lunedì 19 ottobre 2015

Non rilasciare gas corporali", "non mi prenderete": lite in ascensore

Claudio Cartaldo - Lun, 19/10/2015 - 14:54

L'amministratore costretto a dappendere un cartello in ascensore per redarguire l'inquilino che rilascia "gas corporali". Lui si firma "lo scoreggione" e lo sfida: "Non mi prenderete mai"



Una classica lite di condominio. Ma non per via di soldi da pagare e bollette condominiali da saldare. Piuttosto per un motivo banale, ma altrettanto fastidioso. Chi di noi non storce il naso se, entrando in ascensore sente un odore sgradevole? Qualcuno deve essere passato prima.

Ed evidentemente in questo condominio di Roma i condomini erano stufi delle continue flatulenze rilasciate da chissà chi in ascensore. Così l'amministratore ha preso carta e penna ed ha scritto all'ignoto ingrato ospite: "Costretti dalle continue lamentele di gran parte dei condomini - si legge nel cartello vicino ai tasti dell'ascensore - dobbiamo ricordare che i luoghi adatti per manifestare i propri gas corporali sono il bagno o all'aria aperta, non certamente l'ascensore del palazzo. Per una convivenza pacifica e libera da fastidi olfattivi e psicologici vi preghiamo di rispettare i diritti degli altri".

Ma la risposta del "ricercato" non si è fatta attendere: "Non mi prenderete mai". Firmata: "Lo scorreggione".

Biglietti gratis ai politiciLa casta difende il diritto allo stadio

Corriere della sera

Se i consiglieri si definiscono «ispettori» per non perdere l’omaggio

Luigi de Magistris

Ci sono poche cose che danno l’idea della «casta» quanto l’incapacità di rinunciare a privilegi piccoli piccoli, come saltare una fila, evitare un fastidio burocratico, entrare gratis al cinema o al teatro. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e i suoi consiglieri sono stati messi alla prova da un ordine del giorno sulle partite di calcio allo stadio San Paolo e non hanno dato un bello spettacolo.Il documento, presentato dalla lista civica Ricostruzione democratica, chiedeva ai politici di rinunciare a un privilegio storico, che ha già dato scandalo anche in altre città come Milano, quello del biglietto omaggio per assistere alle partite.

Tutti d’accordo? Macché. L’assessore competente ha dato parere negativo. E si è scatenato in Aula un profluvio di interventi contrari. Un consigliere ha spiegato che il loro lavoro è quello di avere a che fare per tutta la settimana con i disagi dei cittadini (addirittura!) e che alla fine se lo meritano pure un premio. Un altro si è spinto oltre, fino al punto di sostenere l’arditissima tesi secondo cui gli eletti hanno il diritto-dovere di entrare allo stadio, per esercitare il loro compito ispettivo e verificare che una struttura pubblica funzioni come si deve.

Perché allora, ha obiettato un collega evidentemente più coscienzioso di lui, non impedire almeno che i biglietti vengano regalati ad amici e parenti? Ma è ovvio, ha obiettato lo statista municipale: il consigliere può svolgere le sue funzioni anche tramite «distaccati o altri soggetti che ne coadiuvano l’opera» (ha detto proprio così).

Inutile precisare che le relazioni che dovrebbero rendere conto di così tante «ispezioni» settimanali al San Paolo sono introvabili negli archivi del Comune di Napoli. Alla fine, l’ordine del giorno è stato respinto: ventidue contrari, sei astenuti, solo cinque favorevoli. Che cosa ha fatto l’ex pm moralizzatore de Magistris? Ha votato «no», insieme agli altri ventuno.

D’altra parte si sta sgolando in questi giorni per smentire il suo tifo per l’Inter di fronte alle gravissime accuse di De Laurentiis: è stato un errore giovanile, spiega, era condizionato dal papà. Adesso ha la passione del Napoli. E difende il suo biglietto gratuito.

VIDEO

17 ottobre 2015 (modifica il 18 ottobre 2015 | 20:33)

1 e 2 centesimi "aboliti" in Irlanda

Lucio Di Marzo - Lun, 19/10/2015 - 16:14

Produrli costa più di quanto valgano. Continueranno a essere spendibili, ma non se ne saranno coniati

Le monetine da uno e due centesimi non sono state una grande idea. A pensarlo sono in tanti e sono ormai sei i Paesi dell'Unione Europea che hanno deciso di eliminarle.



