lunedì 9 novembre 2015

I debiti dei Ds saldati dallo Stato

Corriere della sera

Una legge obbliga a coprire 107 milioni per i bilanci in rosso della vecchia «Unità»



La la legge è legge. Così tocca ai contribuenti ripianare i debiti dei Democratici di sinistra: 107 milioni di euro, versati dallo Stato nei giorni scorsi. Mentre già infuriavano le polemiche per i tagli della legge di Stabilità alle Regioni, quel gruzzolo finiva dunque nelle casse delle banche creditrici. E non è nemmeno tutto. Mancherebbero altri 18 milioni dovuti alla Sga, società nata dieci anni fa con la funzione di recuperare la montagna di crediti dal crac del Banco di Napoli che ha ritenuto di non rivendicare quella cifra. Va detto che quei 107 milioni pubblici si trovano ora parcheggiati nei forzieri delle banche creditrici dei Ds con «riserva». Significa che pende ancora il giudizio di appello, ma le speranze che quei denari tornino indietro sono al lumicino. Il finale era scritto da tempo.

Il Corriere e Report di Milena Gabanelli avevano già raccontato come il rischio che si è materializzato fosse concretissimo. E tutto grazie a una leggina del 1998 che stabiliva l’estensione della garanzia dello Stato già vigente sui debiti degli organi di partito ai debiti del partito che si faceva carico dell’esposizione del proprio giornale con le banche. Sembrava una norma scritta su misura per il quotidiano diessino l’Unità. I Democratici di sinistra avevano generosamente deciso di accollarsi la drammatica esposizione bancaria del giornale, che stava imboccando il tunnel di una crisi durissima.

Tanta generosità era tuttavia condivisa con tutti gli italiani che pagano le tasse. Visto che il partito si accollava i debiti del giornale insieme alla garanzia statale trasferita per legge dal giornale al partito. Che se non avesse pagato lui, avremmo pagato noi. Il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, il quale non ha mai rinnegato quella mossa assai discutibile, ce la mise comunque tutta per abbattere la montagna di debiti che sfiorava i 450 milioni di euro.

Anche con l’aiuto di altre ancor più discutibili leggine approvate dal parlamento intero con rarissime eccezioni, che fecero lievitare come panna montata i rimborsi elettorali: l’ultima, quel capolavoro partorito all’inizio del 2006 che consentiva il pagamento dei contributi pubblici anche nel caso di scioglimento anticipato della legislatura, come avvenne nel 2008. L’anno in cui si consumò l’ultimo atto dei Ds, con la nascita del Pd: partito che non raccolse l’eredità economica dei due soggetti fondatori, la Margherita e i Democratici di sinistra, i quali pur defunti continuarono comunque a incamerare per tre anni cospicui fondi statali.

Non solo. L’astuta separazione dei destini economici consentì ai Ds con l’abile regia di Sposetti di blindare il patrimonio immobiliare dell’ex Partito comunista in una cinquantina di fondazioni indipendenti dal partito centrale perché emanazione delle federazioni provinciali. Ovvero, soggetti giuridici autonomi. Su questo punto la polemica con il segretario democratico Walter Veltroni raggiunse il calor bianco. Ma le sue dimissioni, rassegnate all’inizio del 2009, segnarono la fine di qualunque resistenza interna.

E siamo arrivati a oggi, quando le banche creditrici, non avendo più neppure un mattone da pignorare, hanno preteso di escutere la garanzia dello Stato sui debiti residui: 125 milioni. Il giudice non ha potuto che dar loro ragione e lo Stato ha dovuto adesso sborsare 107 milioni. Va detto che non è la prima volta che succede una cosa del genere. Alla fine del 2003 avevamo già pagato i debiti dell’ex Avanti!, il quotidiano del Psi craxiano. Sia pure per una cifra più modesta: 9 milioni e mezzo. Ma allora non fu possibile ascoltare la versione del tesoriere socialista.

