martedì 25 ottobre 2016

La nonna padrona chiusa fuori dai cancelli della sua azienda

 Corriere della sera
di Giampiero Rossi

Bloccata all’ingresso della Gilardoni Raggi X per ordine del figlio se la prende con i giardinieri e fa retromarcia. Richiamati i dipendenti che si erano dimessi nei mesi scorsi

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Respinta. Per due volte, in poco più di dodici ore, la presidente-padrona della Gilardoni Raggi X viene tenuta fuori d alla sua azienda. Bloccata al cancello — incredula, furente — su disposizione del figlio-commissario. Perché nonostante l’esautoramento stabilito da una sentenza del tribunale, la sua presenza costituisce ancora una turbativa per il clima interno che, anche con gesti simbolici, l’amministratore giudiziario sta cercando di ricostruire dopo anni di vessazioni, paure, depressioni e dimissioni.

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La nuova svolta della dynasty lariana si consuma tra la serata di martedì e la mattinata di ieri. Marco Taccani Gilardoni (manager di 54 anni, figlio dell’azionista di maggioranza dell’azienda fondata dal nonno Arturo) compie un altro passo per «normalizzare le relazioni con i dipendenti» , come dispone la sentenza che l’11 ottobre scorso ha revocato l’intero consiglio di amministrazione della storica azienda che produce macchinari a raggi X per uso medico e impianti di sicurezza. Dopo una settimana di «convivenza» con la madre 83enne, che per decenni ha governato lo stabilimento, agli addetti alla sicurezza arriva l’ordine: la presidente non deve più entrare.

In questi primi giorni di nuovo ordine quella presenza, insieme a quella del suo braccio destro Roberto Redaelli, non è stata vissuta bene dai dipendenti. In molti, sempre a mezza voce, ancora intimoriti, si sono chiesti se le cose fossero davvero cambiate. Anche perché, raccontano, «ogni volta che il commissario e i suoi consulenti legali si sono allontanati, lei Redaelli hanno colto l’occasione per impartire ordini come se nulla fosse cambiato».

Poi arriva la novità che strappa qualche sospiro di sollievo. La voce era circolata già nella serata di martedì: dopo essere uscita nel pomeriggio, la presidente avrebbe tentato di entrare in azienda verso le 18,30 senza riuscirvi. Così all’ingresso in fabbrica alle 8 di ieri, il passaparola si trasforma in certezza: «Non c’è». Di solito, infatti, Maria Cristina Gilardoni arriva al lavoro molto presto, attorno alle 6,30. Strano non si sia ancora vista. E, con altrettanto stupore, tutti notano i giardinieri che potano le piante e tagliano l’erba alta nei prati. Sono di pertinenza dell’azienda ma affacciati sulla strada pubblica, e per anni i vertici aziendali hanno rifiutato ogni intervento nonostante le reiterate richieste del Comune. Quelle motoseghe sono, dunque, un altro segnale di novità.

Alle 9,20 il colpo di scena: si rivede la piccola auto bianca e va in scena il nuovo blitz della presidente. Il cancello resta chiuso, lei è fuori. Insiste per entrare, ma di nuovo riceve una risposta negativa che rimanda a ordini superiori. È visibilmente infuriata, anche se chi l’ha frequentata per anni non trova un tono molto diverso da quello utilizzato quotidianamente in ufficio e nei corridoi: «Questa è la mia azienda, anche lei è pagato da me», sono alcune delle frasi captate nel cortile. Poi se la prende con i giardinieri che tagliano le «sue» piante, ingrana la prima e se ne va.

«È un fatto importante — sottolinea Emilio Castelli della Fim Cisl — così come per noi è molto interessante apprendere che l’azienda sta ricontattando alcuni dei dipendenti che se ne sono andati negli ultimi mesi per proporre un rientro. Però, in attesa degli sviluppi dell’indagine penale per maltrattamenti e lesioni, ci sono ancora timori, anche perché il mandato dell’amministratore giudiziario dura soltanto otto mesi». Ma quel cancello chiuso due volte davanti alla presidente-padrona è un segnale forte di novità.