giovedì 24 dicembre 2015

Un magistrato la arresta l'altro la rimette in libertà

- Gio, 24/12/2015 - 16:43

Rai, la tassa per pagare TeleMatteo


Perché a ogni vigilia di Natale c’è “Una poltrona per due” su Italia 1

La Stampa


Dal 1997 il film è andato in onda il 24 dicembre per 11 volte. E gli spettatori non sono stufi
  
 

Non è Natale senza… oddio, in realtà non c’è una cosa che rappresenti l’essenza del Natale senza creare contrasti, da panettone contro pandoro a presepe contro albero. Sono davvero poche le cose che mettono d’accordo quasi tutti e tra queste ce n’è una particolarmente cara al pubblico della televisione: la sera della vigilia con Una poltrona per due su Italia1.

La commedia, una rivisitazione moderna della fiaba del ricco (l’uomo d’affari Dan Aykroyd) e il povero (il senzatetto Eddie Murphy) ambientata a Philadelphia, è un appuntamento fisso di tutte le vigilie. E quando diciamo tutte intendiamo davvero tutte. Negli ultimi 18 anni, la pellicola di culto con Eddie Murphy e Dan Aykroyd è stato il film della vigilia per 11 volte. E gli altri 7 anni si è guadagnato la sera del 25 dicembre (come la prima volta, nel 1997) o serate vicine, come il 23 e il 26. E pensare che non è neanche un film natalizio: nelle sale americane, tanto per capirci, uscì l’8 giugno del 1983. Ma ormai, a modo suo, è diventato un simbolo del Natale. Ma come mai tutto questo successo?

«Scegliere sempre lo stesso titolo è un’intuizione che ho ereditato da chi mi ha preceduto - spiega la direttrice di Italia 1, Laura Casarotto - ma credo che funzioni perché a Natale vogliamo sentirci raccontare sempre la stessa storia: ai bambini si parla di Babbo Natale e anche i più grandi vogliono la loro storia». A spingere il canale verso una programmazione “tradizionalista”, poi, c’è di sicuro anche una ragione economica: costa molto meno mandare in onda un classicone, al posto di spendere per i diritti di qualche nuovo titolo.


Ma in tv si chiudono i programmi dopo una sola puntata se gli ascolti vanno male, quindi non bastano i costi contenuti per spiegare la scelta di Italia 1. Nonostante il film sia sempre lo stesso da anni, infatti, il gradimento rimane alto: l’anno scorso il film è stato visto da 1 milione e 845 mila spettatori (10.23% di share) e nel 2013 da 2 milioni e 354 mila (11.87%). Quasi il doppio, pur facendo le debite proporzioni legate alle fasce orarie, della media di ascolti del canale, che nell’ultimo anno si è fermata al 5,99% di share. Agli ascolti si aggiunge il fenomeno di costume: su Facebook c’è addirittura una pagina con più di 3000 fan che si ritrovano per commentare in diretta l’evento.

Così, anno dopo anno, Dan Aykroyd perde il lavoro come sempre, Eddie Murphy viene proiettato dalla strada al mondo dell’alta finanza e dopo mille peripezie tutto si conclude con un happy end, ma non prima che uno dei due protagonisti si ubriachi e cerchi di suicidarsi con addosso un abito da Babbo Natale: «È una contro-favola - continua Casarotto - con un lieto fine ma tanti elementi comici e dissacranti, come il resto della nostra programmazione natalizia, che comincia con il Grinch e finisce con i Gremlins». Insomma, niente vischio e buonismo: il pubblico preferisce i cari, vecchi, anni ’80




Morto Tonino Accolla, voce e (risata) di Eddie Murphy e Homer Simpson

La Stampa
14/07/2013

Attore e doppiatore, aveva 64 anni

 
 Foto: www.antoniogenna.net

Mitica voce (e risata) di Eddie Murphy, Mickey Rourke, Kenneth Branagh, di Homer Simpson e di innumerevoli altri celebri personaggi, grande direttore di doppiaggio (da Titanic a Braveheart ai maggiori successi degli ultimi 30 anni) nonché attore teatrale e televisivo: è morto oggi a Roma, al Policlinico Gemelli dopo una lunga malattia, Tonino Accolla.

