mercoledì 12 ottobre 2016

Apple VS Samsung: la Corte Suprema e la difficoltà di deliberare sul design

La Stampa
andrea nepori

Il massimo organo giudiziario statunitense si trova a dover prendere una decisione sull’annosa battaglia legale tra Cupertino e Seul. Ma si può quantificare il valore di un dettaglio estetico?



Apple VS Samsung è arrivato fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Nella giornata di ieri, 11 ottobre, i giudici della massima autorità giudiziaria statunitense hanno dato udienza agli avvocati delle due aziende. Ora avranno fino a giugno per deliberare e raggiungere una decisione, ma secondo gli esperti il verdetto potrebbe arrivare molto prima, già a dicembre o a gennaio.

Il caso in questione riguarda alcuni brevetti sul design dell’iPhone, famosi e controversi, che descrivono la forma del telefono - un rettangolo con i bordi stondati, una griglia verticale di 16 icone sullo schermo - e ne definiscono l’aspetto estetico. Si potrebbe dire “il design”, con un’accezione che avrebbe fatto infuriare Steve Jobs, secondo cui il termine non è un banale sinonimo di aspetto estetico. “Design è il modo in cui qualcosa funziona”, diceva il co-fondatore di Apple, e riguarda dunque l’intero dispositivo, fino ad influenzare la la scelta e la disposizione dei componenti interni. Adesso sta ai giudici della Corte Suprema decidere se quella convinzione ha una base anche in ambito legale. 

La difesa del portabevande
L’antefatto è questo: Samsung ha già accettato di versare danni per 548 milioni di dollari all’azienda di Cupertino, riservandosi appunto il diritto di fare ricorso alla Corte Suprema. I coreani contestano una parte di quella somma, 399 milioni di dollari, ovvero i profitti generati dai dispositivi che violavano i brevetti contestati, tra cui ad esempio il Galaxy SII. 

Gli avvocati di Samsung sostengono che è ingiusto imporre un risarcimento pari al totale dei profitti, dato che la violazione dei brevetti riguarda solo alcuni dettagli di un dispositivo estremamente complesso. E’ come se una casa automobilistica, dicono, fosse costretta a versare tutto quel che ha guadagnato vendendo una vettura perché il portabevande è identico a quello di un’automobile concorrente. 

Gli avvocati di Apple, per contro, sostengono che quei dettagli che Samsung vorrebbe sminuire sono una parte integrante dell’oggetto iPhone e lo rendono un’icona di stile. Secondo Apple l’aspetto del prodotto è un elemento fondamentale sulla base del quale il cliente basa gran parte della propria scelta d’acquisto. Copiando questi dettagli Samsung avrebbe così ottenuto il vantaggio di associare il proprio prodotto all’estetica vincente dell’iPhone. 

Brevetti sul design
La Corte Suprema non delibera su casi di violazione di un brevetto di design da più di 120 anni. L’ultima volta, negli anni 90 del 1800, al centro della contesa c’erano dei tappeti, ovvero degli oggetti semplici per i quali è facile definire il valore commerciale dell’originalità creativa. Nel caso di uno smartphone esistono oggettive implicazioni funzionali dell’estetica (un telefono scivola meglio in tasca, per fare un esempio banale, se ha dei bordi stondati) e allo stesso tempo non è facile definire quanto e in che modo questo elemento possa contribuire al valore economico complessivo del prodotto. 

Come calcolare i danni?
Questo è il punto centrale su cui la Corte Suprema dovrà arrovellarsi. I giudici, durante l’udienza dell’11 ottobre, hanno espresso la propria frustrazione nei confronti di entrambe le parti, ree di non aver offerto un sistema semplice per determinare con precisione il valore di un risarcimento. Secondo Apple, che ha dalla sua aziende che basano il proprio successo sul potere estetico del brand, come Adidas e Tiffany, calcolare un risarcimento sulla base del profitto totale del prodotto è una protezione utile perché “garantisce ai designer il giusto incentivo per investire in design innovativi”. 

Nel complesso, però, l’impressione è che la Corte tenda a ritenere più attendibili e ragionevoli le tesi di Samsung. Per il Giudice Capo, John G. Roberts, «il design è applicato alla scocca del telefono, non riguarda i chip e tutti i fili. Non ci dovrebbe essere un risarcimento calcolato sul totale dei profitti dei dispositivi». 

A favore dell’azienda coreana si sono schierati diversi giuristi ed altre compagnie del settore con una lettera Amicus Curiae. Il Giudice Breyer, in particolare, concorda con la proposta della Internet Association, associazione di aziende dell’IT a supporto di Samsung, di cui fa parte anche Facebook:
“Se un design è stato applicato ad una singola parte di un prodotto dalle numerose componenti e non genera la domanda per l’intero prodotto, allora ‘l’articolo di manifattura’ (cioè l’oggetto su cui la giuria deve decidere il risarcimento, nda) è correttamente considerato come il solo componente a cui si applica il design, e il solo profitto derivato da quel componente deve essere riconosciuto come risarcimento.”

Traducendo dal legalese e applicando al caso in questione: Samsung dovrebbe versare un risarcimento pari solo al profitto generato dal fatto che la scocca e le icone dei suoi telefoni copiano pedissequamente gli elementi analoghi dell’iPhone, protetti da brevetto. Una squadra di esperti e periti indipendenti dovrebbe poi aiutare i giurati nel calcolo di un risarcimento.

Paragoni automobilistici
La posizione non convince però il Giudice Kennedy che ha rispettato la tradizione dei paragoni automobilistici - l’equivalente americano delle nostre analogie calcistiche - e ha scelto l’esempio del Maggiolino Volkswagen. 

Un simile metodo di giudizio, ha detto il Giudice, non darebbe il giusto valore al “colpo di genio”, come nel caso del design leggendario della vettura tedesca. E’ vero che l’aspetto estetico è solo uno dei tanti elementi che compongono un’auto, ma chi può negare spesso sia il principale elemento su cui il consumatore decide di comprare una macchina?

Il Giudice Alito Jr. però non concorda, pur rimanendo fedele all’ossessione per le analogie motoristiche: «Nel caso di una carta da parati? Perfetto, hai diritto a tutto (il profitto). Il ‘coso’ Rolls Royce sul cofano? No, no, no. Non ti prendi tutti i profitti dell’automobile”. 

Cosa c’è in ballo
Quel che è emerso chiaramente dall’udienza è che la Corte Suprema, pur propensa ad accogliere le tesi dei coreani, vuole determinare un metodo chiaro che le giurie possano usare per determinare un risarcimento in casi come Apple Vs Samsung. Per questo, secondo gli esperti, la Corte probabilmente deciderà di elaborare un “test” e rimandare tutto a processo in California, senza emettere cioè un giudizio sulle specifiche del caso con la conferma o l’annullamento del risarcimento di 399 milioni di dollari determinato in sede d’appello.

Nessuno dei dispositivi oggetti del contendere è più in vendita, ma l’importanza della battaglia legale fra Apple e Samsung ha ormai trasceso il livello dello scontro commerciale. E’ un caso paradigmatico che ha posto l’intero sistema legale statunitense di fronte ai limiti enormi delle leggi sui brevetti, che più e più volte si sono rivelate inadeguate all’interpretazione delle complessità dei mercati digitali. Una riforma radicale è attesa da anni ma, nonostante le pressioni trasversali dei lobbisti di settore, sembra ancora un miraggio. Nel frattempo la Corte Suprema proverà a metterci una pezza.