lunedì 10 ottobre 2016

Bloccare l’accesso all’app dei lavoratori di Foodora è la nuova frontiera del licenziamento

La Stampa
paolo coccorese

Due promoter escluse dal bacino dei collaboratori perché avevano preso parte alle riunioni dei rider scesi in piazza per protestare contro le retribuzioni troppo basse



Chi solidarizza con la protesta non lavora più. Così funziona a Foodora, la start-up di take-away on-line che ha visto il primo sciopero dei lavoratori della sharing economy. Nel weekend, una cinquantina di rider (fattorini) ha incrociato le braccia e ha chiesto di boicottare l’app per chiedere una miglior retribuzione. Con loro anche due promoter che, accusate di aver partecipato a una riunione, sono state messe alla porta.

RIMOSSE DAL GRUPPO
Nonostante la secca smentita del manager di Foodora Italia, Gianluca Cocco, nella filiale torinese chi alza la voce rischia il posto. Licenziamento? Il termine non vale in un’azienda che non ha dipendenti, ma collaboratori a chiamata. Ma il senso è lo stesso se ti negano l’accesso all’app per prenotare il turno di lavoro. Venerdì, il responsabile delle 20 promoter Leandro scrive a tutte un messaggio: «Ciao a tutte. Ambra e Ilaria sono state rimosse dal gruppo. Significa che non lavoreranno più per Foodora». Spiega che la vicenda «si svolge su due piani: uno personale e uno professionale. Hanno partecipato alle riunioni di rider per organizzare una protesta». La scelta è «imposta dai superiori» e serve d’ammonimento: chi ha “opinioni contrastanti” non deve andar in piazza, ma discuterne in ufficio.

PROFILO SOSPESO
Ambra T. 27 anni, insieme a Ilaria R. (29) è una delle ragazze messe alla porta. «Qualcuno dei capi, partendo da voci non confermate, sostiene che ho partecipato a un’assemblea dei rider. Per questo mi hanno detto che non lavorerò più per Foodora, bloccato l’accesso al gruppo WhatsApp interno e sospeso il profilo personale dell’app che serve a dare le disponibilità e candidarsi per il turno».
Come per i rider, anche per i promoter lo stipendio a fine mese è di poche centinaia di euro. «Il contratto prevede una paga oraria di 5,50 euro. Quando si fa una promozione si riceve qualcosa in più: 8 euro», dice Ambra. In base ai turni che sono assegnati: ma spesso capita che saltino o siano cancellati. Ogni mese si matura una retribuzione. Se non si raggiungono i 120 euro, l’accredito è rinviato al mese successivo. «In media, una promoter guadagna 250-300 euro – aggiunge l’ex lavoratrice -. Io, quando ho fatto più ore ed eventi, sono arrivata massimo a 500 euro».

FLESSIBILITA’
La squadra delle promoter conta una ventina di persone. All’inizio erano cinque. Con il crescere del giro d’affari, sono state prese altre collaboratrici. Il loro profilo è simile a quello di Ambra. «Tutte under 30. Ho scelto di lavorare per Foodora per la flessibilità – spiega - mi permetteva di incastrare altre attività lavorative e personali. E portare avanti la mia vera carriera, quella di “arteterapia”, per cui ho studiato. Con Foodora – aggiunge - i turni possono essere di due, quattro, fino a otto ore. Tramite l’app si comunica la disponibilità e si attende l’assegnazione. Un tipo di organizzazione che ha aspetti molto positivi». Ma si convive con l’ansia. «È normale: uno fa i conti, valuta le sue disponibilità, poi magari il turno cambia. E tu non sai se riuscirai a pagare l’affitto o le bollette».