lunedì 2 novembre 2015

Minacce al sindaco che non vuole i migranti

La Stampa
nicola pinna

Attentato a Cuglieri, in Sardegna. Danneggiato l’escavatore dell’azienda di famiglia, spunta una scritta: «Viva l’Africa». Il sospetto degli inquirenti: nel mirino perché ostacola il business dell’accoglienza



Le polemiche sull’arrivo dei migranti sono il movente. Certo, certissimo, perché gli attentatori lo hanno scritto chiaramente: «W l’Africa». E forse non era un messaggio ironico, magari finalizzato a depistare le indagini, quello lasciato sull’escavatore dell’azienda di famiglia del sindaco di Cuglieri. 

Il sospetto degli investigatori è proprio questo: il primo cittadino di questo paese della Sardegna, Andrea Loche, è finito nel mirino per aver detto no all’idea di ospitare i profughi appena sbarcati in alcune strutture comunali. Insomma la contestazione, questa volta, è al contrario. Minacce e messaggi intimidatori, finora, erano stati recapitati ai sindaci che avevano organizzato l’ospitalità dei migranti. In questo caso l’attacco l’ha subito uno che si è opposto. Perché? E la risposta, che per i carabinieri è ancora un sospetto, è che il sindaco di Cuglieri sia accusato di aver ostacolato il business dell’accoglienza. 

In realtà, in una delle frazioni costiere di Cuglieri (2700 abitanti tra mare e montagna) i profughi già ci sono. Non tanti: sono arrivati pochi giorni fa e sono ospitati in un agriturismo. L’attentato, messo a segno nella notte tra venerdì e sabato, è scattato quasi in contemporanea e questa, secondo il sindaco, non può essere una coincidenza. «Non c’è altra interpretazione – commenta – Anche perché la mia famiglia non ha mai avuto problemi con nessuno. Nonostante questo danno, io porto avanti ugualmente le mie idee: il mio unico interesse è il bene del paese».

I carabinieri che indagano sull’attentato, dunque, partono da questo dubbio: Andrea Loche potrebbe essere accusato di aver ostacolato il nuovo business dell’accoglienza. Sull’ospitalità, anche in Sardegna, si concentrano affari milionari. Le strutture turistiche, soltanto grazie ai migranti, riescono a tenere occupate tutte le stanze anche durante l’inverno. E altre società fanno a gara per ottenere la gestione dei servizi nelle strutture pubbliche. Ma non a Cuglieri, perché qui il sindaco ha detto no. 

Le polemiche sull’arrivo dei migranti sono il movente. Certo, certissimo, perché gli attentatori lo hanno scritto chiaramente: «W l’Africa». E forse non era un messaggio ironico, magari finalizzato a depistare le indagini, quello lasciato sull’escavatore dell’azienda di famiglia del sindaco di Cuglieri. 

Il sospetto degli investigatori è proprio questo: il primo cittadino di questo paese della Sardegna, Andrea Loche, è finito nel mirino per aver detto no all’idea di ospitare i profughi appena sbarcati in alcune strutture comunali. Insomma la contestazione, questa volta, è al contrario. Minacce e messaggi intimidatori, finora, erano stati recapitati ai sindaci che avevano organizzato l’ospitalità dei migranti. In questo caso l’attacco l’ha subito uno che si è opposto. Perché? E la risposta, che per i carabinieri è ancora un sospetto, è che il sindaco di Cuglieri sia accusato di aver ostacolato il business dell’accoglienza. 

In realtà, in una delle frazioni costiere di Cuglieri (2700 abitanti tra mare e montagna) i profughi già ci sono. Non tanti: sono arrivati pochi giorni fa e sono ospitati in un agriturismo. L’attentato, messo a segno nella notte tra venerdì e sabato, è scattato quasi in contemporanea e questa, secondo il sindaco, non può essere una coincidenza. «Non c’è altra interpretazione – commenta – Anche perché la mia famiglia non ha mai avuto problemi con nessuno. Nonostante questo danno, io porto avanti ugualmente le mie idee: il mio unico interesse è il bene del paese».

I carabinieri che indagano sull’attentato, dunque, partono da questo dubbio: Andrea Loche potrebbe essere accusato di aver ostacolato il nuovo business dell’accoglienza. Sull’ospitalità, anche in Sardegna, si concentrano affari milionari. Le strutture turistiche, soltanto grazie ai migranti, riescono a tenere occupate tutte le stanze anche durante l’inverno. E altre società fanno a gara per ottenere la gestione dei servizi nelle strutture pubbliche. Ma non a Cuglieri, perché qui il sindaco ha detto no. 

