mercoledì 25 novembre 2015

Anna Frank e la famiglia vennero respinti dagli Usa

Ivan Francese - Mer, 25/11/2015 - 17:41

L'autrice del celebre Diario fece domanda di asilo negli Stati Uniti ma venne respinta a causa della guerra. Finendo condannata ai campi di concentramento nazisti

Anna Frank e la sua famiglia avrebbero potuto sopravvivere all'Olocausto, se solo gli Stati Uniti avessero concesso loro il visto d'ingresso.



L'autrice del celeberrimo Diario e i suoi parenti avrebbero potuto evitare la deportazione e la morte nei campi di concentramento, stabilendosi a Boston. Nel 1941 il padre di Anna, Otto, iniziò le pratiche per il rilascio del visto per sé e per la famiglia, ma le pratiche vennero annullate dopo l'entrata in guerra di Giappone, Italia e Germania contro gli Usa.

A gettare luce su questa vicenda è stata una ricerca del 2007 condotta dall'Institute for Jewish Research, ripresa ieri dal Washington Post, che sottolinea le affinità tra la vicenda dei Frank e degli altri ebrei in fuga dall'Europa nazista e quella dei migranti che oggi scappano dalle guerre.

""Gli sforzi di Otto Frank per tentare di portare la famiglia negli Stati Uniti si scontrarono con le politiche di immigrazione restrittive imposte per proteggere la sicurezza nazionale e contro l'afflusso di stranieri durante la guerra - scrisse nel 2007 il professore di storia americana, Richard Breitman, dopo aver scoperto i documenti, una ottantina di pagine, che raccontano l'odissea della famiglia.

Il governo americano stava rendendo più difficile per gli stranieri entrare nel Paese mentre i nazisti stavano complicando l'uscita dall'Europa". Anna Frank morì con la sorella e la madre nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, ammalandosi di tifo. Se fosse viva, oggi avrebbe 77 anni.

Nel paese dove le tasse si pagano con il lavoro

La Stampa
cinzia bovio

Invorio, nel Novarese primo comune col “baratto amministrativo”. Adesso ha preparato un vademecum per spiegare tutte le regole


Dario Piola, sindaco di Invorio

«Buongiorno, c’è il sindaco? Cerchiamo informazioni per applicare il baratto amministrativo». Preso a modello e subissato da centinaia di chiamate da ogni parte della Penisola, il Comune di Invorio si è attrezzato. Ha preparato il «pacchetto Baratto», con il primo regolamento varato in Italia e le delibere del caso, da spedire ai Comuni interessati. Invorio, piccolo centro di 4.500 abitanti nella provincia di Novara, è stato il primo Comune italiano a utilizzare lo strumento previsto dal decreto «Sblocca Italia» approvato esattamente un anno fa.

La legge di riferimento è la numero 164 del 2014. All’articolo 24 prevede, per i contribuenti che non possono permettersi di pagare le imposte, «misure di agevolazione della partecipazione nelle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio». Tradotto dal burocratese: chi non può pagare le tasse comunali può barattarle con lavori al verde pubblico e all’arredo urbano. Le imposte vengono cancellate in cambio di cestini svuotati e di strade più pulite. 

I CINQUE PIONIERI
Gli apripista sono cinque cittadini di Invorio che hanno già assolto o stanno portando a termine lo «scambio». Ogni ora di manodopera vale 7,50 euro. I lavori svolti? Svuotare i cestini pubblici, controllare i sacchetti della raccolta differenziata porta a porta, restaurare la fontana del paese e contribuire alla manutenzione del verde. In quattro mesi dall’approvazione del regolamento, il Comune ha già pubblicato due bandi per la ricerca dei candidati da «arruolare». Tra i requisiti richiesti, un indicatore Isee non superiore a 8.500 che dimostri l’incapacità di versare le imposte. Altra restrizione: il baratto è ammesso solo per le imposte dell’anno in corso. 

Il sindaco Dario Piola non aveva precedenti a cui ispirarsi, ma l’occasione suggerita dal decreto era troppo allettante per tirarsi indietro: «L’abbiamo colta provocatoriamente – ammette - visti i continui tagli a cui sono sottoposti i Comuni, in difficoltà anche nell’affidare piccoli lavori». Ora Invorio è un esempio: «Sono arrivate centinaia di mail e di telefonate, anche da capoluoghi grandi come Milano. E così ci siamo organizzati: abbiamo preparato un “pacchetto baratto”, un vademecum pronto da inviare ai Comuni che ci contattano». 

