domenica 16 ottobre 2016

I giornali e il diritto all’oblio

La Stampa
anna masera

Le redazioni sono sommerse di richieste, serve una soluzione per garantire la completezza delle informazioni


Immagine di Alamy pubblicata dalla Bbc nel giorno della sentenza della Corte di Giustizia europea

Da quando la Corte di Giustizia europea ha stabilito il 14 maggio 2014 che ogni cittadino ha il diritto all’oblio, cioè di chiedere direttamente ai motori di ricerca la deindicizzazione di contenuti online che li riguardino, anche i giornali sono sommersi di richieste e La Stampa non è da meno.

«La Stampa aveva coperto il fallimento della società in cui lavoravo nel 2012 ed ero stato con mio sgomento menzionato con una descrizione che metteva in dubbio la mia onestà. Il giorno dopo avevate pubblicato un ulteriore articolo (solo nell’edizione di carta) che evidenziava come il mio comportamento fosse stato corretto. Il problema risiede nel fatto che, se si digita il mio nome in Google, appare sempre solo il primo articolo e non il secondo, per cui chi legge riceve l’impressione di un mio comportamento non corretto (aspetto che nel mio lavoro mi ha causato imbarazzi). Dato che il webmaster della notizia è La Stampa, vorrei cortesemente sapere come poter risolvere questo problema» mi scrive Giorgio Bertolucci, rimasto senza lavoro.

Gli fa eco Alberto Alatri, accusato senza prove di turbativa d’asta, licenziato e poi assolto con formula piena perché il fatto non sussiste: «So che il diritto di replica dovrebbe essere un mio diritto. Su Internet però rimangono solo le vecchie notizie che mi riguardano. Non pretendo che vengano oscurate perché il diritto all’oblio è solo un’utopia, ma che almeno venga data tutta l’informazione. Le aziende non ti assumono se il tuo nome sul web è collegato a un’inchiesta e non emerge che sei stato assolto. Devo rivolgermi a un legale per far valere i miei diritti o è sufficiente la mia mail?».

Queste richieste dalla redazione finiscono sul tavolo dell’ufficio legale che valuta caso per caso.

Quando si tratta di personaggi pubblici all’oblio si contrappone il diritto di cronaca: ma la completezza dell’informazione è un dovere e le prime persone a esigerla sono quei cittadini privati finiti sotto i riflettori. Gli editori devono attrezzarsi per poter far fronte alla richiesta dei diretti interessati di aggiungere negli articoli in archivio i link agli articoli che li scagionano. Non basta delegare a Google: serve una soluzione tecnologica in redazione.