Vale quindi la pena di riportare le dichiarazioni di Sposetti, attualmente senatore del Pd e presidente della Fondazione Ds, intervistato a maggio di quest’anno da Emanuele Bellano di Report: «Il debitore è morto. Se il debitore muore, che succede? Ci sono le norme e in questo caso un magistrato civile ha detto “guarda, signor Stato, che devi pagare tu…”». Gli chiede allora il giornalista, dopo aver ricordato la storia della legge del 1998: «È stata una mossa calcolata e strategica quello che poi è successo dopo?» E lui risponde: «Quindi che vuol dire? Che sono stato bravo! Una società mi avrebbe dato tanti soldi per fare questo lavoro…» Verissimo. Almeno quelli ce li siamo risparmiati. Ma è una ben magra consolazione.

9 novembre 2015 (modifica il 9 novembre 2015 | 07:49)

Caso Orlandi e gialli collegati Alessia Rosati e la lettera del mistero «Ho voglia di evadere, dillo ai miei»

Corriere della sera

di Fabrizio Peronaci

Oltre alla missiva, spunta un opuscolo comunista intitolato «Avanzi di scienza»: la giovane figurava nel comitato editoriale con Gianluca Peciola, capogruppo Sel fino all’abbandono di Marino. Il padre: «Li incontrai e mi accusarono di essere fascista»

Alessia Rosati, scomparsa a 21 anni, e la sua lettera a un’amica

«Cara Claudia, ti ho sempre detto tutto, ma... Ho incontrato un ragazzo...» Eccolo, il messaggio autografo che Alessia Rosati, la cui scomparsa è stata posta in relazione a quella di Emanuela Orlandi (1983), scrisse alla sua migliore amica dopo essere scappata. Era fine luglio ‘94. Questa lettera inedita, colma di puntini di sospensione, potrà rivelarsi molto utile a chiarire il nuovo cold case romano: cosa accadde alla primogenita di un vigile urbano, iscritta alla facoltà di Lettere e impegnata nell’estrema sinistra, residente con i genitori e il fratello a Montesacro?

Secondo la confessione dell’uomo che si era già autoaccusato del rapimento della figlia del messo pontificio (quel Marco Fassoni Accetti al quale il gip non ha creduto, decretando l’archiviazione dell’inchiesta Orlandi), anche Alessia fu irretita per un’azione di ricatto, ma poi sparì sul serio, per mano della «fazione opposta». Lo stesso gruppo che nell’83, secondo il fotografo reo confesso, aveva tenuto il Vaticano e l’Italia con il fiato sospeso per la sorte della «ragazza con la fascetta», 11 anni dopo avrebbe indotto la ventunenne dai capelli ramati a fuggire di casa. Obiettivo del finto sequestro: «Svolgere pressioni su due funzionari del Sisde coinvolti nello scandalo dei fondi neri».

Scenario da verificare, certo. Ma resta il fatto che della giovane si è perduta ogni traccia da oltre 21 anni e oggi, alla luce delle ultime rivelazioni, un dubbio angoscia i familiari: Alessia è stata forse uccisa per evitare che venissero alla luce trame inconfessabili?
«Ho incontrato un ragazzo»
Marco Fassoni Accetti, 60 anni, ex indagato per il sequestro di Emanuela Orlandi, ora accusato di calunnia e autocalunnia
Marco Fassoni Accetti, 60 anni, ex indagato per il sequestro di Emanuela Orlandi, ora accusato di calunnia e autocalunnia

I tanti retroscena fanno della lettera spedita all’amica un elemento centrale dell’enigma. Fu la stessa Claudia a consegnarla alla polizia pochi giorni dopo quel 23 luglio 1994. Il testo, riletto in base alle dichiarazioni di Fassoni Accetti, il quale sostiene di aver ospitato Alessia a casa sua prima della misteriosa scomparsa, può offrire rilevanti spunti d’indagine: «Cara Claudia, questa volta è successo tutto all’improvviso - scrisse la studentessa universitaria- . Ho incontrato un ragazzo a via Conca d’Oro che è stato molto importante per me.

