lunedì 28 dicembre 2015

Coppia si separa e lascia il cane legato e senza cibo: l'agonia di un Boxer ridotto uno scheletro

Il Mattino
di Alessandra Chello
 Il povero Boxer ormai in fin di vita

 Una foto che è un pugno nello stomaco. Quel mucchietto di ossa era un cane. Un Boxer. Aveva anche un nome: Igor. E una casa. Con una famiglia che credeva non l'avrebbe abbandonato per niente al mondo. Invece un brutto giorno marito e moglie si separano. E  “dimenticano” per giorni e giorni di portare da mangiare e da bere a Igor. Rinchiuso e pure legato a catena all'interno di una baracca.

Grazie a una segnalazione dei vicini, arrivano i volontari: il cane è in grave stato di disidratazione, con piaghe da decubito e in condizioni di ipotermia. Immediatamente ricoverato in un clinica veterinaria ha lottato con quelle poche, flebili forze per farcela. Per restare aggrappato alla vita.
Ma era troppo tardi.

E' morto dopo una lenta agonia.

Dove è accaduto? Non è importante. Potrebbe accadere ovunque l'essere umano consideri un animale meno di uno zero. Al punto da «dimenticarlo» legato in una lurida baracca senza acqua nè cibo.
Se questa è stata la sua vita, povero Igor nato sotto una cattiva stella.... almeno ora sei libero. 

  Domenica 27 Dicembre 2015, 21:47 - Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio, 01:00

RedStar3, il Linux della Nord Corea che spia gli utenti e traccia i file

Corriere della sera
di Alessio Lana

Il sistema operativo sviluppato nel Paese asiatico sfrutta il software open source ma lo rende chiuso. E in grado di tracciare qualunque attività digitale dell’utente

 

 Così aperto che la Corea del Nord l'ha chiuso. Da tempo gira online un leak di Red Star 3, sistema operativo dal nome altisonante (sta per «Stella Rossa») che il regime asiatico ha adottato per la pubblica amministrazione al posto dell'ormai vetusto Windows XP. Red Star si basa su Linux, il sistema operativo open source nato oltre vent'anni fa dal finlandese Linus Torvalds con la particolarità appunto di essere un software aperto, modificabile da chiunque senza chiedere permessi. Il regime di Kim Jong-un ha pensato di farne una versione autarchica che, però, è più chiusa che mai. La rivelazione arriva da due ricercatori, Niklaus Schiess e Florian Grunow, che domenica scorsa hanno rivelato i lati oscuri della Stella Rossa.

La gabbia governativa
I due ricercatori hanno prima «bucato» il sistema operativo, lavoro che, a detta degli esperti, si è rivelato molto semplice. Red Star infatti appare un'opera amatoriale, niente a che vedere con le altre distribuzioni di Linux in circolazione. Il bello però è che questa stella non certo nascente sfrutta la filosofia del software libero per creare una gabbia da cui è difficile uscire. Non solo Red Star è pieno di limitazioni, non permette per esempio di accedere a numerosi siti e di installare determinati programmi, ma in più sorveglia gli utenti e ne segue le mosse. Anche su quella che è Internet in Nord Corea, una sorta di intranet che permette l’accesso ai media di Stato e ad alcuni siti approvati dal governo. Non appena si tenta di toccare le sue funzioni vitali, il sistema operativo si blocca e si riavvia rendendo i cambiamenti impossibili da effettuare. Stessa cosa vale per l'antivirus e il firewall: quando si prova a disabilitarli, Red Star mostra un errore di sistema e blocca tutto. Se non si è esperti è impossibile uscire dalla gabbia governativa.
Tracciabilità completa
Andando oltre Red Star traccia anche tutti i file che entrano ed escono dai computer su cui è installato. La pirateria dopotutto è un grave problema per la Corea del nord: non che il regime sia sensibile al copyright ovviamente ma attraverso copie pirata circolano film e documenti proibiti dai cari leader. Ecco allora che il sistema operativo pone un marchio virtuale («watermark») su ogni file, anche su quelli salvati su chiavette USB, così può tenerne traccia mentre passano da un computer all'altro e seguirne la diffusione su tutto il proprio territorio. Non solo questo consente di sapere chi l'ha posseduto ma anche chi ha visto, letto o guardato un determinato file. 
Sembra OS X
Alla notizia da Grande Fratello digitale segue anche una nota umoristica. Sebbene l'ultima versione di Red Star sia basata su Linux Fedora, i tecnici del caro leader hanno pensato di dargli un aspetto grafico che ricorda molto da vicino quello di OS X, il sistema operativo di Apple. Certo, a vederlo appare come una copia di serie B (imperdibile la stella rossa al posto della mela in alto a sinistra) ma, a quanto pare, anche il regime più dittatoriale del mondo mette da parte ogni sentimento anti americano quando si parla di computer.