Il sindaco viene continuamente intervistato e richiesto per convegni e tavole rotonde. «Mi hanno invitato anche a Salerno - racconta -. Ci fanno tante domande perché la questione è complessa. Oltre all’Isee, bisogna prevedere l’eventuale formazione e soprattutto le assicurazioni. Inoltre, gli interventi devono essere limitati: non possono compromettere la concorrenza, ovvero il regolare ricorso alle gare d’appalto». Il regolamento è molto preciso sul tipo di opere affidabili: «I lavori devono essere solo sul verde pubblico e sull’arredo urbano».

IL FABBRO
“Cancellata e fontana riparate così non devo versare la Tari”



UBEBOC
(Gaetano Muratore, il fabbro ha sistemato la cancellata del Comune e la fontana in cambio della cartella della Tari)

«Sono stufo di maturare debiti con Equitalia». Gaetano Muratore, 56 anni, è un fabbro. Come artigiano lamenta le difficoltà della categoria tra saldi che tardano ad arrivare e rincorse al ribasso sui prezzi tra colleghi considerata la crisi generale: «Tempo fa, ho realizzato il cancello e la fontana del municipio. Adesso curerò la manutenzione necessaria: in questo modo non dovrò versare 80 euro al Comune, cioè l’importo della Tari, la tassa dei rifiuti». La cancellata e le altre opere in ferro battuto ormai necessitavano di interventi di riparazione. Il Comune li ha barattati con la Tari del fabbro del paese: «Mi sembra un’ottima opportunità – sottolinea Murtore – peccato non si possa applicare anche sulle tasse degli anni precedenti». 

L’EX OPERAIO
“Controllo i sacchetti della raccolta differenziata”



UBEBOC
(Fausto Iulita, pagherà i 38 euro della tassa rifiuti controllando che la raccolta differenziata sia corretta)

«Voglio sentirmi utile». Fausto Iulita, 54 anni, è un ex operaio dell’azienda tessile «Bemberg» di Gozzano chiusa ormai da qualche anno. Disoccupato, ha già svolto lavori socialmente utili durante la mobilità, fino allo scorso luglio. Ora non vuole restare a casa con le mani in mano. Questa settimana si darà da fare: «Dovrei pagare 38 euro di tassa sui rifiuti per l’anno in corso». Iulita ha letto il bando e ha presentato la sua domanda in municipio: «Ho chiesto e ottenuto di barattare la cifra della Tari dovuta con cinque ore di lavoro per il Comune». E così ha iniziato lunedì: «Fino a venerdì, controllerò i sacchetti della raccolta differenziata: verificherò che i rifiuti del servizio porta a porta siano stati separati correttamente negli appositi sacchi». 

L’EX MURATORE
“Ho curato cestini e pulito strade per evitare di avere debiti”



UBEBOC
(Carmelo Melluso, l’ex muratore ha aderito al «baratto amministrativo»)

È stato il primo cittadino in Italia a potere contare sul «Baratto amministrativo»: «Ho chiesto al sindaco come potermi sdebitare. Poi è arrivata quella legge». Carmelo Melluso, 62 anni, ha lavorato come muratore fino a cinque anni fa. Poi è subentrata una patologia respiratoria che non gli ha più permesso di continuare a svolgere il suo mestiere di sempre. Come lui, anche altri inquilini morosi incolpevoli delle case popolari di Invorio hanno chiesto al sindaco di potersi sdebitare con qualche lavoretto. E anche per rispondere alla «dignità di queste richieste», sottolinea il sindaco Piola, è partito il progetto. 

Ad avviarlo è stato Melluso: «Ho lavorato quest’estate per quattro ore al giorno: ho svuotato i cestini e pulito le strade nel centro del paese. In questo modo, sono riuscito a coprire l’importo dovuto, poche centinaia di euro che però mi pesavano». 

Ecco i finti profughi con passaporti siriani

Fausto Biloslavo - Mer, 25/11/2015 - 08:27

Almeno due terroristi kamikaze di Parigi hanno utilizzato dei passaporti siriani spacciandosi come rifugiati, con false generalità, per attraversare l'Europa e arrivare sugli obiettivi partendo dal Califfato.Le autorità tedesche denunciano che circa il 30% dei profughi usano passaporti siriani comprati al mercato nero, ma in realtà sono spesso afghani, iracheni, kosovari o nord africani che puntano ad ottenere l'asilo politico concesso ai rifugiati in fuga dalla guerra.



