lunedì 24 ottobre 2016

Il Sudafrica fuori dallo Statuto di Roma

La Stampa
lorenzo simoncelli

 Il paese ha comunicato alle Nazioni Unite la sua decisione di revocare l’adesione al trattato che prevede l’accettazione della Corte penale internazionale de L’Aja come organismo giurisdizionale in caso di violazioni della Convenzione di Ginevra


Il Palazzo della Pace dell’Aja dove ha sede

Il Sudafrica ha comunicato alle Nazioni Unite la sua decisione di revocare lo Statuto di Roma, il trattato che prevede l’accettazione da parte dei 123 Paesi membri della Corte penale internazionale de L’Aja come organismo giurisdizionale in caso di violazioni della Convenzione di Ginevra, ossia crimini di guerra o genocidio. Le prime schermaglie con il tribunale internazionale risalgono al giugno del 2015 quando durante un vertice straordinario dell’Unione Africana a Johannesburg il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ricercato dalla Corte de L’Aja per crimini contro l’umanita’ in Darfur non era stato arrestato al suo arrivo in Sudafrica. Un vulnus mai rimarginato dato che il tribunale internazionale aveva accusato il governo di Pretoria di proteggere al-Bashir solo per rispettare la proverbiale fratellanza africana che vige tra i capi di Stato del Continente.

Non sembra essere un caso che la decisione sia arrivata un mese prima del processo in cui i giudici sudafricani dovranno decidere sull’operato di Pretoria riguardo la questione al-Bashir. Arrivare alla sentenza fuori dallo Statuto darebbe più forza al governo sudafricano. Prima della revoca ufficiale dal trattato c’e’ una finestra di un anno, ma se dovesse essere confermata potrebbe scatenare un effetto domino in tutto il Continente africano che darebbe adito anche a Paesi decisamente meno democratici di revocare il trattato e procedere con una giustizia fai da te.

Il Kenya negli anni scorsi era stato ai ferri corti con l’Aja per le accuse al suo vicepresidente di aver orchestrato le violente rivolte post elezioni. Una settimana fa era stato il Burundi, da due anni in piena guerra civile, a far recapitare la stessa decisione a New York. Ma la decisione del Sudafrica data la sua statura, membro dei Brics e del G 20, a livello locale ed internazionale ha tutt’altro significato.

Dal 2002, anno di fondazione, la Corte de L’Aja ha sempre avuto vita difficile con gli Stati africani che hanno accusato il tribunale di avere il dente avvelenato nei processi che vedevano protagonisti cittadini del Continente nero. Non e’ ancora chiaro se la decisione di revoca da parte del Ministro degli Esteri sudafricani possa avvenire senza il voto del Parlamento e proprio su questo fronte si stanno attivando numerose associazioni civiche pronte a contestare la decisione di Pretoria.

Ma il ministro della giustizia sudafricana, a cui e’ toccata la patata bollente di spiegare la decisione, ha gia’ affermato che, come ne 2002 la scelta di adottare lo Statuto fu presa dall’esecutivo, cosi’ avverrà anche per l’uscita. Ai giornalisti che hanno chiesto il perchè dell’imminente presa di posizione contro l’Aja ha risposto: “non poter invitare sul nostro territorio anche ipotetici ribelli o accusati di gravi crimini limita le nostre attivita’ diplomatiche come Paese attivo nella mediazione e nei tavoli di pace”.

Una giustificazione che ha lasciato decisamente di stucco molti analisti che hanno ricordato come il Sudafrica sia in realta’ gia impegnato come pacificatore in Sud Sudan e in Lesotho, senza contare poi il fatto che dal 1994 ad oggi la politica estera di Pretoria e’ stata sempre piu’ imperniata alle attivita’ economiche che strettamente politiche.