sabato 14 novembre 2015

Mettiamo un burqa su tutta la nostra arte

Luca Nannipieri - Sab, 14/11/2015 - 08:20

Quasi due millenni di bellezza sono "religiosamente scorretti"

Allora copriamo anche tutte le cattedrali, le chiese, i tabernacoli, le abbazie, i cenacoli, le piccole edicole con le Madonne con bambino lungo le strade, copriamo i codici miniati e i manoscritti medievali, copriamo tutta l'arte e la letteratura italiana.

Copriamo tutto per non turbare chi non è cattolico. Se si va dietro alla scuola di Firenze che ha annullato la visita alla mostra di arte sacra, in corso a Palazzo Strozzi, perché «i crocifissi urtano le famiglie non cattoliche», allora ci serviranno chilometri e chilometri di teli neri. Per non offendere chi non si sente cristiano, dobbiamo coprire infatti 110 straordinarie cattedrali, quelle che ci fanno essere conosciuti nel mondo, quelle che inchiodano il nostro sguardo a Milano o Venezia ma anche in piccoli comuni come Cefalù o Altamura, dobbiamo coprire circa 34mila-36mila chiese, storiche e moderne, come la bellissima chiesa di Assisi o l'impareggiabile Certosa di Pavia.

Il grande telo nero lo dobbiamo mettere anche sopra gran parte dei 501 complessi monumentali che abbiamo, tra cui l'abbazia di Montecassino, in cui San Benedetto pose le basi dell'Europa, o il Pantheon a Roma perché, da tempio romano, è stato poi trasformato in chiesa e lì riposa l'incommensurabile Raffaello. Ma se si va fino in fondo, dobbiamo coprire anche buona parte dei 40mila palazzi e dimore storiche, perché in tutti loro c'è una cappella e gli affreschi che rivestono pareti e soffitti hanno chiarissimi richiami cristiani; e dobbiamo oscurare per le strade i crocicchi e i capitelli votivi con le immagini dei santi e della Vergine.

Anche nei 3850 musei italiani dobbiamo fare strage, perché, se si escludono i musei scientifici e d'arte contemporanea,, le altre collezioni, dagli Uffizi a Brera a quelli etnoantropologici, sono un'interminabile carrellata di immagini e rimandi cattolici. Dunque dobbiamo depennare i crocifissi e gli affreschi di Giotto e Cimabue, le Pietà e la Cappella Sistina di Michelangelo, le tele di Leonardo da Vinci o Mantegna o Caravaggio. Con il grande telo nero dobbiamo coprire poi i capolavori della letteratura, da Jacopone da Todi alla Divina Commedia, dai Promessi Sposi fino ai moderni Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori. Dobbiamo cioè entrare nelle circa 13.400 biblioteche e selezionare ciò che si salva dal non avere diretti riferimenti allo Spirito Santo.

Ma anche l'italiano va amputato. Quando si vede un diseredato, non possiamo più dire «è un povero cristo», dovremo più diplomaticamente dire «è un socialmente estraniato»; quando Renato Pozzetto nei suoi film, davanti a una bella femmina, esclama «eh, la Madonna!» dobbiamo doppiarlo e magari fargli dire «corbezzoli, signora!». Le farmacie non possono più essere contrassegnate da una croce che lampeggia; e i funerali con il prete e il carro funebre che portano il morto dalla chiesa al cimitero non vanno più bene perché turbano lo spazio pubblico; e da ultimo, visto che tutti finiamo stesi sottoterra, dobbiamo anche chiudere i camposanti: finora hanno accolto, senza troppo chiasso, chi è crepato pensandosi polvere e chi invece teneva un rosario tra le mani. Se seguiamo il religiosamente corretto, esporre croci sulle lapidi dei nostri morti sarà vietato per non urtare i non credenti.

Oriana Fallaci e quella profezia sull'Islam: "Parigi è persa"

Libero

Oriana Fallaci e quella profezia sull'Islam: "Parigi è persa"

"Parigi è persa: qui l'odio per gli infedeli, è sovrano e gli imam vogliono sovvertire le leggi laiche in favore della sharia". È una delle "profezie" più inquietanti e apocalittiche, di Oriana Fallaci. Subito dopo le nuove stragi a Parigi, su Facebook in molti hanno condiviso i passaggi più duri di alcuni tra i libri e i discorsi della giornalista toscana, fiera oppositrice (controcorrente) dell'Islam e delle sue pulsioni fanatiche e radicali, soprattutto dopo l'11 settembre 2001.

