mercoledì 23 dicembre 2015

Il Parlamento va in vacanza: 20 giorni di ferie

La Camera e il Senato chiudono i battenti per le vacanze natalizie: si riapre lunedì 12 gennaio. Maxi ferie per i politici
 


Con il via libera dell’Aula al collegato ambientale, la Camera dei deputati chiude i battenti per le vacanze natalizie e riaprirà lunedì 11 gennaio.

I deputati resteranno in vacanza per 19 giorni consecutivi. Se si escludono i festivi, i sabati e le domeniche, i giorni complessivi di ferie, calendario alla mano, sono in tutto 10. Anche il Senato va in vacanza: ultimo round dei lavori dell’Aula oggi con il via libera definitivo alla legge di Stabilità e alla riforma Rai.

Poi, i senatori resteranno in vacanza fino al 12 gennaio, per un totale di 20 giorni, che si riducono a 11 se si conteggiano solo i giorni feriali. L’Aula di Montecitorio è convocata per lunedì 11 gennaio alle ore 11, con all’ordine del giorno la discussione generale sul decreto Ilva (voto finale previsto il 13 gennaio) e il voto finale sulle Riforme costituzionali. L’Assemblea di palazzo Madama riprenderà i lavori martedì 12 gennaio, nel pomeriggio, con le nuove norme sugli appalti. Insomma i parlamentari hanno deciso di prendersi una maxi pausa per le festività natalizie. Si resta a casa fino all'11 gennaio.

Un privilegio che milioni di italiani che lavorano non potranno avere. In più, va detto, che questo non è proprio il periodo per concedersi una pausa lunga. Chissà come l'avranno presa i risparmiatori che hanno protestato oggi contro il governo e contro quella maggioranza che li ha lasciati con le tasche vuote.

Il padre separato: “Così da dodici anni inseguo mia figlia”

La Stampa


“Decisioni del giudice ignorate, ma nessuno mi aiuta”

 

 Trecentocinquanta chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. Ogni sabato mattina un uomo di 76 anni parte da Roma, raggiunge Termoli, si sistema in un appartamento e aspetta che il campanello suoni. Non capita spesso, anzi, il più delle volte è un’attesa vana e straziante, ma quando succede dietro la porta c’è sua figlia. «È l’attimo più bello della settimana. Ma dura solo un’ora. Poi me la portano via». Da quasi tredici anni Sergio Lombardo vive per inseguire una figlia che quasi mai riesce a vedere. 

«Ho fuso tre auto a furia di viaggiare, ho avuto due incidenti, ma queste sono sciocchezze. Quel che conta è che mia figlia ed io insieme stiamo bene, le poche volte che ce lo permettono». Anche oggi si metterà in viaggio: il tribunale di Larino ha fissato un’udienza, a due giorni dal Natale, per decidere se autorizzare la ragazza - che ha 14 anni - a trasferirsi a Roma per frequentare la prima superiore. Peccato che la scuola sia cominciata a settembre e non ci sia più niente da decidere: Lombardo aveva presentato ricorso urgente a giugno, serviva una risposta entro l’estate, invece il giudice ha convocato le parti il 23 dicembre. 

LA BUROCRAZIA  
Sergio Lombardo è un pittore famoso, ha esposto a Tokyo e New York, al Centre Pompidou di Parigi e alla Biennale di Venezia. È professore emerito all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2003 conduce una battaglia estenuante contro una burocrazia che pare un muro di gomma, nonostante l’Europa abbia riconosciuto le sue ragioni. Sua figlia aveva due anni, quando la mamma è scappata da Roma portandola con sé a Termoli, dai parenti. Lombardo ha cominciato i suoi viaggi in Molise, senza saltare una settimana. 