28 dicembre 2015 (modifica il 28 dicembre 2015 | 16:51)

Schiave del sesso», il Giappone chiede scusa a Seoul 70 anni dopo

Corriere della sera
di Annalisa Grandi

Il governo nipponico e quello della Corea del Sud hanno firmato un accordo sulla vicenda delle «comfort women», le donne che durante il secondo conflitto mondiale vennero rapite e usate come schiave del sesso per i militari giapponesi

 Alcune «comfort women» coreane con un soldato giapponese

 Il governo giapponese ha chiesto formalmente scusa alla Corea del Sud per quella che era rimasta la questione irrisolta più spinosa nei rapporti fra i due paesi, quella delle «comfort women», le donne sudcoreane ma non solo che durante la seconda guerra mondiale vennero impiegate come schiave del sesso per i militari nipponici. «Il premier Abe - ha detto il ministro degli esteri giapponese Fumio Kishida - esprime le sue sincere scuse e il suo rimorso per tutte coloro che , come “comfort women”, hanno vissuto sofferenze e subito danni psicologici e ferite fisiche». Il governo giapponese ha anche annunciato la creazione di un fondo di un miliardo di yen (7 milioni e mezzo di euro) per risarcire le donne impiegate come schiave del sesso. «Se il Giappone manterrà le promesse, la questione è risolta finalmente e irreversibilmente» ha commentato il ministro degli esteri sudcoreano Yun Byung-se

Le «comfort women»
Le «comfort women» provenivano anche da Cina, Corea, Filippine, ma anche da Thailandia, Vietnam e Malesia, e dai Paesi sotto il controllo militare nipponico, che durante la Seconda Guerra Mondiale erano state rapite, prelevate delle loro case, o ingannate con la promessa di lavori in fabbrica, e poi condotte nei cosiddetti «comfort center» dove venivano picchiate e usate come schiave del sesso per i soldati giapponesi. I numeri, sulle donne coinvolte, sono tuttora incerti: 20mila secondo gli accademici giapponesi, 410mila secondo studi cinesi.
Le testimonianze
Tre quarti delle donne diventate «comfort women» sono morte, la maggior parte delle sopravvissute ha perso la fertilità. Ad oggi solo una donna giapponese ha pubblicato la sua testimonianza, sotto lo pseudonimo di Suzuko Shirota. Anche 300 donne olandesi vennero prelevate e usate come schiave del sesso, una di loro, Jan Ruff-O’Herne , nel 1990 raccontò davanti a un comitato della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti: «Nei cosiddetti “centri del comfort”, sono stata sistematicamente picchiata e violentata giorno e notte. Anche i dottori giapponesi mi stupravano ogni volta che visitavano i bordelli per visitarci a causa delle malattie veneree». 

Nel 1965 il governo giapponese aveva pagato 364 milioni di dollari a quello coreano per tutti i crimini di guerra, inclusa la vicenda delle «comfort women», e nel 1994 era stato creato sempre dal governo nipponico un Fondo Donne Asiatiche, chiuso però nel 2007. Una questione sempre rimasta aperta, per lungo tempo le autorità giapponesi si erano rifiutate di riconoscere a pieno gli abusi compiuti dai soldati nipponici durante la Seconda guerra mondiale

28 dicembre 2015 (modifica il 28 dicembre 2015 | 15:10)

Francia, aperti al pubblico gli archivi del regime collaborazionista di Vichy

Corriere della sera
di Annalisa Grandi

Saranno consultabili per la prima volta da tutti i cittadini atti di processi e verbali di interrogatori. Durante il governo collaborazionista del maresciallo Pétain oltre 76mila ebrei francesi vennero rastrellati e mandati a morire nei campi di sterminio

 

 La pagina nera della storia della Francia. Un decreto pubblicato in gazzetta ufficiale rende accessibili dal 28 dicembre tutti gli archivi di polizia e di giustizia del regime collaborazionista di Vichy. Oltre 200mila documenti, rimasti sotto chiave negli archivi per 70 anni, e che raccontano anche delle decine di migliaia di ebrei deportati dalla Francia e mandati a morire nei campi di sterminio.

