martedì 27 ottobre 2015

Wi-Fi più veloce? Ecco 7 consigli per migliorare il segnale della rete di casa

La Stampa
andrea nepori

Può sembrare un’arte, ma i risultati migliori si ottengono con qualche semplice accorgimento tanto semplice quanto basato su solidi presupposti scientifici



Muri, elementi metallici, pavimenti, cavi poco isolati ed elettrodomestici. Sono i nemici del nostro segnale Wi-Fi, le cui onde radio non sfuggono ai principi della fisica e viaggiano meglio attraverso l’aria, in campo aperto, senza interferenze. Se non state pensando di trasferirvi in un open space post-industriale, ecco 7 consigli dalle solide basi scientifiche per provare comunque a migliorare la rete di casa e navigare più velocemente con il computer o lo smartphone.

SCEGLI LA POSIZIONE DEL ROUTER
La posizione del router in casa è l’aspetto più importante da tenere in considerazione. È bene installare il dispositivo in un punto quanto più centrale possibile, in modo da sfruttare al massimo l’estensione della rete senza ostacoli in tutte le direzioni. Se l’allaccio telefonico è ad una delle estremità dell’appartamento può valere la pena prolungare il cavo e installare una presa nel punto desiderato.

EVITA GLI OSTACOLI
La posizione del router Wi-Fi dovrebbe essere scelta in modo che la diffusione delle onde radio sia ostacolata il meno possibile da muri e divisori. Un buon metodo empirico consiste nell’alzare il router all’altezza del viso e guardarsi intorno: il punto migliore per la posizione del dispositivo è quello in cui, nei limiti del possibile, la linea dello sguardo riesce ad arrivare più lontana possibile senza incontrare un muro, un mobile o altri ostacoli. 

SOLLEVA IL ROUTER DAL PAVIMENTO
Le antenne del router emettono le onde radio prevalentemente verso il basso. E’ buona norma posizionare il router in una postazione elevata (appeso ad un muro o su un mobile abbastanza alto), evitando così di diffondere il network verso la cantina o in casa dell’inquilino del piano di sotto.

MINIMIZZA LE INTERFERENZE
Le interferenze generate da altri elettrodomestici sono una causa di degradamento del segnale Wi-Fi più frequente di quanto si pensi. Il forno a microonde è il principale indiziato: se ne avete uno, cercate di tenerlo quanto più lontano possibile dal router. Anche i telefoni cordless che funzionano sui 2.4 o 5GHz possono interferire con il Wi-Fi, così come tutti gli altri dispositivi che operano sulla stessa banda: ripetitori video, monitor per bambini e, ovviamente, le reti Wi-Fi dei vicini se abitate in un condominio.

ORIENTARE LE ANTENNE
Se il vostro router dispone di due antenne esterne, posizionatene una in verticale e l’altra in orizzontale. In questo modo è possibile allineare al meglio le onde con la posizione delle antenne che si trovano all’interno dei dispositivi. Nel caso di uno smartphone o di un tablet il problema non si pone, perché l’orientamento dell’antenna cambia a seconda di come li impugniamo, mentre per un laptop, la cui antenna è solitamente parallela alla superficie della scrivania, l’antenna posizionata in orizzontale potrebbe offrire qualche beneficio.

PASSA A 5GHZ
I router più recenti offrono la possibilità di attivare una seconda rete senza fili a 5 GHz, meno soggetta alle interferenze con elettrodomestici e altre reti (ma un po’ meno estesa della rete a 2,4GHz). Per poter sfruttare la Wi-Fi a 5GHz i dispositivi devono essere compatibili con il protocollo 802.11n o il più recente (e più veloce) 802.11ac. Le modalità di installazione della rete a frequenza maggiore cambiano a seconda del router utilizzato, che ovviamente deve offrire questa funzionalità. Cercate su Google o sul sito del vostro produttore, troverete certamente una guida dettagliata per l’attivazione della seconda rete. 

