sabato 31 dicembre 2016

31 dicembre: il nuovo anno inizierà un secondo dopo

Corriere della sera

di Paolo Virtuani

Alla mezzanotte sarà aggiunto un secondo agli orologi atomici per uniformarsi al rallentamento della rotazione della Terra

Il secondo intercalare o leap second (Nasa)

Il secondo intercalare o leap second (Nasa)
Quando sarete pronti per far saltare il tappo della bottiglia di spumante per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, aspettate un secondo. Il 2017, infatti, arriverà un secondo dopo: alla mezzanotte esatta del 31 dicembre (orario di Greenwich, quindi quando in Italia sarà già l’una del 1° gennaio) gli orologi atomici dovranno essere corretti per uniformarsi al rallentamento della rotazione della Terra e perciò dovranno aggiungere un secondo al Tempo universale coordinato (Utc), l’orario standard al quale tutti fanno riferimento. Si tratta del cosiddetto «secondo intercalare» (in inglese leap second) deciso dall’International Earth Rotation Service (Iers), un sistema per stare al passo con l’esatta rotazione del pianeta.
La 27ma correzione
La correzione del prossimo 31 dicembre è la 27ma che viene effettuata in 44 anni. L’ultima è avvenuta il 30 giugno 2015, la prima il 30 giugno del 1972. Dal tempo Utc dipendono, tra le altre cose, la sincronizzazione dei satelliti (e quindi dei Gps), le transazioni delle Borse, i motori di ricerca e i siti di vendita online. Il secondo intercalare viene aggiunto (ma può anche essere tolto) a causa dell’irregolarità della velocità di rotazione della Terra, cioè quanto tempo impiega il nostro pianeta a compiere un giro intorno a se stesso. In pratica, quanto dura un giorno.
Rotazione irregolare
La rotazione, infatti, non è costante ma dipende da vari fattori. Quello più importante è l’azione congiunta dell’attrazione gravitazionale della Luna (per il 75%) e del Sole (per il 25%) che genera le maree, il cui attrito con la superficie della Terra rallenta la rotazione. Inoltre vanno tenuti in considerazione i grandi terremoti (da magnitudo 8.5 in su) che modificano la distribuzione delle masse nel sottosuolo alterando la rotazione. Un’influenza viene esercitata anche dalla differente distribuzione delle masse nel nucleo interno terrestre (che ruota a velocità diversa rispetto al resto del pianeta: la differenza è di meno di 1 grado all’anno secondo le ultime stime). Infine per un calcolo corretto occorre prendere in considerazione anche le oscillazioni periodiche del nucleo esterno, dell’orbita ellittica della Terra intorno al Sole, della fusione dei ghiacciai continentali e altri movimenti. Considerando tutto ciò, risulta che la Terra rallenta la sua rotazione di circa 2 millesimi di secondo al giorno.
I dati storici
Tenendo conto solo del rallentamento dovuto all’attrito provocato dalle maree, la tendenza è chiara e uniforme: la durata del giorno si allunga di circa 2 millesimi di secondo ogni secolo. Lo si è scoperto sia analizzando la crescita nei coralli fossili (che dipende dalla durata del giorno) sia verificando gli orari delle eclissi riportati nelle antiche cronache cinesi. Studiando i dati risalenti al 1.200 a. C. che descrivevano un’eclissi totale di Sole, se la rotazione della Terra non avesse subito un rallentamento di 47 millesimi di secondo da allora a oggi, l’ombra della Luna si sarebbe trovata a migliaia di chilometri di distanza e i cinesi non avrebbero potuto osservarla e registrarla. Gli studi sui coralli del Carbonifero inferiore (350 milioni di anni fa) hanno rilevato che in quei tempi l’anno durava 385 giorni. In rocce australiane di 620 milioni di anni fa si è visto che il giorno durava 22 ore e l’anno 400 giorni. Una delle conseguenze del rallentamento della rotazione della Terra è che la Luna si allontana da noi di 38 millimetri all’anno, pari a 38 chilometri ogni milione di anni.

@PVirtus
7 dicembre 2016 (modifica il 23 dicembre 2016 | 15:05)

Le vittime degli ipocriti

Alessandro Sallusti - Gio, 29/12/2016 - 15:10

In due anni abbiamo speso cinque miliardi di euro e ci ritroviamo a contare diecimila morti, sono numeri da guerra



Cinquemila persone, soprattutto donne e bambini, sono morte nel 2016 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e approdare sulle nostre coste. È un nuovo record dell'orrore che supera quello dello scorso anno, quando a finire in fondo al mare furono 3771. E solo grazie alla capacità degli uomini della nostra Marina militare, sorretta da uno sforzo economico che ormai rappresenta una delle maggiori voci di spesa di questo Paese, il bilancio di morte non è da moltiplicare per dieci o forse di più.

Possibile che neppure di fronte a cinquemila morti figli di una illusione indotta, alimentata e giustificata dalle politiche della sinistra italiana ed europea, qualcuno in quel mondo non si interroghi, non si senta in qualche modo corresponsabile, non ammetta che la quasi totalità di quelle cinquemila anime oggi sarebbe ancora viva se fosse rimasta nel suo Paese, magari povero o maledetto ma più casa dei barconi e financo del porto di approdo se mai fosse stato raggiunto?

In due anni abbiamo speso cinque miliardi di euro e ci ritroviamo a contare diecimila morti, sono numeri da guerra. Una guerra che stiamo perdendo e che sarebbe stupido, inumano continuare in questo modo arrendevole e buonista anche al netto dei danni collaterali (altrettanto costosi) provocati da chi sbarca con l'intento di vendicare la sua condizione e il suo Dio uccidendo a freddo i nostri ragazzi.

C'è una domanda che viene di solito posta per non affrontare la questione: «Già, ma che si può fare?», presupponendo che non esista risposta concreta. È un tranello, perché nella storia Stati e statisti hanno trovato il modo di risolvere emergenze anche più gravi e complesse. È che non abbiamo più il coraggio di usare maniere forti a fin di bene, ci trinceriamo dietro il diritto e la libertà, dei singoli e degli Stati, per sfasciare invece che per costruire. Pace, bella parola, grande valore ma senza senso se permette una carneficina come quella che avviene nel Mediterraneo.

Se vogliamo salvare quei disgraziati dobbiamo usare, dentro le regole internazionali, gli eserciti, non i preti e la Caritas. Altrimenti il prossimo Capodanno saremmo qui a brindare al nuovo record di morti. Un bel brindisi, solidale, pacifista ma soprattutto ipocrita.

"Sei amico dei migranti": bruciata la porta al presidente dell'Anpi

Marta Proietti - Ven, 30/12/2016 - 16:04

Marco Bozzo Rolando, impegnato da anni nell'accoglienza dei migranti e in iniziative destinate al loro sostegno, è già stato vittima di atti intimidatori in passato



Ennesimo episodio intimidatorio ai danni di Marco Bozzo Rolando, esponente valsesiano dell'Anpi (presidente della sezione di Quarona) e colpevole di essere "amico dei migranti".
A riferirlo è la Cgil Vercelli Valsesia.

Si legge nella nota che, nei giorni scorsi, l'abitazione di Bozzo Rolando è stata colpita da un atto vandalico da parte di soggetti "ignoti", che hanno dato fuoco alla porta della sua casa. Dopo quest'ultimo gesto intimidatorio ai danni di Bozzo Rolando, impegnato da anni nell'accoglienza dei migranti e in iniziative destinate al loro sostegno, la Cgil chiede con forza alla Questura di fare chiarezza al più presto su questi episodi non più tollerabili.

"Così come auspichiamo che tutti i primi cittadini e agli abitanti della Valsesia medaglia d'oro della Resistenza, esprimano la propria solidarietà a una delle persone più altruiste e disponibili che la Valsesia abbia in questo momento. A Marco Bozzo Rolando, la solidarietà di tutta la Cgil e il nostro più forte e caloroso abbraccio", si legge nella nota firmata da Vittorio Gamba, segretario generale della Cgil Vercelli Valsesia.

iOS: come bilanciare il volume delle cuffie

Francesco Russo - Ven, 30/12/2016 - 11:53

Le istruzioni per bilanciare il volume delle cuffie in iOS, regolando a piacere i canali destro e sinistro di riproduzione e ottenere un perfetto equilibrio sonoro

 



Quando si usano cuffie o auricolari, non vi è fastidio maggiore che un volume non bilanciato fra i due canali di riproduzione.

Un problema che può nascere da un errore in fase di registrazione del file audio scelto, ma anche da malfunzionamenti dell'accessorio in uso o, ancora, per difficoltà uditive personali. Come regolare, perciò, il volume delle cuffie affinché sia sempre equilibrato, in modo da compensare qualsiasi condizione pregressa? I dispositivi portatili di Apple, aggiornati alle ultime versioni del sistema operativo iOS, offrono un comodo e semplice strumento di bilanciamento: ecco come approfittarne.

Bilanciamento audio in iOS




iOS, il sistema operativo sviluppato da Apple per iPhone, iPad e iPod Touch, offre all'utente la possibilità di regolare in modo semplice il volume di riproduzione per i due canali stereo, il destro e il sinistro. Il tutto avviene grazie a un'apposita levetta, pensata per aumentare il volume su un canale e ridurlo in proporzione sull'altro, fino a raggiungere il perfetto equilibrio uditivo.

Per accedere alle opzioni di bilanciamento, è necessario aprire le Impostazioni di iOS, rappresentate da un'icona a ingranaggio di colore grigio. Fatto questo, si dovrà scegliere la scheda "Generali” e, dalla sottosezione "Accessibilità”, recarsi sul riquadro "Udito”. Sarà quindi sufficiente spostare la levetta secondo le proprie necessità, a sinistra per aumentare il volume del canale sinistro e, naturalmente, a destra per ottenere l'effetto immediatamente contrario. Lo slider in questione, inoltre, tende a posizionarsi automaticamente in prossimità del centro, affinché si possa tornare facilmente alle impostazioni di default.

Infine, è presente un'opzione utile soprattutto per chi soffrisse di problemi uditivi, pensata per trasformare il classico sonoro in "Mono”, eliminando così differenze tra un canale e l'altro.