 Il governo collaborazionista

Durante il governo collaborazionista del maresciallo Philippe Pétain, dal luglio 1940 all’agosto 1944, almeno 76mila ebrei francesi furono rastrellati, anche grazie all’impiego di brigate speciali incaricate proprio di dare la caccia sia agli oppositori politici che a comunisti ed ebrei. L’episodio passato alla storia, il 16 luglio 1942, giorno della retata del Velodrome d’hiver di Parigi: 4500 poliziotti francesi, su ordine di Renè Bousquet, capo della polizia di Vichy, rastrellarono oltre 13mila ebrei che vennero rinchiusi proprio nel Velodromo per poi essere trasferiti nei campi di sterminio tedeschi. Tra loro oltre 4mila bambini e 5800 donne.

I documenti
I documenti riguardanti quel rastrellamento, ma anche tutti i fascicoli dei processi aperti durante il regime, i verbali di interrogatorio, le lettere dei delatori, tutto sarà consultabile . Gli archivi erano parzialmente accessibili fino agli anni ‘70, dal 2008 poi una legge ne aveva consentito la consultazione integrale ai ricercatori. Adesso invece, chiunque potrà avere accesso a quel materiale. Con una sola eccezione, quella per i documenti secretati: per consultarli bisognerà presentare domanda alle autorità, che potrà negare l’autorizzazione per motivi di sicurezza nazionale.

 28 dicembre 2015 (modifica il 28 dicembre 2015 | 14:10)




Vauro insulta anche il Natale e Gesù: ecco la vignetta-sfregio

Libero




La vignetta di Vauro
L'ultima vignetta di dubbio gusto firmata da Vauro Senesi. Pubblicata su Il Fatto Quotidiano per gli auguri natalizi, in prima pagina, ecco comparire la capanna con due San Giuseppe. Insomma, il vignettista comunista trasforma la Sacra Famiglia in una famiglia gay. La didascalia recita: "Grecia. Legalizzate le unioni civili tra persone dello stesso sesso".

La Chiesa festeggia il Natale di Maometto

- Dom, 27/12/2015 - 22:27

I musulmani non stiano zitti davanti al terrorismo islamico"

Quando la Fallaci denunciò: "L'Occidente sottomesso complice del nemico islamico"

- Dom, 27/12/2015 - 16:47

Salvini attaccato su Fb: Anonymous lo colpisce

- Dom, 27/12/2015 - 21:55

Gesù, morto per mano cristiana

Nino Spirlì



Nato e morto il 25 dicembre 2015, per mano cristiana. Anzi, cattolica. 

Nella follia della finta accoglienza e becera fratellanza, i preti per primi e, a seguire, le beghine e gli stronzetti di ogni parrocchia d’Italia e d’Europa, hanno fatto a gara a farlo morire quasi prima di nascere, il Figlio di Maria e dei Cieli. Manco fosse Lui, il responsabile delle guerre che un plotone di porci, che governa il mondo, ha acceso su tutta la Terra. Gli hanno impedito di essere anticipato dai canti che da secoli lo annunciavano nelle case, per le strade, sulle piazze, dentro le scuole e le chiese di tutto il pianeta.

Gli hanno vietato di appoggiarsi alla paglia di milioni di piccole mangiatoie, messe fuori legge dalla stupidità di migliaia di inutili atei e lacchè distrattamente battezzati, che, sembra, non aspettassero altro che l’invasione pilotata di milioni di fuggitivi islamici in cerca di nuovi territori da inseminare. Come se un presepe avesse il potere di respingere le barche in mezzo al mare…

Gli hanno reso difficile illuminare i sogni di milioni di bambini, terrorizzati dalla confusione stralaica che pessimi maestri e cattivi educatori hanno inculcato loro, per fare ingrassare il proprio personale odio nei confronti di una pur colpevole Chiesa cattolica, pronta a mafiosare piuttosto che a pregare.
E così, per colpe non Sue, Gesù, pur nato, è morto nella Stalla di Betlemme. Sventrato nel Suo divino significato dalla stupidità umana.

2

Gesù di Nazareth è l’uomo più offeso, vilipeso, martoriato della storia dell’umanità. Credere nel Suo messaggio è costato, fin dai primi giorni, carcere e pene di morte. Le peggiori. Umilianti anche nell’esecuzione.
Ieri come oggi.
In alcuni casi, le stesse. A distanza di 2015 anni.