"Islam contro ragione" - "Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l'Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l'affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l'arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell'Avvenir è contro Ragione. E contro Ragione anche sperare che l'incendio si spenga da sé grazie a un temporale o a un miracolo della Madonna".

Il Corano e i cani infedeli - "Il Corano non mia zia Carolina che ci chiama «cani infedeli» cioè esseri inferiori poi dice che i cani infedeli puzzano come le scimmie e i cammelli e i maiali. È il Corano non mia zia Carolina che umilia le donne e predica la Guerra Santa, la Jihad. Leggetelo bene, quel «Mein Kampf», e qualunque sia la versione ne ricaverete le stesse conclusioni: tutto il male che i figli di Allah compiono contro di noi e contro sé stessi viene da quel libro. È scritto in quel libro".
La rabbia e l'orgoglio

La Guerra Santa - "Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè d'apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà.

All'annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci. Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri".

Da Boldrini a Chaouki, la sinistra buonista ora scopre il terrore islamista

Ivan Francese - Sab, 14/11/2015 - 00:48

Mogherini, Chaouki, Boldrini: tutti i maggiori esponenti della "sinistra buonista" condannano a una voce gli attentati di Parigi, esprimendo "sgomento" e rabbia"

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"Un attacco a tutta la democrazia": così il segretario di Sel Nichi Vendola sceglie di commentare, su Twitter, gli attentati terroristici che in queste ore stanno colpendo Parigi.

L'ex governatore pugliese ha espresso "vicinanza al popolo francese e ai cittadini di Parigi."
Ma è tutta la galassia della sinistra italiana a restare spiazzata e attonita dopo gli attacchi - molto probabilmente di matrice islamista - che stanno insanguinando la capitale francese.

"Gli assassini non intaccherano i principi di civiltà alla base della democrazia" fa eco a Vendola la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha espresso "cordoglio alle famiglie delle vittime."

"Siamo al fianco della Francia - prosegue la Boldrini - nella necessità di rispondere nel modo più fermo alla minaccia del terrorismo. Seguo anch'io con angoscia le notizie che arrivano da Parigi."
"Rabbia" è stata espressa dal deputato Pd di origine marocchina Khalid Chaouki: "Tanta rabbia. Una preghiera per le vittime di questi criminali. Un pensiero triste dedicato a ‪#‎Parigi‬", scrive su Facebook l'onorevole piddì.

Da Roma è intervenuto l'ex sindaco Ignazio Marino, che ha espresso vicinanza al primo cittadino della capitale francese Anne Hidalgo, che in passato aveva espresso apprezzamento per il suo operato.

Per l'Unione Europea ha parlato tra gli altri l'alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, che ha espresso "dolore e sgomento" per i fatti di Parigi, assicurando che l'Europa è con la Francia e con il suo popolo.

Piangere sul latte non pagato: “Dovrò dire a mio figlio di fare altro”

La Stampa
matteo borgetto

Cuneo, l’azienda Scotta: 43 anni di storia e due mutui. Il titolare: «Spiegatemi come possiamo andare avanti»


Pierantonio Scotta, a sinistra, insieme al padre Bartolomeo, nel 1972, anno di nascita dell’azienda agricola nel 1972

«C’è stato un periodo in cui siamo arrivati a 800 lire al litro. Bei tempi, quelli. Si lavorava con entusiasmo, voglia di crescere, fiducia nel futuro. L’ultima fattura pagata dalla Lactalis: 32,9 centesimi di euro al litro, cioè 600 lire, contro i 38 dei costi di produzione. E sono ancora fortunato: le mie mucche frisone fanno in media 40 litri di latte al giorno. Ne producessero 25, come buona parte dei medi allevamenti, la spesa salirebbe a 42 centesimi. Spiegatemi come si fa ad andare avanti».

