giovedì 13 ottobre 2016

Copyright, la Corte Ue: si può rivendere software ma non la copia di riserva

La Stampa
emanuele bonini

Sentenza contro due lettoni che avevano venduto edizioni masterizzate di programmi Microsoft



Il sistema operativo non funziona più e i dischi di ripristino sono rovinati? Avete dovuto formattare il vostro pc e non trovate più i programmi originali? Niente paura, basta fare una copia dei software e conservarli a casa propria, tenerli a portata di mano e usarli quando serve. Tutti, in Europa, lo possono fare. A patto che le copie masterizzate dei prodotti di marca protetti da copyright siano utilizzati solo per fine personale, non siano vendute o cedute a terzi, e i dischi originali siano regolarmente acquistati e accompagnati da licenza per uso illimitato. Lo ha chiarito la Corte di giustizia Ue nella sentenza su Microsoft e i suoi pacchetti Office.

Il caso
Quando si acquista un computer quasi sempre lo si trova già dotato di sistemi operativi. È, in sostanza, già pronto per l’uso. Microsoft è il sistema installato su buona parte dei dispositivi. In Lettonia due persone sono state perseguite con l’accusa di vendita illegale di oggetti tutelati dal diritto d’autore, in quanto nel 2004 avrebbero venduto on-line delle copie di riserva di diversi programmi per computer editi dalla Microsoft (come Windows e il pacchetto Office). Un vero e proprio successo commerciale: sono state vendute 3.000 copie masterizzate, per danni stimati da Microsoft in 265mila euro. Ne è nata la causa, arrivata fino al massimo organismo di giustizia dell’Ue.

La decisione
Secondo la Corte di Lussemburgo i cittadini lettoni hanno infranto le regole. In base alla sentenza, «sebbene l’acquirente iniziale della copia di un programma per computer, accompagnata da una licenza d’uso illimitata, abbia il diritto di vendere d’occasione tale copia e la relativa licenza a un subacquirente, egli non può, per contro, ove il supporto fisico originale della copia consegnatagli sia danneggiato, distrutto o smarrito, fornire al subacquirente la propria copia di riserva senza l’autorizzazione del titolare del diritto».