Originario di Siracusa, 64 anni, era noto al grande pubblico per aver doppiato Eddie Murphy in quasi tutta la filmografia del comico afroamericano. Il connubio con l’attore, però, si è interrotto con il film Tower Heist - Colpo ad alto livello del 2011. Accolla viene sostituito da Sandro Acerbo e Eddie Murphy perderà (in Italia) il suo marchio di fabbrica: la sua celebre risata. Tra i personaggi a cui ha prestato la sua voce, va ricordato anche Homer nella versione italiana dei Simpson. Nella stessa serie tv animata è stato direttore del doppiaggio della maggior parte degli episodi trasmessi in Italia.

Ma il suo successo è dovuto anche al doppiaggio di molte tra le star hollywoodiane più in voga: da Tom Hanks a Mickey Rourke, da Hugh Grant a Jim Carrey, passando per Ben Stiller, Tim Curry e Gary Oldman (Leon e Il quinto elemento), nonché il personaggio Timo’n nei film d’animazione della serie “Il Re Leone” e Mike nel film “Monsters & Co”. Ha inoltre prestato la sua voce a Mushu nel film “Mulan 2” del 2004. È stato direttore del doppiaggio di vari film fra cui Borat, Hot Shots!, Il Silenzio degli Innocenti, BraveHeart, Crush, Titanic e Avatar. Tra i tanti riconoscimenti ricevuti nella carriera anche il Nastro d’argento per il miglior doppiaggio eseguito nel 1991 per la parte dell’attore Kenneth Branagh nell’Enrico V.

Zio della doppiatrice Natalia Accolla, lascia un figlio, Lorenzo, che ha seguito le orme paterne e anche lui oggi è doppiatore.

Ok alla manovra: vale più di 35 miliardi. Dalla casa al canone tv, ecco cosa cambia

La Stampa




Il governo incassa la fiducia al Senato. Il premier Renzi: “Adesso giù le tasse”

 Detto fatto: la legge di stabilità andava approvata entro le feste e ieri il governo come previsto ha posto la fiducia sul testo licenziato domenica dalla Camera. Fiducia scontata, 162 sì, 125 no e zero astenuti, e partita chiusa. La stabilità è legge (comprese le norme del salva-banche). Vale ben 35,4 miliardi, col deficit Pil che va al 2,4% e nelle intenzioni del governo dovrebbe accelerare la nostra ripresa e, tra l’altro, servire a creare un altro milione di posti di lavoro stabili. Soprattutto al Sud dove vengono concentrati ben 7 degli 11 miliardi di nuovi investimenti in opere pubbliche. «Dalla Rai al collegato ambientale, alla legge di Stabilità, tutto in un giorno: che produttività questo Parlamento! - commenta soddisfatto Renzi -. Adesso giù le tasse». Ecco in sintesi le misure principali.

Clausole di salvaguardia  
Azzerati gli aumenti dell’Iva e delle accise che sarebbero dovuti scattare all’inizio del 2016 per un totale di 16,8 miliardi.

Tasi e Imu  
Viene abolita definitivamente la Tasi sugli immobili adibiti ad abitazione principale (ad esclusione di case di particolare pregio, ville e castelli), che interessano circa l’80% delle famiglie. Lo sgravio complessivo ammonta a circa 3,5 miliardi. Si elimina poi anche l’Imu sui terreni agricoli e sui macchinari d’impresa «imbullonati». Sugli immobili locati a canone concordato i proprietari verseranno Imu e Tasi ridotta del 25%.

Ires e Irap
Rinviato al 2017 il taglio al 24% dell’Ires, dal 2016 è azzerata l’Irap per agricoltura e pesca.