Il business dei passaporti che garantiscono l'asilo o un passaggio sicuro per i terroristi è fiorente: un documento del genere vale dai 1500 ai 2000 dollari. E spesso i passaporti sono originali sequestrati dai ribelli nelle città conquistate in Siria con tanto di timbri governativi.In Puglia sono passati la scorsa estate due dei tre terroristi coinvolti nell'attacco alla Francia transitati dall'Italia compreso il super ricercato, Salah Abdeslam con i suoi documenti non essendo all'epoca ancora nelle liste dei «catturandi»..

Il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, non ha escluso che altri terroristi siano arrivati nel Salento confusi fra i migranti. Sicuramente negli ultimi giorni sono stati arrestati all'aeroporto di Ciampino e Orio al Serio 4 siriani, sospettati di legami con il Califfato, che cercavano di raggiungere Malta con passaporti falsi. Accanto ai resti di uno dei kamikaze di Parigi è stato rinvenuto un passaporto siriano intestato ad Ahmad al-Mohammad.

Il 3 ottobre era passato per la Grecia come rifugiato lasciando le sue impronte digitali, poi in Serbia ed infine in Croazia dove si sono perse le tracce. Nelle ultime ore il procuratore di Parigi, François Molins, ha parlato di un secondo kamikaze, che avrebbe viaggiato spacciandosi per profugo siriano con un falso passaporto. Il primo ministro, Manuel Valls, ha detto che forse i terroristi hanno sfruttato la crisi dei rifugiati ed il caos per infiltrarsi in Francia.

Tobias Plate, portavoce del ministero dell'Interno tedesco, aveva rivelato fin dal 25 settembre, che sui 527mila rifugiati accolti in Germania il 30% non arrivava realmente dalla Siria. Iraniani, pachistani, egiziani, somali, kosovari hanno comprato sul mercato nero passaporti siriani per ottenere l'asilo. Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, l'agenzia europea delle frontiere, ha confermato che «persone con passaporti falsi siriani acquistati in Turchia sembrano provenire dal Nord Africa e avere il profilo di migranti economici». Molti sono, al contrario, siriani doc, che non hanno documenti.

O che non possono venire in Europa con le loro vere generalità, come i terroristi di Parigi.In Turchia i prezzi per un passaporto siriano si sono impennati dai 1500 dollari ai 2000 attuali. Uno dei trafficanti di documenti più famoso è il siriano Malik al Behar, probabilmente un nome falso, conosciuto come «il re delle onde» perché riesce a far passare chiunque. In alcuni casi gli stessi militari o funzionari siriani vendono ai trafficanti le etichette per i documenti per poche centinaia di dollari.

Solo quest'anno risultano rubati in Siria tremila passaporti siriani originali, ma cittadine come Azaz strappate al controllo governativo si sono rivelate una miniera d'oro. Nel locale ufficio passaporti sono finiti intatti nelle mani dei ribelli i documenti non compilati, la stamperia ed i timbri.Anche Raqqa, capitale siriana del Califfato, sarebbe una fucina di documenti veri con generalità false per infiltrare terroristi in Europa. FBil

La gravità. “È ancora così misteriosa che ci vorrebbe un nuovo Einstein”

La Stampa
gabriele beccaria

“Da Lhc a Lisa, non bastano i maxi-test. Proviamo un salto concettuale”


Einstein è scomparso, la Relatività è in ottima salute e ci servirebbe un altro Einstein. Sembra strano, eppure, nonostante i fisici in circolazione (l’80-90% cento di tutti quelli esistiti nella storia), siamo andati a sbattere contro un muro, scientificamente parlando.

L’ha spiegato ieri Fernando Ferroni, presidente dell’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare, all’incontro «Il futuro della Relatività». Ma con il sorriso degli scienziati, convinti che non ci siano misteri che non possano essere svelati. «Einstein non ha osservato, ha pensato». E nell’era della Big Science - degli esperimenti giganteschi, come quello iconico di Lhc, l’acceleratore di particelle al Cern di Ginevra - la frase suona spiazzante. Prima dei test nei laboratori e degli scontri tra protoni - dice Ferroni - ci vuole il salto quantico dei neuroni. Ecco perché un nuovo Einstein ci farebbe comodo. Ma per scoprire cosa?

