lunedì 30 novembre 2015

Cos’è la banda ultralarga?

La Stampa
a cura di luca indemini 15/01/2013



È partito a Kansas City l’esperimento di Google Fiber, la nuova connessione a banda ultralarga fornita dal colosso di Mountain View. In che cosa consiste?

Gli abitanti di Kansas City sono gli unici al mondo a poter navigare alla velocità teorica di 1 Giga al secondo (Gbps), ossia 1.000 Mega, e reale di almeno 700 Mbps. Per rendere l’idea, fino a ora la versione più potente della tradizionale connessione Internet Adsl era di 10, al massimo 20, Mega per secondo. Volendo fornire qualche esempio concreto, la banda ultralarga permette di scaricare in cinque minuti un film in qualità Dvd, ed in mezz’ora in qualità BluRay.

Quali sono i costi del servizio?
Il prezzo iniziale di attivazione è di 300 dollari, per navigare a 1 Gbps si aggiunge un canone mensile di 70 dollari, ma per chi non fosse interessato alla nuova banda ultralarga, Google offre gratuitamente, per i prossimi sette anni, la tradizionale connessione a 5 Mega.

Perché il colosso dei motori di ricerca si è lanciato in questa nuova avventura?
Google assicura di non avere intenzione di trasformarsi in un Internet Service Provider: l’intento è di incoraggiare e stimolare gli operatori a fornire connessioni a velocità sempre più elevate.

Quali sono i vantaggi dell’ultrainternet?
La possibilità di navigare a 1 Gbps da un lato cambierà l’intrattenimento e lo svago online (Tv via Internet e gaming), dall’altro avrà un grande impatto sulle aziende e sulle start up. L’ultrainternet permette di maneggiare con maggior facilità grandi file e di eliminare i problemi di buffering, tipici dei video online, delle videoconferenze e delle reti ad alta intensità di attività. Grazie a questa innovazione la città del blues si candida a diventare nuovo polo di attrazione per le start up e per le nuove aziende legate all’high-tech. Tanto che si comincia a parlare di Silicon Prairie (la prateria del silicio), in contrapposizione alla più celebre Silicon Valley. 

Qual è la velocità massima di navigazione mai realizzata?
Nel 2011 i ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con i colleghi del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio interuniversitario per le telecomunicazioni, in partnership con Ericsson, hanno messo a punto il primo sistema al mondo che funziona a 448 Giga al secondo. Ma si tratta esclusivamente di un sistema sperimentale.

Quali sono i Paesi in cui Internet viaggia più veloce?
Negli Stati Uniti le municipalità di Chicago e Seattle si stanno attivando attraverso partnership pubblico-private per portare ai loro cittadini la banda ultralarga (almeno superiore ai 30 Mbps). I Paesi più avanzati a livello globale sono Corea del Sud e Giappone, dove la banda ultralarga raggiunge il 100% della popolazione; l’Australia sta adottando un piano di conversione a livello nazionale. In Europa sono i Paesi del Nord (Islanda, Olanda, Paesi Scandinavi) a vantare le velocità più elevate concentrate nei centri urbani, mentre in Gran Bretagna gli operatori privati hanno avviato ambiziosi piani di investimento, anche qui però legati solo alle aree più remunerative.

A che punto siamo in Italia?
Al momento la connessione più veloce è quella offerta da Fastweb (100 Megabit al secondo), che promette entro il 2014 banda ultralarga al 20% di famiglie e imprese. Dal canto suo Telecom ha attivato da dicembre scorso gli abbonamenti per le Vdls2 (30 Megabit in download e 3 Megabit in upload) a Roma, Torino e Napoli; le città coinvolte diventeranno 100 entro il 2014. Sempre sul finire del 2012, i due operatori hanno annunciato un’alleanza volta a diffondere una tecnologia in grado di far viaggiare i collegamenti da un minimo di 30 Megabit al secondo sino ad un massimo di 60-80 Mbps.

Cosa prevede l’Agenda Digitale?
Sulla scia delle disposizioni contenute nell’Agenda digitale europea (estensione a tutti i cittadini Ue dell’accesso a Internet a una velocità superiore ai 30 Mbps e a 100 Mbps per almeno metà della popolazione europea), l’Italia vara un piano ambizioso a lunga scadenza: portare una connessione ultra-veloce (dai 30 Mbps in su) entro il 2015 a tutte le regioni che aderiranno al progetto (al momento sono Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata, Sardegna e Molise).

Ci sono esempi o progetti virtuosi a livello italiano?
In Trentino Alto Adige, il Cedis, il Consorzio elettrico di Storo, ha avviato un progetto di realizzazione di una rete in fibra locale che garantisce una navigazione a 100 Mbps in un territorio penalizzato da un pesante ritardo tecnologico. La Provincia di Trento sta inoltre avviando un piano per la diffusione della banda larga a tutti i suoi comuni. In Piemonte è particolarmente attivo il Comune di Settimo Torinese, che vuole portare la banda larga a tutti i suoi cittadini; mentre il Consorzio Top-IX sta lavorando con la Regione Piemonte per creare delle piccole «Silicon Prairie» nel territorio di Bra, Alba e Fossano, e nell’Eporediese, con epicentro a Ivrea.