In Lombardia gli animali da compagnia potranno entrare negli ospedali e nelle case di cura

La Stampa



Cani, gatti e conigli potranno accedere, in Lombardia, «agli ospedali e alle case di riposo, secondo le condizioni di sicurezza stabilite». La Giunta regionale, come riferisce una nota, ha infatti approvato il regolamento che attua una legge regionale del 2009 sulla tutela degli animali di affezione.

«Novità assoluta - dichiara l’assessore al Welfare, Giulio Gallera - è la possibilità di accesso di cani, gatti e conigli negli ospedali e nelle Case di riposo, secondo le condizioni di sicurezza stabilite dalle strutture sanitarie o sociosanitarie, rispettando i requisiti minimi riportati dal regolamento: gli animali devono essere accompagnati da maggiorenni, i cani devono essere muniti di museruola e condotti a guinzaglio; gatti e conigli, invece, dovranno essere alloggiati nell’apposito trasportino, almeno fino al momento della visita al paziente o all’ospite».

Chi non rispetterà le norme, riferisce sempre la nota della Regione, è passibile di multe dai 150 ai 900 euro.

Cento anni fa con Rasputin moriva la Russia zarista

Giovanni Vasso - Ven, 30/12/2016 - 13:54

Fu assassinato a Palazzo Mojka da un complotto di aristocratici che ne temevano l'ascendente sulla zarina. Il racconto della sua morte ne alimentò la leggenda nera. La profezia (avverata) sullo zar Nicola: "Se mi uccidono i nobili, nessuno di voi rimarrà in vita entro due anni".

Giusto cento anni fa moriva Grigorij Efimovich Rasputin, il 30 dicembre 1916, nella notte tra il 16 e il 17 dicembre secondo il calendario giuliano in uso nella Russia del tempo.

A seguito di una congiura, di un attentato al Palazzo Mojka di San Pietroburgo, la cui memoria contribuirà – e non poco – a costruire la fama sinistra e occulta dello starec venuto da Pokrovskoe. Per ammazzarlo, il principe Jusupov e i suoi complici dovettero – nell’ordine – prima avvelenarlo coi pasticcini al cianuro, poi sparargli e infine gettare il corpo (davvero privo di vita?) nel fiume Malaya Nevka. Tutto in una notte, infinita e drammatica, in cui si compì la prima parte di quella sua profezia destinata, poi, ad avverarsi tragicamente nei tumulti della rivoluzione d’Ottobre.

Sfrenato, ammaliatore, seducente, carismatico. L’icona che lo ritrae è impressa a fuoco nell’immaginario collettivo: capellacci lunghissimi e corvini, barba nerissima e stopposa, occhi gelidi e penetranti, la mano che si alza a benedire o si posa sul petto nel tentativo di mitigare, con un gesto che richiama la prassi religiosa, l’infuocato vitalismo sfrenato che emana in un'aurea mistica e maledetta. Popolare, legatissimo alle origini contadine. La leggenda che in questo senso meglio ne riassume la vulgata che poi di lui è nata è quella del suo presunto priapismo grazie al quale avrebbe conquistato, secondo i maligni (e non furono pochi), i favori di nobildonne e gentili dame grazie alle quali sarebbe riuscito a compiere una scalata senza pari in un ambiente politico e sociale, come quello della Russia zarista, che definire sclerotico è davvero poco.

Fu al centro di cento scandali e sempre ebbe la benigna indulgenza della zarina Alessandra, a lui devotissima perché convinta che il monaco avesse salvato da morte certa – con le sue preghiere e i suoi pretesi poteri taumaturgici – il figlioletto, lo tsarievich Aleksej, affetto da emofilia. Per lei, Rasputin era “l’uomo inviato da Dio” e avrebbe desiderato che suo marito, lo zar Nicola, gli prestasse un po’ d’ascolto. Specialmente quando gli sconsigliò di entrare in guerra. Anche perché le sue profezie si sarebbero tutte avverate, ma questo la zarina non poteva ancora saperlo.

Come riporta nella biografia che gli ha dedicato lo storico franco-armeno Henry Troyat citando Aron Simanovic, Rasputin lo aveva detto e scritto quale sarebbe stato il destino suo e della Russia: “Se vengo ucciso da volgari assassini, in particolare dai miei fratelli contadini, tu, Zar di Russia, non avrai nulla da temere per i tuoi figli: regneranno per secoli. Ma se invece vengo ucciso da boiardi, se i nobili verseranno il mio sangue, le loro mani resteranno insanguinate per venticinque anni.

Dovranno lasciare la Russia. I fratelli si scaglieranno contro i fratelli, si uccideranno a vicenda e si odieranno e per venticinque anni non vi saranno più nobili nel paese. Zar della terra russa, quando udrai il suono della campana che annuncia l’assassinio di Grigorij sappi che se è stato un tuo parente a provocare la mia morte, tutti i tuoi, compresi i tuoi stessi figli, non vivranno oltre due anni. Saranno uccisi dal popolo russo”.

In un'altra (pretesa) profezia, Rasputin (che fu sempre contrario all'entrata in guerra della Russia nel '14) asserì che il sangue dei mugiki, dei poveri contadini russi mandati al macello sulle trincee della Prima guerra mondiale, sarebbe ricaduto non sui nobili e sui generali ("che si ingrassano e se ne fregano") ma sulla famiglia reale. "Lo Zar è il padre dei mugiki e il loro sangue e la collera di Dio cadranno su di lui". Un richiamo, questo, che sembra avere un importante significato politico attualizzabile in ogni tempo, anche nel nostro: chi ha responsabilità di governo non può e non deve ignorare il popolo per fare ciò che chiedono le élites.

E andò proprio così come il monaco pazzo aveva preconizzato. Perché se a San Pietroburgo si festeggiò, nei salotti, alla notizia della morte di Rasputin, nelle campagne il popolo reagì male. Era stato, come dice ancora Troyat, il contadino che più di tutti s'era avvicinato al trono. Era, nonostante tutto, uno di loro. E lo avevano ucciso. Con Rasputin, ucciso dal complotto degli aristocratici nel palazzo della cugina dello zar, morirà e con lui scomparirà un mondo bizantino di icone, formalismi e caste ormai svuotato da ogni senso e travolto dal fuoco della rivoluzione che trasformerà San Pietroburgo in Leningrado. Il principe Feliks Jusupov, padrone del Palazzo della Mojka e coinvolto nel complotto, morirà anch'egli. Ma in esilio a Parigi, lontanissimo dai fasti di una corte che ormai non c'era più, nel 1967.

La figura di Rasputin, criticata e apertamente bistrattata dai politici, dal clero ortodosso diventerà popolarissima seppure con l'alone malvagio di una leggenda nerissima, più nera della sua stessa barba. La sua figura, quasi a sublimarsi nel cliché letterario del romanzo gotico del monaco pazzo, divenne popolarissima in tutto il mondo. A Rasputin si sono ispirati in moltissimi, da Hugo Pratt che sullo starec disegnerà uno dei personaggi più popolari delle storie di Corto Maltese (insieme a Ungern, ricalcato da Pratt su Roman Fiodorovic Ungern von Sternberg, il "barone pazzo", che fu l'ultimo generale bianco costretto alla sconfitta dall'ormai vittoriosa Armata Rossa, in Mongolia) fino alla musica pop e al cinema oltre che una sterminata letteratura.

Lutto nel circo: morto Enis Togni

Luisa De Montis - Ven, 30/12/2016 - 19:48

Questa mattina alle 11,30 a Bologna si è spento Enis Togni, fondatore dell'American Circus e uno dei più grandi imprenditori Europei che ha fatto conoscere il circo italiano in tutta Europa



Il mondo del circo è in lutto. Questa mattina alle 11,30 a Bologna si è spento Enis Togni, fondatore dell'American Circus e uno dei più grandi imprenditori Europei che ha fatto conoscere il circo italiano in tutta Europa.

Ad annunciare la grave perdita i figli Flavio, Daniele e Silvana, le nuore e i nipoti che fino all'ultimo gli sono stati vicino per sperare che potesse cavarsela da una caduta che gli è stata fatale. Quattro anni fa era mancata la moglie, Ingrid Nawrot. Enis Togni, 83 anni, nato a Forlì aveva portato ai massimi livelli il circo italiano oltre che nel nostro paese anche in Spagna, Germania, Francia, Belgio e Olanda sfidando i giganti europei e ottenendo sempre un grande risultato. Si è sempre avvalso di collaboratori validi con i quali ha avuto rapporti per lungo tempo e con molti di essi ancora collaborava segno della serietà imprenditoriale che lo ha sempre contraddistinto.

Tra le cose più eclatanti che il mondo circense ricorda è l'intuizione e la sfida di Enis Togni di portare sulla piazza Rossa il grande tendone dell'American Circus. E ancora quello di aver organizzato per diversi anni con le proprie strutture il Festival Mondiale del Circo di Montercarlo insieme ai reali di Monaco e aver progettato la costruzione dell'attuale chapiteau che ancora oggi ospita la più grande manifestazione circense. Progetto e poi porto in tournèe con il suo tendone il primo fortunato tour Zerolandia di Renato Zero. Portò in giro per l'Europa spettacoli di fama internazionale come Disney on Ice, il circo inglese Billy Smarts, quello di Mosca e tanti altri ancora.

Apocalittiche, generiche, farlocche Le profezie di astronomi e veggenti

Corriere della sera

di Giusi Fasano

Dall’oro di Nibali al figlio di Boschi: un anno di previsioni smentite dal comitato contro le pseudoscienze



Poiché state leggendo queste righe significa che è andata bene: niente fine del mondo nel 2016, come prevedevano le stelle più cattive. Anche quella faccenda degli scandali sessuali per l’ex premier Matteo Renzi: nulla da fare, il gossip dovrà aspettare congiunture astrali più favorevoli. E fortuna che gli astri hanno interpretato male pure il futuro di Vincenzo Nibali. Ma quale Giro d’Italia! Punterà tutto sulle Olimpiadi, avevano giurato i maghi più quotati. Infatti s’è visto: zero medaglie e trionfo alla corsa rosa.

