lunedì 17 ottobre 2016

Continua il silenzio assordante di Bob Dylan dopo il Premio Nobel

La Stampa
roberto pavanello



Avete presente l’espressione silenzio assordante? Ecco, siamo proprio in un momento così. Lassù nel Nord dell’Europa hanno deciso di conferirgli il Nobel per la Letteratura e lui tace. Non rispondendo nemmeno all’Accademia di Svezia. Da Bob Dylan, dopo due giorni, non un fiato, non un commento. La risposta, amico mio, sarà anche nel vento, ma le parole del padre del cantautorato non si muovono. Vento o non vento.

Ora, va bene che il buon Dylan non ha mai fatto dell’espansività la sua dote migliore, ma c’è chi comincia a supporre che potrebbe anche arrivare dal menestrello del rock un rifiuto dell’onorificenza, così come fece un altro irregolare come Jean Paul Sartre nel 1964.

Il silenzio ha accompagnato la sua esibizione sul palco del di Las Vegas per la cosiddetta Woodstock dei Senior , e nulla lascia pensare che andrà diversamente domani a Phoenix per l’ennesima data del Never Ending Tour, che prosegue regolarmente come se nulla fosse accaduto. Quanto disinteressato al dibattito che ha aperto la decisione dell’Accademia di Svezia non è dato saperlo. Forse starà sorridendo degli indignati o semplicemente starà facendo spallucce.

Almeno a sentire il suo amico Bob Neuwirth, che è stato intervistato dal Washington Post, nessun commento sarebbe stato fatto nemmeno con gli amici. Ma qui sembriamo entrare nel mito. L’opinione dell’altro Bob è che «potrebbe non ringraziare mai». Ed è già divertente immaginare la scena di Dylan che si presenta a Stoccolma (in smoking?), ritira il Nobel e senza dire niente, volta le spalle e se ne va. E se invece, sempre senza proferire parola, ringraziasse con i cartelli come nel video di Subterranean Homesick Blues?

Insomma, non sarà un caso se il film biografico del 2007 si intitola Io non sono qui. «Io non sono qui, nemmeno se mi date il Premio Nobel», potremmo chiosare. Perché, come canta uno dei suoi vecchi amici, «It’s only rock ’n’ roll, but I like it».