Pierantonio Scotta è nato 56 anni fa in frazione Cervignasco di Saluzzo (Cuneo), dove il padre Bartolomeo ha fondato un’azienda agricola specializzata in allevamento. Prima bovini di razza piemontese, quindi il passaggio alla produzione di latte. Era il 1972 e Bartolomeo importò dal Canada cinque esemplari di frisona Holstein. Oggi sono 471, di cui 210 in lattazione, per una produzione annuale di 33.000 quintali di latte made in Cuneo. Ad affiancare Pierantonio, la moglie Vilma e la figlia Michela, che l’altro giorno ha protestato a Milano con i colleghi allevatori.

«Ci sarebbe anche mio figlio Marco, che sta finendo gli studi e vorrebbe inserirsi in azienda. In altre condizioni l’avrei accolto a braccia aperte, ma ora forse gli consiglierò altre strade - continua Scotta -. Il percorso che abbiamo fatto io e mio padre oggi è improponibile. Nessun giovane potrebbe partire da zero». E ritorna sui prezzi: «Ho saputo dell’offerta di un centesimo in più: una presa in giro. Ci pagano a malapena i costi di alimentazione degli animali, non considerano quelli per l’affitto dei terreni (triplicati negli ultimi dieci anni), ma soprattutto gli investimenti che bisogna fare per garantire il benessere animale. Se una mucca non sta bene, non produce latte.

Quindi servono stalle moderne, abbeveratoi a volontà, cuccette ben arieggiate, attrezzature - precisa -. Ho acceso due mutui, il primo nel 2001, l’ultimo nel 2011. Non riuscirò a pagare le rate a fine anno. Inoltre la burocrazia e i controlli ci stanno massacrando. Per contro, il 60% del latte trasformato in Italia arriva dall’estero, senza la tracciabilità che fa di quello italiano il migliore d’Europa». 
Per la difesa del made in Italy si stanno mobilitando i sindacati. «Lasciamo stare, quelli non fanno i nostri interessi - accusa Scotta -.

Se non era per i ragazzi del Comitato spontaneo, non si sarebbero mossi. Poi hanno visto la protesta crescere e per non rischiare di perdere le tessere, si sono aggregati. Avrei due domande per loro: perché il prezzo dei formaggi è sempre uguale, mentre quello del latte scende? E da questa disparità, chi ci guadagna: gli allevatori o le multinazionali? Di questo passo, il 30% dei nostri allevamenti è destinato a scomparire - conclude -. Molti di noi stanno facendo mutui per pagare i fornitori. Io non mollo: questa è la mia vita, ma non accetterò l’ennesima colletta ai disperati. Non vogliamo diventare ricchi, vogliamo soltanto sopravvivere».

Scusate il ritardo: Mozilla Firefox sbarca anche su iOS

La Repubblica
di MANOLO DE AGOSTINI *

Dopo mesi di sviluppo e un periodo di beta il popolare browser è disponibile al download per tutti gli utenti Apple

Scusate il ritardo: Mozilla Firefox sbarca anche su iOS

FIREFOX web browser per iOS è finalmente disponibile per tutti sull'App Store di Apple, scaricabile su iPhone, iPad e iPod Touch con sistema operativo iOS 8.2 o successivo. Nei mesi scorsi Mozilla ha cambiato politica riguardo l'ecosistema mobile di Apple, ritenuto troppo chiuso a causa delle regole ferree imposte dalla casa di Cupertino, che impediscono di usare tecnologie differenti dalle sue per sviluppare il browser al meglio. Apple usa infatti WebKit, mentre Mozilla sfrutta Gecko.

Purtroppo, o per fortuna, davanti a una Apple inflessibile è stata Mozilla a dover scendere a patti per inseguire i sempre più numerosi utenti iOS, usando WebKit per questa versione. Così a partire dal dicembre scorso, Mozilla ha iniziato a lavorare internamente a Firefox per iOS, pubblicando una prima versione in maggio, dedicata a un limitato gruppo di test. Una prima beta pubblica è arrivata a settembre e oggi finalmente Firefox è in versione finale, per tutti.

Mozilla arriva chiaramente in grandissimo ritardo e si scontra con Safari, browser preinstallato in iOS e soluzione di default per molte app, Google Chrome e le soluzioni di Opera. Firefox mobile supporta i Firefox Account, permettendo agli utenti di usufruire anche sui prodotti Apple dei preferiti, della cronologia di navigazione, delle schede e delle password presenti sulla versione desktop.