Canone Rai  
Si riduce da 113,500 euro a 100 euro e si paga a rate con la bolletta elettrica.

Accertamenti fiscali
Sono allungati di un anno i termini per l’accertamento dell’Iva e delle imposte sui redditi.

Denaro contante  
Il tetto per l’uso dei contanti sale a 3000 euro, resta però a mille per i pagamenti effettuati dalla Pa come le pensioni.

Bonus ristrutturazioni  
Per favorire il rilancio del comparto costruzioni prorogate le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni immobiliari (detrazione del 50%) e finalizzate al risparmio energetico (65%).

Superammortamento
Le spese per rinnovare i beni strumentali delle aziende potranno godere di una deduzione pari al 140% del valore.

Mezzogiorno  
Per aiutare ancora di più le imprese del Sud arriva un credito d’imposta per l’acquisto di nuovi beni strumentali valido sino a tutto il 2019. La misura, che vale 617 milioni all’anno, è differenziata in relazione alle dimensioni aziendali: 20% per le piccole imprese, 15% per le medie imprese, 10% per le grandi imprese. Il tetto massimo per ciascun progetto di investimento agevolabile è di 1,5 milioni per le piccole imprese, di 5 per le medie imprese e di 15 per le grandi.

Investimenti  
La clausola di flessibilità sugli investimenti consentirà di attivare 11 miliardi di nuova spesa, di cui 7 al Sud.

Sgravi sulle assunzioni  
Gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato vengono prorogati in forma ridotta anche per il 2016, varranno al massimo 3200 per occupato per un periodo di due anni. A queste misure si affiancherà la detassazione del salario di produttività per favorire i contratti di secondo livello.

Pensioni  
Arrivano nuove tutele per alcune fasce di soggetti prossimi al pensionamento in condizioni di disoccupazione. In particolare si prevede una settima salvaguardia a favore della quota residua di «esodati» e viene prorogata l’«Opzione donna» a favore delle lavoratrici che intendono lasciare il lavoro con 35 anni di contributi. Arriva poi il part time per i lavoratori vicini al pensionamento per agevolare il ricambio generazionale.

No-tax area  
Per i pensionati viene anticipato al 2016 l’innalzamento della soglia di reddito al di sotto della quale non si paga Irpef: per gli ultra 75enni sale da 7750 a 8000 euro, sotto i 75 anni passa da 7500 a 7750.

Tutela lavoratori
Prorogata al 2016 l’indennità di disoccupazione riservata ai cococo e i lavoratori a progetto iscritti alla gestione separata Inps, il cosiddetto Dis-coll.

Infanzia
Estese al 2016 le misure di congedo di paternità e il riconoscimento di voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting.

Sicurezza  
Stanziati 300 milioni per l’ammodernamento di strumentazioni e attrezzature dei comparti difesa e sicurezza e per gli investimenti volti ad adeguare le capacità di contrasto al terrorismo. Altri 150 milioni vanno a rafforzare la cyber security. A polizia e forze armate viene poi esteso il bonus da 80 euro. In parallelo vengono stanziati 500 milioni per programmi di riqualificazione urbana.

Sanità e medici
Il Fondo sanitario nel 2016 non andrà oltre quota 111 miliardi. Via libera all’assunzione di 6mila medici e infermieri con contratti flessibili, poi concorso destinato per il 50% ai precari.

Cultura  
Sbloccati a favore dei Comuni 500 milioni per interventi di edilizia scolastica. Ai giovani che nel 2016 compiono 18 anni viene assegnata una carta elettronica (valore 500 euro) per musei, teatri, cinema e mostre.

Carta famiglia
Arriva una carta sconti destinata alle famiglie con almeno tre figli minori a carico. Consente l’accesso a sconti o tariffe agevolate per l’acquisto di beni e servizi e può essere utilizzata anche per costituire gruppi di acquisto o per usufruire di biglietti o abbonamenti familiari. Per il piano povertà sono stati invece stanziati 600 milioni.