Tra gli Stati che hanno detto basta ci sono Danimarca, Belgio, Svezia e ora anche l'Irlanda.
La Banca centrale ha messo le cose in chiaro: coniare le nuove monete costa più di quanto sia il loro valore nominale. Ci vogliono 1.65 centesimi per produrre una monetina da un centesimo, 1.94 per quelle da due. E così a breve l'Irlanda smetterà di metterne in circolazione di nuove.

Che cosa cambierà in pratica per chi gli euro deve spenderli? Il Guardian spiega che i negozi potranno continuare a proporre prezzi come i classici "1.99" o "9.99" delle promozioni, ma daranno i resti in maniera diversa, arrotondando senza contare le monetine di minor valore. Un primo tentativo lo hanno fatto a Wexford, sulla costa meridionale del Paese, un paio d'anni fa. Il risultato è stato molto positivo e più di otto acquirenti su dieci si sono rivelati felici della scelta, non troppo preoccupati dall'arrotondamento.

Gli uno e due centesimi, tuttavia, non sono destinati a sparire. Manterranno il loro valore e la Banca Centrale assicura che farà in modo rimanga in circolazione "una quantità sufficiente", ma un po' ironicamente sostiene anche che la maggior parte degli oltre 2.5 miliardi di "centesimini" coniati sono finiti nei salvadanai delle case irlandesi.

No comment: l’incerto futuro dei commenti su Internet

La Stampa
luca castelli

La miscela esplosiva di troll, spam, insulti e risse online sta uccidendo il sogno dell’interazione tra giornalisti e utenti? Le risposte di giornali, start up e social network



Tempi duri per i commenti online. Simbolo della rivoluzione 2.0 e di una informazione non più esclusivamente unidirezionale, ma basata sulla continua interazione tra fornitori di contenuti e utenti, i commenti oggi vivono una stagione complicata. L’azione di vandali e troll, la diffusione dello spam, la moltiplicazione di risse, insulti ed esibizionismi che non danno alcun valore aggiunto (tendendo piuttosto ad allontanare i potenziali contributi di qualità) stanno spingendo molti media a mettere in dubbio l’utilità delle sezioni commenti, in certi casi arrivando a eliminarle dai propri siti. Le interazioni con i lettori non vengono del tutto silenziate, bensì dirottate verso Twitter, Facebook o altri servizi esterni di social networking, catalizzatori della gran parte della conversazione contemporanea su Internet. Grandi arene di comunicazione che tuttavia rischiano di entrare in sofferenza per le stesse ragioni e che stanno iniziando a correre ai ripari.

PRO & CONTRO.
Nel mondo dell’informazione digitale il problema sta generando differenti reazioni, a volte anche impreviste. La scorsa settimana, i sismografi hanno registrato due scosse contrapposte provenienti dal New York Times e da Motherboard. A favore dei commenti online dei lettori, si è schierato il giornale fondato a metà Ottocento: “Vanno trattati con la stessa considerazione dei contenuti scritti dai giornalisti”, ha detto il community editor Bassey Etim durante una conferenza alla Columbia University.

“Non possiamo lasciare che l’attività social finisca in mano alle grandi aziende”. Anagraficamente più giovane, parte della galassia Vice e del new journalism nato e cresciuto con il web, Motherboard ha invece alzato bandiera bianca, annunciando la decisione di cancellare la sezione commenti. “In origine sembrava che i commenti potessero potenziare i contenuti online”, scrive il caporedattore Derek Mead . “Poi la diffusione di battute usa-e-getta e interventi a casaccio ha reso tutto inutile. Potremo offrire un servizio migliore ai lettori se concentreremo le risorse su un miglior lavoro giornalistico, invece che sul moderare una sezione sperando in un marginale incremento di commenti utili”.