Ma se potessimo chiedere a Lui quale delle morti Gli sia stata più dolorosa, sono certo che risponderebbe questa datata 2.0

Questa morte che vale oltre i trenta denari di quel povero Giuda, predestinato dai sacri testi. Noi, no, che non lo siamo predestinati. Non ci hanno cagato proprio, i sacri testi, a noi cattolici bulimici del 2015. La colpa ce la siamo cucita addosso da soli. Per  quella stronzaggine tutta nostra nel voler fare i fighi ad ogni costo. Abbiamo tradito, “scaricato”, l’unico Amico che abbiamo avuto nella Storia. Il Suo “pensiero” è la summa di ogni pensiero sulla nobiltà e libertà dell’uomo. E’ stato il più grande difensore dell’Amore. Ogni Amore.

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E noi lo abbiamo inculato (e passatemelo il termine), per non “sfigurare” davanti a migliaia di terroristi impastati ad altre migliaia di invasori, che della nostra terra, coltivata col sangue delle fatiche e dei dolori dei nostri Padri battezzati, non gliene frega una emerita mazza! La loro storia passerà, come questa nostra di questi miseri primi anni del terzo millennio. Come ogni storia umana. E quel giorno, avremo modo, nei nostri posteri, di vergognarci di questo tradimento. Ma, fino a quel giorno…

Fino a quel giorno, se posso permettermi, vorrei invitarLo a benedire la mia vita. Sempre che, invitandoLo, non disturbi qualche parroco tesserato al partito più cattocomunista che esista. Quello trasversale dell’associazionismo, che tutto scolora e tutto ricolora. Spietatamente, ipocritamente, egoisticamente. Partito Ad usum Delphini

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Vieni a casa mia, Gesù Nazareno, Signore. Sarai al sicuro. Almeno fino a quando io vivrò. Se Ti basta, entra. Senza neanche bussare.

Fra me e me. Non particolarmente santo, ma fedele sempre

Parla il banchiere-squalo pentito: "I trucchi per rovinare le persone"

Libero


Parla il banchiere-squalo pentito:
L’unico caso in cui tenere un alto profilo (di rischio) ti può spalancare abissi di disperazione.
La Procura di Civitavecchia scopre che a Luigi D’Angelo - il pensionato suicida che vide inceneriti i risparmi d’una vita - Banca Etruria aveva modificato il «livello di affidablità» per giustificarne l’acquisto di obbligazioni secondarie tossiche. E salta fuori che tutto ciò «non è un caso singolo, è la prassi».

Vincenzo Imperatore, ex spietato manager bancario oggi pentito, lei che ha scritto due libri sulle truffe delle banche (Io so e ho le prove, Io vi accuso, Chiarelettere) oggi afferma che taroccare i «profili di rischio» è quasi un atto dovuto... «Se lei pensa che ci sono in giro 70 miliardi di obbligazioni subordinate che per essere piazzate abbisognano di profilo particolare tra quelli previsti, e cioè, a scalare in ordine di rischio: “prudente”, “cauto”, “bilanciato”, “dinamico”, “aggressivo”, ovvio che si tarocchi»

Qual è il profilo che ti consente di acquistare prodotti bancari pericolosi?
«Se rientri nei primi due di cui sopra non puoi proprio acquistare titoli, è proibito dalla MiFid la direttiva dell’Unione Europea (se uno ci pensa, un paradosso). Che ti tutela: ti impedisce di comprare sia obbligazioni secondarie che strutturate e neppure azioni di istituti che stanno facendo l’aumento di capitale, come nel caso, ultimamente, della Popolare di Vicenza o Veneto Banca»

Perdoni l’ignoranza, ma esattamente cos’è il «profilo di rischio»?
«Dovrebbe essere la tua esatta fotografia economica. E si comincia a tratteggiare già quando entri in banca e ti sottopongono al “test di adeguatezza”, una serie di domande che sono un’escalation»

Del tipo?
«Del tipo: “sa cosa sono i titoli di Stato?” (in Italia è la domanda a cui tutti sanno rispondere) o “conosce il mercato azionario?”, o “il mercato delle obbligazioni”, su su, fino al quesito sul mercato dei derivati, il prodotto più pericoloso. A cui di solito, anche chi non ne sa una mazza - quasi tutti - non risponde mai, per pudore, “no, non li conosco", ma “non li ho acquistati, ma li conosco”».

