martedì 18 ottobre 2016

La rivoluzione del Fisco: un anno di tempo per pagare le multe senza interessi

La Stampa
alessandro barbera paolo baroni

Lo Stato a caccia di 55 miliardi di cartelle esattoriali incagliate


Da sinistra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan col presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Il primo giugno, dopo dieci anni di attività non proprio felice, Equitalia chiude. O quanto meno spariranno dai palazzi le sue insegne. A quel punto la riscossione delle tasse passerà direttamente all’Agenzia delle entrate e si cambierà registro. Addio fisco vorace, addio cartelle esattoriali che lievitano a vista d’occhio caricando i contribuenti di oneri sempre più spesso impossibili da sopportare. Un cambio di passo netto, insomma, che il governo intende anticipare da subito accompagnando il funerale di Equitalia con la rottamazione delle vecchie cartelle esattoriali.

Qualcuno parla già di «condono», di «regalo agli evasori», accusa che Renzi respinge visto che può vantare il record assoluto di recupero di tasse non pagate, 14,9 miliardi in un solo anno.

Quel che è certo e che in questo modo nelle casse dello Stato entreranno 4 miliardi in un anno. «Non si pagheranno più gli smisurati interessi e le more che erano nella filosofia di Equitalia», ha spiegato ieri il premier puntando il dito contro «un modello inutilmente polemico e vessatorio nei confronti dei cittadini. Chiudere Equitalia significa chiudere con quel modello lì, significa che quando non paghi una tassa ti arriva un sms». Gli sms «se mi scordo», come li ha ribattezzati l’attuale amministratore delegato di Equitalia Ernesto Ruffini che già dai tempi della prima Leopolda aveva convinto il premier a cambiare registro sulle tasse.

L’idea della «rottamazione» è venuta al viceministro dell’Economia Enrico Zanetti prevede la possibilità di cancellare una buona parte degli oneri accessori che gravano sulle cartelle esattoriali in maniera tale da rendere molto più facile il loro pagamento e quindi l’incasso da parte dello Stato. Parliamo di una montagna di soldi rimasti «incagliati»: 55 miliardi in tutto. Che nel 90% dei casi corrispondono a cartelle di importo inferiore ai 5 mila euro.

Un anno di tempo
Col decreto collegato alla Legge di bilancio approvato ieri i contribuenti avranno un anno di tempo per sanare la loro situazione. Ma le loro pendenze col Fisco verranno alleggerite in maniera significativa: nessuno sconto sull’importo delle tasse accertate o delle multe, «quelle si pagano punto e basta» ha rimarcato ieri il premier; così come dovranno essere corrisposti gli interessi sui ritardati pagamenti e l’aggio. Di contro, però, non si dovranno più versare né le sanzioni amministrative, né gli interessi di mora. Due voci che più delle altre hanno un effetto moltiplicatore degli importi accertati sino al punto da far raddoppiare o triplicare le somme da versare.

Esclusi solo i debiti Iva
Lo sconto verrà applicato a tutti i carichi pendenti con Equitalia al 31 dicembre 2015, compresi i debiti oggetto di rateizzazione in corso o anche decaduti. Con un’unica esclusione: le cartelle relative all’Iva. I contribuenti avranno un anno di tempo per beneficiare della rottamazione, scaduto questo termine si tornerà ai vecchi pesantissimi conteggi. E gli importi da versare torneranno a gonfiarsi a dismisura.

Pagamenti rateizzati
Gli importi potranno essere pagati in un’unica soluzione oppure rateizzati. La proposta avanzata da Zanetti prevedeva un massimo di 3 anni e la possibilità di compensare il dovuto con gli eventuali crediti e vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Tutto insomma, pur di chiudere la partita.