mercoledì 12 ottobre 2016

Bambini in volo

La Stampa
massimo gramellini

La compagnia aerea Indigo ha creato una zona «childfree», cioè libera dai bambini. Il successo dell’iniziativa è assicurato. Alzi la mano chi alla terza ora di un viaggio trascorso accanto a un pupo (non suo) che gli ululava negli orecchi non ha sospeso il giudizio storico su Erode. Va detto che la lista delle nostre insofferenze è vastissima - verso chi suona il clacson per strada, chi urla nel cellulare in treno, chi spinge sull’autobus - e in certi momenti di malumore si estende all’intero genere umano. I bambini che rompono gravemente le scatole hanno per lo meno l’attenuante dell’innocenza, non estendibile però agli adulti che li accompagnano, i quali spesso non fingono neanche di provare un minimo di imbarazzo.

Eppure nutro qualche dubbio sull’efficacia dell’operazione isolazionista: quanto deve distare il sedile «childfree» perché la crisi di pianto stereofonica del «child» non intacchi il sistema nervoso del passeggero? Si allestiranno apposite campane di vetro o piccoli muri all’ungherese? Ma niente in realtà potrà frenare la deriva della nostra mancanza di pazienza, così come il tasso crescente di insopportabilità nei confronti del prossimo, e di questo passo arriveranno il condominio «vicini free», l’azienda «colleghi free», la nazione «stranieri free» (qualcuno ci sta già pensando), fino al collasso definitivo: la scuola «childfree».

P. S. Oggi il Buongiorno compie 17 anni e, anche se non è più un bambino, ringrazia di cuore tutti i lettori che continuano a sopportarlo.