LE APP PER MAPPARE IL SEGNALE
La mappatura della rete è il metodo migliore per verificare l’esistenza di scarsa copertura e rivedere la posizione del router di conseguenza. Per misurare l’effettiva ricezione del segnale Wi-Fi e scoprire interferenze indesiderate si possono utilizzare alcune applicazioni gratuite per PC, Mac o smartphone. Su PC c’è HeatMapper (gratis previa registrazione alla newsletter), su Mac è disponibile NetSpot (gratuito sul Mac App Store, vanta ottime recensioni). Per iPhone o smartphone Android è disponibile WiFi Maximiser, app gratuita sviluppata dell’operatore Telstra (App Store , Play Store ). 

WI-FI EXTENDER
Quando non si può riposizionare il router o quando gli elementi strutturali della casa rendono impossibile qualsiasi aggiustamento, non resta che ricorrere ad un cosiddetto Wi-Fi Extender, ovvero un dispositivo capace di collegarsi alla rete principale e generarne una nuova, amplificata, che arriva a coprire un’area più estesa. L’extender va posizionato in una zona in cui il segnale inizia ad indebolirsi.

Tutti i maggiori produttori ne hanno in listino almeno uno e i prezzi possono variare parecchio a seconda delle caratteristiche. Verificate sempre la compatibilità con i protocolli di trasmissione offerti dal vostro router principale. Per quanto tutti assicurino spesso compatibilità totale con router di altre marche, ricorrere ad un extender dello stesso produttore può evitare grattacapi e inconvenienti legati alle differenze nei software dei dispositivi.

All’estero con un vecchio libro? Rischi quattro anni di galera

La Stampa
mario baudino

Per un vuoto legislativo, da agosto non è più possibile esportare o importare volumi con più di mezzo secolo. La denuncia di un antiquario torinese: “Mercato bloccato”



Attenzione. Se sulla passeggiata a mare di Mentone, tanto per fare un esempio, ma anche a Malaga oppure sui canali di Amsterdam, vedete un italiano (o un’italiana) di qualsiasi età, assorto a leggere un libro anzianotto, diciamo uno dei primi Oscar Mondadori o una Bur d’antan, ebbene, diffidatene. Con tutta probabilità nonostante l’aria mite che contraddistingue in genere i lettori seduti al sole, si tratta di un pericoloso criminale che rischia fino quattro anni di galera, in caso di cattura.
Ha infatti esportato illegalmente un bene con più di cinquant’anni d’età, e questo è rigorosamente proibito. Se fosse stato un cittadino rispettoso, in passato si sarebbe dovuto procurare un’autorizzazione, che certamente gli sarebbe stata rilasciata in un tempo ragionevole, magari due mesi.

Ma se lo avete sorpreso intento al suo atto solipsistico e criminale negli ultimi tempi, per esempio a partire dall’agosto scorso, è sicuro che non ce l’ha. Il motivo è semplice: non c’è nessuno in Italia, da allora, in grado di procuragliela. Accade grazie a una legge approvata il 4 agosto alla Camera, dopo essere passata al Senato in luglio, che toglie alle Regioni la tutela sui beni librari ma dimentica di indicare chi ne diviene il responsabile. Non se ne sono accorti alla Camera, non se ne sono accorti al Senato (occupato in ben altre faccende, com’è noto), se ne sono resi conto non senza costernazione i librai antiquari.

Umberto Pregliasco, che è stato a lungo il loro presidente, ha denunciato la situazione, ha chiamato in causa il ministro Franceschini e gli alti burocrati, ha ricevuto risposte e rassicurazioni, ma la situazione al momento è sempre quella. C’è un mercato già messo a dura prova dallo scandalo napoletano della Biblioteca dei Girolamini, depredata dal suo direttore. Rappresenta 200 librerie specializzate e un settore che ha visto in Italia, nei secoli, grandi capolavori. Ora è in gravi difficoltà. «Bloccato», dice Pregliasco.