Mozilla spera che caratteristiche come la ricerca predittiva, la navigazione in incognito e un sistema di gestione delle schede visivo riescano a convincere nuovi utenti a passare a Firefox. La sfida della fondazione per rimanere rilevante nel panorama dei browser, sempre più affollato e ormai non più confinato ai computer, è senz'altro dura, ma come si dice in gergo "tentar non nuoce": perdere senza provarci sarebbe stato un delitto ancora più grave.

Da Mattarella grazia parziale a imprenditore che uccise ladro. Salvini: vince diritto a difendersi

La Repubblica

Era il 2006, nel bergamasco, quando Antonio Monella sparò a un 19enne che voleva rubargli il suv. Condannato a oltre 6 anni, si vede ridurre la pena di due anni. E con un residuo da scontare inferiore a tre anni sono possibili misure alternative al carcere. In cambio della grazia, Calderoli propose il ritiro degli emendamenti alla riforma costituzionale. E adesso il segretario leghista rivendica la vittoria

Da Mattarella grazia parziale a imprenditore che uccise ladro. Salvini: vince diritto a difendersi
Antonio Monella (ansa)

Antonio Monella, l'imprenditore edile di Arzago d'Adda (Bergamo) condannato a oltre sei anni di carcere per aver sparato e ucciso un giovane che voleva rubargli l'auto sotto casa, ha ottenuto una grazia parziale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la pena è stata ridotta di due anni e poiché il residuo di pena è inferiore a tre anni, il caso di Monella rientra ora nell'ambito di applicabilità dell'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 dell'Ordinamento penitenziario).

Era il 2006 quando Monella, 54 anni, uccise con un colpo di fucile Ervis Hoxha, un ragazzo albanese di 19 anni che stava tentando di rubargli un suv. Monella si era costituito e una volta condannato si era subito presentato in carcere a Bergamo. A marzo 2014 aveva chiesto la grazia al presidente Giorgio Napolitano che aveva avviato la pratica di esame della richiesta, accolta ora da Sergio Mattarella con la concessione di una grazia parziale.

Della vicenda di Monella la Lega aveva fatto una sorta di totem in nome del diritto all'autodifesa dei cittadini. Il senatore Calderoli aveva persino proposto lo scambio: il ritiro dei suoi emendamenti alla riforma costituzionale per la grazia all'imprenditore. Per questo, la notizia della grazia parziale è annunciata con toni trionfalistici da Matteo Salvini: è la "vittoria dei cittadini perbene, della Lega e del diritto di difendersi" scrive il segretario leghista in una nota. Mentre i presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato della Lega Nord, Massimiliano Fedriga e Gian Marco Centinaio lanciano il "monito" al Pd, quindi al governo: "Sostenga subito la nostra proposta di legge che chiede di superare l'eccesso di legittima difesa".

Il decreto di grazia parziale per Monella è stato firmato dal presidente Mattarella ai sensi dell'art. 87 comma 11 della Costituzione, tenendo conto del parere favorevole del ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria. Nella nota del Quirinale viene ricordato che "Monella è stato condannato in via definitiva alla pena di sei anni, due mesi e venti giorni di reclusione con sentenza della Corte di Assise di Appello di Brescia del 29 giugno 2012, confermata il 25 febbraio 2014, per il delitto di omicidio volontario".

Nel valutare la domanda di grazia presentata da Monella, il Capo dello Stato ha tenuto conto del comportamento positivo tenuto dal condannato durante la detenzione (iniziata l'8 settembre del 2014) e della circostanza che il percorso di educazione sino a ora compiuto potrebbe utilmente proseguire - se la competente Autorità Giudiziaria ne ravvisasse i presupposti - con l'applicazione di misure alternative al carcere.

