giovedì 20 agosto 2015

L'anatema del Papa contro il profitto Tranne quelli dell'otto per mille

Vittorio Feltri - Gio, 20/08/2015 - 15:21

Il Papa scomunica il profitto. Ma San Paolo diceva: "Chi non vuole lavorare, neppure mangi". E se non mangi, muori

Il fatto che il lavoro sia importante lo sanno tutti, specialmente quelli che l'hanno perso o che non l'hanno mai trovato.



San Paolo, che aveva la testa in cielo ma i piedi ben piantati per terra, diceva: «Chi non vuole lavorare, neppure mangi». Io, che ho entrambi gli arti inferiori saldamente ancorati al suolo, rincaro: «E se non mangi, muori». Oddio, a venire in soccorso dei disoccupati c'è sempre la pensione della mamma o della nonna, ma questa è un'altra storia.

Le cronache hanno informato: all'Electrolux, che recentemente ha ridotto l'organico rapportandolo alla diminuita produzione (calo degli ordini), è stato cooptato un centinaio di operai per fronteggiare un'emergenza, cioè un'improvvisa richiesta supplementare di frigoriferi. Non volendo perdere l'affare, i dirigenti della fabbrica hanno fatto ricorso ad assunzioni provvisorie e agli straordinari (volontari) delle maestranze. Apriti cielo.

I sindacati hanno protestato e tentato di boicottare l'iniziativa. E giù polemiche enfatizzate dai media. I tribuni del popolazzo si sono indignati: ma come - hanno gridato - prima lo stabilimento licenzia, poi costringe la gente a sgobbare anche a Ferragosto e, addirittura, chiama in servizio coloro i quali sono senza posto? In effetti, in tutto questo ci sono elementi di contraddizione. Ma solo apparente.
Si sa che la crisi ha obbligato tanti stabilimenti a ridimensionare il personale. Il che è stato doloroso.

Ma è pur vero che un'impresa o è in condizioni di guadagnare oppure chiude i battenti. I sindacati non se ne fanno una ragione. Non se la fanno neppure allorché la ditta reintegri qualcuno - davanti a una inopinata necessità di sfornare prodotti in quantità superiore al solito - e cerchi di reclutarne altri in aggiunta a quelli già all'opera. Anzi, si arrabbiano e organizzano forme più o meno eclatanti di ostracismo, a costo di disgustare chi ha bisogno di intascare un po' di soldi allo scopo di mandare avanti la famiglia.

Un tempo c'erano contenziosi aspri fra azienda e lavoratori, adesso questi ultimi litigano con i loro rappresentanti. Segno che i tribuni non godono della fiducia delle maestranze. Nei periodi in cui tutti sono costretti a tirare la cinghia perché l'occupazione cala, chi riesce a fare qualche ora per arrotondare il reddito fa i salti di gioia. I lavoratori dimostrano di avere senso della realtà, mentre chi dovrebbe tutelarli li danneggia e, invece di badare al sodo, si batte per astratte questioni di principio.

Episodi come quello che si è registrato all'Electrolux sono la prova che i sindacati non sanno quello che fanno, e lo fanno talmente male da allontanare da sé gli iscritti. In effetti, succede che la Cgil sta «dimagrendo» a vista d'occhio e che la Cisl, retribuendo i propri capoccia quali nababbi, si sia sputtanata inesorabilmente. Se poi si considera che alcuni vescovi si oppongono, nelle loro vibranti prediche, al lavoro domenicale, poiché la festa va dedicata a Dio, si capisce perché anche la Chiesa sia in difficoltà a trattenere i fedeli che, essendo affamati, anzitutto tentano di riempire il proprio stomaco, poi la cassetta delle elemosine.

Ieri, infine, il Papa, durante l'udienza del mercoledì, si è lasciato sfuggire la seguente frase: «Il lavoro è sacro, ma le famiglie non possono essere ostaggio del profitto». Sicuro. Tutti i profitti sono volgari, tranne quello dell'8 per mille.

Per il boss Casamonica ​funerale stile "Padrino"

Luca Romano - Gio, 20/08/2015 - 19:51

Celebrate presso la chiesa di san Giovanni bosco le esequie del capo del clan Casamonica. Per lui uno striscione fuori dalla chiesa: "Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso"


Una scena che si sarebbe potuta vedere a Corleone, il paese de "Il Padrino", ma che si è svolta a Roma. Sei cavalli con pennacchio che trainano una antica carrozza funebre, una banda che intona prima le note composte da Nino Rota per il film "Il Padrino", poi la colonna sonora di "2001 odissea nello spazio" e la canzone Paradise, altra colonna sonora, ma, questa volta, del film "Laguna Blu".