È tempo di astrologi, veggenti, sensitivi, illusionisti. Sono tutti schierati come soldatini sul fronte del domani, tutti pronti a prevedere che anno sarà il 2017. Amore, salute, denaro, lavoro, ma anche politica, sport, scenari internazionali... Le previsioni si moltiplicano e il risultato è un tuffo nel mondo dell’inconsistenza, dove le profezie sono tanto più azzeccate quanto più generiche. Esempio: «Avremo un lutto nel mondo dello spettacolo», oppure: «Assisteremo a una catastrofe», due eventualità che praticamente è impossi-bile non si verifi-chino da qualche parte nel mondo.
Il Cicap fondato da Piero Angela
«Ci sono milioni di persone che vivono tutto questo non come un gioco ma lasciandosi condizionare la vita dagli astrologi» premette lo psicologo Massimo Polidoro. «Impera a ogni livello sociale il “non ci credo ma...”. E allora noi ci prendiamo la briga ogni fine anno di ripescare le previsioni dell’inizio e di dimostrare che gli astrologi non sono in grado di prevedere assolutamente nulla». «Noi» sarebbe lo staff del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze fondato da Piero Angela nel 1989. Succede ogni anno: quando arriva dicembre un gruppo di volontari riapre i fascicoli messi via a gennaio e controlla ad una ad una le intuizioni dispensate dai veggenti via blog, social network, riviste, quotidiani, canali televisivi, siti web...
Il Divino Otelma e la Boschi
Giorni e giorni di studio e comparazione con la realtà per arrivare sempre agli stessi risultati. E cioè che si possono fare previsioni scontate se si usa il buon senso e se ne possono fare di non smentibili semplicemente perché troppo generiche. Tutto il resto o è giusto per puro caso o è completamente sbagliato, e lo è quanto più diventano precisi gli argomenti sui quali il mago di turno si è espresso. Il Divino Otelma, per esempio. Il rapporto annuale del Cicap ricorda: aveva anticipato che Maria Elena Boschi avrebbe avuto un figlio «probabilmente maschio» tra l’autunno del 2015 e la primavera del 2016.

Non solo ha sbagliato ma ha pure perseverato nell’errore dato che di quel figlio non c’è traccia ancora oggi. Lettori fedeli degli astri come Stefanova e Marco Pesatori erano convinti che il 2016 sarebbe stato l’anno degli anni per Federica Pellegrini. «Se non vince l’oro, può vincere l’argento, anche il bronzo» si era tenuto largo Pesatori. Come sappiamo, la nostra campionessa si è piazzata al quarto posto ed è tornata dalle Olimpiadi senza medaglia.
La finale di Champions
Ancora sport. Le stelle volevano una finale di Champions League fra una squadra spagnola e una tedesca e invece hanno dovuto assistere al derby fra Real e Atletico Madrid. E che dire della «configurazione planetaria eccellente» per lo schermidore Aldo Montano che invece è stato eliminato agli ottavi? Vogliamo parlare della politica internazionale? «Cameron avrà un periodo burrascoso a fine anno» vide anzitempo Grazia Mirti. E invece «si è dimesso dopo la Brexit a giugno, ora vive più tranquillo», fanno notare dal Cicap. E ancora: «Nessuno degli astrologi che abbiamo seguito ha previsto la vittoria del Portogallo agli Europei o il successo di Trump».

Massimo Polidoro dice che «la gente si abbandona alla ricerca di un futuro già scritto perché vuole conferme, rassicurazioni, e perché spaventa pensare che il destino si debba scriverlo vivendo...». Ma i veggenti nei prossimi giorni ci diranno già tutto sull’anno che sta arrivando. Tutto, cioè niente. Qualche esempio? Avremo un’estate calda, ci saranno tensioni politiche, morirà una persona famosa...

La Madonnina pugnalata: il dipinto insanguinato nella città che scorre

Corriere della sera

di Giuseppe Tesorio

Dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro, a due passi dal Duomo, il dipinto della Madonna col Bambino, che ricorda un fatto miracoloso avvenuto nel 1242 

 

L’immagine della Madonna dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro (Fotogramma)
L’immagine della Madonna dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro (Fotogramma)

Sapessi com’è strano (e salutare) passeggiare a Milano, per le vie sonnacchiose di festa. Magari dietro a un pensiero di fede, perché in fondo, era quello il cuore del Natale, e non altro. Davanti a un Bambinello, lasciato solo nel silenzio delle chiese, tra santi e incensi. Come sono belli i presepi nelle chiese. A fianco del Teatro alla Scala, in via Verdi, c’è il santuario di San Giuseppe. Sotto il primo altare di sinistra, è racchiuso un presepio in terracotta policroma del XVIII secolo. Piccolo, semplice.

Una Madre amorevole, un padre protettivo, un Bambino che aspetta solo uno sguardo. O forse un dono. Ne abbiamo fatti tanti nei giorni di festa appena passati. Abbiamo pensato a tutti. Ma non ci sono pacchetti colorati per questo Bambinello. Sul sagrato è quiete, quattro passi ed è già piazza della Scala. Ed è subito Milano. In questa città che mal sopporta il dolce far niente, come è utile «perdere» il tempo cercando niente e trovando molto, ché più lenti si fanno i passi, più si ritrovano storie abbandonate.

Per esempio, all’angolo tra via Falcone e via Speronari, dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro, a due passi dal Duomo. Satiro era fratello di Sant’Ambrogio e l’unica chiesa a lui intitolata è questa. Nel 1242, qui c’era solo una minuscola cappella, con il sepolcro del santo. Scorcio suggestivo, con quel campanile che pare appoggiato nel vicolo, la cappella bramantesca e la via Falcone, tra le strade più antiche della città.

Qui c’era l’albergo con l’insegna del falcone, hospitium falconis, noto già nel Trecento, poi locanda fino agli anni Venti del ’900. Rione poco raccomandabile a dire il vero, si giocava d’azzardo e si vendeva l’amore. Ma era il bello della città dell’epoca: diavolo e acqua santa in ogni borgo, bische e chiese. Oggi, passa quasi inosservato, dietro la cancellata d’angolo, il dipinto della Madonna col Bambino, che ricorda un fatto miracoloso, avvenuto nel 1242.

Quella notte, tal Massazio da Vigonzone, borgo del pavese, fu spennato al gioco, perse tutto e non sapendo più contro chi imprecare, giunto davanti alla chiesa, sfogò la sua ira «pugnalando» l’immagine sacra che stava sul muro. Al terzo colpo di lama, dai buchi non uscì malta, ma sangue, che colò sul braccio del Bambino e sulla Madonna.

Massazio, ritornato in sé, cadde in ginocchio. Il popolo gridò al miracolo, il posto divenne luogo di culto e il giocatore incallito si fece frate. Il dipinto originale (e pugnalato) fu spostato all’interno, sull’altare; ma una bella copia rimane sulla strada. E questa volta è protetta da una cancellata. La città scorre oltre.

venerdì 30 dicembre 2016

I 41 sottosegretari di Gentiloni: è "fotocopia" del governo Renzi

Sergio Rame - Gio, 29/12/2016 - 15:31

Il Cdm nomina 41 sottosegretari. Non c'è il verdiniano Zanetti. Staffetta Faraone-De Filippo. Lotti e Minniti promossi

Rispetto al governo Renzi che ne aveva 44, Paolo Gentiloni ha ridotto la squadra a 41 sottosegretari.


Non ci sono nuovi ingressi ma una sola variazione con la staffetta tra Davide Faraone che passa dal Miur al ministero della Salute e Vito De Filippo, che fa il percorso inverso. Dalla squadra del "sottogoverno" è uscito il verdiniano Enrico Zanetti che stava al ministero dell'Economia e Finanze nel precedente esecutivo, oltre a Luca Lotti incaricato di guidare il ministero dello Sport e Marco Minniti, promosso da sottosegretario alla presidenza con delega sui Servizi di Sicurezza al ministero dell'Interno.

Questa mattina il Consiglio dei ministri ha completato la compagine governativa nominando quarantun sottosegretari, in sostanziale continuità con la "squadra" dei componenti del governo precedente guidato da Matteo Renzi. Non risulta confermato il vice ministro all'Economia. Ma si è trattato, ha precisato il presidente del Consiglio, di una "decisione" presa dallo stesso Zanetti al quale era stato riproposto lo stesso ruolo a dicastero di Via XX Settembre. Resta immutata la lista degli altri sottosegretari del dicastero, con Pier Paolo Baretta, Luigi Casero, Paola De Micheli, Enrico Morando. Spostamento di ministero, invece, dall'Istruzione alla Sanità, per Davide Faraone.

L'elenco dei sottosegretari

Presidenza del Consiglio: Maria Teresa Amici, Gianclaudio Bressa, Sandro Gozi, Luciano Pizzetti, Angelo Rughetti;
agli Esteri Vincenzo Amendola, Benedetto Della Vedova, Mario Giro;

Ministero dell'Interno: Gianpiero Bocci, Filippo Bubbico, Domenico Manzione; alla Giustizia Federica Chiavaroli, Cosimo Maria Ferri, Gennaro Migliore;

Ministero della Difesa: Gioacchino Alfano, Domenico Rossi;

Ministero dell'Economia: Pier Paolo Baretta, Luigi Casero, Paola De Micheli, Enrico Morando;

Ministero dello Sviluppo economico: Teresa Bellanova, Antonio Gentile, Antonello Giacomelli, Ivan Scalfarotto;

Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali: Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero; All'Ambiente Barbara Degani, Silvia Velo;

Ministero alle Infrastrutture e trasporti: Umberto Del Basso De Caro, Riccardo Nencini, Simona Vicari;

Ministero del Lavoro: Franca Biondelli, Luigi Bobba, Massimo Cassano;

Ministero dell'Istruzione: Vito De Filippo, Angela D'Onghia, Gabriele Toccafondi;

Ministero dei Beni culturali: Dorina Bianchi, Ilaria Borletti Buitoni, Antimo Cesaro; alla Salute Davide Faraone.

Incenso, preghiere e spade: viaggio nelle religioni nascoste

La Stampa
niccolò zancan

I culti praticati in Italia sono oltre 800. Alcuni hanno decine di migliaia di seguaci, altri poche centinaia. Il racconto del fotografo Maraviglia


Quintosole, Milano. Messa della comunità ortodossa etiope. Questo culto cristiano crede nella natura unica di Cristo, umana e divina. Lo praticano circa 50 milioni di persone nel mondo

Qual è il tuo Dio? In una cascina davanti alle risaie di Vercelli puoi pregare gli spiriti del Candomblé. Un culto misto, africano e brasiliano, che promette di mandare via fatiche e dolori, danzando e facendo l’umbanda: servizi magici per una vita migliore. Ci sono gli etiopi ortodossi che pregano in una chiesa di Milano in via Quintosole, gli indù di Pegognaga in provincia di Mantova. E gli ahmadi di Gavaseto, Bologna. 

