mercoledì 26 ottobre 2016

La barriera del bancomat

La Stampa
alberto rizzuti

Un giovane costretto a fare intervenire il padre perché il ticket della Asl non si può pagare in contanti. Ma chi non ha una carta come fa?

Un giovane deve beneficiare di una prestazione per cui è previsto il pagamento di un ticket di 25 euro. Prima di varcare la soglia dello studio, è invitato a recarsi al punto rosso per corrispondere l’importo dovuto. A quel punto, telefona a papà. Perché? Perché entrambe le macchine dell’Asl accettano solo pagamento tramite bancomat, e lui il bancomat non ce l’ha. E se non paga, niente prestazione per cui è in attesa da mesi. Allora papà, che per fortuna un conto in banca e dunque un bancomat ce li ha ancora, balza in macchina e dopo 20 minuti corrisponde il ticket, gesto che spiana al giovane la via del successo.

Domanda: quanti sono i cittadini che il bancomat non ce l’hanno? Minorenni, pensionati, gente che il conto in banca non sa cos’è perché raggranella a stento di che vivere e farsi curare? Certo, con una semplice codetta in una filiale di una banca il giovane avrebbe potuto pagare in contanti, riportare la ricevuta in Asl e riprenotare per l’inizio della primavera prossima la prestazione. Meno male che papà, oltre a possedere il conto in banca, il bancomat, l’auto, la benzina e il tempo libero, è stato così previdente da dotare suo figlio di un cellulare, se no il giovane sarebbe dovuto andare anche in cerca di una cabina telefonica.