L'avvocato Enrico Mastropietro, legale di Monella, ringrazia anche a nome del suo assistito "tutte le persone che si sono date da fare, indistintamente: sono stati davvero tutti bravi. Abbiamo fatto bene io e il collega Andrea Pezzotta a tenere un profilo basso e a non fare sparate sui giornali. Il presidente Mattarella si è dimostrato molto sensibile e un grande giurista". Mastropietro preannuncia che "ora potremo chiedere, e lo faremo,

l'affidamento ai Servizi sociali. Quella della grazia parziale era tra l'altro la nostra richiesta: non avevamo mai chiesto una grazia totale. E non abbiamo mai perso la speranza, in primis nemmeno lo stesso Monella, perché pensavamo che questa grazia sarebbe stata accolta"

Calderoli: "La grazia a un innocente e ritiro le modifiche alla riforma costituzionale"

La Repubblica
TOMMASO CIRIACO

Il vicepresidente del Senato offre un baratto: stop all'ostruzionismo in cambio della clemenza all'imprenditore bergamasco Monella, condannato perché uccise un ladro

Calderoli: "La grazia a un innocente e ritiro le modifiche alla riforma costituzionale"

ROMA - Quanto vale un colpo di spugna ai cinquecentomila emendamenti leghisti alla riforma costituzionale? La grazia di un imprenditore condannato per omicidio volontario, a sentire Roberto Calderoli. "La smetto con l'ostruzionismo - giura solennemente il vicepresidente del Senato - se il ministro Orlando trasmette gli atti per il provvedimento di clemenza a Mattarella".

Ma chi è il protagonista dello scambio proposto dal big leghista? La storia risale a quasi dieci anni fa. Il 6 settembre del 2006 alcuni ladri entrano nella villa del costruttore bergamasco Antonio Monella, ad Arzago D'Adda. Vogliono rubargli il Suv parcheggiato in cortile, lui spara e uccide il diciannovenne albanese Ervis Hoxa. Legittima difesa o volontà di ammazzare? Dopo anni di processi, arriva la condanna definitiva della Cassazione: sei anni e due mesi per omicidio volontario (escludendo però il dolo intenzionale).

L'imprenditore diventa presto un simbolo: sostengono la battaglia per la grazia la Lega e molti suoi concittadini. Si organizzano raccolte di firme, il legale di Monella inoltra la richiesta di un atto di clemenza. Stessa mossa di Matteo Salvini, a luglio: anche per il numero uno del Carroccio si è trattato di un caso di legittima difesa. E' a questo punto della storia che entra in gioco Calderoli, la mente del diluvio di emendamenti al ddl Boschi.

Senatore, ma che cosa c'entra la grazia a un condannato con la riforma? Nulla, a occhio.
"Non c'entra nulla. Però c'entra il fatto che Orlando fa parte di un governo impegnato nelle riforme. Il mio atteggiamento negativo rispetto al ddl costituzionale resta, non do certo il via libera a quel testo. Ritiro solo gli emendamenti in commissione, evito l'ostruzionismo. E dunque penso che sia interesse di Renzi e della Boschi esercitare pressione su Orlando affinché trasmetta a Mattarella la domanda. Anche perché non spetta al ministro decidere sulla grazia, ma al Presidente. Il ministero della Giustizia ha solo un ruolo istruttorio".

Ha già parlato con il premier di questa "offerta"?
"No, non ne ho parlato con lui".

C'è chi non capirà. Molla la battaglia per la Costituzione per il caso di un singolo. Un baratto?
"Nessun baratto, cedo solo sull'ostruzionismo. Restano quattro emendamenti, compreso quello sul Senato elettivo".

Insomma, è davvero disposto a rinunciare a quella valanga di proposte già depositate?
"Certo. Orlando avrebbe potuto dare il via libera alla pratica e finora non l'ha fatto, fermandola per quasi un anno. Voglio sperare che stavolta la cosa vada in porto. Io sto dietro a questa storia da settembre scorso, quando ancora c'era Napolitano. Poi è arrivato Mattarella. E l'iter al ministero non è ancora concluso!".

Calderoli, a dire il vero il ministro della Giustizia fa sapere che la pratica non è bloccata, ma bisogna attendere il parere del tribunale di sorveglianza, chiesto ai primi di agosto. Dopo, il ministro potrà fare le proprie valutazioni e inviare l'istruttoria al Colle, presumibilmente entro inizio settembre.
"Mi risulta che sia tutto pronto. E poi ricordiamoci che parliamo di uno che si è presentato spontaneamente in galera".

