domenica 30 ottobre 2016

Da Paracelso a Barnard la medicina in francobolli

La Stampa
marcello giordani

Un dottore nel Novarese colleziona pezzi dedicati alle grandi scoperte e ai casi clinici



La storia della medicina? Si impara più facilmente, e divertendosi, coi francobolli. L’idea non poteva che essere di un medico, Ezio Mercalli, di Borgomanero. Oggi il dottor Mercalli ha 83 anni, per sessant’anni si è mosso fra ambulatorio, visite e ricette, e ci tiene a rimarcare che «questa professione non si abbandona mai. E ne sono così convinto che ancora oggi pago la quota di iscrizione all’Ordine e, se vuole, potrei farle una visita e consigliarle il farmaco più adatto per quella bronchite trascurata che si porta dietro».

La passione
Fin da ragazzo Mercalli ha collezionato francobolli e cartoline legati a Esculapio e alle vicende dei camici bianchi: oggi ne ha più di dieci mila, ed è conosciuto in tutta Italia perché espone alle mostre di filatelia i suoi pezzi più pregiati. «Ho cominciato a collezionare un po’ per caso: ho sempre avuto due grandi passioni, la medicina e l’arte. Da ragazzino, a Borgomanero, passava ogni due settimane un curioso personaggio che, nel periodo del dopoguerra, raccoglieva qualsiasi tipo di francobollo. Una busta di francobolli ce li pagava una, due lire. Io andavo a cercarli da parenti, amici, conoscenti: coi primi quattrini che ho guadagnato ho comprato un libretto su Van Gogh. E intanto mi è venuta la passione per i francobolli».

Poi Mercalli si è laureato in Medicina e per qualche anno ha provato a coniugare la professione e la passione per l’arte: «Con un amico carissimo, l’avvocato Zonca, avevo aperto a Borgomanero una galleria d’arte, la prima in città. Un periodo splendido, dove ho conosciuto tanti artisti diventati amici. Ma la galleria e i quadri assorbivano sempre più tempo e avrei dovuto smettere di fare il medico: così, a malincuore, ho lasciato Macchiaioli e Divisionisti e mi sono dedicato completamente alle influenze, alle gastroenteriti e ai francobolli che le raccontano».

Oltre ai francobolli, le collezioni di maximafilia, le cartoline «maximum» con tanto di annullo postale. Il dottor Mercalli non si limita a sistemare con ordine i suoi tesori per le rassegne: accanto scrive un dettaglio curioso, una vicenda storica che aiutano a capire chi mai fosse Imhotep, visir egizio alla corte del faraone Zoser e grande medico: «Il papiro Edwin Smith descrive 48 casi clinici affrontati con successo da questo medico, fra cui 27 traumi alla testa e un tumore».

I reperti
Mercalli ha recuperato antichi francobolli dedicati a Girolamo Fracastoro, «che ha scoperto nel Seicento che le infezioni erano dovute a germi, l’antesignano della patologia moderna», lettere come quella del 7 dicembre 1804 inviata dalla Commissione Vaccinaria Reale al «cittadino Valperga di Caluso»; nelle collezioni di Mercalli sfilano premi Nobel contemporanei ed erboristi del Settecento, astrologi-mediconi rinascimentali, crocerossine americane; con un solo sguardo si può passare da Paracelso al dottor Barnard, dai primi vaccini alle ultime tecniche col laser.

«A Borgomanero, la presidente dell’associazione filatelica, la professoressa Lidia Pastore, ha avuto l’idea di andare nelle scuole a raccontare la geografia attraverso i francobolli, e i ragazzi si sono entusiasmati. Credo si potrebbe fare anche con la storia della Medicina. Il problema è che con le mail i ragazzi non sanno neppure più cosa siano i francobolli, e un pezzo della nostra cultura si sta perdendo. A proposito, prima di andare via, dica trentatré, così vediamo come sta la bronchite».