Telefonate notturne al marito dell’amante: condannato

La Stampa

Tabulati telefonici inequivocabili. Condannato un uomo, che si è divertito a tempestare con chiamate notturne il marito della donna con cui sta intrattenendo una relazione. Legittimo parlare di molestia in piena regola. Consequenziale l’ammenda di 300 euro e il risarcimento dei danni, fissati in 3mila euro, al destinatario delle telefonate (Cassazione, sentenza 43704/15).

Nessun dubbio per i giudici del Tribunale: è lapalissiana la «responsabilità» dell’uomo finito sotto accusa per una serie di fastidiose telefonate notturne effettuate al numero di un altro uomo. Rilevanti le «dichiarazioni della persona offesa» e decisivi i «tabulati telefonici». Quest’ultima documentazione ha permesso di risalire alla «utenza» da cui provenivano le «chiamate», utenza utilizzata dall’uomo, che, peraltro, è risultato essere l’amante della moglie della persona infastidita dalle telefonate.

Logica la condanna, con «pena di 300 euro di ammenda» e «risarcimento dei danni, liquidati in 3mila euro, a favore della persona offesa». La linea di pensiero tracciata in Tribunale viene ora condivisa e fatta propria anche dalla Cassazione. Respinte le obiezioni mosse dall’autore delle telefonate, il quale aveva sostenuto la tesi della mancanza dell’«intento di molestare» il marito della propria amante.

Per i giudici del ‘Palazzaccio’ vi sono alcuni dati inequivocabili, emersi grazie ai «tabulati telefonici». Su tutto, è certo che «la maggior parte delle telefonate era stata effettuata in orario notturno, dopo le ore 3.30». Allo stesso modo, alla luce del «numero elevato» e delle «modalità moleste delle chiamate», è illogico ipotizzare una «natura occasionale» dei «contatti telefonici». Anzi, è evidente, secondo i giudici, che le «telefonate» erano connotate da «petulanza».

Tutto ciò consente di valutare chiaramente la condotta dell’uomo. In sostanza, tenendo presenti «le modalità, l’orario notturno e il tenore delle telefonate» – nelle quali «si faceva anche riferimento allusivo ai familiari» del destinatario – è lapalissiana la «natura molesta» dei «contatti telefonici».

Definitiva, quindi, la condanna nei confronti dell’uomo, autore di tante, troppe telefonate al marito della sua amante.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Campidoglio, promossi e bocciati nella gestione della crisi

Corriere della sera

di Ernesto Menicucci
Marino 3, Orfini 4. Bene Marchini (7,5) e i 5 Stelle (7)

Le giravolte di Marino: voto 3

Ha cominciato minacciando di querela chi si occupava degli scontrini, ha finito tacendo a tutti l’avviso di garanzia. In mezzo, scivoloni, gaffes e contraddizioni. Ha detto di «voler regalare alla città» i 20 mila spesi in rappresentanza, ha firmato una polizza con le tanto «odiate» (da lui) Assicurazioni, ha detto di voler andare in Aula dopo essersi dimesso via Fb, si è paragonato a Che Guevara ed Allende. Nessuno dei due, però girava con la carta di credito del Comune.

(LaPresse)

Causi caduto nel «tranello»: voto 5

Da uomo avveduto quale è, Marco Causi non sarebbe dovuto cadere nel «tranello» su cui altri prima di lui erano inciampati: pensare di poter davvero «guidare» un personaggio «immarcabile» come Marino. Con lui, esistono solo due strade: lasciarlo fare o abbatterlo. Causi è entrato in giunta a fine luglio, ma il suo tentativo è naufragato giovedì sera a casa sua, tra uno Chardonnay e una pasta con le sarde. Gli avesse offerto un «Vintage Tunina», magari sarebbe andata meglio.

(Imagoeconomica)

Orfini da «scudo umano» a carnefice: voto 4

I cronisti parlamentari scherzano: «Renzi ha due colpi nel kalashnikov. Il primo è partito, ora tocca al secondo...». Magari è un’immagine un po’ forte, ma certo quella di Matteo Orfini somiglia molto alla classica «vittoria di Pirro». Perché, come ha ricordato il commissario Pd, è stato lui a fare da «scudo umano» a Marino quando Renzi lo avrebbe voluto far fuori. Ma Orfini era più concentrato sulla presa di potere a Roma. E ora, forse, la pagherà.

