mercoledì 19 ottobre 2016

Gli ultrà del Libro

La Stampa
massimo gramellini

Da quasi una settimana gli svedesi cercano di mettersi in contatto con Bob Dylan per comunicargli che ha vinto il Nobel. Invano. Stremati dal suo silenzio, hanno ufficialmente smesso di inseguirlo, confidando che a dicembre raggiungerà comunque Stoccolma in tempo utile per la premiazione, anziché festeggiare in un albergo del Minnesota strimpellando la chitarra su un divano Ikea. In una situazione ancora così sospesa ci permettiamo di offrire ai parrucconi scandinavi il profilo di un candidato alternativo. Un giovane scrittore costretto a vivere sotto scorta, la cui libertà di parola è minacciata da una consorteria che intimidisce chiunque osi sfidarla e che gode di protezioni altolocate nella società «rispettabile».

Come avrete capito sto parlando di Mauro Icardi, il centravanti dell’Inter che a 23 anni ha sentito l’urgenza di scrivere la propria autobiografia e a breve pubblicherà anche quella dei suoi figli. Titolo: «Dalle prime poppate all’asilo nido». Per avere osato lanciare dalle sue pagine una sfida ai galantuomini della Curva Nord, il noto narratore sudamericano si ritrova ingabbiato in una vita d’inferno: fuori casa con la scorta e dentro con la moglie Wanda Nara, una delle pochissime donne di cui non si sospetta nemmeno lontanamente che possa essere Elena Ferrante.

Giurati di Stoccolma, se il dramma di quest’uomo non vi sembra già un motivo più che sufficiente per dargli il Nobel, eccovene un altro che scioglierà i vostri residui dubbi: Icardi è il primo scrittore al mondo che sia mai riuscito a mettere un libro in mano agli ultrà.