Sono considerati musulmani eretici. Loro seguono la massima del fondatore Mirza Ghulam Amhad: «Amore per tutti, odio per nessuno». Cercano costantemente il dialogo con chi prega in maniera differente da loro.

Sono almeno 836 i culti praticati in Italia, secondo i sociologi Massimo Introvigne e Pier Luigi Zoccatelli. Fedi storiche consolidate ed altre minoritarie, con pochissimi seguaci. Come gli occultisti del Sovrano Ordine della Via della Luce, che si trovano in mezzo ai campi nel Novarese e, armati di spade, celebrano il rito inventato da Aleister Crowley. Complessivamente i non cattolici in Italia sono oltre 4 milioni. Una galassia di storie, tradizioni e altre culture.

Nel tempio sikh
La cosa più bella è essere accolti in un mondo completamente diverso senza bisogno di alcun appuntamento, come succede, ad esempio, al tempio dei sikh di Novellara. Il più grande d’Italia. «Il mio nome è Iqbal Singh, 53 anni, vengo da Lambra, Punjab, India. Sono arrivato qui nel 1982. Il mio primo lavoro è stato portare in giro i manifesti pubblicitari del circo di Bari, poi ho fatto il contadino per molti anni». Il signor Singh oggi si occupa della lavorazione degli gnocchi nello stabilimento della Grande Pastai di Correggio: «Nella mia terra siamo tutti contadini. Ma qui ho imparato tanto altro e sono cresciuto, mi sono sposato e ho fatto studiare i miei figli. Il mio stipendio adesso è di 1600 euro al mese». È lui il custode del tempio di Novellara. Durante la festa di primavera arrivano qui oltre ventimila persone, mentre in una domenica qualunque, a partire dalle dieci di mattina, si radunano in media cinque mila fedeli di questa religione indiana.



(Novellara, Reggio Emilia. Qui sorge uno dei più grandi templi Sikh in Europa. La comunità sikh è molto integrata nel territorio e tanti lavorano nei vicini stabilimenti per la produzione del Parmigiano. I fedeli del culto sikh in Italia sono oltre 85 mila e pregano un Creatore, che si manifesta attraverso il Creato, raggiungibile con la preghiera e l’aiuto di una guida, o guru)

I copricapo arancioni
Il tempio è fra i capannoni industriali nel distretto del parmigiano. Moltissimi lavoratori sono di fede sikh. Una religione che il custode del tempio spiega in questo modo: «Abbiamo cinque simboli. La barba deve essere lunga, perché così ci ha creato dio e non sarebbe rispettoso tagliarla. Portiamo un pugnale sotto la camicia, teniamo questo braccialetto, una pietra custodita nel turbante e indossiamo delle mutande particolari». Chi vuole entrare, deve lasciare scarpe e calze all’ingresso, coprirsi il capo con un velo arancione. I sikh sono devoti del Guru Granth Sahib, i principi sacri sono: ricordare il Creatore in ogni momento, guadagnare lavorando onestamente, condividere il guadagno. Ognuno qui riceve un pasto al giorno senza dover pagare, in qualsiasi momento. «Abbiamo il riso per una persona come per mille», dice orgogliosamente il custode Iqbal Singh. Al piano superiore c’è la stanza della preghiera con i paramenti sacri esposti e la stanza, circondata da vetri blindati, per riporli «a riposare». Al piano di sotto una cucina e una gigantesca stanza con lunghi tappeti su cui sedersi a mangiare.



(Funo, Bologna. Festa del Raccolto della Celestial Church of Christ, religione fondata in Benin nel 1947. Questo culto fa parte del cosiddetto “cristianesimo Aladura” in cui si presta particolare enfasi a preghiera, profezie, visioni e sogni) «Devo ringraziare l’Italia che mi ha accolto e dato da mangiare, non ho mai sentito razzismo contro di me», dice Singh. «Adesso sono un po’ preoccupato, però. C’è molta crisi anche qui in Emilia-Romagna. Negozi che chiudono, fabbriche che vanno a produrre altrove. Mio figlio è andato a cercare fortuna a Londra. Speriamo che l’Italia si tiri fuori da questa situazione. Il mio lavoro per adesso va bene. Appena finisco il turno al pastificio, vengo qui. Le nostre porte sono sempre aperte».

Il villaggio degli asceti
È l’Italia dei piccoli Comuni. Bisogna percorrere duecento chilometri in direzione Nord-Ovest, per arrivare a Chignolo d’Isola, nella zona di Bergamo. Un piccolo paese conosciuto soprattutto per una ragione tragica: a febbraio del 2011, in un campo incolto venne ritrovato il corpo senza vita di Yara Gambirasio. Ma proprio lì vicino, oltre i capannoni della zona industriale, c’è anche un villaggio unico in Europa. Quello degli Hare Krishna. È così grande da essere una frazione del paese, con un codice d’avviamento postale e strade interne. Nelle villette disseminate sulla collina vivono 160 persone. Quasi tutte sono seguaci del culto di Sua Grazia Divina, Bhaktivedanta Swami Prabhupada, l’asceta induista originario del Bengala Occidentale che fondò il culto nel 1966 a New York. Pace, ferree regole alimentari e il mantra: Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare.



(Chignolo d’Isola, Bergamo. La comunità Hare Krishna pratica una forma di induismo che considera Visnu, come Essere supremo. I membri di questo movimento religioso osservano una vita monastica, austera e disciplinata)

Il cancello è aperto. Alla fine della strada, dopo curve e salite, c’è il tempio. Lì, alle due di pomeriggio, incontriamo Antonio Cigarini da Reggio Emilia: «Facevo l’odontotecnico, avevo successo con le ragazze e un discreta disponibilità finanziaria, ma pur avendo ogni bene non riuscivo ad essere felice. Ero tormentato da domande a cui non ero in grado di rispondere. Perché qualcuno vive e qualcun altro muore? Morì mio padre, soffrendo molto. Era il 1989 quando decisi di cambiare vita. Continuavo a fare l’odontotecnico, ma andai ad abitare con i monaci Hare Krishna di Bologna». Adesso è monaco missionario anche lui, in Italia sono quattrocento. Si occupa dei nuovi arrivati, distribuisce libri religiosi per le strade che dal villaggio arrivano a Milano, pronuncia il rito quando è il suo turno.

La meditazione all’alba
Nell’edificio del tempio abitano in sedici. Vivono di carità. Anche il terreno è stato donato da un fedele. La domenica si ritrovano a pregare circa duecento persone. «Il nostro motto è: vita semplice, pensiero elevato». Sveglia alle 4. Prima funzione alle 4,30. Abluzioni, meditazione. «Da quando sono qui le mie giornate iniziano sempre con un sapore dolce», dice il signor Cigarini. Seguono quattro principi regolatori. Niente carne né pesce. Nessun intossicante: caffè, sigarette, alcol. Vietato il gioco d’azzardo in ogni sua forma, mentre il sesso è consentito solo all’interno del matrimonio per procreare. «Io e mia moglie, che non vogliamo figli, siamo sposati da 16 anni e non lo abbiamo mai fatto».



(Oleggio, Novara. Alcuni membri di SOTVL, Sovrano Ordine del Tempio della Via della Luce, celebrano il Solstizio di Primavera. Quest’ordine pratica la dottrina magico mistica di Alister Crowley, la corrente 93)

Dice di aver trovato le risposte che cercava. Saluta tutti con nomi indiani, sorride ad ogni passo. Crede nell’eternità, nella reincarnazione che chiama legge del karma. Si dichiara felice: «Anche io ho dolori e acciacchi. Ma noi non siamo qui per il nostro corpo. Siamo persone normalissime che hanno deciso di dedicare la maggior parte del tempo alla spiritualità. Il nostro obiettivo, come quello di tutti i credenti, è tornare da Dio. Alla fine».

Il fotografo
Gianmarco Maraviglia fa parte dell’agenzia di fotogiornalismo Echo di cui è fondatore. Lavora su progetti a lungo termine dedicandosi a temi di carattere multiculturale. Da tempo la sua ricerca riguarda le religioni, i rituali e le cerimonie in tutto il mondo. Su queste pagine pubblichiamo la parte del suo progetto dedicato alle religioni straniere in Italia.

Perché le ordinanze “anti-botti” sono un fiasco

La Stampa
francesco moroni

Quello della sindaca Raggi è solo l’ultimo di una lunghissima lista di provvedimenti. Ma per bloccare l’uso di petardi ci vorrebbe un intervento della Commissione Europea



Se l’accensione dei fuochi d’artificio è da sempre una tradizione tipica della notte di San Silvestro, non deve aver pensato la stessa cosa Virginia Raggi. E prima di lei, circa altri 1400 primi cittadini italiani. La Raggi, infatti, non è altro che il fanalino di coda di una lunga fila di Sindaci scesi in campo con misure extra ordinem, per combattere la battaglia contro i petardi di Capodanno. 
Ma i botti di Capodanno non possono considerarsi un fatto straordinario, e infatti il Ministero dell’Interno ha ribadito come dalle ordinanze non emergano situazioni non preventivabili e, soprattutto, come ulteriori divieti non possano essere stabiliti in alcun modo dai Sindaci, ma solo dalla normativa di settore. 

Non solo, ma quando il Sindaco adotta ordinanze di questo tipo, lo fa in qualità di Ufficiale del Governo che espleta servizi di competenza statale, e dunque è in rapporto di dipendenza dal Prefetto e deve pertanto comunicare preventivamente il provvedimento, anche ai fini di predisporre gli strumenti necessari ad una sua attuazione. Ecco spiegato il motivo per cui sembra essere stata bloccata l’ordinanza nella Capitale, forse emanata più che altro per ottenere la risonanza mediatica del divieto. 