(Ansa)

Unito il gruppo del Pd: voto 6

Alzi la mano chi, in questo momento, avrebbe voluto ricoprire la carica di capogruppo del Pd, costretto a votare «pollice verso» al proprio sindaco. Che poi, nello specifico, sia un sindaco che non ha mai considerato il gruppo Pd («avrei dovuto dialogare di più») non basta di per sé a facilitare il compito. Alla fine, pur tra qualche mal di pancia e molte sofferenze, Fabrizio Panecaldo ha ottenuto il risultato: gruppo unito, nessuna spaccatura. Di questi tempi, nel Pd, è già qualcosa.

(Mario Proto)

Marchini, il vincitore: voto 7,5

Alfio Marchini, «Arfio» per gli amici, è stato l’assoluto vincitore. Orfini ha dovuto chiedere il suo aiuto, l’imprenditore è tornato a Roma da Milano atteso dai dem come il Messia. Soprattutto, alla fine, ha avuto la gestione più lineare in questi due anni e mezzo: è stato il primo a dire che si doveva andare al commissariamento (dicembre 2013) e poi ad autosospendersi dal consiglio comunale. E ora in molti, a destra ma anche a sinistra, guardano a lui.

(Eidon)

I 5 Stelle primi nell’affondo: voto 7

Gli altri grandi vincitori sono loro, i quattro del M5S (Marcello De Vito, Virginia Raggi, Daniele Frongia, Enrico Stèfano), che con un bel «pugno» alla Mike Tyson hanno mandato a tappeto il sindaco. Sono stati loro infatti ad avviare l’inchiesta sugli scontrini con la richiesta di accesso agli atti (solo dopo Marino ha dovuto mettere tutto on line), la vicenda che ha innescato la crisi. E alla fine, non dimettendosi, hanno rimarcato la loro diversità rispetto agli altri. Coerenti.



Le troppe capriole di Sel da oppositori a mariniani Voto 5,5

Sono stati i primi a «mollare» Ignazio Marino, passando all’appoggio esterno alla maggioranza, criticando molte delle ultime scelte fatte dal sindaco (vedi le nomine all’Auditorium) e parlando apertamente di «golpe di luglio», quando cioè dal Nazareno arrivano quattro assessori per puntellare la giunta. Ma, durante la crisi, si sono poi schierati al fianco di Marino, finendo per applaudirlo (il capogruppo Gianluca Peciola) in conferenza stampa. Ondivaghi.

(Omniroma)

Il peso del mondo cattolico dalle parole del Papa in poi Senza voto

Regola aurea della comunicazione. Le parole del Santo Padre non si commentano (vero Ignazio?) e al Vaticano non si assegnano voti. Ma è innegabile che il mondo cattolico abbia avuto un peso determinante sulle vicende del Campidoglio. Non solo con l’ormai famoso «è chiaro?» di Bergoglio, ma anche con le bastonate dell’Osservatore Romano, le smentite della Comunità di Sant’Egidio sulle cene, la durissima presa di posizione della Caritas.

(Ansa)






Caro bolletta? Ecco le mosse per risparmiare sulla corrente

La Stampa
paolo baroni

Con un po’ di attenzione, una famiglia media può arrivare a risparmiare anche 300 euro l’anno



Spendete troppo di bolletta elettrica? In media, in una grande città, la spesa annua per la luce di casa oscilla tra 600 e 850 euro, a fronte di un consumo che oscilla tra i 2900 ed i 3.400-3.600Kw/ora. Secondo uno studio diSosTariffe.it , un sito che consente di confrontare i prezzi dei vari fornitori di energia attivi in Italia, e che ha rielaborato i dati forniti dai propri utenti, la bolletta media più alta tra le grandi città è quella di Roma (ben 1.015 euro per 4199 Kw/ora di consumi, in rialzo del 15% sul 2014). A seguire Palermo (847,38 euro), Napoli (751,06), Bari (726,48), Firenze (682,64) e Milano (670,02). In coda Genova (619,54), Torino (610,24) e Bologna (609,24), tre città che presentano un livello di consumi significativamente più basso delle altre perché, segnalano da SosTariffe.it, forse stanno già applicando alcune buone pratiche per limitare i consumi di energia.

COME FARE PER RISPARMIARE
Adesso che arrivano i primi freddi, i consumi aumentano ed il caro bolletta (dopo l’ultimo rialzo del 3,4% scattato ad ottobre) si fa ovviamente sentire di più. Questo non impedisce di provare a risparmiare qualcosa, anzi. Come?