L’origine e la natura di qualcosa che sperimentiamo in continuazione, senza rendercene quasi conto: la gravità. Quella che - svelò Einstein - non è una forza, ma una realtà più sofisticata. Un «pezzo» dello spazio-tempo, nel quale i corpi si attraggono non perché si tirano l’un l’altro, ma perché la massa curva e deforma sia lo spazio sia il tempo, «obbligando» pianeti e stelle ai movimenti che conosciamo. Peccato che la spiegazione einsteniana lasci molti interrogativi irrisolti e, quindi, per la gioia dei fisici c’è ancora tanto lavoro da fare.

E allora da dove partire? «Se la gravità è intrecciata allo spazio-tempo, in un unico “oggetto”, il problema è che la meccanica quantistica con quelle equazioni di Einstein non c’entra proprio». Tradotto: non possediamo evidenze che lo spazio-tempo sia una realtà quantizzata e che la gravità sia quantizzabile, ma vediamo (e misuriamo) gli effetti della gravità stessa, per esempio quelli, tutto sommato deboli, nella quotidianità.

«Il punto - aggiunge Ferroni - è che l’intreccio si è verificato alle origini dell’Universo, quando lo spazio-tempo aveva le stesse dimensioni, minuscole, nelle quali la meccanica quantistica domina. Ma noi, oggi, non riusciamo a vedere le conseguenze dei suoi fenomeni, anche se li sfruttiamo, come succede con lo smartphone, mentre la gravità sa benissimo come rendersi visibile. Per esempio facendo ruotare la Terra intorno al Sole».

Ecco una frontiera aperta. «Si può pensare liberamente. C’è chi si spinge a ipotizzare anche 12 dimensioni. Se è vero che in fisica classica ciò che è vietato è vietato, nel mondo estremo dell’infinitamente piccolo molto è comunque permesso». All’interrogativo se saranno i super-acceleratori di particelle a svelare l’arcano Ferroni risponde di no.

«Con queste macchine raggiungiamo energie molto alte, risalendo indietro nel tempo. Però non arriviamo al momento in cui la gravità era una forza importante. Ci fermiamo a un miliardesimo di secondo dopo il Big Bang e a questo punto la gravità era già cambiata». I fisici traducono la soglia con un enigmatico «10 alla meno 30 secondi».

Che fare, quindi? Aggiunge Ferroni che non ci si deve disperare. «Einstein, lo ricordo, non ha risolto le sue equazioni partendo da dati sperimentali. La Relatività l’ha risolta pensandola. E confido in questa risorsa - il pensiero - per scavare nell’apparente dicotomia tra Relatività e meccanica quantistica. Una questione di cui, d’altra parte, lo stesso Einstein non è venuto a capo. La verità è che dalla sua epoca a oggi non abbiamo fatto nessun significativo progresso: siamo di fronte a un problema concettuale. Siamo, in poche parole, alla filosofia della scienza».

Nell’attesa di ideare una guida che ci accompagni nell’Universo, con un credibile modello di funzionamento, ci sono altri misteri che, invece, la Big Science è decisa ad affrontare a viso aperto. Come quello - sebbene su una scala diversa dalla joint venture Relatività&meccanica quantistica - della materia oscura. Due settimane fa è stato inaugurato nei Laboratori del Gran Sasso l’esperimento Xenon 1T, che - sottolinea Ferroni - «cerca la materia che costituisce all’incirca l’80% di quella del cosmo e che tuttavia non sappiamo cosa sia.

Di sicuro è figlia degli stessi meccanismi che hanno dato origine alle altre particelle e ci darà informazioni importanti. Quando l’avremo identificata, potremo stilare la carta d’identità di questo alieno e forse ricrearla in laboratorio». Intanto Lhc - il Large hadron collider - è ripartito e «cerca nuove particelle, al di là di quelle che conosciamo». Ecco un’ulteriore sfida, che potrebbe generare allo stesso tempo nuove risposte e nuove domande. «Il Modello Standard della fisica è completo. E quindi dovremo spiegare - con gli esperimenti Atlas e Cms - come e perché quelle eventuali particelle esistono, mettendo insieme una costruzione complementare».