Lui stava partendo e se non lo facevo subito non lo avrei + fatto... Dovevo scappare da questo anno di merda... E poi lunedì sarei anche dovuta partire per quel paese di merda e tu lo sai quanto lo odio...». Il messaggio sembrava dunque accreditare la fuga volontaria. Anche se le date non coincidono: «Noi - ricorda il padre, Antonio - saremmo dovuti partire per l’Umbria, dove avevamo una casetta in campagna, il giorno in cui mia figlia non tornò a casa a pranzo, il 23 luglio». Che cadeva di sabato. Invece Alessia, riferendosi al «paese di m...» dove non le piaceva andare, fa riferimento a un «lunedì». Lapsus o errore voluto?
La presunta fuga all’estero
Sequestro-fotocopia: Mirella Gregori, sparita come Emanuela Orlandi 11 anni prima, nel 1983
Sequestro-fotocopia: Mirella Gregori, sparita come Emanuela Orlandi 11 anni prima, nel 1983

L’«odio» verso il luogo di villeggiatura addolorò i genitori e il fratello di tre anni più piccolo, anche se parve loro eccessivo: mai era stato espresso con tanta forza. La grafia era la sua, chiarì comunque una perizia. «Andiamo per l’Europa - aggiungeva la presunta fuggiasca con tono leggero - e non so quando tornerò... Ho bisogno un po’ di evadere... Ora mi sento quasi rinata, soprattutto perché avevo voglia di viaggiare. Io non mi sento di dirlo ai miei. Ti prego, avvertili tu...». La paginetta si concludeva con una postilla: «Mi dispiace che non ci vediamo, ma tanto sarebbe rimasta solo domenica».

Firmato: «Alessia». Si trattò di un tentativo di depistaggio? Ne aveva tutta l’aria, all’epoca. E oggi l’ipotesi si rafforza. «Scrivemmo quella lettera di comune accordo - rivela Fassoni Accetti - e la spedimmo insieme dalla stazione Termini. D’altronde non ci vuole molto a capirlo: le modalità di questo finto sequestro, rispetto ai precedenti della Orlandi e della Gregori, sono molto simili. Anche Alessia scompare lasciando tracce tra le amiche e, come Mirella, dichiara di voler seguire un ragazzo». L’ex indagato per la Vatican connection, dunque, si attribuisce un ruolo preciso: gli indizi forniti ed eventuali nuovi testimonianze porteranno all’apertura di un’inchiesta?
L’opuscolo di analisi e scritti comunisti per il quale collaborava Alessia Rosati
L’opuscolo di analisi e scritti comunisti per il quale collaborava Alessia Rosati
L’opuscolo anticapitalista
Anche il profilo politico potrebbe fornire elementi utili. Alessia militava nell’estrema sinistra e frequentava il centro sociale «Hai visto Quinto?», circostanza di cui papà Antonio e mamma Anna erano informati. Non immaginavano, però, che avesse contatti assidui con esponenti di Autonomia operaia, nella sede di via dei Volsci, e con frange del comunismo romano attive in ambienti universitari. Il padre nella sua cameretta trovò un opuscolo anticapitalista intitolato «Avanzi di scienza» e restò molto stupito nello scoprire che la figlia figurava nel comitato editoriale, assieme a esponenti politici che avrebbero fatto carriera, come Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio fino alle recenti dimissioni del sindaco Marino.

«Quella pubblicazione - ricorda Antonio Rosati - fu una prima traccia. A settembre contattai quasi tutti i collaboratori, erano 5 o 6, che vennero a casa mia. Io volevo capire se sapevano qualcosa e loro, dopo aver negato, mi diedero addosso. Uno mi gridò: “Scusi, lei è di destra, vero? E’ fascista?” A parte che non è vero, ma cosa c’entrava? Vorrei rivederli adesso, uno ad uno. Chi lo sa quante persone sanno quel che accadde a mia figlia, perlomeno nella fase iniziale, ma dopo 21 anni continuano a tacere».

Antonio Rosati, il padre della scomparsa
Antonio Rosati, il padre della scomparsa
L’appello del papà
Manovre, misteri, settarismi. Un padre messo all’indice come «reazionario» solo perché indossava la divisa di vigile urbano e, sullo sfondo, l’ombra delle solite trame legate agli 007, più o meno deviati. Il giallo di Alessia presenta aspetti peculiari ma anche elementi comuni agli altri grandi misteri romani, con una differenza sul piano emotivo. La famiglia era ormai rassegnata a non vederla mai più, quando le ultime rivelazioni l’hanno come risvegliata dal torpore. «Ci basta una traccia concreta, anche piccola... Mi appello a chi sa, a chi conosce elementi utili. Parli, non ci lasci un minuto di più in questa vita assurda, sospesa...». Ha un sorriso triste e la voce bassa, Antonio Rosati. Nei suoi occhi, più che un baluginio di speranza, c’è l’assuefazione al dolore.