Gli esperti di SosTariffe.it, come prima cosa, spiegano che rimanere nel mercato tutelato (circa il 75% delle famiglie italiane infatti ha all’attivo la tariffa di maggior tutela imposta dall’Autorità per l’energia) e usare male l’energia concentrando i consumi di giorno pesa per circa il 12-13% sulle bollette. Mentre confrontare le tariffe per l’energia elettrica, sottoscrivere la più economica e spostare per l’80% dei consumi nelle fasce orarie più convenienti (di notte, nei fine settimana e giorni festivi) comporta un risparmio può arrivare anche a 90 euro l’anno.

Quello che tuttavia pesa di più sulle bollette è, di certo, utilizzare male alcuni elettrodomestici. SosTariffe.it ha calcolato il peso degli elettrodomestici più utilizzati sul totale dei consumi medi, analizzato i consumi degli apparecchi più diffusi e stilato una lista di dieci buoni consigli da seguire per risparmiare energia. Eccoli.

Quali elettrodomestici pesano di più sulla bolletta?
Cattura

DALLA LAVATRICE AL FERRO DA STIRO

Lavatrice
Lavare a 60° o temperature più alte comporta un sovrapprezzo in bolletta di circa il 10%. Questo accade perché circa il 90% dell’energia elettrica utilizzata dalla lavatrice serve a riscaldare l’acqua. Il primo consiglio pertanto è quello di lavare il più possibile a 40°. Il secondo, certamente più complesso, è quello di utilizzare pannelli solari per scaldare l’acqua. Queste due soluzioni permettono un risparmio che prendendo a riferimento i consumi del Lazio arrivano a circa 45 euro all’anno ovvero il 58% dei consumi utilizzati per la lavatrice.

Lavastoviglie
Anche l’utilizzo di questo elettrodomestico incide per circa il 10% sui consumi sempre a causa del riscaldamento dell’acqua necessaria al funzionamento. Scegliere un modello che possa caricare direttamente l’acqua calda dalla rete permette un risparmio di 26 euro, ovvero il 35% dei consumi della lavastoviglie.

Frigorifero
Il frigorifero, anche se può non sembrare, incide per il 9% su consumi e costo bolletta annuo. Questo accade perché per spendere di meno spesso si scelgono modelli con classe energetica bassa. Optando per un frigorifero in classe A++, invece, si possono risparmiare circa 40 euro ovvero il 58% dei consumi annui per il frigorifero.

Illuminazione
E’ una delle voci di costo più variabili. Illuminare casa con 10 lampadine a basso consumo incide per circa l’8% dei consumi. Il consiglio più efficace in questo caso è passare a lampade a led, risparmiando circa 44 euro, ovvero il 73% dei consumi per l’illuminazione.

Ferro da stiro
Ha un consumo piuttosto elevato e pesa per circa il 6% dei consumi. L’unico modo per risparmiare è ridurre l’utilizzo del 50%. Ecco alcuni semplici accorgimenti per risparmiare qualche euro anche qui.

Primo: stendere bene il bucato per ridurre le pieghe.
Secondo: non lasciare il ferro acceso inutilmente.
Terzo: accumulare più capi e stirarli insieme per ridurre l’utilizzo.
Quarto: cominciare dalle cose da stirare a freddo mentre il ferro si scalda e poi passare a quelle ad alta temperatura e infine e staccare il ferro di stiro mentre si finisce con le ultime robe, stirando a bassa temperatura mentre l’apparecchio si raffredda. In questo modo si possono risparmiare circa 23 euro.

Asciugatrice in classe B
Comporta il 4% dei consumi, ma scegliere un apparecchio di classe superiore può permettere un risparmio di oltre il 60% (in Lazio circa 21 euro annui). Anche il modello a pompa di calore evita la dispersione di aria calda riducendo il consumo energetico fino al 50% rispetto alla classe A.

DIMEZZARE LA BOLLETTA?
Applicando tutti questi accorgimenti si può arrivare a ridurre anche del 45-46% il peso della bolletta, come nei casi di Genova, Torino e Bologna. Parliamo di circa 280 euro l’anno di minore spesa. A Palermo, Napoli, Bari, Firenze e Milano, il risparmio, per effetto della differente composizione dei consumi, oscilla invece tra il 39 ed il 42%, ovvero tra 284 e 290 euro l’anno. Con Palermo si arriva a sfiorare i 300 euro (297,23, pari al 35% della bolletta totale), per toccare quota 310 con Roma (31% di risparmio). Insomma un bel gruzzolo per il quale vale la pena impegnarsi un poco attuando, se non proprio tutti, almeno alcuni dei consigli degli esperti.