Questo è il futuro prossimo, mentre è cronaca la partenza, il 2 dicembre, del satellite Lisa-Pathfinder. Sarà un test del test: metterà a punto l’high tech per l’osservatorio spaziale con cui catturare le onde gravitazionali, vale a dire le radiazioni (previste dalla Relatività) emesse da masse accelerate. «Ecco un altro problema che Einstein ci ha lasciato e che sarebbe straordinario risolvere nel centenario».
Le onde si intercettano con strumenti noti come interferometri. Qui, sulla Terra, ne esistono già e sono le mega-strutture Ligo e Virgo. Cercano un tipo particolare di quei segnali, figli di catastrofi cosmiche, tipo un buco nero che divora una stella o una supernova che collassa.

«Nello spazio, invece, dovrebbe essere possibile intercettare le onde degli inizi, quando - come dicevo - la gravità era accoppiata alla meccanica quantistica. E a quel punto cominceremo a capire. Sarà, finalmente, l’esperimento che ci dirà in che direzione andare per combinare Relatività e meccanica quantistica». In attesa di un nuovo Einstein.

La teoria della relatività di Einstein spiegata in 2 minuti

Censurata Oriana Fallaci per accontentare la sinistra

Maria Sorbi - Mer, 25/11/2015 - 08:41

Nel documento antiterrorismo da discutere oggi il Pd chiede al centrodestra di togliere il suo nome

La bandiera francese in mezzo a quella italiana e a quella europea. La scritta «Je suis Paris» sui monitor dell'aula.

E la Marsigliese intonata prima del minuto di silenzio. Il Consiglio regionale della Lombardia ricorda così le vittime degli attentati di Parigi. Ma il vero banco di prova per dire no al terrorismo è la seduta di oggi, in cui l'aula è chiamata a votare un ordine del giorno all'unanimità. In teoria. Sembra scontato che, da destra a sinistra, tutti i consiglieri condannino gli estremismi e la violenza dei fanatici. Eppure i punti interrogativi che pendono sul voto unanime sono parecchi. Uno su tutte: il tema moschee. E poi la censura dei libri di Oriana Fallaci nelle scuole.

Ieri pomeriggio è stato trovato un accordo nella maggioranza di centrodestra sulla bozza dell'ordine del giorno per cercare anche il consenso del Pd. In sostanza, resta l'invito al governo a prendere spunto a livello nazionale dalla legge lombarda che impone regole urbanistiche severe per l'apertura di nuovi luoghi di culto (in particolare le moschee), legge che è stata impugnata da Palazzo Chigi. Non è stata invece inserita la richiesta della Lega di diffondere nelle scuole i libri di Oriana Fallaci, ma sembra ci sia l'accordo politico di intitolare alla memoria della scrittrice una sala del Pirellone.

L'ordine del giorno del centrodestra invita anche a stanziare maggiori risorse finanziarie nel settore della sicurezza; a intensificare controlli sistematici e coordinati alle frontiere, a prevedere militari dell'esercito italiano nelle nostre città, a controllo dei luoghi ritenuti maggiormente a rischio di attentati. Sul nodo moschee c'è chi, come Ncd, vorrebbe discutere dell'argomento in un altro momento. E chi, come Fdi e Lega, vuole che la legge lombarda sui luoghi di culto sia trattata subito e riconosciuta come modello per un metodo di lavoro comune a livello nazionale.

«Se non sarà così - spiega Riccardo De Corato a nome di Fratelli d'Italia - allora non voterò. I documenti unitari non servono. Se sono trasversali a tutti vuol dire che non dicono nulla. Se entrano nel merito dei problemi allora non sono unitari». Più morbida la posizione di Luca Del Gobbo, capogruppo del Nuovo centro destra: «Se, di fronte a fatti come quelli di Parigi, non sappiamo dire un no unitario, allora capisco la gente che non va più a votare».

Se la versione dell'ordine del giorno risulterà troppo «estrema», il Pd presenterà una versione alternativa. I nodi da sciogliere non sono di poco contro. E non è scontato che venga rispettato l'appello del presidente Roberto Maroni che ha chiesto un «no unanime» al terrorismo. «Mi auguro - spiega il governatore - che al di là delle divergenze su alcuni punti, ci sia l'unità d'intenti di tutta l'assemblea e delle forze politiche qui rappresentate».

Per Maroni si tratta di «uno sforzo» per dare un segnale forte: «Le istituzioni rispondono al terrorismo con una voce unica». Durante il suo discorso di commemorazione, il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo fa appello a «all'unità» delle forze politiche. L'invito è a «non cadere nella trappola di pensare che tutti gli islamici siano terroristi, anche se non dobbiamo ignorare che oggi tutti i terroristi sono islamici».

