domenica 27 dicembre 2015

Quando i Beatles incisero Bukowski e Ginsberg


Quando la Fallaci denunciò: "L'Occidente sottomesso complice del nemico islamico"


A Firenze hanno arrestato Adolf Hitler (ma è peruviano)

La Stampa

È un uomo di 46 anni sorpreso a guidare in stato di ebbrezza. Ai carabinieri sorpresi ha risposto: «Mio nonno si chiama Benito Mussolini, mio fratello Lenin»

Sorpresa di vigilia natalizia per i carabinieri della stazione di Legnaia che hanno notificato un’ordinanza emessa dal tribunale di sorveglianza di Firenze nientemeno che ad Adolf Hitler. Questo è il nome di battesimo di un peruviano di 46 anni, con un cognome non proprio sudamericano, che era stato condannato perché sorpreso, nel luglio 2013, a guidare in stato di ebbrezza. L’uomo dovrà scontare nove mesi agli arresti domiciliari.

Secondo quanto riferito dai carabinieri, il peruviano ha raccontato di avere un nonno che ha come nome di battesimo Benito Mussolini e un fratello di nome Lenin.


L’analisi del dna di Eva Braun “La moglie di Hitler era ebrea” 
La Stampa  05/04/2014


 Il test su un campione di capelli ritrovato nella residenza del Fuhrer: «Sequenza simile a quella degli askenaziti»

 

Una spazzola potrebbe custodire la verità su Eva Braun: la giovane compagna di Adolf Hitler, sposata dal Fuehrer il giorno prima del suicidio di coppia nel bunker di Berlino, avrebbe avuto origine ebraica. L’ipotesi, adombrata oggi da un documentario della tv britannica Channel 4, sarebbe suffragata dalle analisi del dna di capelli trovati appunto in una spazzola, nella villetta di Berghof, nel villaggio montano bavarese di Obersalzberg.

Si tratta della casa in cui la Braun trascorse la maggior parte del tempo, durante la seconda guerra mondiale: il nido “romantico” nel quale la stessa Eva provò a trasmettere una immagine idillica della vita privata del dittatore nazista, l’uomo che in nome di un’irriducibile ideologia razzista si rese responsabile dello sterminio di sei milioni di ebrei. Nei capelli ritrovati nello `chalet´ i ricercatori avrebbero individuato, dice Channel 4, una sequenza del dna «fortemente associata» agli ebrei askenaziti, che rappresentano circa l’80% della popolazione ebraica. E in Germania, numerosi askenaziti, si erano poi convertiti al cristianesimo nell’ottocento.

«Si tratta di una scoperta sconcertante. Non avrei mai osato immaginare che si potesse arrivare a un risultato così straordinario», ha commentato Mark Evans, il moderatore di “The dead famous DNA” di Channel 4. Secondo gli autori della ricerca, però, per confermare al 100% questa ipotesi si dovrebbe paragonare il dna della Braun a quello delle sue due discendenti ancora vive, che finora hanno rifiutato di sottoporsi al test. Eva Braun (1912-1945) trascorse al fianco di Adolf Hitler gli ultimi 14 anni della sua breve vita.

L’idea della donna superficiale, apolitica, disinteressata, che si ha generalmente della compagna del dittatore fu rivisitata dalla biografa Heike B. Goertmaker, secondo la quale questa donna ebbe un ruolo di complicità più importante di quanto generalmente messo in luce dal regime con i crimini commesse dall’uomo che per anni venerò come un dio: avrebbe partecipato, ad esempio, alla macchina della propaganda del dittatore, filmandolo e fotografandolo nella vita privata proprio per trasmettere all’esterno l’immagine dell’uomo in famiglia.

Rispetto all’antisemitismo del Fuehrer non sarebbero d’altronde emerse, secondo quanto la stessa storica affermò in una vecchia intervista alla Sueddeutsche Zeitung, elementi in grado di poterne ricostruire un ipotetico punto di vista autonomo: «Assieme a Hitler era a caccia di traditori e si aspettava la fedeltà degli altri fino alla morte. Ma da questo non si deduce in modo diretto» una esplicita adesione all’antisemitismo, sostenne la biografa.

Che Eva Braun fosse antisemita è però scontato per gran parte degli storici del nazismo: «È chiaro - ha commentato uno di loro - che condivise senza riserve la visione di Hitler». E con questa, intrinsecamente, il feroce «odio per gli ebrei».


Quando Hitler si alzava nella notte per addentare la torta del Fuehrer” 

La Stampa   30/04/2014
francesco semprini

Il racconto di Elisabeth Kalhammer, una delle cameriere a servizio al Berghof, in Baviera, nel 1943. “Quello che succedeva lì dentro doveva rimanere segreto, le punizioni per chi parlava troppo erano severissime”

 

Non è chiaro se sapesse quali piani avesse veramente in mente il suo datore di lavoro quando accettò quell’offerta per un posto da collaboratrice domestica, nello chalet bavarese di Adolf Hitler. Era il 1943 e la Seconda guerra mondiale era nel pieno del suo svolgimento. Il Fuehrer e alcuni più stretti collaboratori trascorrevano gran parte del tempo in quella villa tra le montagne nei pressi di Berchtesgaden, da lì seguivano l’evolversi sui vari fronti e impartivano ordini agli strateghi militari. Elisabeth Kalhammer, rispose all’annuncio perché «di lavoro ce n’era assai poco, e la guerra infuriava».

Dopo i dovuti controlli da parte delle SS, compresa una perquisizione a casa per allontanare ogni sospetto di propaganda anti-nazista, Elisabeth prende servizio allo chalet assieme a un’altra ventina di colleghe. Oltre a prendersi cura della casa, dovevano anche servire Hitler e i suoi tanto ospiti, tra cui Benito Mussolini. I mesi al servizio del Fuhrer vengono raccontati in un’intervista che la donna, oggi 89 enne, ha rilasciato al giornale austriaco Salzburger Nachrichten. «La prima regola era fondamentale: quello che accadeva a Berghof rimaneva a Berghof».

Il personale che violava questo primo comandamento era sottoposto a punizioni severe. Dalle parole della Kalhammer, emerge un quadro assai curioso di Hitler, come ad esempio, le sue sortite notturne in cucina per addentare una fetta della «torta del Fuehrer», un dolce a base di mele, nocciole e uva passa, che non doveva mai mancare. Non scendeva dal letto prima delle due di pomeriggio, anche quando i suoi generali tentarono di svegliarlo per avvertirlo che era in corso lo sbarco in Normandia.

Come regalo di Natale, la servitù riceveva gomitoli di lana, così potevano confezionare calzini per le truppe al fronte. Infine il personale dello chalet doveva salutare Eva Braun con un «Salve, misericordiosa signora». Spesso Kalhammer e le altre ragazze del personale avevano una serata libera che trascorrevano nel cinema privato di Hitler, dove Eva Braun amava guardare i filmati di propaganda interpretati dall’ex attrice Marika Roekk. Elisabeth da parte sua aveva una simpatia per la donna del Fuehrer che descriveva come una signora elegante:

«Era sempre molto carina con me». Anche se l’umore nella casa di montagna divenne assai pesante dopo l’attentato ad Hitler del luglio 1944, da allora fu un declino continuo. Questi i ricordi raccontati dalla 89 enne ex governante del Fuehrer, tanti altri rimarranno nel segreto della sua riservatezza. La stessa che forse le impone di ricordare (o raccontare) la parte buona di quella esperienza: «Che lui abbia ordinato cose tanto terribili non potevo immaginarlo, e anche ora preferisco ricordare la parte piacevole della sua personalità».