Ti lascio, ma poi ritorno da te. Perché è così difficile abbandonare Facebook?

La Stampa


Una ricerca individua quattro principali motivi alla base del fenomeno chiamato «social media reversion»

 

Avete mai pensato di abbandonare Facebook? A volte, si passa dalle parole ai fatti e qualcuno decide anche di cancellare il proprio account ed eliminare il proprio profilo. Poi, però, non si resiste alla forza di attrazione del social network e si torna sui propri passi iscrivendosi nuovamente.

Ma perché è così difficile staccarsi da Facebook? Cerca di spiegarlo una indagine dei ricercatori della Cornell University che individua quattro principali motivi alla base del fenomeno chiamato “social media reversion”. Eric Baumer, Shion Guha, Emily Quan, David Mimno, e Geri K. Gay nella loro ricerca pubblicata online su Social Media + Society hanno esaminato i dati forniti dall’associazione no-profit Just che nel 2014 ha lanciato sul sito 99daysoffreedom.com una campagna per l’astensione volontaria da Facebook.

Le persone, oltre 40.000, che hanno aderito all’iniziativa, prendendo l’impegno di lasciare il social network di Mark Zuckerberg per 99 giorni, sono state invitate contemporaneamente a sottoporsi ad un sondaggio. Le risposte dei partecipanti sono state raccolte via email dal team di Just che ha riscontrato casi di mancato rispetto della promessa stabilita, e di cedimento alla tentazione di tornare su Facebook. Le informazioni su questo segmento di utenza, su cui si concentra lo studio della Cornell University, sono state successivamente trasmesse in modo anonimo, previo consenso degli interessati.

Dal materiale analizzato emerge il ricorrere di una serie di fattori, quattro i più comuni, che influenzano la decisione dei singoli. In primo luogo, è più facile che si verifichi una marcia indietro quando gli individui sentono di avere una dipendenza o percepiscono lo stare sul social network come un’attività che rientra nelle loro abitudini. Privacy e sorveglianza hanno anch’esse una importanza nell’orientare le scelte. Pertanto, quando si pensa che la propria attività sia oggetto di monitoraggio è più improbabile il ritorno su Facebook. Mentre le probabilità aumentano quando la piattaforma social è utilizzata per l’impression management, vale a dire da chi è interessato a gestire l’impressione che suscita negli altri.

Lo stato d’animo, allo stesso modo, rappresenta un aspetto che influisce sul comportamento. Più si sta meglio nel momento in cui si è abbandonato Facebook meno probabile è che si capovolga la decisione di starne fuori. Secondo i ricercatori, infine, il fatto di utilizzare altri social network come Twitter fa diminuire le probabilità di accedere di nuovo alla piattaforma di Mark Zuckerberg.

Gli utenti che sono inclusi in questa categoria dimostrano, tuttavia, anche una maggiore consapevolezza del ruolo della tecnologia e del suo impatto sulla vita sociale. Sono diversi, quindi, gli esempi di quelli che non disdegnano alla fine di rientrare su Facebook assumendo però una condotta più responsabile e riflessiva. Che implica una modifica del loro atteggiamento disinstallando l’app sul cellulare e riducendo il numero di amici o il tempo passato sulla piattaforma.

Noi arabi-israeliani in prima linea per i luoghi sacri di Gerusalemme”

La Stampa


Il leader del Movimento islamico condannato a undici mesi di carcere: «Ci ispiriamo a Erdogan, non all’Isis. L’occupazione israeliana deve finire»

 

Jalabya chiara, barba ben curata, voce determinata e l’Islam politico di Erdogan come modello per i palestinesi: il pericolo pubblico numero 1 di Israele ci accoglie sotto la «tenda della solidarietà» dove aspetta di essere arrestato. Sheik Raed Salah Abu Shakra è nemico di Israele da quando il governo di Benjamin Netanyahu ha messo al bando il suo Movimento islamico del Nord imputandogli di essere un mandante delle violenze palestinesi iniziate da settembre, incentrate sul la mobilitazione «in difesa della moschea di Al Aqsa».