Uno degli aspetti più gravi delle ordinanze, e meno propedeutici, sembra essere quello che ha visto porre alla stessa stregua tutti gli articoli pirotecnici, anche quelli “declassificati”. In questo modo, esplosivi micidiali catalogati F4 (il massimo indice di pericolosità secondo le normative europee) sono stati accomunati alle stelline scintillanti che i bambini infilano nei panettoni. Il risultato? Una grossa ritorsione sul mercato legale, e una fortissima accelerazione delle vendite in nero. Soprattutto se si parla dei famigerati «petardoni», vera causa degli incidenti che si verificano a Capodanno e responsabili principali di feriti gravi, animali offesi e danni al patrimonio pubblico e privato. 

A sentire il presidente di SI.N.O.P. Pierdaniele Friscira, uno dei massimi esperti del settore, i petardoni non c’entrano niente con i fuochi d’artificio. Nascono come articoli professionali, ma lo stesso Friscira assicura di non sapere come utilizzarli in uno spettacolo. Non solo: l’esplosivo detonante può essere estratto troppo facilmente ed ha una velocità di detonazione di 4800 metri al secondo, per una potenza appena il 30% inferiore al tritolo. I petardoni, però, sono assolutamente legali. Se milioni di pezzi vengono immessi sul mercato e i pirotecnici non li acquistano, molti di questi ordigni finiscono tra le mani di chiunque, anche dei terroristi. Su YouTube tantissimi video mostrano minorenni che li nascondono in cameretta senza sapere che se dovessero esplodere uno vicino all’altro potrebbero distruggere il palazzo.

«Vengono fabbricati con il marchio CE, il quale permette la libera vendita e circolazione in Europa – sottolinea Friscira –. In Viminale hanno detto di essere a conoscenza del problema e che l’omologazione del Ministero cesserà nel 2017, ma è proprio questo il punto: i petardoni continueranno ad avere il marchio europeo e a finire tra le mani dei ragazzi». Non può bastare, dunque, un’ordinanza d’urgenza. Il problema è alla base. Bisogna insistere con la Commissione Europea affinché ne impedisca la fabbricazione e ritiri quelli già certificati. Solo così potranno diventare davvero illegali.

L’una

La Stampa
jena@lastampa.it

Dice Gentiloni che è stato lui a volere la Boschi a palazzo Chigi. Delle due, l’una: o mente o mente.

Silicon Valley: perché 76mila tra milionari e miliardari non hanno eliminato la povertà locale

repubblica.it
Chris Weller


Anna Haynes raccoglie i suoi averi dopo che le autorità hanno evacuato il grosso campo per homeless in cui viveva, noto come “The Jungle”, a San Jose, California. Beck Diefenbach/Reuters

La Silicon Valley è un posto di estremi.

Da una parte ci sono i ricchi e i super-ricchi della California – 76mila milionari e miliardari che vivono in posti come le contee di Santa Clara e San Mateo. Dall’altra parte ci sono le migliaia di persone che fanno fatica a sfamare le loro famiglie e a pagare le bollette ogni mese. Circa il 30 per cento dei residenti della Silicon Valley usufruiscono di assistenza pubblica o privata.

Gap di disuguaglianza economica di questa portata esistono ovunque, ma nell’epicentro dell’innovazione d’America, quel gap richiede un’attenzione speciale. E se la Silicon Valley riuscisse a livellare quel gap, forse aree con minore disuguaglianza potrebbero fare lo stesso. “La ricchezza è palpabile” ha detto a Business Insider il consulente di filantropia Alexa Cortes Culwell. “Torni a casa e tutti i tuoi vicini hanno una Tesla parcheggiata in strada, con un cavo che esce fuori. È un posto strano e surreale in cui vivere in questo momento”.

Secondo una nuova relazione che Culwell ha pubblicato insieme all’esperta del settore sociale Heather McLeod Grant, le organizzazioni no-profit locali raramente vedono quella ricchezza andare nella loro direzione, nonostante l’enorme impatto che potrebbe avere sulla riduzione della povertà. Culwell e Grant descrivono un profondo divario di empatia tra quelli della Silicon Valley che guadagnano di più e le organizzazioni no-profit di quell’area. Le due coautrici lo chiamano il “paradosso della prosperità”. In pratica nessuna delle due parti ha idea di cosa l’altra parte stia pensando o provando – e nel caso dei ricchissimi della Silicon Valley, non hanno idea che quell’altra parte esista proprio.


Ville lungo Clearview Drive nella contea di Santa Clara County. I loro prezzi variano tra 594.000 e 899.000, dollari, secondo il database immobiliare Zillow. Norbert von der Groeben/Reuters
“Il livello sociale ed economico indirizza la gente su rotte differenti, strade diverse, supermercati diversi” dice Culwell. Soltanto pochissime delle 100 persone più pagate con cui lei e Grant hanno parlato hanno detto di conoscere che tipo di organizzazioni operavano nelle parti più povere di San Jose e San Carlos.

“Nulla nelle loro vite li porta in quelle zone” dice Culwell. Se la gente ha mai donato, lo ha fatto a organizzazioni note la cui missione è molto più vasta come portata rispetto alle sole due contee incluse nel rapporto. In altre parole, in base a tutte le informazioni che sono state raccolte, Culwell e Grant dicono che lo stereotipo delle elite della Silicon Valley di avidi accaparratori è risultato essere per lo più falso. Un sacco di gente ha espresso il desiderio di donare di più dal proprio portafoglio a gruppi locali; semplicemente non sapeva da dove iniziare.

Non è solo questione di ricchezza

Anche le organizzazioni no-profit hanno responsabilità nell’aver creato il paradosso. Soltanto una piccola parte dei leader delle 140 organizzazioni no-profit locali intervistati per la relazione hanno utilizzato un linguaggio che secondo Culwell e Grant avrebbe potuto trovare il favore di “tipi da Silicon Valley”.

“I donatori di solito vengono dal settore privato, e pensano alle compagnie in termini finanziari” dice Culwell. Usano un linguaggio fatto di numeri, di crescita dei redditi anno dopo anno. “Le organizzazioni no-profit parlano un linguaggio più sociale e morale”. Parlano di quanto sia importante il lavoro che stanno facendo e di quanto renda felici le persone.

Questo divario può creare situazioni strane, se ad esempio un donatore vuole dare una mano.
“Se un donatore ti chiede di quante persone ti occupi e quanto ti costa ogni persona, non puoi fermarti e andare a controllare” dice Culwell. “Nel loro mondo questo non succederebbe mai”.

Come colmare questo divario


Volontari di una Food bank distribuiscono borse di cibo. Getty Images/Andrew Burton

Affinché entrambe le parti lavorino insieme in maniera efficace, ognuna deve riconoscere le difficoltà dell’altra. Questo è il gap di empatia che le ricercatrici hanno identificato: al momento c’è una disconnessione tra quello che i donatori hanno bisogno di sapere prima di donare, e quello su cui le organizzazioni no-profit hanno concentrato tutte le loro energie. Culwell e Grant sono ottimiste sul fatto che il gap si possa colmare.

Alla fine della loro relazione, hanno elencato diversi passi che ognuna delle due parti potrebbe compiere per ridurre la povertà generale della Silicon Valley. I no-profit potrebbero ripassare i loro numeri e stabilire obiettivi chiari su dove arriveranno le donazioni, mentre i potenziali donatori potrebbero aderire ad una piattaforma di donazioni per educare se stessi su tutto quello che è il mondo del no-profit o dare i soldi per finanziare i costi di back end se non sono interessati nel supportare una causa in modo diretto.

Culwell sostiene che il successo nella Silicon Valley sarebbe davvero di ottimo auspicio per il resto del Paese, specialmente dal momento che l’innovazione ha il suo fulcro in quella regione.

“Il paradosso della prosperità nella Silicon Valley ci dà l’opportunità di utilizzare tutta l’ingegnosità della Valley per creare il ponte che colmi questo divario” dice. “Abbiamo parlato con 300 soggetti interessati e dopo averlo fatto abbiamo avuto la sensazione che, se solo potessimo farli continuare a parlare, potrebbero succedere cose straordinarie”.

La fine del mondo è vicina: Microsoft collabora con i concorrenti! Google, Apple, Samsung e perfino Linux

repubblica.it
Matt Weinberger

Se pensate che il 2016 sia stato anno bizzarro, un altro avvenimento conferma che sta per arrivare la fine del mondo: la Microsoft sta collaborando con Google, Apple, Samsung e addirittura ha aperto al sistema operativo gratuito Linux. Roba mai successa prima!


Il CEO di Microsoft Satya Nadella (Microsoft)
Eccovi un breve resoconto delle novità annunciate all’evento per programmatori Microsoft Connect:
  • Microsoft entrerà a far parte della Linux Foundation, fondazione che promuove lo sviluppo di Linux, il sistema operativo gratuito. La Microsoft ha trascorso gran parte degli anni novanta in un’aspra competizione con Linux, considerato una minaccia al predominio di Windows: va da sé, dunque, che questo annuncio sia a dir poco degno di nota. 
  • Google sta per unirsi al comitato direttivo della .NET Foundation, una società indipendente e senza scopo di lucro, fondata dalla Microsoft nel 2014 al fine di supervisionare la comunità sul .NET Programming Framework, quell’insieme molto diffuso di tecnologie per la creazione di software, in particolare di programmi per le aziende e per il web.
  • Samsung sta collaborando con Microsoft per consentire ai programmatori di utilizzare .NET per sviluppare applicazioni per il sistema operativo Tizen, diffuso sugli smart TV di Samsung e su altri dispositivi creati dall’azienda sud-coreana.
  • In ultimo, ma non meno importante, Microsoft sta lavorando al lancio di una nuova versione di Visual Studio per Mac. La notizia è stata rivelata dalla Microsoft attraverso un post pubblicato per errore sul suo blog prima del tempo.
Julia Liuson, Vicepresidente Corporate della divisione Sviluppatori, ha affermato che da quando l’azienda ha promosso l’apertura alle tecnologie open source e ha adottato un atteggiamento più tollerante verso i partner, ha convertito anche i clienti più scettici, che prima di allora non avrebbero nemmeno preso in considerazione i prodotti Microsoft. “Abbiamo sempre più sostenitori in ogni parte del mondo”, ha dichiarato Liuson.