Il sindaco multa il parroco per la benedizione ai caduti

Corriere della sera
Anna Campaniello

Sembra che a scatenare la disputa sia stata una cerimonia per i primi di novembre: 54 euro di verbale per mancata richiesta di occupazione del suolo pubblico



La benedizione del cippo ai caduti di Castiglione d’Intelvi mette l’uno contro l’altro il parroco, don Giovanni Meroni e il sindaco Carlo Gelpi. Una storia alla «don Camillo e Peppone» nel Comasco. Il sacerdote ha ricevuto nei giorni scorsi una multa da 54 euro per la mancata richiesta di occupazione del suolo pubblico. Il verbale è già nelle mani del legale Vittorio Rusconi, avvocato anche della Curia di Como, che contesta la nullità della notifica. A scatenare la disputa sembra sia stato un momento di preghiera sul piazzale antistante il monumento che ricorda i residenti di Castiglione morti in guerra. Una celebrazione in occasione della ricorrenza dei defunti, a inizio novembre.

Il parroco, don Giovanni Meroni (foto Cusa)
Il parroco, don Giovanni Meroni (foto Cusa)

Sembra, perché in realtà «il verbale di accertamento – come precisa Rusconi -, non spiega esattamente come e quando sarebbe stata fatta la violazione». Il verbale di accertamento emesso dal Comune contro il parroco contesta genericamente «la mancata richiesta di autorizzazione all’uso del suolo pubblico» e chiede al sacerdote di pagare 54 euro. La multa è datata 8 novembre. L’avvocato Vittorio Rusconi ha presentato una memoria difensiva e auspica l’archiviazione della pratica. «Diversamente – dice -, se il sacerdote riceverà un’ordinanza di ingiunzione di pagamento ci rivolgeremo al giudice di pace».

Il sindaco, Carlo  Gelpi (foto Cusa)
Il sindaco, Carlo Gelpi (foto Cusa)

L’episodio, a quanto pare, è stato soltanto l’ultimo di una lunga serie. Il sindaco Carlo Gelpi ha spiegato che la contravvenzione è stata «un segnale» dopo «ripetute violazioni delle regole da parte del sacerdote» in altre, precedenti occasioni. «Il primo che deve rispettare le regole è il sindaco il quale deve farle a sua volta rispettare - ha spiegato Gelpi -, ma anche chi svolge un ruolo pubblico dovrebbe sentirsi in dovere di fare altrettanto».

24 novembre 2015 | 17:51

L’ora di otium

La Stampa
massimo gramellini

La notizia che Renzi finanzierà le spese culturali dei diciottenni rischia di oscurare ingiustamente l’ultima iniziativa del suo ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, contenuta in un documento ufficiale che non lascia adito a dubbi: «È necessario creare all’interno dei programmi e dei curricoli un’ora di “otium”, di pensiero dedicata al dialogo e alla sociabilità civile; non un insegnamento trasmissivo e prescrittivo di valori astratti, ma un’ora di libertà europea dell’ascolto e della cittadinanza che dalla discussione delle convinzioni trovi le ragioni di un dialogo».

Un parlar chiaro che lo intenderebbe ognuno, per dirla con Manzoni, che nella tomba si starà esibendo in un paio di tuffi carpiati. L’unica parola che ho capito è «otium». E in effetti se c’è una cosa di cui avrebbero bisogno i ragazzi di oggi, strizzati tra mille impegni come dei manager in carriera, sarebbe un momento della giornata destinato al dolce far nulla. Ma la decrittazione del testo sanscrito-ministeriale sembra escludere che il governo intenda offrire ai giovani europei una tregua. Li vuole concentrati sulla sociabilità.

Che cosa sia la sociabilità, nessuno lo sa. Però è una di quelle formule perentorie che zittiscono l’interlocutore. C’è forse qualcuno che osa dirsi contrario alla sociabilità, all’ascolto, alla cittadinanza o - e qui la voce sale di tono e vibra di sdegno - al dialogo? Qualora poi a scuola, tra una sociabilità e l’altra, si trovasse anche il modo di insegnare a scrivere in un italiano concreto e comprensibile, se ne gioverebbe l’Europa intera o almeno la prosa dei futuri ministri dell’Istruzione.