sabato 29 ottobre 2016

Cremazione, addio tabù

La Stampa
raffaele pisani

Ha fatto bene il Vaticano a far cadere il tabù della cremazione e a permettere ai fedeli di sceglierla. È una scelta saggia e civile far sostare pochi minuti il cadavere nel crematorio, raccoglierne le ceneri in un’ampollina e conservarle in piccolissime nicchie nel camposanto.

Secondo me, per chi in vita avrebbe espresso tale desiderio, si potrebbero disperdere anche in mare, visto che il nostro mare in particolare sta diventando di giorno in giorno sempre più un camposanto per tutti i poveri migranti morti annegati. Considerando poi le difficoltà di reperire gli spazi enormi necessari ai cimiteri, i costi dei loculi, le «truffe» che pullulano intorno alle vendite delle cappelle e tutti i problemi di sistemazione nell’ultima dimora, la scelta della cremazione diventa valida anche da un punto di vista pratico e igienico. 

Non è forse opera penosissima, l’inumazione? E ancora più penosa è l’esumazione che rinnova il dolore e certamente offre allo sguardo uno spettacolo tristissimo. Il corpo, per noi credenti, non è che un guscio dove è custodita l’anima temporaneamente, solo per il breve periodo che dura la vita terrena. Trascorso appunto tale periodo, esso diventa una cosa che non ci appartiene più. E allora perché dare tanta importanza a un mucchietto d’ossa e tanti impicci ai parenti? Bastano quelli del funerale. Poi, una piccola sosta dov’è installato l’impianto per la cremazione e il tutto è fatto. Cosa volete che avverta più «frate asino», il nostro corpo, come lo chiamava San Francesco, quando la sua attività fisica è cessata?