«A volte stavo due giorni per niente. Mi dicevano che era fuori città, che non potevano portarmela. Per un anno e mezzo non l’ho vista. Ho fatto denuncia e non è cambiato niente. Allora per qualche settimana non sono più andato: hanno denunciato me». Con il suo avvocato, Giorgio Vaccaro, ha cominciato a scrivere ricorsi per vedersi riconoscere i suoi diritti di padre: si è rivolto ai tribunali, ai servizi sociali, «che sono l’occhio del giudice, ma se vedono strabico è finita». Risultati? «Mai una risposta».  

L’EX COMPAGNA  
Eppure la sua ex compagna è già stata condannata tre volte per non aver rispettato le decisioni dei tribunali. Anche l’Italia è stata condannata. Due anni fa la Corte europea per i diritti dell’uomo ha accolto il ricorso di Lombardo: «Le autorità giudiziarie nazionali non hanno adottato alcuna misura adeguata al fine di creare le condizioni necessarie all’effettivo esercizio del diritto di visita». Lo Stato l’ha dovuto risarcire. «L’ho vissuta come una liberazione: finalmente qualcuno mi ascoltava, qualcuno capiva la durezza degli abusi e delle ingiustizie che avevo subito». L’Europa ha capito, l’Italia no: ha pagato e tirato dritto come se nulla fosse. «Pare che con il mio ricorso abbia offeso giudici e servizi sociali». 


L’ORA D’ARIA  
Lombardo continua a farsi 700 chilometri ogni settimana per la sua ora d’aria (quando è fortunato). Sua figlia dovrebbe trascorrere un week end a Roma: mai successo. Dovrebbe passare con lui dieci giorni a luglio e dieci ad agosto: mai successo. «Vado a Termoli, sto lì e aspetto. Quando viene, l’aiuto a fare i compiti, qualche volta andiamo al mare; ma dopo poco sua madre torna a prenderla».
Ci sono paletti precisi, non vengono rispettati, ma va bene così. Del resto chi dovrebbe custodire le regole non sembra averle molto a cuore. «Qualche mese fa mia figlia ha detto di volersi iscrivere al liceo a Roma». Lombardo ha subito presentato un’istanza urgente al tribunale, essenziale per ottenere l’autorizzazione del giudice. 


Che ha fissato l’udienza oggi. «Uno Stato che si comporta così nei confronti di un uomo, infischiandosene di quel che dice un tribunale internazionale, è una barzelletta», riflette l’avvocato Vaccaro. Ma perché? «Glielo dico io: non c’è responsabilità diretta e questo legittima la più totale impunità e l’incuria nei confronti dei cittadini». Sergio Lombardo, invece, non molla: «Non voglio. Non posso. Chi torna indietro diventa colpevole: se smettessi di presentare ricorsi, di tartassare i tribunali penserebbero che non voglio più vedere mia figlia. Forse lo penserebbe anche lei: io invece voglio che sappia tutti gli sforzi che ho fatto per essere il padre che merita».

Oggi andrà a Larino comunque, anche se è inutile. È l’unica occasione per vederla prima di Natale. Forse.

Approvata la legge: vietato pignorare cani e gatti di casa

La Stampa



Da oggi, a seguito del voto definitivo della Camera dei deputati sul collegato ambientale alla legge di Stabilità, gli animali come cani, gatti, conigli ma anche cavalli e galline tenuti per affezione o compagnia, quindi non a scopi produttivi, non potranno più essere pignorati: un importante risultato, per il quale la Lav si è a lungo battuta.

L’associazione, infatti, lo chiedeva già nel 2008 nella sua proposta di legge a modifica del Codice civile, da cui - peraltro - sono già state adottate e riformate le norme in materia di soccorso stradale, con l’obbligo di prestare soccorso agli animali vittime di incidenti stradali e via libera alle ambulanze veterinarie (Legge dal 2010), e in materia di condominio, con il divieto di proibire la presenza di animali domestici nelle case (Legge dal 2012).

