lunedì 17 ottobre 2016

Il presidente nigeriano: “Mia moglie è parte integrante della cucina e del salotto”

La Stampa
lorenzo simoncelli

Così il capo di Stato ad un giornalista che gli aveva chiesto un commento sulla dura intervista alla moglie Aisha alla Bbc


Il presidente nigeriano Muhamadu Buhari

Negli Stati Uniti una donna è ormai prossima a diventare Presidente del più potente Paese al mondo, mentre in Nigeria, che fra 20 anni sarà superiore all’America per numero di abitanti, la first lady è ancora considerata un tutt’uno con la cucina. Di fronte alle telecamere di tutto il mondo, neanche la presenza della Cancelliera Angela Merkel, ha fermato il presidente nigeriano Muhamadu Buhari da un commento che sta facendo discutere opinione pubblica e social. «Mia moglie è parte integrante della cucina e del salotto e di altre stanze» ha risposto il capo di Stato ad un giornalista che gli aveva chiesto un commento sulla dura intervista alla moglie Aisha alla Bbc.

La first lady nigeriana cruciale per la vittoria finale nella campagna presidenziale dell’anno scorso ha criticato le modalità di scelta dei più stretti collaboratori del marito e ha minacciato di non appoggiare una sua eventuale ricandidatura nel 2019 quando scadrà il suo primo mandato. «Disgustoso e irrispettoso» - ha affermato @Becca_d98. «Per le donne nigeriane è difficile poter parlare di politica» - ha sostenuto @tolulopeab una conduttrice di una radio locale.

Buhari in visita di Stato in Germania nonostante le affermazioni chiaramente misogene è riuscito a far sorridere la dura cancelliera Merkel. Totalmente opposta la reazione delle milioni di nigeriane che vivono la condizione di inferiorità uomo-donna nel quotidiano.

In tarda serata è intervenuto il portavoce del Presidente Garba Sheu che su Twitter ha provato a raffreddare gli animi sostenendo che l’affermazione di chiaro cattivo gusto era stata una battuta, sostenendo come il Presidente rispetti il ruolo e i valori delle donne nella società nigeriana. Non una bella uscita proprio l’indomani della liberazione di 21 delle liceali di Chibok rapite dai jihadisti di Boko Haram.