La tenda sorge sul piazza le del mercato di Umm El Fahem, la seconda città arabo-israeliana per numero di abi tanti, della quale è stato più volte sindaco. Donne con il chador, giovani in jeans e uomini di mezza età sorseggiando tè lo aspettano per rendergli omaggio. Raed Salah saluta tutti, uno per uno, chiedendo notizie su matrimoni di parenti, arresti di conoscenti e situazioni famigliari.
Umm El Fahem era una roccaforte del partito comunista arabo-israeliano fino a quando il suo movimento non vinse le elezioni municipali, nel 1989, e da allora l’identificazione fra gli abitanti e lo «Sheik» non ha fatto che rafforzarsi. La certezza della detenzione imminente - 11 mesi per «incitamento all’odio» - è attesa con la tranquillità di chi ritiene di avere la Storia dalla propria parte.

È stato condannato per aver incitato gli arabi, palestinesi ed israeliani, alla rivolta violenta. Corrisponde a verità?  
«La moschea di Al Aqsa è violata quotidianamente dagli ebrei, soldati e civili. Ci sono dozzine di gruppi ebraici che vogliono costruire il Terzo Tempio sulle rovine di Al Aqsa, il dovere dei musulmani, di ogni Paese, è di impedirlo. In qualsiasi maniera».

Sulla Spianata del le moschee vi sono in particolare gruppi di donne che sfidano, in ogni modo, i soldati israeliani. Che ruolo hanno le donne nell’Intifada per Al Aqsa?
«Le donne sono mogli, madri e sorelle di vittime e di detenuti. Sono loro a conoscere il dolore dell’occupazione israeliana e sono loro a battersi, più di altri, per Al Aqsa. Dalia Hijazi Tamra è una leader di questi gruppi femminili».

Nel mondo dell’Islam politico vi sono più posizioni in contrasto fra loro: dai Fratelli Musulmani e Isis, dalla Turchia di Erdogan all’Arabia Saudita dei wahhabiti. A chi si sente più vicino?
«Il Movimento islamico aiuta chi ha bisogno, si occupa di scuole e beneficenza, va incontro ai poveri,agli oppressi. Tutto ciò ci accomuna alla Fratellanza musulmana e il successo del partito di Erdogan alle elezioni in Turchia testimonia quanto tale approccio abbia radici profonde in quel grande Paese. Siamo invece contrari alla violenza perpetrata da Isis, che non ci appartiene».

Lei è un cittadino arabo israeliano, espressione di un Movimento di musulmani che vivono dentro i confini di Israele. Che tipo di rapporto vuole costruire con lo Stato ebraico?  
«Noi siamo palestinesi del 1948, ovvero dei territori che vennero occupati allora. Siamo a favore della fine dell’occupazione».

Intende dire l’occupazione di Cisgiordania e Gaza o si riferisce ai territori di Israele dentro i confini pre-1967?
«L’occupazione è una sola, deve finire, per restituire la terra a chi ci ha sempre abitato e non è venuto da Vienna, Parigi o New York. Anche il mio arresto è un frutto dell’illegalità dell’occupazione».

Perché?  
«Perché è stata applicata nei miei confronti, in maniera arbitraria, una legge di emergenza risalente al Mandato britannico. Sono azioni illegali, come lo è la decisione degli israeliani di mettere al bando 17 organizzazioni del Movimento islamico che garantiscono servizi sociali a oltre mezzo milione di persone. Ci hanno dichiarato guerra».