Scott Guthrie, Vicepresidente Executive di Microsoft Clouds and Enterprise (Microsoft)

Per esempio, ha aggiunto, un team di Google sta utilizzando Visual Studio Code, l’editor gratuito di Microsoft, per il potenziamento del browser Chrome. Queste azioni fanno crescere sempre più la reputazione di Microsoft, dal momento che è Google a dettare le tendenze tra i programmatori della Silicon Valley. L’obiettivo dell’azienda è di migliorare la propria immagine tra i programmatori e solidificare tale immagine attraverso delle partnership formali e durature.
“Meglio di quello che sembra”
Prediamo un altro esempio relativo a Google: Liuson ha affermato che la squadra che lavora alla piattaforma di Google Cloud ha dato una mano a Microsoft per quanto riguarda gli interrogativi legati a .NET per consentire ai suoi clienti di utilizzarla per la creazione di software. Attualmente, Google sta aiutando gli amministratori di quello che sarà .NET, per apportare miglioramenti a beneficio dei clienti di entrambe le aziende. “Stiamo davvero costruendo uno degli ecosistemi più grandi e più solidi, ” ha dichiarato Liuson.

Allo stesso modo, negli ultimi anni, Microsoft ha utilizzato molto volentieri l’immagine del CEO Satya Nadella, il quale ha dichiarato il suo amore per il sistema operativo Linux, come si vede nella prima foto. Sebbene Linux non sia mai stato in grado di competere con Windows e Mac per quanto riguarda l’utilizzo su computer, rimane il sistema operativo utilizzato su milioni di server nel mondo e Microsoft lo supporta nel suo Azure cloud con entusiasmo.


Miguel de Icaza, co-fondatore di Xamarin, sul palco del Microsoft Build nel 2014 (Xamarin)

Diventare parte della Linux Foundation è prova di amore vero e contribuisce a dare credibilità all’impegno di Microsoft a supporto di Linux.

“È anche meglio di quello che sembra”, ha affermato Liuson.

In quest’ottica, Visual Studio per Mac, basato in gran parte su Xamarin Studio, acquistato da Microsoft all’inizio di quest’anno, è una mossa per strizzare l’occhio a quei tanti programmatori che utilizzano principalmente i computer Mac ma che potrebbero trarre dei benefici dall’utilizzo delle tecnologie Microsoft.

Insomma, Microsoft sta dimostrando di voler lavorare con i concorrenti e con le loro piattaforme se questo rende felici gli sviluppatori, poiché sono proprio loro i clienti più importanti dell’azienda. Se questi clienti sono contenti, allora saranno ancora più disposti a usare i prodotti Microsoft e l’azienda, attraverso questi annunci, si impegna a operare con correttezza.

Sprechi di Stato: con un pieno di benzina si pagano ancora l’Abissinia e il Belice

repubblica.it



Due terzi del pieno di benzina finiscono nelle casse dello Stato: tra Iva e accise, il Fisco mette le mani su un euro tondo per ogni litro, mentre la “verde” costa appena 50 centesimi. D’altra parte si sa: l’auto è un bene irrinunciabile e le merci, in Italia, viaggiano quasi esclusivamente su gomma. E così quando c’è da fare cassa basta mettere un balzello sui carburanti per fare centro.

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Spesso le accise – arrivate a quota 0,728 euro al litro – sono state utilizzate per mere esigenze di bilancio, altre volte, invece, servono a coprire spese impreviste. Salvo poi diventare definitive. L’elenco delle spese ormai archiviate che ancora gravano sulla nostra benzina è lungo: in ordine cronologico ci sono la guerra di Abissinia, la crisi di Suez, la diga del Vajont, l’alluvione di Firenze, il terremoto del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, le due missioni Onu in Libano, la missione Onu in Bosnia, il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, il rinnovo della flotta di autobus pubblici, il finanziamento al fondo dello spettacolo (Fus), l’alluvione in Lunigiana, il decreto salva Italia, il terremoto in Emilia e il taglio delle imposte in Abruzzo.

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Nel complesso 30 centesimi servono a coprire i buchi di bilancio, 31 pagano l’ormai passata invasione dell’Abissinia (1935) oltre alle missioni in Libano e Bosnia e – infine – 11 centesimi servono a ricostruire i paesi distrutti dal terremoto.

Eppure i fatti dimostrano che lo Stato è bravo a incassare, ma non altrettanto efficiente nello spendere. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, infatti, gli italiani hanno versato con le accise più del doppio (145 miliardi) di quanto è stato speso, 70,4 miliardi di euro, per ricostruire tutte e sette le aree colpite dai terremoti che si sono succeduti in questi ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche-Umbria, Molise-Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna).

Dal 1970 al 2015 gli italiani hanno versato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati), mentre il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 se attualizzati) il costo della ricostruzione delle sette le aree danneggiate. Peggio: solo i più recenti terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna hanno presentato costi superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con le rispettive accise.

“Ogni qual volta che facciamo benzina – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità”.

File ai distributori di carburante in previsione dello sciopero

Insomma, i conti non tornano. Anche perché spesso si sono fatti i conti su quale sarebbe il costo della messa in sicurezza di tutto il territorio italiano: per Mario Dolce, direttore della Protezione civile, servono circa 50 miliardi per i soli edifici pubblici, mentre per i privati gli ingegneri stimano 93,7 miliardi. Un’altra stima che invece considera solo le aree a elevato rischio sismico ritiene che basterebbero 36 miliardi di euro. Di certo se lo Stato avesse investito almeno una parte di quei quattro miliardi di euro che ogni anno escono dalla tasche dei cittadini per puntellare le aree più delicate del Paese l’impatto delle ultime tragedie non sarebbe stato così forte.

La Finanziaria 2013 del governo Monti, inoltre, ha reso permanenti le accise per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Una decisione che solleva un ulteriore paradosso: “Se l’applicazione delle accise per la ricostruzione è in parte giustificabile – annota il segretario della Cgia Renato Mason – perché mai continuiamo a pagare quelle per la guerra in Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont del 1963 e per l’alluvione di Firenze del 1966 fino ad arrivare al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004?”.

Quali sono e cosa fanno le startup acquistate da Apple nel 2016

La Stampa
luca scarcella

La società americana non produce soltanto iPhone, iPad e computer Mac e Apple Watch. Ecco la lista delle aziende che ha rilevato quest’anno: domina l’intelligenza artificiale



Con Tim Cook alla guida, Apple acquisisce ogni anno aziende ritenute strategiche per una crescita futura, rilevandone i brevetti e i fatturati. Nel 2016 quelle comprate sono state nove, e spaziano dalla realtà aumentata e intelligenza artificiale, all’educazione, salute e intrattenimento. In un’intervista alla Cnbc, il Ceo di Cupertino ha spiegato come Apple «generalmente acquisisce un’azienda ogni tre o quattro settimane, ed è raro che passi un mese senza comprarne almeno una».

TURI
Turi è l’unica acquisizione di cui si conosce il costo: 200 milioni di dollari. La start-up fornisce strumenti per gli sviluppatori, in grado così di incorporare l’intelligenza artificiale e la machine learning (apprendimento automatico) nelle loro applicazioni. Un progetto nato come open source, che dopo l’acquisto da parte di Apple probabilmente cambierà natura.

FLYBY MEDIA
La prima startup rilevata nel 2016, secondo il Financial Times, è stata Flyby Media, società newyorkese attiva dal 2010 nello sviluppo di un’applicazione che permette di ricreare in realtà aumentata lo spazio che ci circonda, semplicemente riprendendolo con la fotocamera dello smartphone. Flyby Media aveva collaborato con Google nella realizzazione del Project Tango.

EMOTIENT
Apple ha poi acquistato Emotient, che ha sviluppato un software in grado di riconoscere le emozioni delle persone dal loro volto, grazie all’intelligenza artificiale. La prima applicazione pratica di Emotient fu sui Google Glass (che non hanno mai incontrato il grande pubblico): ora che anche Apple starebbe lavorando ai propri occhiali smart, non si fatica a capire la direzione che prenderà questo progetto.



LEARNSPROUT
LearnSprout è un software di analisi che permette agli insegnanti di tenere traccia delle prestazioni degli studenti. Secondo un report di Bloomberg, LearnSprout, prima dell’acquisizione, era utilizzato da più di 2500 istituti scolastici in 42 distretti degli Stati Uniti, e aveva raccolto 4,7 milioni di dollari in finanziamenti. LearnSprout favorisce l’obiettivo di Apple, ossia la distribuzione e la fruizione di iPad e altri suoi dispositivi nelle scuole.

LEGBACORE
Si dice che Apple abbia chiuso per l’acquisizione di LegbaCore, società di sicurezza informatica, già a fine 2015, ma l’ufficialità è arrivata soltanto a febbraio 2016. La trattativa sarebbe partita subito dopo la soluzione trovata proprio dalla piccola start-up di Washington D.C. al primo virus che riuscì ad attaccare i computer Mac e i sistemi iOS, Thunderstrike 2.

CARPOOL KARAOKE
Non è un caso se la presentazione dell’ultimo iPhone si è aperta con Tim Cook che cantava in un’auto accanto a James Corden. Apple Music ha infatti comprato i diritti della gag virale del programma Late Late Show, dove il conduttore guida un’auto per la città cantando insieme a star del mondo della musica e dello spettacolo. Gli episodi di Carpool Karaoke commissionati sono 16, della durata di 15 minuti ognuno, e saranno visibili soltanto agli abbonati. 

GLIIMPSEE
Gliimpse è specializzata nella gestione e condivisione dei dati medici personali dei pazienti americani. L’azienda di Cupertino potenzia così i servizi riguardanti la salute e il benessere, per la progettazione di dispositivi indossabili ad hoc, come l’Apple Watch.

TUPLEJUMP
Tuplejump crea strumenti per gestire in modo semplice e veloce quantità enormi di dati. Apple ha acquistato la compagnia, con sede in India e Stati Uniti, poiché interessata al progetto denominato FiloDB, una piattaforma open source che applica l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale alla computazione dei big data.

INDOOR.IO
La startup finlandese Indoor.io si occupa della mappatura digitale di ambienti chiusi. L’obiettivo di Apple è quello di garantire ai possessori di iPhone e iPad un servizio ottimale per orientarsi nei grandi spazi pubblici chiusi, come aeroporti, stazioni ferroviarie e musei.

