domenica 9 ottobre 2016

La carità non di chiesa ad Alghero, il parroco denuncia il ladro che gli ha rubato le banane

La Stampa
nicola pinna

A processo per aver portato via del cibo dalla sua tavola: «Ero povero e affamato». Ma le scuse non hanno impietosito il sacerdote. Il disoccupato ora è a processo


La parrocchia di Santa Maria Goretti ad Alghero

Rubare è peccato e anche reato. Ma chi ruba per fame, forse, meriterebbe almeno un’assoluzione senza castigo. Il parroco di Alghero, tuttavia, non la pensa così e non si è limitato alla penitenza: contro un quarantaduenne che ha rubato due banane e una scatoletta di tonno dalla sua casa ha deciso addirittura di presentare querela. Non gli sono bastate né le scuse né una confessione imbarazzante: «Avevo fame, non avevo nulla da mangiare, le banane e il tonno mi sono sembrate un ben di Dio.
Non ho saputo resistere».

Niente da fare, don Antonio Coppola non ha tenuto conto dei dettami della carità cristiana: ha presentato la denuncia e ha deciso di non ritirarla. Nonostante l’imbarazzo del pubblico ministero che due giorni fa si è trovato a chiedere il rinvio a giudizio per Roberto Pais, un disoccupato che nell’estate del 2014 non aveva neanche i soldi per mettere insieme il pranzo e la cena. Non è un ladro seriale e questo nel quartiere lo sanno tutti. Lo confermano le forze dell’ordine e forse lo sapeva anche il parroco di Santa Maria Goretti.

Un bottino del valore di 10 euro
Nella querela arrivata in procura e firmata da don Antonio Coppola (53 anni, originario della provincia di Napoli) è stato persino quantificato il danno subito. Sembra difficile da credere, ma è davvero così: dieci euro, perché Roberto Pais non si è accontentato di portarsi a casa due banane (forse tre) e una scatoletta di tonno. A far salire il valore del bottino, infatti, ci sono alcuni bicchieri di vino, bevuti prima di rimettersi in sella alla sua bicicletta e far perdere le sue tracce. 

Ora si attende la decisione del giudice Silvia Guareschi, ma il 16 dicembre il quarantaduenne sotto accusa dovrà presentarsi in tribunale e spiegare (nuovamente) perché ha commesso il furto. La sua versione, in realtà, era già chiara: in quel periodo il quarantaduenne attraversava un momento difficile. Senza lavoro e senza una lira in tasca, non poteva permettersi neanche di andare a fare la spesa. «Avevo fame, passavo in bici davanti alla chiesa, in via Kennedy, e quando ho visto la finestra aperta non mi è sembrato vero. Pensavo fosse la sacrestia, non sapevo che fosse la casa del parroco. E in ogni caso pensavo che in chiesa un povero e affamato potesse essere accolto».