HIGH TECH.
Qualche soluzione tecnologica potrebbe arrivare dal mondo delle start up. L’applicazione Civil Comments punta su un doppio meccanismo: responsabilizzare l’utente ed evitare la pubblicazione impulsiva dei contenuti. Prima di veder pubblicato un commento, all’utente viene chiesto di valutarne altri tre (compreso il proprio). L’idea, spiegano le sviluppatrici Christa Mrgan e Aja Bogdanoff, è che spesso sia sufficiente un momento di riflessione per migliorare la qualità dei commenti e tener lontani i troll. Civil Comments è ancora in cantiere, ma sul sito è già disponibile un esperimento, volutamente condotto attorno a un tema in grado di suscitare reazioni molto accese: meglio Guerre Stellari o Star Trek ?. 

Un’altra strada viene percorsa da Dialog . La nuova piattaforma, che nasce sotto il marchio Digg (servizio di aggregazione news molto popolare durante lo scorso decennio), offre a giornali, blog e siti d’informazione la possibilità di creare conversazioni moderate e in tempo reale attorno a determinati argomenti. Strizzando l’occhio alle sessioni AMA di Reddit (dove un personaggio famoso viene intervistato dagli utenti della comunità online) e con un elenco di partner eccellenti (The New York Times, Washington Post, The New Yrker, The Verge) che nelle prossime settimane proveranno il servizio.

TROLL PER TUTTI.
Sul tema dei commenti online si discute in realtà da ben prima del 2015. Parallelamente alla diffusione di smartphone e social network e all’evoluzione di una conversazione che si è pian piano aperta a miliardi di persone, sono fioccati gli approfondimenti sul fenomeno, spesso di natura psicologica. “Perché su Internet siamo tutti così arrabbiati? ” si chiedeva il Scientific American nel 2012. Tra le risposte c’era quella di Edward Wasserman, docente di etica giornalistica alla Washington and Lee University, che puntava il dito contro i media e i talk show, responsabili di “aver insegnato alle persone il modo sbagliato di parlare e confrontare le idee diverse”.

La teoria del “più urli, più convinci” è stata ripresa dal New Yorker nel 2013 (“La psicologia dei commenti online ”) mentre l’anno successivo il Guardian (“Dietro i commenti online: la psicologia dei troll su Internet ”) ha sottolineato come il problema sia ormai intergenerazionale e diffuso anche in ambienti non dipendenti dall’influenza dei media tradizionali (al punto da costringere lo YouTuber PewDiePie, forse il simbolo più famoso del nuovo consumo di contenuti tra millennials, a bloccare per un mese i commenti sul suo canale).

SILENZIATORI SOCIAL.
Sebbene preoccupati dall’idea di spingere ulteriormente i propri lettori verso i social network, molti giornali stanno optando proprio per quella soluzione, chiudendo le sezioni commenti dei siti e invitando il pubblico a discutere articoli e contenuti su Facebook e Twitter. Tecnicamente è la strada più semplice, nonché quella che sembra più allineata allo spirito dei tempi. In questo modo, la patata bollente passa ai social network, dove infatti è già suonato qualche campanello d’allarme.

Da alcuni anni Facebook si è attivata per ripulire le bacheche da bufale, spam, vandalismi e contenuti che possano dare fastidio agli utenti e tra le interpretazioni che gli addetti ai lavori hanno dato di Reactions, la nuova serie di emoticon che il social network sta testando in Irlanda e Spagna, c’è anche quella che Facebook abbia deciso che è giunta l’ora di intervenire anche sui commenti: limitandone il numero, a partire da quelli più superflui (“wow!”, “bello!”, “brutto!”). Anche per non ripetere gli errori di MySpace, simbolo per antonomasia del social network condannato all’estinzione dalla trasformazione delle proprie bacheche in deposito di spam, troll e commenti inutili.

Scandalo gay nei carmelitani, il gigolò racconta: «Il parroco, due frati e un monsignore Ecco tutti i miei amanti in tonaca»

Corriere della sera

di Fabrizio Peronaci

Sergio M., supertestimone del dossier consegnato in Vicariato, lascia Roma dopo le rivelazioni: «Incontri padre S. a Villa Borghese, ma anche in una saletta della Curia generalizia». «A Ladispoli dormii con don A.» «I baci con il prelato polacco a Capocotta»