@LuS_inc

Cassazione, legittimo licenziare per aumentare i profitti

Corriere della sera

La sezione lavoro della Suprema Corte ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Firenze che aveva risarcito un lavoratore licenziato nel 2013



Licenziare per «una organizzazione del lavoro più conveniente per un incremento del profitto» è legittimo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. E la sentenza, depositata lo scorso 7 dicembre, fa già discutere. Secondo i giudici, infatti, i dipendenti possono essere licenziati non solo per ristrutturazioni aziendali o per difficoltà economiche. Ma anche per aumentare redditività e profitti.
La sentenza
La Sezione Lavoro della Corte, presieduta da Vincenzo Di Cerbo, ha annullato la decisione con cui il 29 maggio 2015 la Corte di Appello di Firenze aveva imposto a una società per azioni con sede a Roma di corrispondere un’indennità pari a 15 mensilità a un dipendente licenziato l’11 giugno 2013. La motivazione della sentenza fu che non sussistesse un «giustificato motivo oggettivo» per la risoluzione del rapporto di lavoro.

Ora però i Supremi Giudici hanno ribaltato la decisione accogliendo le tesi dei legali dell’impresa, che hanno richiamato l’articolo 41 della Costituzione e hanno stabilito che «l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione», e che, di conseguenza, sia «un limite gravemente vincolante» per l’autonomia dell’imprenditore quello di restringere la possibilità di «sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi».

La Cassazione ha considerato fondate queste argomentazioni affermando che «il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per la gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa». In altre parole l’imprenditore può «stabilire la dimensione occupazione dell’azienda, evidentemente al fine di perseguire il profitto che è lo scopo lecito per il quale intraprende l’azione».

29 dicembre 2016 (modifica il 29 dicembre 2016 | 16:43)

Addio a William Salice, l'inventore de "L'Ovetto Kinder"

repubblica.it

Stretto collaboratore di Michele Ferrero, il "papà" della Nutella, aveva istituito anche una fondazione per sviluppare il talento dei giovani

Addio a William Salice, l'inventore de "L'Ovetto Kinder"

E' morto ieri sera in una clinica di Pavia, dove era ricoverato da tempo, William Salice per anni uno dei più stretti collaborati di Michele Ferrero, il papà della Nutella. In Ferrero, dove era entrato nel 1960, aveva contribuito al lancio di vari prodotti, tra cui l'Ovetto Kinder. A chi lo indicava come l'ideatore dell'Ovetto, lui rispondeva: "L'inventore è Ferrero io sono l'esecutore materiale".
3,9mila

La notizia della morte si è diffusa a Loano, dove aveva istituito la fondazione Color Your Life. Era originario di Torino, ma da anni era residente a Borghetto Santo Spirito (Savona). Aveva 83 anni, era stato colpito da ictus.

In questi anni, con la fondazione, Salice ha portato a Loano migliaia di studenti e centinaia di tutor di altissimo livello, dai premi nobel ai capitani d'industria, per contribuire a far sviluppare il talento dei giovani in vari campi. I funerali si svolgeranno domani mattina a Casei Gerola (Pavia), nella chiesa di San Giovanni Battista.

La bufala dell’esplosione a Bangkok: il Safety Check di Facebook attivo per due petardi

La Stampa



È l’anno della post verità e l’ultima delle bufale che hanno accompagnato il 2016 arriva da Bangkok, dove con l’aiuto inconsapevole di Facebook ci si può inventare anche un attentato esplosivo. Succede, come ha ricostruito il debunker italiano David Puente , che il 27 dicembre Facebook attivi uno dei suoi moduli Safety Check, con cui gli utenti possono comunicare ad amici e parenti se sono sani e salvi quando succede qualcosa di pericoloso dove si trovano (che si tratti di un attentato o di un terremoto). 

L’allerta lanciata da Facebook riguarda una presunta esplosione avvenuta a Bangkok. Esplosione che non c’è. Come è possibile? Come spiega The Verge , il Safety Check di Facebook si attiva attraverso un algoritmo. In questo caso, però, qualcosa non deve aver funzionato correttamente, perché il social network ha utilizzato come fonti un mix inquietante di blog e siti di fake news. L’unico evento lontanamente assimilabile a un’esplosione a Bangkok è la protesta di un uomo salito sul tetto della sede del governo thailandese lanciando petardi. Non proprio un attentato dinamitardo. 

L’algoritmo che fa funzionare il Safety Check di Facebook unisce le fonti trovate in rete e i post in tendenza sul social network (i trend topic di Facebook in Italia non sono ancora diffusi ma all’estero sono già una realtà consolidata in molti Paesi): il social network, quindi, ha unito le segnalazioni legate ai post e le fake news che giravano in rete facendo scattare il Safety Check senza avere un riscontro effettivo che ci fosse stata un’esplosione a Bangkok. Per giunta, come segnala il giornalista Saksith Saiyasombut, di Channel NewsAsia, Facebook avrebbe tradotto male una parola thailandese che può significare sia “bomba” sia “forte rumore”. 

Da «l’ha detto la tv» a «l’ho visto su Facebook» il passo è breve e la bufala dell’esplosione a Bangkok ha cominciato a girare con ancora più forza di prima, spingenDo Facebook a disattivare il modulo Safety Check e promettere una più attenta gestione dello strumento per il futuro. O almeno si spera.

giovedì 29 dicembre 2016

Addio a Cyanogen, l’Android alternativo che voleva battere Google

La Stampa
andrea nepori

La più famosa ROM per il sistema operativo di Mountain View non verrà più aggiornata: l’azienda che la gestiva ha deciso seguire una strategia diversa. Il codice Open Source originale continuerà a vivere nel progetto Lineage OS



Il 2016 si è portato via anche CyanogenMod. La famosa ROM alternativa per dispositivi Android, sviluppata in origine da Steve “Cyanogen” Kondik, non verrà più aggiornata. L’annuncio è arrivato il 23 dicembre sul blog di Cyanogen Inc., l’azienda che detiene i diritti sul marchio e che offriva le risorse economiche e l’infrastruttura informatica necessaria per lo sviluppo e la distribuzione del software. La chiusura era fissata per il 31 dicembre, ma i server sono andati offline in anticipo, nel giorno di Natale. 

Cyanogen Inc. era nata per trasformare l’esperienza di CyanogenMod in un vero e proprio sistema operativo - Cyanogen OS - che potesse sostituirsi ad Android. Un’ambizione eccessiva, condita in passato da dichiarazioni fuori luogo (“stiamo ficcando un proiettile in testa a Google”, ebbe a dire nel 2015 l’allora CEO Kirk McMaster) e che si è presto rivelata infondata. 

A inizio ottobre l’annuncio del cambio di strategia , con la virata verso un più abbordabile sistema di componenti software modulari per il sistema operativo di Google e un cambio al vertice dell’azienda. Il primo dicembre, lo stesso Steve Kondik ha ufficializzato le proprie dimissioni dall’azienda, accusando proprio McMaster, quello del “proiettile in testa”, di averla gestita in maniera scellerata. Se l’allontanamento di “Cyanogen” era un chiaro segno premonitore, l’interruzione della distribuzione e la disattivazione del sito ufficiale e di tutti i servizi sono stati il colpo di grazia: CyanogenMod è definitivamente morta. 

Il team e la comunità di sviluppatori che ha contribuito alla ROM degli anni si è già riunito attorno ad un nuovo progetto. Si chiama Lineage OS e di CyanogenMod non eredita il nome (il trademark è rimasto di proprietà dell’azienda) ma conserva il codice sorgente, gli obiettivi raggiunti nel corso degli ultimi 8 anni e soprattutto lo spirito originario. Senza le risorse economiche e tecniche di Cyanogen Inc. difficilmente Lineage riuscirà a ripartire dagli stessi livelli, però, ed è probabile che il numero di dispositivi supportati, almeno in un un primo momento, sarà ridotto.

Gli sviluppatori, in ogni caso, hanno promesso che nei prossimi giorni pubblicheranno ulteriori aggiornamenti sul futuro dell’erede di CyanogenMod. Per chi fosse interessato all’evoluzione del progetto il consiglio è di tenere d’occhio il blog ufficiale .

Domande

La Stampa



Oggi conferenza stampa di Gentiloni: “Se avete domande, chiamate Matteo”.

Siri alla guida: l'auto diventa un assistente personale

repubblica.it
di VINCENZO BORGOMEO

Bosch, il colosso mondiale della mobilità connessa presenterà la propria visione di futuro al CES 2017 con una nuova straordinaria concept car. Eccola in anteprima

Siri alla guida: l'auto diventa un assistente personale

Di guidare, ormai è chiaro, se ne parla sempre meno: l'auto del futuro farà tutto da sola. E chi sarà nell'abitacolo avrà sempre più tempo a disposizione. Tanto tempo perché tecnologia o no il traffico non ce lo leva nessuno. Ecco quindi l'idea della Bosch, azienda leader mondiale nel settore della componentistica: trasformare l’auto nel terzo living space, oltre a casa e lavoro.

Un'idea radicale, complessa. E per questo alla Bosch non si sono limitati a raccontare il progetto (mostrando come fanno di solito tutte le meraviglie fin qui realizzate per Bmw, Audi, Mercedes e soci, dai comandi a gesti al cruscotto virtuale solo per dirne due) ma hanno realizzato addirittura un prorotipo tutto loro. Con tanto di stemmi "Bosch" sui cofani.

Anche questa una rivoluzione mai vista prima:  è la definitiva rivincita dell'elettronica sul resto della macchina, il fornitore che diventa brand, il microchip che si prende la rivincita sul pistone. Qui a nessuno importa quale motore ci sia sotto il cofano, ma solo come l'elettronica renda le macchine "diverse".

In ogni caso una cosa è certa: con la guida autonoma in auto ci si annoierà a morte. Ed ecco quindi perché si lavora per rendere possibile ai guidatori e i passeggeri fare cose come scrivere e-mail, ascoltando musica o guardando video in streaming.

Detto così sembra facile, (e molti automobilisti lo fanno già oggi senza guida autonoma...) ma quello che ha in mente la Bosch è talmente complesso che lasciamo a loro la parola. Per farci descrivere, punto per punto, come vedono il futuro dell'auto. Ecco - integrale - la loro visione.