Sono queste le sinfonie che hanno accompagnato l’uscita della bara del boss Vittorio Casamonica dalla Chiesa di San Giovanni Bosco, a Roma.Il 65enne, appartenente all’omonimo clan criminale, composto da nomadi che dagli anni '70 si stabilirono a Roma, grazie anche alla collaborazione con la Banda della Magliana, ed occuparono le zone sud-est della Capitale, per poi estendersi a Castelli Romani e sul litorale con i loro traffici di droga, estorsioni, usura e racket.

Ma dal 2004 è emerso con una indagine della Dia che il clan dei Casamonica, nel tempo si è evoluto, affinando le capacità di gestire denaro e di farlo circolare dall’Italia all’estero e viceversa con metodi di alta finanza ed accumulando un patrimonio di oltre 200 milioni di euro. Ma mantenendo quel timbro matriarcale che da sempre distingue il clan, infatti, il riciclaggio dei capitali e il loro trasferimento dall’Italia al Principato di Monaco e viceversa, era quasi interamente gestito dalle donne della famiglia.

Recentemente il clan dei Casamonica è tornato con forza sulle cronache dei giornali per via di una foto uscita fuori durante le polemiche legata all’inchiesta Mafia Capitale. Il funerale stamani è cominciato con una colonna di auto collocate ai lati, con corone di fiori, soprattutto rose. Una carrozza nera antica, con pesanti intarsi dorati, trainata da sei cavalli neri ha trasferito la bara, con sopra una immagine di padre Pio, davanti alla chiesa. Sulla facciata della parrocchia di San Giovanni Bosco ad attendere il defunto un grande striscione:

"Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso" ed accanto due manifesti con su scritto "Vittorio Casamonica re di Roma" che il suo ritratto a mezzo busto ed una corona in testa, il Colosseo e il cupolone sullo sfondo. Una folla di persone ha voluto portargli l’ultimo saluto. "Era una brava persona, corretto" hanno commentato alcuni conoscenti al termine della messa. Commozione all’uscita del feretro che è stato salutato da una "pioggia" di petali lanciati da un elicottero. Dopo la funzione, la bara è stata trasportata in una Rolls-Royce sempre con sottofondo musicale, tra le lacrime delle molte donne, tante vestite a lutto.

Davanti a queste folli immagini, Sel ha deciso di attaccare Angelino Alfano: "Scene che sembrano prese da un film ma che accadono oggi nella realtà viva della Capitale del nostro paese. Non può essere consentito a nessuno l’apologia della malavita. Chiediamo che vengano prese le distanze da parte delle autorità religiose e pensiamo che le autorità civili debbano dare qualche risposta su quanto accaduto, a partire dalla questura. Quei funerali possono apparire un fenomeno di folclore, ma in realtà sono un messaggio chiaro di impunità da parte dei clan: esistiamo ancora e siamo potenti. Inaccettabile in uno stato democratico". Anche Matteo Orfini, rappresentante di punta del Pd capitolino, condanna l'iniziativa: "Mai più. Roma non può essere sfregiata da chi la vorrebbe far diventare un set del Padrino".

Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha così commentato questa triste vicenda: "La Prefettura non aveva alcuna contezza. Ne chiederemo conto, per cercare di capire, al di là dei clamori, eventuali responsabilità". Mentre una fonte del Vicariato ha affermato: "È vero che il dopo-cerimonia all’esterno della chiesa ha avuto ben altro svolgimento, di cui il parroco non era al corrente e che non è comunque riuscito a impedire. Ma probabilmente, queste sono state appese quando il parroco era all’interno della chiesa, a celebrare i funerali; non poteva accorgersi di quanto accadeva fuori, sul sagrato e in piazza: non abbiamo le guardie svizzere all’esterno delle chiese".

Marino tace. In compenso parla il vicesindaco di Roma, Marco Causi, che afferma: "È intollerabile: si tratta di un’offesa portata a tutti i cittadini di Roma. Quanto accaduto è la dimostrazione più lampante che nella Capitale la mafia esiste".

Mina Welby: "Nessuna rabbia"

Angelo Scarano - Gio, 20/08/2015 - 18:37

Il vicariato aveva proibito la celebrazione delle esequie di Welby, ma ha permesso lo scempio di oggi


Si sono svolti nella basilica di San Giovanni Bosco a Cinecittà i funerali del boss Vittorio Casamonica, la stessa chiesa che avevano scelto per la sua cerimonia funebre i parenti di Pergiorgio Welby, militante del Partito Radicale, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e per il diritto all’eutanasia.



