domenica 23 ottobre 2016

Anziani, dubbio bestiale: "E se Fido mi sopravvive?"

Oscar Grazioli - Ven, 21/10/2016 - 08:50

Molti "over 70" non adottano cuccioli per paura che poi restino soli. Ma ci sono molte soluzioni



Pochi giorni fa un carissimo amico mi ha telefonato ponendomi un problema che da tempo altre persone mi avevano, in diversi modi, portato all'attenzione.

Più volte ho scritto che l'allungamento della vita di cani e gatti (e altre specie animali) segue, di pari passo, quello delle persone. Nonostante questa dinamica, il gap tra le persone e i propri beniamini rimane tale. «Vedi Oscar - mi diceva l'amico al telefono - come ben sai pochi mesi fa abbiamo perso Billy e oggi la solitudine si fa sentire. I figli sono lontani e autonomi da anni e ovviamente non si fanno sentire, a meno che non ci siano dei problemi. Insomma, credimi, ci accorgiamo che le passeggiate con Billy, la sua presenza in casa, la gioia che ci trasmetteva con le sue buffe pose, beh, comincia a mancarci sul serio, per cui stavamo meditando di prendere un altro cane».

Il lettore potrebbe chiedersi dove risiede il problema. Il mondo è pieno di allevamenti che vendono cani d'ogni razza e purtroppo, o per fortuna (dipende da come si vede il bicchiere), in Italia abbiamo centinaia di canili che danno alloggio a un numero spropositato di cani randagi, abbandonati da padroni meritevoli d'ogni sorta di spregevoli aggettivi. Oggi, se uno vuole acquistare un cane di razza non ha che l'imbarazzo della scelta. Lo può avere di qualunque taglia e peso, dalle poche centinaia di grammi di un Chihuahua agli 80 kg di un San Bernardo.

Quello che normalmente però tutti vogliono è che sia cucciolo e magari neanche ancora svezzato dalla madre. Anche per quanto riguarda oasi di protezione e canili, i cuccioli o i cani giovani sono i più gettonati e per loro le gabbie si aprono con una certa facilità, mentre i cani adulti, e ancor più gli anziani, sono quasi sempre destinati a finire la loro vita tra le fredde sbarre di una «prigione» e senza il conforto di una famiglia.

L'amico al telefono faceva due rapidi calcoli, molto pragmatici. Lui, quasi 70 anni, la moglie un paio di meno. «Caro Oscar, bisogna essere realisti. Inutile nascondere la testa sotto la sabbia. Se prendiamo un cane di pochi mesi, non è per nulla improbabile che, vivendo 18 anni, lui sopravviva a noi o passi gli ultimi anni con due persone talmente malate da non potersene più occupare. Che fine farà? Non oso pensare al mio Billy, che era abituato a dormire sul nostro letto, finire i suoi ultimi anni nella gabbia di un canile. E se prendessimo un cane adulto, se non addirittura anziano? Tu cosa ne dici?».

Domanda non peregrina per chi riflette sul benessere di Fido e Silvestro, anche in tarda età, e non solo egoisticamente sul suo. E la mia risposta a questa domanda, che più persone oggi si pongono, è positiva, sempre che il personale delle oasi di protezione si adoperi proponendo in adozione cani anziani con un carattere che si adatti facilmente a persone anziane, per non ingenerare situazioni di incompatibilità che potrebbero obbligare a decisioni drammatiche per tutti.

Avremmo così persone anziane che recuperano la gioia di vivere e cani anziani che vivono gli ultimi anni con il conforto diuturno di una carezza.