domenica 16 ottobre 2016

Credere ai complotti disinforma

La Stampa
anna masera

Risposta alla lettera di un lettore



«Gentile Anna, mi scuso se ti do del tu, ma la mia veneranda età me lo consente» mi scrive un lettore, Rino Pestà, che si definisce un vetero comunista trotzkista in una lettera spedita con francobollo da Padova.

«Devi essere una ragazza giovane e inesperta per avere scritto una sciocchezza come “Esistono i giornalisti, non i media”. Sarebbe come dire che non esistono squadre di calcio, ma solo calciatori. E la proprietà, i dirigenti, il trainer, il modulo di gioco a cui ogni giocatore deve adeguarsi? Fuor di metafora i media esistono: hanno una proprietà che decide la linea editoriale-politica del giornale e incaricano un direttore o un comitato di direzione di farla applicare.

I giornalisti, per convinzione e per costrizione, devono adeguarsi alla linea o cambiare giornale. E’ il capitalismo, bellezza! …Complotti? No, bastano 4 telefonate. Ti sei accorta che per il 15° anniversario dell’attentato alle Torri gemelle tutti i media “di qualità”, dalla Stampa al Corriere, da Repubblica a L’Espresso, dalla Rai a Mediaset, hanno dedicato supplementi all’evento? Una coincidenza? No, arriva l’input e i giornalisti, da bravi scolaretti, svolgono il tema assegnato...». 


Gentile Rino, con la linea editoriale di un giornale il capitalismo non c’entra: anche la Pravda dell’era sovietica aveva una linea editoriale. Ma la linea editoriale di un giornale di un Paese democratico è un sistema di valori complesso che contribuisce all’identità di quella testata, non è un diktat sulle posizioni di prendere.

Credere che i giornali si mettano d’accordo per decidere come dare le notizie è credere al complottismo, e questo pensiero contribuisce alla confusione e alla disinformazione circolante. Meno male che per contrastare le bufale è tutto un fiorire di esperti di demistificazione e di verifica dei fatti (in inglese i termini sono «debunking» e «fact-checking» ma tanti sono anche italiani come il sito web debunking.it).

Semmai è vero che i giornali a volte peccano di conformismo: quando tutti coprono le stesse notizie allo stesso modo, vince chi si distingue facendo scelte o offrendo un punto di vista diverso.