Ma scusi: innanzitutto io, correntista normale, non ricordo di aver mai neppure avvicinato un test del genere, né d’aver mai risposto a tali domande...
«Appunto, lei è un correntista normale. L’ha fatto, si fidi. La spunta sulle risposte è automatica del computer, su un modello prestampato di due paginette fitte fitte. Che, di solito, viene infilato nell’enorme incartamento che ti danno da firmare. Vale la firma finale».

«Vale» in che senso?
«Che, quando la apponi, hai dato alla banca il paracadute per affibbiarti in quel momento, o in futuro, titoli che tu non potresti trattare. Ma la domanda che ti frega è la finale».

Quale domanda?
«“Lei è consapevole che può perdere anche il 60% del suo capitale”? Ma i consulenti non te la sottopongono proprio, spunta automatica anche lì. I consulenti che hanno crisi di coscienza, oltre a vendere poco, vengono fatti fuori. Ricordo che, quando dirigevo una filiale a Napoli mi si parò un mio dipendente, autorevolissimo in virtù della sua bravura, che in riunione si alzò e mi disse: “Direttò, ’sta robba è munnezza. Con che coraggio posso rifilarla al cliente?!”. Uno onesto»

Vivaddio. E che fecero, lo promossero?
«No. Provvidi io stesso a rimuoverlo, correva il rischio di far saltare il sistema».

Ma è mostruoso...
«È il sistema. E poi in ogni istituto c’è poi sempre un “dipendente grafomane”, un collega che sa imitare alla perfezione le firme dei clienti. Quando c’è un’urgenza gli si chiede, gentilmente, di esibirsi. E lui, badi, non chiede nulla in cambio, nemmeno ci pensa. Non so come dirle, fa parte del sistema»

Ma questo è un reato.
«È il sistema...»

Lei mi dipinge un quadro apocalittico. In che misura si truccano i profili di rischio?
«Io direi al 70%. Il periodo migliore per lo smercio di porcheria fu nel 2008/2010. Oggi va meglio, ma solo perché lo scandalo è pubblico»

Ma ci sarà un modo per evitare tutto questo.
«Richiedere alla banca il vostro profilo, controllarlo sempre, è un vostro diritto. E io suggerirei all’Authority anticorruzione di Cantone di mandare gli ispettori a controllare i profili e di chiamare i singoli clienti, per vedere se corrispondono. Ci sarà sempre chi ufficialmente risulta “dinamico”, e che non avrà la più pallida idea di cosa sia un’obbligazione»

Ma ci sarà qualche risparmiatore che la sgama...
«Be’ sì. Quelli che si portano a casa il modulo e lo sezionano, magari lo fanno visionare da un parente commercialista, e si accorgono della fregatura. La trafila è che arrivano in banca incazzatissimi - giustamente - e la banca deve avviare, giocoforza, una procedura di calmierizzazione, cioè gli restituiscono i soldi (cosa che non si fa mai) dicendosi di “essersi sbagliati”. In realtà, quando una banca ha bisogno di liquidità, la prima cosa è far pressione verso i piccoli imprenditori affidati, ai quali in passato sono state aperte linee di credito. Gli si chiede di far loro, stavolta, qualcosa per la banca comprando titoli di credito incomprabili. Da lì parte tutto»

Fatto sta che qui c’è stato un morto e migliaia di risparmiatori inferociti scendono in piazza.
«Ma, guardi, la vicenda delle quattro banche è solo la punta dell’iceberg. Ci sono migliaia di morti indiretti che detengono azioni di istituti non quotati che sono carta straccia; per le banche quotate magari ci perdi, ma un acquirente comunque lo trovi. Il mercato è il primo controllore»

Cosa succederà ora?
«Sa cosa mi ha detto il direttore di Banca Popolare Etica, un istituto piccolo e sano con 18 sportelli? “Il sistema bancario - cioè noi - ha salvato quattro banche che sono l’1% del sistema stesso. A me personalmente questa cosa è costata 1 milione. Non so se il prossimo salvataggio lo reggo”. Capisce? A questo punto, per paradosso, meglio che le banche scoppiate per malagestio falliscano, come in America»

La Ue ci accusa di aiuti di Stato, ma la Germania ha messo più di 400 miliardi per salvare le sue banche.
«Vero. Ma ci si dimentica che la Merkel ha costretto le banche aiutate a prestare i soldi per le imprese del territorio»

Funding for lending. Anche in Inghilterra funziona benissimo.
«Appunto. Provi a parlarne in Italia...»

intervista di Francesco Specchia