9 novembre 2015 | 08:24

Kissmybike, l’antifurto satellitare che fa ritrovare la bici rubata

Corriere della sera

di Alessandro Papayannidis

Dopo aver subito l’ennesimo furto tre ricercatori dell’ateneo di Trento hanno ideato un sistema per ritrovare il mezzo con pochi metri di errore. Il dispositivo ha vinto il premio D2T Start Cup e e ha ricevuto il riconoscimento dell’Unione europea

Cattura

A volte subire un furto può arricchire. Tre ricercatori dell’università di Trento, il russo Ivan Minakov e i bielorussi Uladzimir Kharkevich e Nadya Bobova, si sono stufati di chiudere con un lucchetto la propria bicicletta, tornare e non trovarla più. Ma si sono consolati aguzzando l’ingegno: il loro sistema antifurto satellitare per biciclette ha vinto nella categoria Meccatronica il premio D2T Start Cup, il concorso promosso da Trentino sviluppo per startupper under 35, e ora parteciperà alla finale nazionale. Quel che più conta, però, è che il progetto è stato già riconosciuto anche dall’Unione europea. I tre ricercatori lo hanno battezzato «Kissmybike», adattando un insulto in lingua inglese all’odioso e sempre più diffuso furto delle due ruote.

Kissmybike non compare agli occhi dei ladri. Viene installato dentro la bicicletta, in una combinazione di posizioni: telaio, reggisella, mozzo dei pedali o manubrio. Il dispositivo ha dimensioni molto ridotte (7,8 centimetri di lunghezza e appena 2,1 di larghezza) e un peso irrisorio: nessun malvivente, nel maneggiare la bicicletta, può avvertirne la presenza.

Il resto è il frutto di una innovativa combinazione di tecnologie mobili e satellitari d’avanguardia che permette di risalire con altissima precisione (l’errore è di pochi metri, sia all’aperto sia in ambienti chiusi) alla posizione della bicicletta. Inoltre il sistema avverte immediatamente il proprietario sul cellulare della rimozione della bicicletta e gli fornisce una tracciatura precisa del percorso della bici dopo il furto. La batteria dura alcuni anni e non richiede ricarica: viene utilizzata solo in caso di furto, perché negli altri casi l’utilizzo di algoritmi smart e un hardware ad alta efficienza non attivano consumi.
Gli altri premi: lezioni di sci sul telefonino
D2T Start Cup ha visto la premiazione di altre due categorie: il premio Green Tre&Partners-Tre Solar è andato a Daniele Basso, 33 anni di Mogliano Veneto (Treviso) ma residente a Trento, che con il ricercatore trentino Luca Fiori ha presentato GreenPeat, una soluzione che sfrutta la tecnologia di carbonizzazione idrotermica (Htc) per la produzione di una bio-torba ottenuta dalla vinaccia esausta, prodotto di scarto delle distillerie.

Il premio Trentino Marketing per il «Digital Tourism» è andato invece ad Alessio Antonelli, 24 anni di Verona che, assieme al fratello Fabio, ha ideato iSkier, un portale web (e una app) per la gestione delle prenotazioni on-line delle lezioni di sci completa di diverse funzionalità: dai pagamenti online alla gestione del calendario lezioni per le scuole di sci (58 nel solo Trentino, 402 in Italia) che possono anche personalizzare la piattaforma, fino ad sistema di recensioni che traccia la soddisfazione del cliente. A ogni progetto vincitore è andato un assegno di 5.000 euro.