Perché cavalcate questa vicenda?
"È una battaglia di giustizia, non di politica. Monella si è difeso, magari ha ecceduto, però gli sono entrati in casa mentre c'erano moglie e figli. Io non so come reagirei, sinceramente. Per carità, ha sbagliato. Ma da un anno è in carcere. E ha anche risarcito le vittime".

Calderoli, per caso Monella è un suo amico o un militante leghista?
"Solo un bergamasco. Tutto questo non c'entra nulla con la politica"


Ecco perché Mattarella ha graziato l’imprenditore che ammazzò un ladro in giardino
La Stampa
ugo magri

Il presidente condona parte della condanna. Apprezzata la buona condotta, il Quirinale non sposa l’autodifesa illimitata

Il caso molto controverso di Antonio Monella, l’imprenditore di Arzago D’Adda da oltre un anno in carcere per avere sparato a un giovane ladro albanese, uccidendolo, su cui la Lega aveva montato una campagna di protesta in nome della libertà di difendersi, ha trovato ieri una soluzione con il provvedimento di grazia firmato dal Capo dello Stato. Monella potrà presto tornare a casa. Ma non si tratta di un via libera alla giustizia fai da te, una legittimazione di ronde, sceriffi e cittadini che impugnano le armi: prendere a fucilate dal balcone di casa i malviventi che tentavano di rubargli il suv, come fece l’imprenditore nel 2006, rimane un reato gravissimo, punito come tale.

Contrariamente a quanto sostengono, stranamente concordi, una certa destra e una certa sinistra, l’atto di clemenza presidenziale non lo giustifica minimamente. Prova ne sia che Mattarella ha condonato solo due dei rimanenti cinque anni da scontare dietro le sbarre, quanto basta perché il Tribunale di sorveglianza sia messo nella condizione di applicare (sempre che lo ritenga opportuno) l’istituto dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Se il presidente avesse considerato Monella nel giusto, o addirittura un eroe del nostro tempo come ama presentarlo Salvini, glieli avrebbe scontati tutti e cinque.

Ma non è andata così. Fonti vicine al Colle segnalano che la grazia, come si è detto parziale, Mattarella l’ha concessa alla luce di circostanze che la legge nella sua astrattezza non può sempre prevedere in anticipo. All’epoca dei fatti Monella era una brava persona incensurata, si era immediatamente pentito del suo gesto, aveva risarcito i familiari del diciannovenne Ervis Hoxa, durante il processo non aveva mai tentato la fuga o altro, confidando sempre nella giustizia. Inoltre ha già scontato in carcere una parte della pena e, durante la detenzione, ha mantenuto un comportamento irreprensibile. In tal senso si è espresso con apposita relazione il giudice di sorveglianza, interpellato dal ministero della giustizia che ha svolto l’istruttoria richiesta dalla legge.

Il Presidente ha firmato il provvedimento di grazia solo dopo che ieri mattina il ministro Orlando aveva dato il suo via libera. Insomma: Monella potrà tornare libero solo ed esclusivamente in ragione della sua condotta esemplare, non per effetto delle minacce di Salvini («Per liberarlo occuperemo le prefetture») che anzi, secondo chi frequenta il Colle, nelle scorse settimane aveva rischiato addirittura di diventare controproducente per Monella, in quanto la troppa insistenza poteva creare l’impressione sbagliata che la grazia venisse concessa dal Quirinale per quieto vivere, o addirittura come forma di cedimento alle pressioni «padane».

La formula di clemenza adottata da Mattarella è tale che non giustifica affatto l’esultanza (abbastanza sguaiata) della Lega. Per certi versi, anzi, ne sgonfia la propaganda perché va incontro a certi stati d’animo presenti soprattutto al Nord, dove la paura per la delinquenza è tanta, però al tempo stesso taglia la strada alle proposte di legge che mirano ad allargare le maglie della legittima difesa. Accoglie quanto è di buon senso, respinge tutto il resto in nome di un calcolo politico che, se esistesse, sarebbe sottile e raffinato. Ma di cui sul Colle negano l’esistenza, pure con toni piuttosto netti. Si assicura da quelle parti che Mattarella ha ragionato da giurista quale egli è, mettendo nel conto le polemiche poi puntualmente esplose, però nella più totale osservanza della legge e appellandosi al foro interiore della propria coscienza. Di qui il primo atto «sovrano» del suo settennato.