Qual è la sua ricetta per battersi contro «l’occupazione israeliana»?  
«Quanto è stato tentato finora è servito a poco. Yasser Arafat siglò per Al Fatah accordi di pace con Israele ed è stato ucciso. Ahmed Yassin, leader di Hamas, era per la resistenza armata ed è stato ucciso. L’orizzonte da seguire è l’Islam. L’affermazione di un movimento islamico per unire tutti i musulmani, andando incontro ai loro bisogni e ostacolando i comuni nemici».

Dunque non più nazionalismo palestinese ma Islam politico?  
«Islam politico significa anche convivenza con i cristiani, altro elemento che ci distingue da Isis».

È un modello che potrà affermarsi nei Territori dell’Autorità nazionale palestinese?  
«Certo, a patto che potranno tenersi libere elezioni».

Fra pochi giorni entrerà in una prigione israeliana e vi resterà almeno 11 mesi. Con quale spirito entrerà in cella?
«Sfrutterò la detenzione per pensare, scrivere, riflettere e pregare per il bene del Movimento islamico. E poi farò ciò che più mi piace: disegnare».

Abu Omar: Mattarella grazia Medero e Seld

repubblica.it

Il presidente della Repubblica ha firmato tre decreti, due dei quali riguardano due ex agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. L'ultimo decreto è per Massimo Romani, condannato per detenzione di sostanze stupefacenti

 Abu Omar: Mattarella grazia Medero e Seldon Lady

 ROMA - Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi ha firmato tre decreti di concessione di grazia. Due riguardano Betnie Medero e Robert Seldon Lady, gli ex agenti della Cia coinvolti nel sequestro dell'imam Abu Omar. I due - ricorda la nota del Quirinale - sono stati condannati, in concorso tra loro e con altre ventiquattro persone, per il reato di sequestro di persona, avvenuto a Milano nel febbraio del 2003.

Nel caso di Medero, il provvedimento riguarda la pena ancora da espiare (tre anni di reclusione), estesa anche alla pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per Seldon Lady, condannato a nove anni di reclusione, la grazia riduce la pena di due anni.

Gesto 'simbolico'.
La grazia per i due americani è più che altro un gesto simbolico: nel processo sul sequestro di Abu Omar, infatti, erano stati condannati solo i cittadini americani poiché gli italiani si erano potuti avvalere del segreto di Stato concesso dai governi italiani. Inoltre, nessuno dei cittadini americani condannati per il sequestro, in totale 26, si trova attualmente nel nostro Paese, avendo tutti già da tempo raggiunto gli Stati Uniti.

All'epoca dei fatti, Betnie Medero svolgeva solo funzioni di segreteria, mentre Seldon Lady era il vice capo della Cia in Italia:  quest'ultimo è stato condannato a una pena superiore a quella del suo capo Jeff Castelli a cui era stata comminata una pena di 7 anni. Nella decisione della grazia, spiega una nota del Colle, si è voluto adeguare la pena inflitta alla gravità delle responsabilità nell'organizzazione del sequestro. Il Quirinale ha anche valutato il fatto che durante l'amministrazione Obama si è interrotta completamente la pratica dei rapimenti, pratica giudicata dall'Italia incompatibile con le regole dello stato di diritto. Già nel 2013, tra l'altro, Giorgio Napolitano concesse la grazia a Joseph Romano, colonnello americano coinvolto anch'esso nel caso Abu Omar.

Per Romani, il decreto concede la grazia totale della pena ancora da espiare, relativa alla condanna ad anni trenta di reclusione, inflittagli dopo il riconoscimento, da parte della Corte di appello, della sentenza thailandese di condanna alla pena di quaranta anni di reclusione (ridotti a trenta in Italia), per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'esecuzione della pena è in corso dal 17 aprile 2008, dapprima in Thailandia e dall'agosto 2014 in Italia.