Welby era deceduto grazie all’aiuto di sanitari che diedero seguito alla sua volontà di porre fine alla sua lunga agonia. Per i funerali la moglie cattolica di Welby aveva scelto che la cerimonia religiosa venisse celebrata nella chiesa Don Bosco ma il Vicariato di Roma si oppose. A prendere la decisione fu il vicario generale per la diocesi di Roma, cardinal Camillo Ruini. Il funerale laico di Piergiorgio Welby venne quindi celebrato il 24 dicembre 2006, in piazza Don Bosco, di fronte alla chiesa che i familiari avevano scelto per la cerimonia religiosa.

La moglie di Welby, Mina, contattata dall'Huffington, ha detto: Non voglio fare confronti con quello che è accaduto a Piergiorgio perché ognuno organizza il funerale che preferisce. Non ho sentito rabbia nemmeno quando Giovanni Paolo II incontrò Pinochet, che era un dittatore sanguinario, perciò non sento rabbia nemmeno ora nei confronti di Vittorio Casamonica che ha potuto ottenere delle esequie religiose a differenza di mio marito".

Immigrati, Sartori: "Galantino? Un demente. La Chiesa pensi ai cristiani"

Claudio Cartaldo - Gio, 20/08/2015 - 10:37

Il politologo si scaglia contri i vertici della Chiesa: "La Cei non si occupi di politica. Papa Francesco? Un furbacchione..."

Durissimo attacco del politologo più importante d'Italia sul protagonismo del segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino.



Che nei giorni scorsi ha attaccato la Lega Nord di Matteo Salvini ed anche le scelte del governo Renzi sull'immigrazione.

Giovanni Sartori ha 91 anni, ma ancora le idee molto chiare. E bacchetta la Cei di eccessivo protagonisto, Chiesa che invece di pensare ai cristiani si preoccupa di metter bocca sulle questioni politiche nazionali. Che non gli competono.

"Monsignor Galantino? A me quello mi sembra...un demente - dice Sartori, intervistato dal Messaggero - per due anni lui e gli altri della Chiesa di Bergoglio non hanno fiatato sulle stragi dei cattolici in Africa e nel resto del mondo, sulla continua persecuzione dei curdi. Pensino a quelle cose lì, e lascino perdere i temi che non competono loro". Non condivide, insomma, la posizione della Cei nei confronti della politica italiana. "Si sono svegliati di botto - continua il politologo - e il fatto che abbiano preso a dire cose che dicono tutti e nel modo in cui le dicono tutti. E i curdi che muoiono? E gli altri cristiani martirizzati?".

Insomma, il Vaticano dovrebbe tirare i remi in barca. "Per me, è una sciagura questo Vaticano che straparla. Se ne infischiano dei fatti veri e pensano a queste cosucce". Poi Sartori ne ha anche per Bergoglio: "Papa Francesco è un argentino furbacchione. E avrebbe immense questioni su cui concentrarsi. Si occupi di quella che lui chiama terza guerra mondiale combattuta a pezzetti".

Infine, una stoccata anche ai partiti e a Renzi: "Questo sistema politico fa schifo e non reggerà. Non vedo come potrà andare avanti. Renzi ha vinto le primarie ma non le politiche. Ha vinto le europee ma non le politiche. E la sua maggioranza procede a colpi di pastrocchi". "Ma Galantino queste cose le faccia dire a me. Lui che cosa c'entra?".

La ricetta della Slovacchia: "Accettiamo solo migranti cristiani"

Giovanni Masini - Gio, 20/08/2015 - 12:48

Il premier: "Siamo uno Stato cristiano, non potremmo sopportare l'arrivo di centinaia di migliaia di musulmani che snaturerebbero la nostra cultura e i nostri valori"

Migranti? Sì grazie, ma solo cristiani. È questa la singolare soluzione prospettata dalla Slovacchia per fare fronte all'emergenza immigrazione che, lentamente, sta raggiungendo anche l'Europa centrale.

Il governo del piccolo Stato mitteleuropeo, guidato dal socialista Robert Fico, ha infatti comunicato all'Unione Europea la propria disponibilità ad accogliere alcuni richiedenti asilo siriani, sia pure in numero limitato: appena duecento migranti. Ma c'è una condizione: a Bratislava avrebbero accettato solo a patto che tutti i nuovi arrivati fossero rigorosamente cristiani. Parlando con The Wall Street Journal, un portavoce del ministero degli Interni slovacco ha spiegato: "In Slovacchia non abbiamo moschee e pertanto vogliamo poter scegliere solo migranti cristiani."