A queste importanti conquiste, il voto - ottenuto anche grazie alla recente mobilitazione telematica #giulezampe - aggiunge un ulteriore tassello per la tutela degli animali, il riconoscimento dei loro diritti e della loro soggettività giuridica. E si tratta anche di un importante riconoscimento alle battaglie condotte dalla Lav in questi anni, alla sempre crescente sensibilità degli italiani nei confronti degli animali (il 40% vive con animali domestici), e all’importanza della relazione affettiva che si instaura tra gli animali e le loro famiglie umane, aspetti sempre più caratterizzanti la nostra società, ai quali anche il Codice Civile sta lentamente ma progressivamente allineandosi.

“Gli animali, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona e da una consolidata giurisprudenza, sono esseri senzienti e non era più tollerabile che il nostro ordinamento giuridico potesse disporne l’allontanamento dalla loro famiglia, trattandoli al pari di un televisore o di un oggetto qualsiasi - dichiara la Lav -. Gli animali hanno una vita affettiva, relazionale ed emotiva: la separazione dalla loro famiglia è quindi vissuta come un vero abbandono che causa loro sofferenza psichica ed emotiva e ne provoca anche alle persone che li hanno accolti nel nucleo familiare. Il voto di oggi conferma la strada intrapresa dal Codice penale nel 2004, un tassello importante che, ci auguriamo, aprirà la strada al riconoscimento della soggettività giuridica degli animali, anche in altri e più estesi ambiti”.

Nello specifico, l’articolo 77 del disegno di legge in materia ambientale (per la promozione di misure di green economy - Collegato ambientale alla legge di stabilità 2014, che modifica all’articolo 514 del codice di procedura civile in materia di cose mobili assolutamente impignorabili) cancella dal nostro ordinamento giuridico la pignorabilità degli animali d’affezione o da compagnia, tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali e quelli impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli.

L’armatore Onorato: “Per salvare 20mila lavoratori italiani dico no ai marittimi stranieri a bordo”

La Stampa
nicola pinna

Parla il proprietario dei traghetti Moby e della Tirrenia che ha iniziato una guerra alle altre compagnie di navigazione sul tema assunzioni sulle rotte nazionali. Accusato di esser stato il regista del “caro prezzi” da e per la Sardegna annuncia sconti esagerati

 
 Vincenzo Onorato, proprietario dei traghetti Moby e del gruppo Tirrenia


L’accusa più grave che gli hanno mosso è quella di esser stato il regista del “caro traghetti”, di aver formato un cartello con gli altri armatori e di aver fatto schizzare alle stelle i prezzi dei biglietti. Vincenzo Onorato è davvero il “signore dei mari”: i traghetti Moby sono tutti suoi e da cinque mesi il suo gruppo si è comprato anche la Tirrenia. È al timone di 70 navi e gestisce un equipaggio formato da oltre 4 mila dipendenti. Sui collegamenti marittimi per la Sardegna decide più o meno tutto lui. Per la prossima stagione turistica, l’armatore napoletano, annuncia sconti esagerati e nel frattempo ha iniziato una guerra alle altre compagnie di navigazione. «Non è una questione di concorrenza, ma una questione etica: farò una battaglia senza tregua per impedire che venga approvata una norma che consenta di imbarcare i marittimi stranieri anche nelle rotte interne».

Cioè, non volete stranieri a bordo?  
«Se venissero pagati con gli stessi contratti degli italiani potremmo anche discuterne. Non vogliamo assolutamente che venga consentita l’assunzione di extracomunitari con contratti da fame, a 600 dollari al mese, come qualcuno sta già facendo. Al momento, sulle rotte nazionali non è possibile imbarcare personale extracomunitario ma la Confidarma sta facendo pressioni per ottenere una norma che liberalizzi tutto».

È una battaglia contro gli immigrati?
«No, semmai è una battaglia di civiltà per salvaguardare i lavoratori italiani. I 20 mila che rischierebbero di essere licenziati. In tanti anni abbiamo formato una classe di marittimi che sono considerati tra i migliori al mondo. Abbiamo il dovere di salvaguardare questo patrimonio».

