sabato 29 ottobre 2016

Fossano perde la sua leggenda. Il fantasma riposa da 500 anni

La Stampa
paola italiano

“Senza pace perché mai sepolta”, ora scoperta la sua tomba


Le torri del castello dei Principi di Acaia che domina la città di Fossano: da sempre si crede che qui si aggiri il fantasma inquieto di Bona di Savoia

Narra la leggenda che un fantasma si aggiri per le torri del castello degli Acaia che domina la città di Fossano: quello della duchessa Bona di Savoia, morta in una notte di novembre del 1503. Si dice che la salma venne portata via in gran segreto dalla fortezza e fu mai sepolta. Dopo cinque secoli, l’anima inquieta può trovare pace. Ma, forse, è più corretto dire che tormenti non ne abbia mai avuti: c’è chi è pronto a dimostrare di averne ritrovato il corpo, e di provare che non solo Bona di Savoia ebbe un funerale in pompa magna degno del suo lignaggio, ma che le sue spoglie mortali da sempre giacciono a poche centinaia di metri dal castello, nel nucleo più antico di quello che oggi è il Duomo di Fossano.

La scoperta
È un uomo arrivato dalla Sicilia l’autore della scoperta, Carmelo Cataldi, appassionato studioso di Casa Savoia da quando, una trentina d’anni fa, venne a risiedere a Fossano. L’«incontro» con Bona era inevitabile: la duchessa era una delle figure più interessanti tra le principesse di Casa Savoia, prima che l’alone di leggenda che circonda la sua morte ispirasse racconti, libri e testi teatrali, e facesse arrivare a Fossano anche team di investigazioni sul paranormale, convinti di aver rilevato «anomalie interessanti», quando non proprio l’immagine di una figura femminile nello spettro catturato dai raggi infrarossi.

Sposa di Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, Bona era una bella donna - «alta, con vita sottile, bei lineamenti e un carattere gentile», così la descrisse lo stesso Galeazzo - che si dedicò ai figli e non prese parte attiva agli affari di Stato. La vita serena dopo otto anni si trasforma in tragedia, quando Galeazzo viene assassinato. Bona, non ancora trentenne, diventa reggente in vece del figlio e rivela ottime doti di governo.finché il cognato, Ludovico detto «il moro» si impadronisce del potere e la costringe a una triste stagione da esiliata. In cui finisce anche a dimorare nel castello di Fossano, nel 1500, dove muore tre anni dopo e diventa leggenda.

Tale sarebbe rimasta se le ricerche negli archivi di Cataldi e dei suoi collaboratori, Mario Saettone e Giuseppe Vetrano, non si fossero intrecciate con gli scavi del 2009 nel Duomo, supervisionati dalla Soprintendenza. Nella parte più antica, quella della prima chiesa di San Giovenale, venne alla luce lo scheletro. «Il primo esame degli esperti - spiega - conferma che si tratta di una donna, anche dal ritrovamento di una medaglietta d’argento, ornamento prettamente femminile. L’orientamento della testa, non verso l’altare, fa escludere che si tratti di un religioso». Le prove del funerale sono invece annotate dal castellano, ma soprattutto dalla corte dei conti del Ducato che documentano il pagamento di 24 tavole con cui era usanza ripercorrere la vita dei nobili nell’estremo saluto.

Il Dna
Non che gli storici credessero al fantasma: per loro, Bona era forse sepolta a Savigliano nella chiesa di San Giuliano. «Ma una chiesa con quel nome a Savigliano non c’era ancora», obietta Cataldi. «È forse un errore di trascrizione nelle carte: “San Juvenal” è diventato “San Julian”». Manca solo la prova scientifica: basterebbe confrontare il dna con quello del fratello di Bona, Amedeo IX «il beato», sepolto nel Duomo di Vercelli. Prima bisogna sentire cosa ne pensino gli eredi di casa Savoia e se loro o altri siano interessati a finanziare le operazioni. Ma chi è disposto a pagare per uccidere una leggenda?