La Slovacchia sino ad ora non è stata investita in modo massiccio dall'emergenza immigrazione, sia per la posizione geografica non immediatamente confinante con Paesi esterni alla Ue, se si esclude la breve frontiera con l'Ucraina, sia per la presenza di altre nazioni economicamente più attrattive. Eppure nelle vicine Austria e Ungheria la situazione è assai diversa, con migliaia di migranti - provenienti soprattutto da Medio Oriente ed Asia Centrale - che da mesi tentano con ogni mezzo di penetrare nel territorio dell'Unione. In Austria in particolare, solo quest'anno sono previsti 80mila arrivi.

Questa situazione ha spinto Bruxelles a sollecitare a più riprese l'intervento slovacco per ripartire più equamente il carico dell'accoglienza. Le risposte, però, sono sempre state evasive. Almeno sino ad ora.

Adesso che il dado sembra tratto, il premier Fico getta la maschera: "La Slovacchia è un Paese cristiano, non possiamo tollerare l'invasione di 300.000-400.000 musulmani che vorrebbero riempirci di moschee e cambiare la natura, la cultura e i valori nazionali." Fonti della Commissione Ue hanno replicato alle esternazioni del premier slovacco criticandone lo spirito: "Agiamo nello spirito dei Trattati Ue che impediscono qualsiasi forma di discriminazione".

Come riporta il Washington Post, l'anno scorso la Slovacchia ha concesso l'asilo politico a quattordici richiedenti; nel Paese, la popolazione islamica rappresenta appena lo 0,2% del totale.

I vescovi passano agli insulti

Alessandro Sallusti - Mer, 19/08/2015 - 15:13

Dopo le polemiche sui profughi, monsignor Galantino perde la testa. Dimentica i guai della Chiesa e definisce i politici "harem di cooptati e furbi"

Che la nostra classe politica non fosse composta esclusivamente da stinchi di santo è cosa nota, ma fa comunque un certo effetto sentire il capo dei vescovi italiani definirla un «harem di cooptati e furbetti».

Questo monsignor Galantino ci ha provato gusto a fare la star e a cercare ogni giorno il titolone a effetto. Mentre chiese e oratori si stanno svuotando anno dopo anno, mentre crescono sette e para religioni che rastrellano quella voglia di divino lasciata insoddisfatta dal clero, mentre calano i matrimoni in chiesa e dilagano i divorzi, i vescovi si occupano a tempo pieno non delle nostre misere anime ma di immigrati e politici.

Usa parole forti, monsignor Galantino, che in tutti questi anni si è però risparmiato nei confronti dei suoi confratelli. Mi riferisco agli «harem» che hanno fatto da sfondo agli scandali dei preti pedofili, ai furbetti che sapevano e hanno taciuto, alle organizzazioni anche cattoliche che hanno lucrato sulla solidarietà e l'assistenza, ai buchi neri della banca vaticana. E in quanto ai cooptati, parla proprio lui: vescovi e cardinali non vengono sicuramente eletti in libere elezioni.

Mi chiedo perché tanta durezza i nostri vescovi non la usino per denunciare quegli imam che nelle moschee reclutano e fanno il lavaggio del cervello a futuri terroristi islamici. Perché tanta verbosità non viene a galla per smascherare quei «furbetti» che si fingono perseguitati nei loro Paesi per ottenere un'assistenza gratuita che lo Stato nega ai nostri vecchi disadattati o ai giovani senza lavoro. Perché non alzare l'indice contro quei preti e quegli insegnanti che negano ai nostri figli crocifissi, presepi e recite di Natale per non offendere lo straniero.

Perché non chiedere scusa agli alpini ai quali un vescovo dissennato ha vietato di recitare la loro preghiera in chiesa. E perché non urlare a tutti noi che chi ha la fede ha il diritto-dovere di mostrare Dio come e quando vuole? Lasciamo ai giornali il compito di fare le pulci ai politici. Che tanto, è noto, alla bisogna i vescovi i politici li usano con una spregiudicatezza non inferiore alla loro. Monsignor Galantino può esternare fin che vuole, ma per ora mi sembra come il bue che dava del cornuto all'asino. Parole di saggezza popolare, dote che questa Chiesa sta perdendo.

Elton John, ma chi ti vuole?