Manuzio o Bodoni sono grandi nomi internazionali. Ora sono stati privati anch’essi del passaporto. I mercanti, si sa, non piacciono a tutti (c’è un’ideologia antimercatista che li considera dei profittatori), ma senza di loro molti capolavori della stampa sarebbero spariti da tempo. Da una generazione all’altra li scovano nelle collezioni e li rimettono in circolo. Ne fanno un oggetto di desiderio da custodire amorevolmente, cosa che non sempre accade nelle biblioteche pubbliche, a corto di fondi e di personale.

Il pontefice dei nostri bibliofili, parliamo di Umberto Eco, ha rilanciato in una sua Bustina di Minerva il problema. Facendo un ragionamento di buon senso: informare qualche autorità che un libro prezioso sta prendendo la via dell’estero è giusto, perché bisogna prima stabilire se magari può interessare una nostra biblioteca pubblica, esattamente come avviene per le opere d’arte in generale, e dunque deve restare in Italia. Il sistema era farraginoso ma funzionava. «Conoscendo la situazione disastrata delle biblioteche italiane - scrive Eco -, ovviamente alla fine si stabiliva che il libro potesse varcare le frontiere». Meglio all’estero, trattato con ogni riguardo, ambasciatore della nostra cultura, che in qualche scantinato o peggio. Ora però non è più possibile.

Autarchia. I libri non possono varcare le frontiere né in un senso né nell’altro, perché anche per importare un tomo antico (vale sempre la regola dei cinquant’anni) c’era una trafila di autorizzazioni che è stata bloccata dalla legge. Certo, osserva ancora Eco, basta metterli in borsa e andarsene liberamente. Ma si diventa appunto pericolosi criminali, e in ogni caso se l’acquisto è importante deve essere tracciato, dunque quel libro non potrà mai diventare del tutto clandestino.

Tanta severità sta mettendo a dura prova i librai antiquari: gli stranieri non comprano più, e chi ha qualche tesoro di cui potrebbe disfarsi se ne guarda bene, temendo grane. È un problema piccolo piccolo? Per Umberto Pregliasco è una vera emergenza. Parla di una vera e propria «interruzione di pubblico servizio» e ricorda che in Europa non c’è niente di tutto questo: sotto i cinquantamila euro si commercia liberamente.

Nei giorni scorsi gli è arrivata finalmente una risposta, dalla direzione biblioteche e istituti culturali. Ma c’è poco da festeggiare. Il direttore generale, Rossana Rummo, ammette che sì, c’è un baco, un vuoto legislativo, e annuncia che si affiderà «celermente» e «temporaneamente» la competenza alle Soprintendenze archivistiche e all’Ufficio esportazioni (per quanto riguarda gli scambi extra Ue). 

Ora le Soprintendenze hanno ricevuto una circolare in proposito, anche se di fatto non hanno competenze in materia, come ricorda Pregliasco. Si richiamano dunque in causa le Regioni, che dovrebbero fornirla. Un bel pasticcio. Intanto però tra un avverbio e l’altro tutto è fermo, la burocrazia celebra i suoi fasti. E sordidi individui se la godono beati qua e là sulle panchine assolate, proprio come hanno fatto in spiaggia per tutta l’estate. Coi loro vecchi Zanna bianca da 2 euro.

Tradizione e riti: il weekend della caccia al bisonte

La Stampa
paolo mastrolilli

Ad Antelope Island l’appuntamento annuale di cowboy e cacciatori



Le tradizioni del Far West sopravvivono. È il caso dell’Antelope Island bison roundup, l’appuntamento annuale che cowboy e cacciatori si danno nello Utah, per tenere vivo un rito dell’allevamento dei bisonti.

La Antelope Island è un’isola che si trova nel Great Salt Lake. Nel 1893 alcuni allevatori decisero di trasportarci sopra 12 bisonti, allo scopo di proteggere la loro razza, che altrimenti era minacciata dalla caccia indiscriminata sul resto del territorio dello Utah. Da allora in poi quella popolazione è salita a 775 animali, che vengono curati e preservati, tenendo insieme viva un’antica tradizione della Frontiera. 