Internet veloce, burocrazia lenta

La Stampa
massimo russo

Per posare 10 chilometri di fibra servono 23 permessi: impossibile rispettare gli impegni per copertura della banda ultralarga per tutta la popolazione. E a sorpresa Calabria e Campania sono più avanti rispetto alle regioni del Nord



La banda ultralarga in Italia cammina all’esasperante lentezza di 23 permessi ogni 10 chilometri di fibra ottica posata. Vale a dire un’autorizzazione ogni 432 metri di cavo. Sì perché, nonostante il piano che prevede fondi strutturali (2,1 miliardi), finanziamenti del governo (circa cinque), investimenti privati (altri cinque), c’è da fare i conti con la burocrazia, che mette i bastoni tra le ruote ai lavori. Il che aiuta a spiegare come mai l’Italia sia al 25esimo posto nell’Europa a 28 dell’indice I-Com sulla banda larga, avanti solo a Bulgaria, Grecia e Romania.

La missione impossibile
A questo ritmo - anche ammesso che gli operatori accelerino - è impossibile rispettare gli impegni di Europa 2020, ovvero la copertura con collegamenti maggiori ai 30 megabit per tutta la popolazione e superiori ai 100 per almeno la metà dei cittadini. Una fotografia poco lusinghiera, che riserva molte sorprese: tra le regioni più virtuose - grazie al piano Euro Sud e ai bandi Infratel - per una volta troviamo il Mezzogiorno, con Calabria e Campania che negli ultimi mesi sono cresciute in modo significativo. Al contrario, languono sia il Nordest, con Veneto, Friuli e Trentino, sia il Nord Ovest con Piemonte e Val d’Aosta. In tutte queste regioni il numero di case raggiunte dal servizio è inferiore alla media nazionale.

Procedure complesse
La tecnica utilizzata per la posa di questi cavi si chiama minitrincea. L’impatto sulla strada è contenuto: un buco del diametro di una decina di centimetri, profondo circa 40. Nel giro di qualche ora si scava, si posano le canalette con la fibra e si chiude tutto, ripristinando il manto danneggiato. Un sistema molto diverso dai lavori tradizionali. Per questo motivo due anni fa, con il cosiddetto regolamento scavi, si è semplificata radicalmente la procedura.

Ma, poiché non ci sono sanzioni, i comuni non applicano il regolamento e domandano agli operatori la stessa documentazione necessaria per la posa dei tubi di gas e fognature. Sommate Anas, vari uffici comunali, Arpa, Asl, enti provinciali, privati, e arrivate a 23 permessi. Con un’aggravante. Per tutelarsi da possibili danni, le amministrazioni chiedono agli operatori fidejussioni che possono arrivare fino a 4 milioni di euro per 10 chilometri. Garanzie che - una volta svolti i lavori - non vengono sbloccate, trasformandosi così in pesanti fardelli finanziari. 

La situazione è a macchia di leopardo. Nella stessa regione, la Puglia, ci sono comuni come Parabita, in provincia di Lecce, che hanno concesso subito le autorizzazioni e hanno messo a disposizione degli operatori le tubature già esistenti per la posa. Altri, come San Severo, in provincia di Foggia, dove l’iter burocratico è stato sfiancante. Lo stesso si può dire per le regioni. In Calabria in due mesi è stato stilato un accordo di programma, e i lavori in nove mesi sono stati completati.

In Puglia, invece, sei mesi di discussioni non sono stati nemmeno sufficienti per arrivare a un’intesa. Tutto ciò si traduce in costi - alla fine i ritardi possono pesare sui lavori per il 50 per cento del valore totale dell’opera - e nell’impossibilità per imprese e famiglie di disporre di un servizio essenziale. Oggi la Calabria, secondo le stime I-Com, è la regione italiana più cablata, con il 64% delle case e quasi la metà dei comuni raggiunto dalla banda ultralarga. Al contrario la Puglia è al 26% delle abitazioni e al 4,7 dei comuni. Gli obiettivi 2020 restano lontani. 

«Bisogno di semplicità»
«Abbiamo un gran bisogno di semplicità», spiega Dina Ravera, presidente di Asstel, l’associazione di categoria di Confindustria che rappresenta gli operatori. «Significa da una parte favorire con una serie di semplificazioni normative le opere d’infrastrutturazione, dall’altra far sapere a cittadini e imprese quali vantaggi e benefici potranno trarre dalle nuove reti. Occorre fugare il rischio che la burocratizzazione soffochi lo sviluppo, e introdurre nel sistema strumenti facili e convincenti per accelerare e incoraggiare la “conversione al digitale” di cittadini e imprese».