Alessandro Catto



E’ di ieri la polemica di Elton John contro il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, reo di perseguire una politica contraria all’introduzione degli studi gender nelle scuole lagunari, dalle materne in su. A dire il vero quella del cantautore britannico è solo l’ultima voce contraria alle opinioni del primo cittadino sul tema, che per suo conto non ha mai fatto mistero di essere fermamente contrario alla presenza, nei programmi scolastici, di materiale considerato sensibile e riguardante ambiti educativi di tipo familiare.

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La violenza dell’attacco del cantautore fa tuttavia riflettere, con un sindaco che, senza troppi problemi o remore morali, viene etichettato come bigotto e bifolco. Brugnaro che pure è sempre stato esplicito sul tema, già in campagna elettorale, ribadendo di voler perseguire una campagna di questo tipo, e i cittadini che convintamente l’hanno votato alle scorse elezioni cittadine l’hanno fatto sapendo perfettamente la posizione del candidato sindaco riguardo questi temi. Viene da chiedersi come un cittadino straniero possa permettersi una tale violenza verbale, che offende non solo il rappresentante di una comunità, ma la comunità stessa che l’ha votato.

La liceità di questi toni è probabilmente figlia di quel senso di superiorità morale che anima il progressismo occidentale amante della globalizzazione, sempre pronto a tuonare contro questo o quell’ostacolo che si frapponga fra sé e l’utopia sociale dell’abbattimento di qualsiasi confine etico, morale, geografico o religioso di sorta, che possa stoppare il gioioso (ma poi nemmeno tanto) cammino dell’uomo verso una malintesa idea di emancipazione totalitaria. L’attacco di Elton John a Brugnaro è un attacco a un sistema di valori che in Italia, fortunatamente, è ancora solido, nonostante sia stato già pesantemente aggredito da quelle prove generali di mercato unico del vivente che rappresentarono il ’68 nella penisola.

E’ un attacco ad una resistenza culturale, ad una intima forma di rifiuto, comune a moltissimi cittadini, di un messaggio considerato forzoso, distorto e innaturale, quello della de-identificazione sessuale, dell’asterisco perenne appiccicato su tutto, pure a quell’intimo desiderio di genitorialità eterosessuale che, con buona pace dei mentalmente aperti di casa nostra, vorrebbe vedere un figlio crescere secondo l’educazione e i principi morali trasmessi dalla sua famiglia, e non da una stamperia di coscienze arcobalenate. A far da portaborse a questa ideologia, del resto, troviamo il solito ceto medio semicolto abituato a glorificare sermoni dirittocivilisti o ideologie anti-comunitarie come il perfezionamento sociale dell’individuo.

Una operazione che parte da lontano, e che sulle ali di un vacuo elogio all’acculturamento e alla sperimentazione, sta pian piano demolendo a colpi di maglio qualsiasi fattore identificante ancora presente nella società moderna. Di fronte a questo, possiamo tranquillamente dire che se Elton John non vuole accettare la decisione di Brugnaro, può benissimo andarsene, perché il neo-sindaco rappresenta la maggioranza dei cittadini veneziani e, da veneto, posso dire senza problemi che rappresenta un punto di vista diffusissimo anche oltre i confini lagunari. Francamente non sappiamo più che farcene di questi soloni del pensiero unico politicamente corretto, sempre attenti a lanciare attacchi volgari contro chi ha l’ardore di rigettare la loro benpensante melassa.

Non sappiamo più che farcene di chi non accetta realtà diverse dalle proprie, di chi, nel nome del progressismo a tutti i costi, pretende di radere al suolo qualsiasi alternativa si discosti dal proprio sé politico. Hanno stufato, sinceramente, anche questi ricchi impegnati a dare lezioni di socialità e tolleranza, in una versione laica di un catechismo modaiolo senza la benché minima originalità. E’ di pochi giorni fa pure la dichiarazione di un’altra cantante, Madonna, la quale si rifiuta di tenere concerti in Russia, considerata un paese omofobo e non degno delle sue esibizioni.

Ecco, personalmente se Elton John dovesse pensare la stessa cosa di Venezia, dopo il dramma del gender vietato nelle scuole, non avrei nessuna particolare tristezza ad accettare un suo allontanamento dal capoluogo veneto. Sia mai che in luogo del baronetto del gender possa entrare un turista più educato, divertente e originale, e magari più rispettoso delle scelte politiche della cittadinanza da cui viene accolto.