Asilo politico, sussidio e casa: jihadista mantenuto dallo Stato

Sergio Rame - Ven, 13/11/2015 - 12:39

Abdul Rahman Nauroz, il reclutatore di Merano al centro della cellula jihadista italiana, prendeva il sussidio. E aveva ottenuto lo status di rifugiato politico



Eppure proprio qui i carabinieri del Ros hanno scovato una cellula di jihadisti, parte di una rete internazionale. Il presunto centro di reclutamento si trova in via Mainardo 66, in pieno centro storico, a pochi passi dalle Terme e dal famoso Kursaal in stile liberty. I carabinieri hanno fatto irruzione in un appartamento al primo piano e hanno portato via Eldin Hodza, kosovaro, che nel 2014 sarebbe stato addestrato dallo Stato islamico, per poi rientrare in Italia.

Nella vecchia palazzina, una volta elegante e ora un po' decaduta, abitano quasi esclusivamente immigrati. "Vivo qui da 54 anni", racconta la signora Linda, un’anziana energica e piena di vita. "Questa mattina ero fuori casa per fare volontariato, ma mi hanno raccontato dell’arresto. È veramente incredibile - aggiunge - qui c’è un viavai continuo di gente. Ogni giorni si vedono facce nuove, ma io saluto sempre e non ho mai avuto problemi".

E proprio in questo appartamento, secondo gli inquirenti, avvenivano incontri con aspiranti jihadisti. Hodza risulta essere un allievo di Abdul Rahman Nauroz, il referente dell’organizzazione che viveva a Merano, ma che da tempo si trova in carcere per altri reati. Fuori, però, aveva tutto pagato. Dopo aver ottenuto l'asilo politico gli erano stati, infatti, garantiti un appartamento e il sussidio sociale pagato dalla provincia di Bolzano. Eppure, nonostante fosse completamente mantenuto dallo Stato italiano, odiava l'Italia e gli italiani.

Tanto che nell'appartamento, "pagato totalmente dai servizi sociali" di Merano, i Ros hanno registrato "una nutrita comunità di origine curdo irachena più o meno inserita ma che si rivelerà essere un ottimo bacino per gli obiettivi e le intenzioni future di Nauroz". "Quanti altri delinquenti stiamo mantenendo? Cosa fare?", chiede Matteo Salvini invitando il governo a fare "controlli a tappeto e poi espulsioni". "Renzi, Alfano e Boldrini - tuona il leader della Lega Nord - siete pericolosi".

Uno degli scopi della rete era l’instaurazione in Kurdistan di uno Stato islamico. Hodza è sospettato di aver divulgato materiale di propaganda jihadista e di aver partecipato in Siria, prima del suo ritorno a Merano, ad azioni terroristiche. Tra gli altri inquilini nessuno ha voglia di parlare, entrano ed escono dalla palazzina con lo sguardo basso e non rispondono alle domande dei cronisti.
Il blitz del Ros questa mattina è durato pochi istanti.  

"Ho notato una berlina bianca senza lampeggiante fermarsi sotto casa - racconta la proprietaria di un negozio - poi improvvisamente dal portone sono sbucati alcuni carabinieri con il passamontagna, che hanno portato via un uomo con una lunga barba, l’hanno caricato sulla macchina che è sfrecciata via". A una trentina di metri da via Mainardo si trova un piccolo centro di preghiera islamico, gestito dall’associazione Pace Merano e di solito ben frequentato, ma oggi deserto. Fedeli, che si avvicinano, tornano indietro appena vedono i giornalisti e le telecamere.

Lo stesso Nauroz, spiegano i carabinieri del Ros, "assume da subito un basso profilo sociale limitando i propri contatti alla cerchia curdo irachena e a quella che ruota attorno alla moschea della vicina Sinigo".

