacciamo «ok» sull’app. E torniamo in piazza Vittorio. Sono le 20,55.

Ritornati sulla panchina di partenza. Il cellulare non si illumina. «Il mio obiettivo è guadagnare 200 euro. Convivo con la mia ragazza, ho una borsa di studio. Non ho l’auto, vado in vacanza dai nonni e non mangio spesso fuori». «Dicono che bisogna attendere qualche giorno», dice. Un’altra occhiata al cellulare. Niente. Cresce il nervosismo. Alle 21, 20, ecco finalmente un nuovo ordine. Qualcuno vuole un hamburger, locale e luogo di consegna non sono distanti, il tempo di consegna stimato dall’app è di 20 minuti. Ma dopo neanche 15 minuti abbiamo già finito. Si torna al via, ancora piazza Vittorio, si rifiata e si torna a guardare il telefono. 

L’app misura anche la velocità del rider. Si aggira intorno ai 10 km orari. «Il segreto è conoscere le strade, non correre». I tuoi genitori cosa dicono? «Sono preoccupati. Vorrebbero che lavorassi nel campo dei miei studi. Mia mamma faceva la postina consegnava le lettere in bicicletta». Come i fattorini rosa di Foodora. «Ma con tredicesima, mutua, vacanze. Se potessi firmerei subito per le Poste. E farei un figlio». 

Alle 21,30, nuova ordinazione. Due pizze. Stavolta ci sono 4 chilometri da macinare. Consegna prevista alle 22,40. Arriviamo pochi minuti prima. Ma siamo passati quattro volte col rosso, e rischiato due volte di essere investiti. Fino alle 22,30 il cellulare non si illumina più. I clienti pagano un surplus per la consegna di 2,90. L’azienda ha intascato circa il 30% degli scontrini. Quasi 15 euro. Noi, quasi la metà.