Alessandro Catto

Privacy, carte di identità nel microonde per non essere tracciati

Repubblica.it

di PINO BRUNO*

Succede in Germania dove si "neutralizzano" i chip elettronici dei documenti mettendoli nell'elettrodomestico
Privacy, carte di identità nel microonde per non essere tracciati
SEMBRA che in Germania abbiano preso sul serio le rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza di massa. Il video su YouTube che insegna a "cuocere" nel microonde il chip RFID della Carta di Identità Elettronica è stato già visto da più di 200mila utenti. La scorsa settimana un cittadino tedesco è stato bloccato nell'aeroporto di Francoforte proprio perché aveva neutralizzato così il suo documento.

La polizia ha dichiarato che l'uomo non voleva che la sua vita privata potesse essere violata dal microchip. Poco importa che vari esperti abbiano detto che non è possibile "tracciare" le persone grazie alla carta di identità. Poco importa che in Germania sia un reato molto grave manomettere i documenti, perché sono proprietà dello Stato. L'effetto Snowden, a quanto pare, è più forte. Un altro segnale? L'aumento vertiginoso delle vendite di macchine per scrivere, perché la carta è considerata più sicura di una e-mail. Un portavoce dell'azienda Olympia ha detto che la società prevede di vendere più macchine da scrivere quest'anno che negli ultimi 20 anni.

La Carta di Identità Elettronica è stata introdotta in Germania nel 2010, in base agli standard di sicurezza europei, ed è nei portafogli e nelle borse di tutti i cittadini. In nome della trasparenza, il governo ha dedicato una sezione del sito dell'Agenzia federale per la sicurezza informatica alle specifiche tecniche del documento, in cui si parla anche del sistema RFID e della politica adottata in difesa della privacy. 

E in Italia? Tranquilli, la Carta di Identità Elettronica varata in gran pompa quindici anni fa, è ancora una chimera. È costata decine e decine di milioni di euro, ogni governo ne promette l'adozione definitiva, ciascun comune fa a modo suo e chissà se un giorno sarà in tasca a tutti gli italiani. Da noi più che Snowden poté la burocrazia.

(*) di Tom's Hardware

I parroci: "Accogliete profughi in casa". Ma nessuno risponde all'appello

Claudio Cartaldo - Mer, 19/08/2015 - 15:41

I 45 profughi ospitati a Roncobello (Bergamo) a settembre dovranno lasciare la struttura d'accoglienza

Un volantino fatto girare dai parroci dell'alta Valle brembana invitava i cittadini e i parrocchiani ad aprire le loro case i 45 profughi ospitati a Roncobello.

Ma nessuno si è fatto avanti, facendo cadere nel vuoto l'appello della Chiesa. Nel paesino bergamasco, infatti, come in tante altre parti d'Italia sono arrivati i migranti approdati sulle spiagge del Sud. Sono stati sistemati come meglio possibile, ma a settembre la colonia estiva dove sono ospitati dovrà essere sgomberata, perché non permette un soggiorno invernale.

"Nella struttura di Roncobello - si legge nel volantino, riportatio dal Corriere.it - non potranno fermarsi a lungo, perché non c'è riscaldamento. Per evitare che vengano portati altrove e ancora una volta allontanati e trasferiti, come comunità cristiana pensiamo che sia un bel segno di attenzione poterli accogliere, in modo diffuso, nelle nostre comunità locali".

E poi viene spiegato anche come fare: "Due modi: cercando una struttura più piccola - si legge nel volantino - che possa accogliere anche per l’inverno 25-30 ragazzi. La seconda attraverso l’accoglienza diffusa, trovando tre appartamenti nelle tre zone della valle nei quali ospitare 4-5 ragazzi, seguiti da alcuni volontari della zona opportunamente formati dalla Caritas".

All'appelo, però, non ha risposto ancora nessuno. "E' ancora presto - ha detto al Corriere Alessia Proserpio, una volontaria del Centro d’ascolto della valle -. Vogliamo aiutare chiunque abbia dei problemi nella nostra zona, ospiti compresi. L’obiettivo è quello di smorzare i pregiudizi".

Alex Galizzi, della Lega Nord bergamasca, invece, attacca l’iniziativa: "Questo tentativo di organizzazione porterà quindi più business e più utili per chi, nascondendosi dietro una falsa solidarietà, continua a gestire queste persone facendone pagare conseguenze economiche, lavorative, culturali e magari anche di salute alla nostra gente".

Google entra nel mondo dei router wifi con OnHub

Corriere della sera

di Alessio Lana

Pensato per essere esposto alla vista, sceglie automaticamente le impostazioni ideali

 



Un cilindro tutto nero che campeggia su un tavolino di un bianco immacolato. Così Google presenta il suo OnHub, router che segna l'ingresso in un nuovo settore per l'azienda di Mountain View, instancabile dopo l’annuncio della nuova forma societaria. Realizzato insieme a TP-Link, viene presentato come una “nuova via del Wi-Fi”. La trovata presentata come rivoluzionaria non è solo estetica. “Tanti di noi tengono il ruoter sul pavimento e fuori dalla vista dove non funziona bene”, scrive Google, “Noi abbiamo sostituito i cavi che si aggrovigliano e le lucine intermittenti con antenna interne e un'illuminazione discreta e utile”.

