sabato 22 ottobre 2016

Hacker cinesi attaccano la portaerei Reagan. “Volevano rubare informazioni militari Usa”

La Stampa

Lo rivela una società di sicurezza informatica americana


La portaerei Ronald Reagan in una foto d’archivio

Un attacco hacker cinese alla portaerei Ronald Reagan per carpire informazioni sulle manovre militari Usa. Lo conferma al Financial Times una società di sicurezza informatica americana, la FireEye.

Gli hacker cinesi avrebbero attaccato i funzionari di governo che si trovavano sulla portaerei, inondandoli di mail infette, l’11 luglio scorso, il giorno prima della controversa sentenza del tribunale dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale. La portaerei in quei giorni era di pattuglia nella zona contesa. 
Secondo FireEye, gli autori degli attacchi potrebbero essere gli stessi che hanno condotto azioni in passato per compromettere le reti di difesa di Usa e Vietnam. Non ci sono per ora prove che leghino l’attacco al governo di Pechino, né indicazioni che l’operazione sia andata a buon fine.

La giustizia Usa, che ha comunque preso in mano il dossier, secondo il Ft, che ritiene siano implicati dirigenti militari cinesi. Secondo gli esperti di FireEye - citati sempre dal Financial Times - il malware (di tipo Enfal) aveva l’istruzione di carpire informazioni e scaricare sul sistema della portaerei americana altri virus e cavalli di troia.

Ed è penetrato attraverso una email, indirizzata ai membri di una delegazione di un governo straniero che lo scorso 11 luglio doveva visitare la Uss Ronald Reagan, che era in navigazione in pattugliamento nel mar cinese del sud per garantire «che il mare restasse aperto a tutti». Secondo la compagnia di sicurezza informatica Usa, l’obiettivo era quello di carpire informazioni su manovre e spostamenti della Reagan, che è l’ammiraglia sui suoi sistemi di comando e controllo oltre che informazioni di livello politico.

Non è un caso, secondo gli esperti, che il cyberattacco mirato sia avvenuto il giorno prima che la Corte arbitrale dell’Onu per la Legge del Mare emettesse una sentenza che negava qualsiasi fondamento giuridico ai «diritti storici» rivendicati da Pechino su gran parte del Mar Cinese del Sud e delle isole, contese con Giappone, Filippine, Vietnam fra gli altri: sentenza che sollevò l’ira di Pechino.