Sergio M., 54 anni, il gigolò citato nel dossier consegnato in Vicariato

É in partenza per il Nord Est, presso un centro d’accoglienza che si è detto pronto a ospitarlo. «Me ne vado, meglio così. Avrò un letto, pranzo e cena. In cambio lavorerò nei campi, darò una mano. Basta incontri proibiti. Basta sesso a Villa Borghese». Il supertestimone dello scandalo dei carmelitani scalzi,il cui nome è nel dossier consegnato al cardinale vicario Agostino Vallini, cambia vita. Dopo l’intervista-choc al Corriere in cui ha raccontato i suoi rapporti con un alto prelato della Curia generalizia («Mi dava cento euro, lo picchiavo con una cinta»), non ha esitato un momento nell’accettare l’offerta di una comunità di Pordenone. «A Roma non posso più stare, sono successe cose troppo gravi».
Il secondo frate
Lo incontro, per la seconda e ultima volta, nella parrocchia di Santa Teresa d’Avila. Il fotografo lo riprende di spalle, nell’istante in cui il pallone calciato da un ragazzino dell’oratorio colpisce l’incrocio dei pali. Una probabilità su un milione: più o meno quella che questo pasticciaccio curial-sessuale, di cui mezzo quartiere era a conoscenza da oltre dieci anni (e i cui risvolti erano stati comunicati persino al Papa, con una lettera inviata lo scorso 13 luglio), restasse segreto, coperto. Insabbiato.

Uno scandalo che adesso, con le nuove dichiarazioni di Sergio M., 54 anni, da sempre habituée di parchi, saune e altri luoghi romani battuti da omosessuali, ha tutta l’aria di aggravarsi. Spuntano infatti un secondo carmelitano coinvolto nel giro e un dettaglio inedito: i rendez voussarebbero stati ambientati anche dentro il convento di corso d’Italia. «Dai, iniziamo...» Chiede solo, con insistenza, di non essere ripreso in volto. Il ragazzino continua a tirare pallonate contro la porta vuota. Premo il tasto recdel telefonino. precisa. Incontrava l’alto prelato solo a Villa Borghese, all’aperto, o anche in posti chiusi?«No, con padre S. ci sono stato pure qua, nella Curia generalizia. Arrivavo alla nove e mezza di sera all’ingresso principale e lui mi veniva a prendere nell’atrio. Poi mi faceva uscire dalla parte opposta».

Rapporti a pagamento? «Certo, i soldi me li dava, l’ho già detto. In tutto 250-300 euro. Ma non voleva che si sapesse».

Dove accadeva? «Ai piani superiori. Entri sul lato sinistro, poi giri a destra e prendi l’ascensore. Era una sala per ricevere le persone, non la sua stanza da letto».

Lei sta partire. Contento che questa storia sia finita? «No, io voglio che si arrivi al dunque, fino in fondo. Se il cardinale vicario mi chiama per testimoniare, io prendo il treno e vengo a Roma, non c’è problema. Se poi Vallini mi vuole offrire qualcosa, fare un regalo, io accetto. Mi hanno detto che non rischio né galera né niente! Mica mi vergogno di andare davanti a un tribunale!».

Off the record, pochi minuti fa, lei parlava di altri tre sacerdoti con cui ha avuto relazioni, più o meno lunghe. Un altro si trova in questo complesso religioso, esatto? «Sì, ma con padre G. fu un rapporto così, non tanto stretto. Mi ha baciato, mi ha toccato, ha fatto altro, ma non siamo mica stati a letto, eh…»

Un’intimità limitata. «Incontravo anche lui a Villa Borghese. I soldi? Me l’ha sempre dati: 50, 60, pure 100 euro».

Era generoso.«Già. Se lo vedevo in strada, mi fermava e dava qualcosa».

E perché queste circostanze non le ha messe a verbale?«Non ho voluto io. Ma tanto lo sapevano in parrocchia che ce n’erano due. Anzi, tre...»

Dica. «No, lasciamo stare».

Il terzo amante in tonaca di cui ha già parlato sarebbe stato un monsignore.Abbassa lo sguardo. «Era polacco, ora è anziano. Sta in una basilica. Quando lo conobbi gli dicevo: guarda, monsignor J., io con te ci vengo, ma ho bisogno di 50-100 euro».

Quando è accaduto? «Sarà stato il 2013, 2012… L’ho incontrato a Capocotta, alla spiaggia libera».

E vi appartaste sulle dune.Annuisce. «Poi, a Roma... Non volevo dirlo, ma è la verità: mi ha baciato in bocca».