L'auto del futuro è fra noi


Riconoscimento del volto e personalizzazione intelligente: La Driver Monitor Camera rende possibile il riconoscimento veloce del volto e la personalizzazione dal momento in cui il guidatore sale in auto. Per esempio, l’auto imposta il volante, gli specchi, la temperatura interna e la stazione radio a seconda delle preferenze personali del guidatore. Durante la guida, il rilevamento della sonnolenza del guidatore aiuta ad aumentare la sicurezza: se il guidatore rischia di addormentarsi o è molto distratto, l’auto invia un avvertimento e aiuta a evitare le situazioni critiche.

Controllo dei gesti con Ultra Haptics: La concept car comprende anche il primo sistema di controllo dei gesti con feedback aptico. Sviluppata con Ultra Haptics, una start-up di Bristol nel Regno Unito, questa tecnologia utilizza sensori a ultrasuoni che percepiscono se la mano del guidatore è nella posizione corretta e poi fornisce un feedback al gesto che si compie. Feedback aptico con neoSense: Grazie al touchscreen con feedback tattile, i pulsanti che appaiono sul touchscreen vengono percepiti come tasti reali. In molti casi, ciò permette di utilizzare il sistema di infotainment senza doverlo guardare. Così i guidatori possono mantenere la massima concentrazione e aumentando la sicurezza. Questa tecnologia è stata premiata con un CES Innovation Award nel 2016 e da allora ha fatto grandi passi avanti verso la produzione in serie.

L'auto del futuro è fra noi


Un display cristallino grazie a OLED: Con il concept vehicle, i display OLED (diodo organico a emissione di luce) sono stati integrati nella plancia dell’auto per la prima volta. Ciò consente di avere un display cristallino. Specchietti esterni digitali, ora anche nell’auto: Il Mirror Cam System è una soluzione basata su una videocamera che sostituisce entrambi gli specchietti esterni. I sensori video possono essere integrati all’interno del veicolo e le immagini vengono visualizzate su dei display vicino ai montanti sui lati destro e sinistro dell’auto. Inoltre, la tecnologia digitale consente di avere una visualizzazione specifica a seconda del contesto. Per esempio, se un’auto si trova in autostrada, la visualizzazione si concentra principalmente dietro all’auto. Al contrario, nella guida in città una visualizzazione più ampia aiuta a migliorare la sicurezza. Un buon contrasto migliora la visibilità quando si guida di notte.

Comunicazione tra l’auto e il guidatore: In futuro, l’interfaccia uomo-macchina (HMI) ricoprirà un ruolo sempre più importante in auto, specialmente quando si tratta di guida autonoma. Per esempio, permette al guidatore di sapere se è possibile attivare la guida autonoma su una strada specifica. Per passare all’auto la responsabilità della guida, il guidatore deve quindi premere due pulsanti sul volante per alcuni secondi. Durante la guida autonoma, la HMI mostra al guidatore ciò che rilevano i sensori ambientali dell’auto e quanto tempo rimane prima che debba ricominciare a guidare.

L'auto del futuro è fra noi


Comunicazione tra l’auto e la casa: Con la guida autonoma, i guidatori hanno a disposizione un numero maggiore di funzioni di infotainment tramite il display centrale del veicolo rispetto a quando stanno guidando personalmente. Grazie alla connessione internet, i conducenti possono rivedere gli appuntamenti vicini o programmare le spese da fare. La app Smart Home di Bosch consente inoltre ai guidatori di muovere le tende di casa, dare un’occhiata a cosa sta succedendo intorno o controllare se c’è abbastanza cibo in frigo. Semplicemente toccando un tasto, la app può trasmettere la lista della spesa al servizio di consegna a casa.

Comunicazione tra l’auto e la bicicletta: Grazie alla comunicazione tra veicolo e veicolo, le auto del futuro saranno informate sulle altre presenze sulla strada, molto prima di poterle vedere. In particolare, nel traffico stradale è facile non accorgersi della presenza delle biciclette, perché vengono nascoste dai bus o dai camion. Al CES, Bosch presenterà un collegamento tra la nuova concept car e una bicicletta. Grazie ad esso, i veicoli possono costantemente scambiarsi informazioni sulla propria posizione e direzione di viaggio. Ciò riduce il rischio di collisione.

Soluzioni di pagamento integrate di Bosch: Bosch ha sviluppato questa soluzione di pagamento elettronico che offre nuovi servizi tramite l’ecosistema IoT, tra cui una funzione di pagamento standardizzata. Sono già stati firmati gli accordi necessari per rendere possibile tutto ciò con molti sistemi di pagamento, compreso PayPal.

Il Frate Indovino dell'economia: calendario per il 2017

repubblica.it
di ROBERTO PETRINI

Dove andranno l'Italia e il mondo, mese per mese, da gennaio a dicembre 

Il Frate Indovino dell'economia: calendario per il 2017

L'Italia riuscirà a superare la soglia psicologica della crescita all'1 per cento? Quali saranno gli effetti della Trumpnomics? Il commercio mondiale rallenterà? Tornerà l'inflazione? I tassi d'interesse torneranno a crescere? Il '17 ci riporterà in un mondo normale come dice la Fed dalla quale si attendono altri tre rialzi il prossimo anno?  E Mario Draghi come si comporterà?

    Una guida, mese per mese, agli appuntamenti del prossimo anno, agli indicatori e alle scadenze da tenere sotto controllo. Con l'ausilio fondamentale del Ref di Fedele De Novellis per scongiurare, anche con un sorriso, le serie sfide che ci attendono. Scarica il calendario

La porta del Paradiso si trova in Cina e per varcarla bisogna salire 999 scalini

La Stampa
noemi penna



Varcare la porta del Paradiso? Bisogna prima percorre 99 tortuosi tornanti, poi salire 999 scalini. Una fatica non indifferente, che verrà ripagata dallo spettacolo della natura offerto dal Monte Tianmen, in Cina.

Siamo vicino alla città di Zhangjiajie, nella provincia di Hunan, e in cima ad una montagna si trova una suggestiva caverna di roccia naturale a forma di arco, alta trenta metri e profonda 70, che si scaglia verso il cielo. Questa formazione rocciosa, unica al mondo, sembra risalire all'anno 263, quando - in seguito ad un evento catastrofico - il dorso di una grotta crollò lasciando un buco nella parete e creando questo suggestivo panorama che i cinesi definiscono «il simbolo più vicino a Dio presente sulla terra».




Raggiungere la porta del paradiso richiede uno sforzo fisico non indifferente. Per ammirarla è necessario prendere un autobus per affrontare i tortuosi tornanti che s'inerpicano sulla montagna, poi percorrere la ripida scala che conta ben 999 gradini. Non a caso, per la sua conformazione, questo percorso è stato ribattezzato Tongtian, ovvero Viale verso il cielo. In alternativa è possibile usufruire della funivia più lunga del mondo, la Tianmen Mountain Cable, che in 20 minuti percorre circa 7,5 chilometri.



Ma non finisce qui. I più impavidi, oltre a varcare la porta del paradiso possono anche camminare lungo il versante orientale del Monte Tianmen su una passerella in vetro: una passeggiata a strapiombo su 1430 metri di vuoto assoluto, riservata solo a chi non soffre di vertigini.



Questo sentiero si chiama Walk of faith, ossia Cammino della fede, e deve essere percorso con dei copriscarpe per non graffiare il pavimento. Nonostante il senso di vuoto, la passerella trasparente - lunga 60 metri, spessa 6 centimetri e larga meno di un metro - è assolutamente sicura: «Qui i turisti possono camminare, correre o anche saltellare. È vetro temperato», rassicura Tian Huilin dell’ufficio turistico del Monte Tianmen.
 

Almeno

La Stampa
jena@lastampa.it

Vabbè che Gentiloni ha uno stile diverso da Renzi, ma almeno ci faccia sapere che esiste.

Influenza, meningite, autismo: 13 domande e risposte sui vaccini

Il Mattino

Ci sono regole semplici per evitare di contrarre i virus. «Lavare spesso le mani, soffiare il naso con un fazzoletto di carta e poi buttarlo via, quando si è influenzati non stare a contatto con gli altri, soprattutto con i bambini», spiega Paolo Siani, pediatra e primario dell'ospedale Santobono, uno dei quattro esperti - con Silvestro Scotti, medico di famiglia e presidente dell'Ordine di Napoli, Giulio Tarro, infettivologo e primario emerito al Cotugno, Maria Triassi, igienista e presidente campano della Commissione vaccini - interpellati dal Mattino.it per parlare di vaccini, influenza, meningite, paure e caos dovuti anche alle differenze nell'offerta gratuita dei farmaci, differenze che resistono tra Regioni.

Ce ne sono alcune, ad esempio, che hanno reso la profilassi obbligatoria per accedere all'asilo nido, altre che propongono servizi diversi addirittura nella stessa provincia. E non tutti i vaccini in commercio o somministrati gratuitamente dalle Asl sembrano efficaci quest'inverno a evitare la febbre, così come non tutti devono aderire alla campagna di prevenzione. Naturalmente, le domande riguardano anche la questione dell'autismo e altri dubbi diffusi tra i genitori. E, non manca, un ultimo interrogativo: perché i medici quasi mai si vaccinano?
Cliccando su ogni domanda è possibile vedere la video-risposta:

1. I bimbi sani devono vaccinarsi contro l'influenza?
2. Chi deve vaccinarsi?
3. Perché il vaccino non sempre funziona?
4. Influenza, quale vaccino è più efficace quest'inverno?
5. C'è un'emergenza meningite?
6. Quali vaccini sono disponibili?
7. Perché l'obbligo dei vaccini per andare all'asilo nido?
8. Perché si somministrano più vaccini di quelli obbligatori?
9. Può essere rischioso fare più vaccini insieme?
10. Il bimbo ammalato può vaccinarsi?
11. I vaccini possono provocare l'autismo?
12. Perché i vaccini sono gratuiti in alcune Regioni e in altre no?
13. Perché i medici quasi mai si vaccinano?

Speciale a cura di Maria Pirro, immagini e montaggio con Newfotosud - Annalisa Nuzzo, Alessandro Garofalo, Alessandro Pone.

Sabato 24 Dicembre 2016, 16:29 - Ultimo aggiornamento: 27-12-2016 19:48