30 ottobre 2015 | 23:56

Vaticano, la missione segreta del cardinale in Italia

Corriere della sera
di Fiorenza Sarzanini

Una richiesta di collaborazione per fermare l’ulteriore divulgazione dei documenti segreti. Già un mese fa Bertello aveva annunciato l’indagine alle autorità di Roma per concordare la linea d’azione. Le rivelazioni di un alto prelato

Una richiesta di collaborazione per fermare l’ulteriore divulgazione dei documenti segreti sottratti dagli uffici del Vaticano. E punire chi ne ha già usufruito. Circa un mese fa, quando è stata annunciata la pubblicazione dei due libri sulle relazioni riguardanti la gestione economica e finanziaria della Santa Sede, il cardinale Giuseppe Bertello, presidente della Pontificia commissione e del Governatorato, ha avuto colloqui riservati con rappresentanti delle istituzioni italiane per annunciare quanto stava per accadere e concordare una linea d’azione. Per questo adesso non si esclude che dalla segreteria di Stato, soprattutto dopo la decisione di papa Francesco di affrontare la vicenda durante l’Angelus, si trasmetta una rogatoria per chiedere di indagare sui cittadini del nostro Paese che hanno utilizzato quelle carte
Le rivelazioni del cardinale
L’inchiesta della Gendarmeria fa nuovi e determinanti passi avanti. Negli ultimi giorni un cardinale avrebbe deciso di collaborare e questo avrebbe fornito elementi determinati, tanto che Oltretevere sono in molti a parlare di una svolta clamorosa e imminente. Certo è che nel fascicolo contro monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui - entrambi accusati di aver trafugato gli atti e di averli poi ceduti - già compaiono diversi altri nomi. Persone non ancora formalmente accusate, ma coinvolte nelle verifiche avviate sei mesi fa. Controlli che sin da subito hanno fatto emergere un collegamento diretto con il furto avvenuto nel marzo del 2014 nel palazzo delle Congregazioni, quando i ladri riuscirono a penetrare nello stabile e dopo aver aperto con la fiamma ossidrica casseforti e armadi blindati portarono via decine e decine di dossier.
I forzieri della Santa Sede
Lettere personali, fotografie, incartamenti privati, ma anche fascicoli che riguardavano la gestione dello Ior e dell’Apsa, i forzieri della Santa Sede. Proprio su questo l’alto prelato avrebbe deciso di rivelare quanto accaduto negli ultimi anni, indicando i nomi di chi potrebbe aver sfruttato le notizie riservate delle quali era entrato in possesso per esercitare pressioni e ricatti. Del resto non è un mistero che all’interno del Vaticano si sia cercato di proteggere in ogni modo l’identità dei titolari di quei conti cifrati intestati a clienti «laici». Pur sapendo che su alcuni depositi erano transitate somme provenienti da attività illecite. Dunque la partita si gioca sulle carte trafugate, ma non ancora rese pubbliche nella consapevolezza che qualcuno le stia sfruttando proprio per ricavarne vantaggi.
L’istanza di rogatoria
La preoccupazione delle gerarchie ecclesiastiche è evidente, la scelta del Pontefice di parlare della vicenda all’Angelus fa ben comprendere quanto alta sia la tensione. Per questo già nei prossimi giorni potrebbe avere riscontro la richiesta di collaborazione sinora concordata soltanto in via informale con la richiesta di rogatoria al ministero della Giustizia. Uno scambio di notizie ha già riguardato il fascicolo aperto dalla procura di Terni che ha viaggiato in parallelo con gli accertamenti svolti all’interno della Santa Sede fino a far finire sul registro degli indagati per intrusione informatica ed estorsione la stessa Chaouqui, suo marito Corrado Lanino e il funzionario di Palazzo Chigi Mario Benotti. Lanino è un esperto di computer, Benotti è un giornalista ex dirigente della Rai e in passato ha subito un processo, poi finito in prescrizione, per truffa nei confronti di un prelato.
La Fondazione di Madrid
Non è finita. Tra le verifiche affidate alla Gendarmeria una riguarda i referenti italiani della Fundacion Santa Maria del Camino, sede principale in Spagna e uffici di rappresentanza in Italia. Uno dei responsabili era Vallejo Balda, ed è stato proprio lui a sostenere l’esistenza di una guerra interna all’Ente ecclesiastico tra i motivi della sua «rottura» con la Chaouqui, proprio per il tentativo di quest’ultima di usare la Fondazione come «copertura» per alcune attività illecite legate alla gestione finanziaria.

