giovedì 20 ottobre 2016

Gli accademici e i Nobel mancati. “Il problema degli italiani? L’Italia”

La Stampa
fabrizio assandri

Lettera aperte di vari atenei dopo l’esclusione del chimico Balzani. “Il curriculum non basta, noi penalizzati dalla ricerca impoverita”



Quello dell’accademia svedese per il Nobel per la chimica è un «verdetto incompleto». L’Italia è stata esclusa perché da noi la ricerca è bistrattata, la nostra reputazione all’estero ne esce malconcia e diventa quasi una macchia per il curriculum dei nostri scienziati.

È quanto sostengono i rettori dell’Università di Bologna Francesco Ubertini, di Firenze Luigi Dei e di Trieste Maurizio Fermeglia, insieme a professori di una dozzina di atenei, e c’è pure il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, indicato per guidare il progetto del governo per il dopo Expo a Milano, Roberto Cingolani. Ci sono il direttore della Normale di Pisa Vincenzo Barone, il presidente del Cnr Massimo Inguscio e vari membri dell’Accademia dei Lincei.

Dopo scambi di mail e telefonate indignate, hanno scritto una lettera aperta in cui parlano di «grande opportunità persa». Secondo loro il premio andato a tre colleghi, Stoddart, Sauvage e Feringa spettava al chimico Vincenzo Balzani. Era in lizza, ma i premi possono avere al massimo tre vincitori: «Sulla torre erano in quattro – scrivono – uno è stato buttato giù».

Ma Balzani è stato un innovatore assoluto nelle «macchine molecolari», molecole capaci di fare movimenti precisi in base a uno stimolo, come un raggio di luce, in un certo senso di essere telecomandate. Nanotecnologia e biomedicina le possibili applicazioni. I prof italiani denunciano un paradosso: «Molte delle nanomacchine citate nella motivazione del premio non avrebbero funzionato – forse non avrebbero neppure visto la luce – senza di lui».

Balzani avrebbe pagato l’essere italiano. «A questi livelli non basta il curriculum. Occorre che gli scienziati siano supportati dalla comunità nazionale: atenei, grandi enti di ricerca, accademie, società, ministeri». L’appello chiama per nome i responsabili: «L’indebolimento sistematico della ricerca di base, allo stremo dopo decenni di sottofinanziamento e regolata da sistemi di reclutamento, funzionamento e valutazione non sempre adeguati».

Ecco il punto: «Un sistema fortemente indebolito è percepito come tale all’estero». Nulla contro i tre premiati - scrivono – «ma il verdetto fornisce una rappresentazione incompleta della tematica scelta». Non un caso isolato, c’è il precedente della «clamorosa esclusione di Nicola Cabibbo e Giovanni Jona-Lasinio dal Nobel per la Fisica 2008».

«È un’ingiustizia – spiega Elio Giamello, dell’Università di Torino – uno dei tre doveva essere lui». Ma l’Accademia di Svezia non è autonoma nelle sue decisioni? «Non è questo il punto: c’è una parte della valutazione che tiene sicuramente conto dei meccanismi di “lobby” in senso buono, che riguardano il sistema Paese e l’autorevolezza di un’istituzione scientifica». Il docente basta cita l’ultimo bando Prin del governo, per la ricerca: «Poco più di 90 milioni di euro, pochissimi per un sistema nazionale: il costo di Higuain».

Adriano Zecchina, chimico e membro dell’accademia dei Lincei, conferma: «Il problema è l’Italia, non solo per il Nobel. Ho fatto parte di commissioni europee per i prestigiosi bandi Erc: si premiano persone, anche italiane, che in maggioranza lavorano in università all’estero. In cinque anni con questi bandi l’Italia ha perso qualcosa come 500 milioni. È drammatico, ma consiglio agli studenti di fare ricerca all’estero».