Le tappe del caso Omar


17 febbraio 2003
: scompare Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, imam egiziano della moschea di viale Jenner a Milano. La moglie ne denuncia subito il sequestro. Anni dopo, in una memoria scritta, lui stesso descriverà l'accaduto. "Camminavo a piedi da casa mia (?) e davanti a un giardino pubblico ho visto una Fiat rossa. L'autista veniva verso di me di corsa. Ha tirato fuori una tessera: sono della polizia (...) Un furgone bianco si è fermato vicino al marciapiede. Non ho capito niente, ho visto solo che due persone mi sollevavano di peso (...) Mi hanno legato piedi e mani, tremavo per le botte e dalla mia bocca è uscita schiuma bianca". Abu Omar, su cui la Procura di Milano stava indagando per il ruolo in organizzazioni fondamentaliste islamiche, viene portato alla base di Aviano e poi trasferito in Egitto.

24 giugno 2005: prende corpo l'idea che il blitz sia stato ideato dai vertici del Sismi e da un gruppo di agenti della Cia, per i quali vengono spiccati 13 ordini di arresto (saliranno poi a 26). Più volte i giudici chiederanno l'estradizione dei cittadini statunitensi.

5 luglio 2006: viene arrestato Marco Mancini, capo del controspionaggio militare, con l'accusa di concorso in sequestro di persona; con lui il funzionario del Sismi Gustavo Pignero. Dieci giorni dopo vengono liberati. Il direttore del Sismi Nicolò Pollari viene iscritto nel registro degli indagati.

16 febbraio 2007: il gup Caterina Interlandi manda a processo Pollari, Mancini e altre 32 persone, tra cui 26 agenti della Cia. Patteggiano il maresciallo dei Ros Luciano Pironi e il giornalista Renato Farina.

18 aprile 2007: la Corte Costituzionale dichiara ammissibili i ricorsi del Governo per violazione del segreto di Stato da parte della Procura di Milano; stesso giudizio a settembre al ricorso della stessa Procura sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della presidenza del Consiglio. Il 18 giugno e di nuovo il 31 ottobre il giudice Oscar Magi sospende il processo.

12 marzo 2008: i pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici accusano il governo di "ambiguità e incertezza" sul nodo del segreto di Stato. Romano Prodi afferma che fu Berlusconi a porre il segreto nel 2004 e di averlo confermato al passaggio delle consegne.

11 marzo 2009: la Consulta accoglie in parte il ricorso del governo, affermando che la Procura di Milano ha violato il segreto di Stato. Il giudice Oscar Magi mandare avanti ugualmente il processo.

27 maggio 2009: Pollari in aula si dichiara "totalmente estraneo" e afferma che della verità "sono perfettamente a conoscenza le autorità di governo".

30 settembre 2009: i pm chiedono 13 anni per Pollari e per l'ex capo della Cia in Italia, Jeff Castelli; 10 anni per Mancini, pene tra 10 e 13 anni per i 26 agenti della Cia.

4 novembre 2009: Pollari e Mancini vengono prosciolti in primo grado in virtù del segreto di Stato. Condanne tra 5 e 8 anni per gli agenti della Cia; condannati anche gli ex 007 Luciano Seno e Pio Pompa. Ad Abu Omar sarà riconosciuto un risarcimento di 1 milione di euro, 500 mila euro alla moglie.

29 ottobre 2010: il procuratore generale Piero De Petris chiede 12 anni in appello per Pollari e Castelli, 10 per Mancini, otto anni per gli altri agenti della Cia.

15 dicembre 2010: l'appello conferma il primo grado per Pollari e Mancini, che vengono dichiarati non giudicabili. Agli agenti della Cia vengono comminate pene tra i 7 e i 9 anni.

19 settembre 2012: la Cassazione stabilisce che Mancini e Pollari siano riprocessati. Il 12 febbraio 2013 vengono condannati rispettivamente a 9 e 10 anni. La Cassazione si pronuncerà il 16 dicembre. 


22 novembre: parte il processo che vede Abu Omar imputato. La Procura di Milano chiede per Abu Omar una condanna a 6 anni e 8 mesi.