venerdì 21 ottobre 2016

L’avvocato generale Ue: accogliere l’impugnazione di Intel contro la multa dell’Antitrust

La Stampa
emanuele bonini

La Commissione europea aveva disposto una maxi-multa da oltre un miliardo di euro per presunto abuso di posizione dominante

Intel può evitare il pagamento della maxi multa da un miliardo di euro inflitta dalla Commissione europea per presunto abuso di posizione dominante. Nils Wahl, avvocato generale della Corte di giustizia dell’Ue, si è espresso a favore dell’annullamento della decisione del Tribunale di non accogliere il ricorso della casa produttrice statunitense. Il respingimento del ricorso di Intel è viziato da «un errore di diritto», e per questo motivo la Corte dovrebbe annullare quanto già deciso. Il pronunciamento dell’avvocato generale non ha alcun effetto giuridico, ma serve da indirizzo per la decisione finale che l’organismo di giustizia di Lussemburgo dovrà produrre nelle prossime settimane.

Il caso
Nel 2009 la Commissione europea ha inflitto a Intel un’ammenda di 1,06 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel mercato dei processori, in violazione delle regole di concorrenza dell’Ue. Si contestava, in particolare, pratiche commerciali contrarie alle norme comunitarie nella vendita di processori x86 nel periodo ottobre 2002–dicembre 2007, mettendo in atto – questo il giudizio di Bruxelles – una strategia volta a estromettere dal mercato un concorrente, Advanced Micro Devices. Ciò attraverso «sconti di esclusiva» ai produttori di computer Dell, Lenovo, Hp e Net perché questi si rifornissero presso Intel per tutto, o quasi tutto, il loro fabbisogno di processori x86. Intel ha chiesto l’annullamento della decisione con ricorso, respinto dal Tribunale dell’Ue il 12 giugno 2012. Intel ha deciso quindi di fare appello alla Corte

La decisione
Una decisione definitiva sul caso ancora non c’è, ma il pronunciamento dell’avvocato generale può servire da apripista per il giudizio che verrà. Secondo Nils Walhs gli scontri in esclusiva concessi da Intel a Dell, Hp, Nec e Lenovo, non sono stati oggetto di esame della capacità di restrizione della concorrenza. Ci sarebbe stato, da parte del Tribunale, «un errore di diritto nel dichiarare che costituiscono una categoria per la quale non è richiesta una valutazione di tutte le circostanze al fine dimostrare l’esistenza di un abuso di posizione dominante». Anche perché, secondo il giurista, Hp e Lenovo «potevano ancora acquistare quantitativi significativi di processori x86 presso AMD».

Ancora, lo stesso Tribunale, «non ha verificato» se il comportamento contestato alla compagnia americana intendesse restringere la concorrenza nel 2006 e nel 2007, come sostenuto dall’esecutivo comunitario. Nils Wahl contesta inoltre che il Tribunale «non ha valutato se gli effetti anti-concorrenziali derivanti da taluni accordi tra Intel e Lenovo fossero atti a produrre effetti anticoncorrenziali immediati, sostanziali e prevedibili nel sistemsa economico europeo». In sostanza l’avvocato generale ritiene che la sentenza del Tribunale «dovrebbe essere annullata». Ciò vorrebbe dire riconoscere le ragioni di Intel, che potrebbe scappare al pagamento della maxi-multa. Alla Corte l’ultima parola.