Per un week end all’anno, decine di cowboy vengono accolti sull’Antelope Island con due scopi: radunare tutti i bisonti per vaccinarli, e selezionarne una ventina che vengono mandati al macello. È l’occasione per rispolverare le antiche tecniche degli allevatori a cavallo, salvare i bisonti rimasti, ma anche continuare la loro caccia responsabile e il controllo della popolazione.

Questo appuntamento è diventato famoso anche grazie ad un film del 1991, City Slickers con Billy Crystal, che raccontava l’avventura di un newyorchese reclutato dai cowboy per il grande “round up”. Anche i neofiti infatti sono accolti, per insegnare loro le pratiche del Far West. Così per alcuni l’appuntamento ad Antelope Island, avvenuto nello scorso week end, è diventato l’occasione per una vacanza, che però consente all’America di non perdere le sue tradizioni. 

Devo essere felice?

Cattura

Devo essere felice? Me lo domando, perché vedo che le varie Amministrazioni livornesi stanno operando per valorizzare l'idea che lanciai, nel 2008, sul mio blog“svegliamolivorno.blogspot.it/”. Infatti, partendo dalla constatazione che si parla sempre di rilancio del turismo a Livorno ma i progetti restano nei cassetti e quei pochi che ne escono non sono quelli giusti perché non risolvono il problema alla radice, avevo proposto di cambiare metodo e di guardare la cosa da un punto di vista ottimistico perché ogni situazione, anche brutta e non voluta, presenta comunque nuove opportunità.

Per il turismo culturale e urbanistico/architettonico, alcuni esempi in ordine sparso: il brutto cavalcaferrovia che ha impedito la valorizzazione di una struttura Liberty che tutti potrebbero invidiarci, la zona di Banditella che doveva diventare il salotto buono di Livorno ma così non è stato, la Porta a Terra che doveva essere una bella presentazione della città per chi entri da quella parte ed invece, visti i risultati, sembra che ci sia stato un grande impegno per fare il contrario, e poi ancora il Mercato del pesce, lo Scoglio della regina, la Dogana d'acqua, la Porta a Mare realizzata senza favorirne l'integrazione urbanistica con la città e soffocata dall'adiacente cantiere, i Fossi e le Fortezze non valorizzati o valorizzati male, ecc. ecc., fino ad arrivare al Parco Levante che ha ripetuto, a mio parere, tutti gli errori della Porta a Terra.

Se poi vogliamo parlare anche di “errori più piccoli”, è di questi giorni il progetto di spostare l'edicola di via Gobetti in p.zza Saragat ma senza preoccuparsi di creare le premesse per favorire occasioni di socializzazione e di considerarne gli aspetti imprenditoriali. Infatti, la posizione ideale, sempre a mio parere, sarebbe la parte sud dello spazio erboso (non posso chiamarlo aiuola) di fronte alla farmacia perché, con la buona stagione, l'edicolante potrebbe promuovere incontri con gli autori e serate culturali usufruendo, per il pubblico, delle 5 panchine già esistenti.

Con queste premesse, il suggerimento - che detti nel 2008 e che ripeto - è quello di pubblicizzare Livorno come una città in cui le brutture e gli sbagli sono la regola e di facilitare l’arrivo di visitatori organizzando veri giri turistici a tema: quello del brutto, quello del dimenticato, quello dello sbagliato. In questo modo, anche le scuole di architettura ed urbanistica potrebbero organizzare gite per i loro studenti così da mostrare cosa non deve fare l’architetto e l’urbanista. Questa potrebbe sembrare una proposta provocatoria ma si tratta, invece, di semplice pragmatismo.

Gennaro (Roberto) Ceruso – un cittadino con il difetto di amare Livorno.
Gennaro (Roberto) Ceruso
Via Marco Mastacchi, 267

57121 Livorno  LI 

I miei blog
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