9 novembre 2015 | 08:48

Berlino apre il Muro

Corriere della sera

di Ettore Petta

Torna la libertà sui confini tra le due Germanie



BONN, 11 novmbre 1989 - Il Muro è caduto. Frontiere aperte, tra le due Germanie: i tedeschi dell’Est Possono recarsi nella Germania federale attraversando direttamente la cortina di ferro, senza dover più passare dalla Cecoslovacchia o dall’Ungheria. La notizia è stata data in una conferenza stampa, ieri sera a Berlino Est, da Günter Schabowski che ha sorpreso i giornalisti comunicando la decisione presa poco prima dal Consiglio dei ministri dimissionario “su raccomandazione” del Politburo del Pc.

È un annuncio storico: come aveva previsto nei giorni scorsi il cancelliere Kohi, i muri tra le due Germanie stanno cadendo, anche il “muro” per eccellenza, quello di Berlino. Secondo quanto ha dichiarato Schabowski, gli uffici di polizia sono stati autorizzati a rilasciare il visto di espatrio a chiunque lo richieda, senza pretendere motivazioni specifiche. L’espatrio può avvenire attraverso qualsiasi posto di frontiera dislocato lungo la linea di demarcazione e lungo il Muro di Berlino.

Il provvedimento resterà in vigore fino a quando non sarà varata la nuova legge sui viaggi all’estero. Schabowski non ha voluto fare apprezzamenti sulle possibili conseguenze dell’apertura della frontiera intertedesca, e il suo riserbo è più che comprensibile. Centinaia di migliaia di persone attendono da anni il permesso di espatrio: ora è stata loro offerta l’occasione di soddisfare l’attesa. e di partire. Quanti lo faranno? La domanda rispecchia il “rischio calcolato” di Egon Krenz che con questa autentica “fuga in avanti” ha probabilmente voluto far capire di meritarsi la fiducia della popolazione, cosi come egli, facendo cadere le barriere, è fiducioso che i suoi concittadini percepiscano l’importanza del momento storico e restino in patria per contribuire al suo risanamento.

Alla domanda se la continuazione delle fughe non renderà necessaria la convocazione di una conferenza delle quattro potenze (una proposta in questo senso è stata avanzata sottovoce l’altro giorno in alcuni ambienti politici di Bonn) Schabowski ha risposto negativamente dicendosi convinto che il Pc riuscirà presto a mettere la situazione sotto controllo. La nuova legge sui viaggi all’estero avrà l’effetto di cancellare “la pressione psicologica” che attuaimente fa scappare tanti tedeschi orientali.

Già le prossime ore daranno comunque una risposta alla “sfida” di Egon Krenz: si vedrà presto se il flusso dei profughi si arresterà o al contrario si accentuerà. Nella Stessa conferenza stampa, Schabowski ha affrontato anche il tema delle elezioni e ai giornalisti che gli chiedevano se il Pc adottera la formula Polacca o quella ungherese egli ha risposto che la Rdt dovrà “trovare e definire la propria prassi”. La data delle nuove elezioni non è stata ancora stabilita, Il Pc di Berlino Est è favorevole a “una società del pluralismo di opinioni”.

A Bonn la notizia dell’apertura delle frontiere ha un effetto fulminante: è stata accolta con uno scroscio di applausi dai deputati del Parlamento Federale riuniti in seduta plenaria. Poco prima, si era svolta sempre a Bonn una “riunione di crisi” presieduta dal ministro per gli affari della Cancelleria Seiters con la partecipazione dei più importanti dirigenti dei partiti della coalizione governativa e di quello socialdemocratico. La riunione, avvenuta su iniziativa del presidente dell’opposizione socialdemocratica Hans Jochem Vogel è stata dedicata all’analisi della situazione sul “fronte dei profughi”. Nessuno sa più dove metterli, i campi di raccolta sono strapieni, nuovi alloggi di fortuna sono stati ricavati dai bunker dalle cantine delle scuole, dai container allineati alla periferia delle città.
(Corriere della Sera, 11 novembre 1989)

9 novembre 2015 (modifica il 9 novembre 2015 | 09:07)