Ce n’è anche un quarto? «Quello di Ladispoli. Una quindicina d’anni fa, quando si pagava ancora con la lira».

Racconti: lui era... «Un uomosessuale».

Va da sé. Intendevo la carica religiosa. «Ah, scusa. Era un parroco, ora sta sulla Cassia. Andavo a chiedergli aiuto, qualche soldo, ma la faccenda è seria. Con don A. abbiamo fatto di tutto».

Nel senso? «Ho dormito a casa sua, vicino la chiesa. Vuoi sapere i dettagli?»

No. Quant’è durata? Li dice, i dettagli. «Mi ha...»

Basta così. Pagava bene?«Trecentomila lire».

Grazie, Sergio.
Addio.

E adesso l’ultimo dei pasoliniani, il gigolò degli uomini in tonaca che non era ancora nato quando la Garzanti pubblicò «Ragazzi di vita», se ne va. Direzione nord. Cercando un suo personale Egitto.


19 ottobre 2015 | 07:18

Rom denunciata 80 volte è ancora libera di rubare

Mary Tagliazucchi - Lun, 19/10/2015 - 10:18

Identificata e rilasciata per 80 volte, continua a rubare alla stazione Termini di Roma

Arrestata 80 volte di seguito, ma nonostante questo la giovane zingara non ha mai abbandonato il suo "luogo di lavoro": la stazione Termini.



Il Giubileo è alle porte ma nonostante la Polfer, insieme agli agenti provenienti dagli altri commissari lavorino costantemente e in sinergia con i Carabinieri e personale delle Ferrovie dello Stato non si riesce ad arginare e contrastare questo fenomeno che aumenterà sensibilmente con l’arrivo dell’anno giubilare.

Furti e scippi all’ordine del giorno. Cinquemila le persone in transito alla stazione Termini. Cinquemila possibili vittime di borseggi e accattonaggio.Per non parlare dell’assistenza abusiva alle biglietterie elettroniche è un reato borderline tra il campo amministrativo e quello penale. Gli agenti possono solo impedire che le zingarelle disturbino. Ma, colte in flagrante, queste vengono portate negli uffici della Polfer, identificate, denunciate e poi rilasciate.

Basti pensare che in questo ultimo periodo sono state arrestate 23 persone e denunciate 54, di cui 40 per inosservanza al foglio di via. È stata fatta inoltre richiesta da parte del personale di vigilanza di aumentare le telecamere in stazione. Ad ora sono 100 ma ne verranno installate altre per predisporre maggiori controlli

Ma Colombo era davvero italiano? Ora uno storico lo mette in dubbio

Luca Romano - Lun, 19/10/2015 - 08:40

Le cronache del tempo parlano di un navigatore genovese. Ma c'è chi sulla versione ufficiale ha parecchi dubbi

E se a scoprire l'America non fosse stato un italiano? Ci sarebbe da tirare un segno nero sulle pagine di molti libri di storia, integrandoli con le informazioni rivedute e corrette.



A dire che Cristoforo Colombo forse così italiano non lo era è uno storico portoghese, Manuel Rosa, che dell'argomento è un esperto e scrive sulla Legal History Review dell'università di Quinnipiac, in Connecticut di avere la certezza che il navigatore così italiano non fosse e che la teoria secondo cui nacque a Genova in realtà non ha solide basi storiche.

All'agenzia stampa Efe lo storico ha spiegato che "il maggiorasco del 1948 è una falsificazione fatta 90 anni dopo che Colombo morì". Dice che a contestarlo furono già le autorità spagnole del tempo, stabilendo che quelle carte valevano "quanto un foglio bianco".

Rosa sostiene che Colombo fosse in realtà figlio del re polacco Ladislao III e che fosse nato a Madeira, in Portogallo, dopo che il padre riparò qui, dopo avere combattuto i turchi in una battaglia "in cui finora molti pensavano che fosse morto".

Quello che bisogna capire se la teoria di Rosa sia fondata. Lui stesso ammette che nella comunità degli storici le sue idee destano più di una critica. "Mi considerano qualcuno che vuole riscrivere la storia", ha spiegato all'Efe, aggiungendo comunque che "quello che sembra scritto nella pietra, la versione ufficiale, è falsa".