Così, conclude il comunicato, “sarai felice di posizionare OnHub in bella vista, dove il tuo route può funzionare al meglio”. Questo cilindro nero è davvero discreto, il suo design lineare con una fascia circolare di led che spunta sulla parte alta ricorda gli oggetti di fattura nordica a cui siamo abituati ma attenzione a non farsi ingannare dalle foto. Nonostante Google non mostri mai dei cavi vicino al router, OnHub ha ovviamente bisogno di essere collegato a una presa di corrente e poi è un router e ha quindi bisogno di connettersi fisicamente al modem di casa tramite cavo Ethernet. In compenso però i cavi escono da sotto il cilindro, permettendo di nasconderli alla vista.
13 antenne
Detto così questo OnHub non sembra niente di trascendentale a livello tecnologico, ma oltre all'operazione di maquillage estetico c'è un altro aspetto che può davvero far fare un salto avanti a uno dei dispositivi più utili ma più bistrattati della nostra vita domestica. All'interno troviamo ben tredici antenne. Dodici si occupano di dispensare il segnale wireless mentre una controlla eventuali interferenze dovute alle reti nelle vicinanze come per esempio quelle dei nostri vicini. Come solo i più esperti sanno, ogni router offre l'opportunità di scegliere un canale per la connessione in modo da garantire una navigazione stabile e fluida, ma OnHub fa tutto da solo.

Ogni cinque minuti analizza la situazione e sceglie le impostazioni migliori, riconfigurandosi a perfezione come neanche i più navigati sanno (o vogliono) fare. La configurazione poi è molto semplice. Basta scaricare l'app dedicata sul nostro dispositivo Android e iOS (di Windows Phone non si fa menzione) e seguire le indicazioni sullo schermo. Niente di più facile. E così facendo BigG mette un piedino nelle nostre case, pronte a essere conquistate con Nest, marchio ormai di Alphabet.
Bluetooth o Usb
Oltre alla Wi-Fi 801.11 b/g/n/ac e alle due reti a 2,4 GHz e 5 GHz, a livello hardware il router di Big G offre anche 4 GB di memoria per permettere il download e l'istallazione automatica degli aggiornamenti. La porta USB 3.0 consente di connettere una stampante, un hard disk o una chiavetta USB per stampare o condividere file audio, foto e video in tutta casa mentre il Bluetooth gli permette di agganciarsi a un sistema audio senza fili.

Insomma, questa nuova incursione di Google nel mondo dell'hardware sembra molto interessante soprattutto per i neofiti, peccato solo che non arriverà in Italia. Per ora infatti è previsto lo sbarco negli Stati Uniti a un prezzo di 199,99 dollari, circa 180 euro (su Amazon.com, con la possibilità quindi di farlo spedire anche nei nostri confini), e per il futuro è già previsto un nuovo modello firmato Asus.

@AlessioLana
19 agosto 2015 (modifica il 19 agosto 2015 | 16:45)

Brumotti dopo l'aggressione: "Sto bene, ma vi prego, non odiate gli stranieri"

Ivan Francese - Mer, 19/08/2015 - 11:37

L'inviato di Striscia parla su Twitter: "Son cose che capitano, non fate polemica sul fatto che erano stranieri"

Vittorio Brumotti torna a parlare dopo l'aggressione che lo ha visto protagonista ieri insieme al padre nel corso di una passeggiata in bici per le strade della Liguria.


Brumotti nel selfie postato sul profilo Twitter
Il celebre inviato di Striscia la Notizia e campione di bike trial questa mattina ha postato su Twitter un selfie del proprio volto tumefatto con un messaggio distensivo: "Ragazzi sto meglio ! Tra poco farò un piccolo intervento e sarò più forte di prima!non odiate gli stranieri vi prego. Poi vi spiegherò bene: adesso devo solo guarire, sono cose che capitano."
I carabinieri, riporta infatti il ligure Il Secolo XIX, sono sulle tracce di un gruppo di stranieri, tra cui alcuni albanesi. I responsabili dell'aggressione si sono poi allontanati a bordo di un'auto. Brumotti è tutt'ora ricoverato all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.