Il carabiniere si sfoga: "Lo Stato aiuta i ladri"

Mario Valenza - Ven, 13/11/2015 - 09:55

"37 anni per la strada e tutte le volte che ho arrestato qualcuno il giorno dopo era già fuori". Sebastiano Leone è in pensione da un anno ma rivendica con orgoglio la sua vita al servizio dell’Arma

"37 anni per la strada e tutte le volte che ho arrestato qualcuno il giorno dopo era già fuori".
Sebastiano Leone è in pensione da un anno ma rivendica con orgoglio la sua vita al servizio dell’Arma. Al Giorno, il carabiniere che faceva parte del nucleo radiomobile della Toscana si confessa con una velo di amarezza: "Chi deve operare ha paura. Ormai le cose stanno così: uno si chiede se valga la pena oppure sia meglio arrivare a sirene spiegate che, intanto, quelli scappano. Vedo il ladro che scappa, lo rincorro, lo piglio con la refurtiva in mano e poi c’è chi mi viene a chiedere con tono accusatorio: ‘Ma perché l’hai arrestato?’. Vai in tribunale e sembra che l’imputato sia tu. Se uno fa resistenza e cerchi di bloccarlo finisci sotto accusa perché dice che l’hai picchiato. Il tuo operato si mette in dubbio".

E ancora: "Non mi ci sono mai abituato a ritrovarmi davanti persone spaventate, umiliate, in lacrime. Un uomo, non lo posso dimenticare, l’avevano fatto inginocchiare davanti alla moglie puntandogli un cacciavite alla gola". Scene di orrore puro... "Un altro, a Cerreto. L’avevano spaccato di legnate e poi, tutto nudo, l’avevano legato ad una sedia con il fil di ferro. Era massacrato e quando siamo arrivati abbiamo cominciato a levargli il fil di ferro dalla carne. E tutto questo per cento euro. Lui non faceva che raccontare: ‘

Mi sono svegliato con una luce negli occhi e non ho capito più niente. Mi sono visto passare la vita davanti agli occhi’". I più feroci sono gli stranieri? "Sono cattivi, molto cattivi.
Le organizzazioni dei georgiani, dei russi, dei romeni. Secondo me ci sono molti ex militari o paramilitari che adottano tecniche di guerra. Estremamente pericolosi. E quando entrano nelle case dove ci sono donne... Molte non denunciano per vergogna. Ma noi ci rendiamo conto, quando interveniamo, che ci sono state violenze che non vengono riferite. Non c’è tutela per il cittadino onesto".

Per i rom è arrivato il momento di avere paura"

Giuseppe De Lorenzo - Ven, 13/11/2015 - 15:55

Il volantino è apparso sui muri di Terontola, un piccolo paese in Toscana: "In questa strana Italia gli eroi vengono inquisiti e i delinquenti sono tutelati e godono di impunità assoluta"



Legittima difesa. Furti dei rom in casa. Uno Stato che si schiera sempre dalla parte dei ladri e mai con gli onesti cittadini. Il disappunto, ormai, è tanto che i cittadini - inascoltati dalle istituzioni - si mettono in proprio. E con una vecchia fotocopiatrice stampano un volantino con cui tappezzano le città: "Credo che la stagione della tolleranza sia finita e che per questi brutti ceffi sia arrivato il momento di avere paura".

Duro. Ma corretto. Il volantino è apparso sui muri di Terontola, un piccolo paese in Toscana. Questo significa che il dissenso è diffuso, non solo nelle grande città. I furti dei rom sono un problema ovunque, gli ultimi eventi di cronaca ne sono la dimostrazione.

"Ricordate la vicenda di Graziano Stacchio? - scrive il cittadino che lascia in fondo anche la sua mail - È stato minacciato di morte". "Nessuna sopresa - aggiunge - conosciamo bene i rom, la vita che conducono, le agevolazioni e i sussidi che hanno, le associazioni che forniscono loro assistenza e ingrassano con i soldi pubblici negati agli italiani, agli indigenti, alle famiglie che hanno bisogno e vivono nella disperazione".

Il testo lo sottoscriverebbero in molti. Sicuramente tutti quelli che negli ultimi giorni si sono armati, hanno tirato fuori le pistole e sono pronte a difendere la loro vita e la loro proprietà. "Credo che la stagione della tolleranza sia finita e per questi brutti ceffi sia arrivato il momento di avere paura. In questa strana Italia gli eroi vengono inquisiti e i delinquenti sono tutelati e godono di impunità assoluta".

"È ora di cambiare", conclude. Siamo d'accordo.