Chi è che vuole a bordo personale extracomunitario?
«Per esempio la compagnia Grimaldi, il cui armatore è anche presidente di Confidarma. Nella loro nave che va da Genova a Barcellona, per esempio, ci sono 90 stranieri su 112 marittimi».

State cercando di deviare l’attenzione dal problema delle tariffe carissime?
«No, stiamo affrontando anche questa questione. La riduzione del prezzo del carburante ci consentirà di abbassare i prezzi per la prossima stagione. I turisti che verranno in Sardegna potranno prenotare viaggio e soggiorno ottenendo uno sconto del quaranta per cento. Per i sardi, non solo residenti ma anche nativi, ci sarà una tariffa stracciata da 14 euro».

Vi accusano di aver provocato la crisi del turismo con le tariffe troppo alte.
«Le novità per la prossima stagione sono un impegno concreto. Alla Regione chiederemo di eliminare le tasse portuali perché altrimenti non ha senso che riduciamo il costo del biglietto».

Si continuerà a viaggiare sulle vecchie carrette?
«Le navi della Tirrenia sono già state rinnovate nel corso degli ultimi anni. E noi continueremo a migliorare il servizio. Per esempio utilizzando solo prodotti locali per i nostri ristoranti di bordo. Poi ci saranno anche nuove assunzioni».

La storia di Karim: l’operaio che investe il suo Tfr per diventare imprenditore agricolo in Senegal

La Stampa

Dopo 14 anni passati a lavorare in linea all’Electrolux, il 45enne ha salutato i suoi colleghi. Tornerà nel suo Paese di origine e dalla sua famiglia. Intende assumere almeno 6 persone

 

Dopo 14 anni passati a lavorare in una linea di pre-montaggio alla Electrolux, oggi ha timbrato per l’ultima volta il cartellino. Camara Karim, 45 anni, ha deciso di tornare in Senegal. Grazie all’incentivo di 50 mila euro per la mobilità volontaria e al Tfr, ha acquistato le macchine agricole per fare quello che sogna: coltivare la terra nel suo Paese di origine. Le idee sono chiare: intende assumere almeno sei persone, che potrebbero diventare 15 nelle stagioni del raccolto.

Una storia di integrazione che arriva dal Nordest d’Italia. Dalla Marca Trevigiana. C’entra la crisi dell’anno scorso del colosso svedese (che ha permesso a Karim di chiedere l’esodo volontario). E c’entra l’amicizia con Fabrizio, contadino di Noale (Venezia) che gli ha insegnato come utilizzare i macchinari agricoli (trattori, frese, sarchiatrice, aratri e quant’altro serve). Macchinari di seconda mano che spedirà con container nel suo Paese, dove rimontati saranno strumenti per un’agricoltura meccanizzata. Fabrizio lo aiuterà anche dopo in caso di rotture spedendo i pezzi di ricambio in quel pezzo d’Africa.

Camara Karim è arrivato in Italia nel 2000. Prima ha fatto l’ambulante di fortuna a Milano. Poi l’arrivo nel Trevigiano, negli stabilimenti Electrolux. Ha moglie e quattro figli, dai cinque ai 24 anni, tutti rimasti in Senegal. Con i risparmi ottenuti dal suo stipendio da operaio ha potuto acquistare in Senegal un appezzamento agricolo che si è ingrandito fino a raggiungere i 40 ettari, con tanto di stalla e allevamento di vacche da latte.

Molti amici dal Nordest hanno giurato che andranno a trovarlo nei suoi campi dove Karim coltiverà riso, ortaggi, frumento al mango: frutti della terra che venderà nella vicina città di Kedougou. Anche lui ha fatto una promessa ai colleghi: spera di continuare a frequentare l’Italia. Questa volta da imprenditore.