Whatsapp disponibile via Web per gli utenti iPhone: ecco come installarlo

Corriere della sera

di Martina Pennisi

L’app di Facebook è accessibile anche da postazione fissa per chi ha un Melafonino



Il momento tanto atteso finalmente è arrivato: Whatsapp è accessibile via web anche per gli utenti iPhone, dopo la disponibilità per le altre piattaforme annunciata in gennaio. A notarlo su Reddit l’utente vmax77.
Aggiornare l'app
Per iniziare a chiacchierare anche dallo schermo del computer chi è in possesso di un Melafonino deve aggiornare l’applicazione di messaggistica istantanea di proprietà di Facebook. Una volta compiuta l’azione, nelle “Impostazioni” dell'app troverà la voce “WhatsApp Web”, dalla quale è possibile scannerizzare il codice presente sul portale web.whatsapp.com.
Lo smartphone deve essere connesso
Dato l’assenso, ci si trova a quel punto nell’ampia schermata che riproduce le funzionalità dell’app. Per funzionare la versione web ha bisogno del telefono connesso, e quindi acceso. Per registrare i messaggi vocali bisogna attivare il microfono del dispositivo fisso. Sempre dal computer è possibile ricevere le notifiche. I browser supportati sono Chrome, Firefox, Opera e Safari.
800 milioni di utenti
L’app acquistata da Menlo Park nel febbraio del 2014 per 19 miliardi di dollari ha 800 milioni di utenti attivi.

Ogni giorno violenze, furti e rom: per questo Roma è pericolosa

Claudio Cartaldo - Mer, 19/08/2015 - 19:49

La Capitale guidata da Ignazio Marino è abbandonata a sé stessa: abbiamo raccolto gli eventi di cronaca degl ultimi tre giorni. Un calvario abitare nella Capitale

Per capire i motivi per cui l'Economist ha inserito Roma in fondo alla classifica delle città più sicure del mondo, non occorre avere una memoria di ferro.

E' sufficiente concentrarsi sugli ultimi giorni trascorsi e rileggere la cronaca cittadina. Stupri, furti, rapine: tutto 'quotidiano' in una città che d'Italia è anche la Capitale del degrado.

Prendiamo in esame solo gli ultimi tre giorni. Partiamo dai furti nelle zone più rinomate della Capitale, Colosseo in primis. Il 16 agosto due cittadini di origini slave, un 26enne e un 22enne, domiciliati a Giugliano in Campania (NA), sono stati sorpresi a rubare una valigia, in pieno giorno, dalla macchina di un turista. Scoperti dai carabinieri, è partito un lungo inseguomento con i malviventi fuggiti con l'auto tenuta in moto da un complice.

Andiamo oltre. Lo stesso giorno un latitante è stato arrestato al confine con la svizzera: si tratta di uno dei malviventi che portano avanti la prostituzione minorile alla stazione termini di Roma, uno dei poli della Capitale che generano degrado e insicurezza. Allo scalo ferroviario, solo negli ultimi 6 giorni, sono state arrestate 11 persone e 70 sono state denunciate. Da gennaio ad oggi, sono 237 gli arresti effettuati dalla Polfer e 1675 sono le persone denunciate, di cui 1317 per aver violato il foglio di via emesso dal questore. In poche parole, i malviventi vengono invitati a stare lontani da Roma ma vi ritornano quotidianamente.

Ieri, invece, sono state messe le manette a 5 algerini che, sul treno che da Termini porta viaggiatori e turisti all'aeroporto di Fiumicino, erano soliti alleggerire i malcapitati. Pizzicati mentre portavano via uno zaino a due turisti asiatici. Tecnica semplice: senza dare nell'occhio salgono nel convoglio muniti di bagagli, poi nella confusione scendono dal treno dopo aver portato via zaini e borse dei viaggiatori.

Andiamo avanti. Ad Ostia un giovane ha aggredito e picchiato violentemente un commesso di un market: dopo aver rubato 4 birre da un espositore posizionato all’interno di un market, vistosi rincorso dal commesso, lo ha aggredito con calci e pugni.

Si arriva infine alla piaga dei rom. Roma è piena di campi nomadi legali e illegali, e la sicurezza della città ne soffre incredibilmente. Così come soffre la presenza di immigrati alla stazione Tiburtina e il degrado che l'abbandono si porta dietro.

Due giorni fa un vigile urbano è stato investito da un rom che rientrava nel campo di via Salone su un'auto senza assicurazione. Dopo aver investito l'agente è fuggito tra i campi, cercando di nascondersi nell'immenso campo nomadi al cui interno ci sono numerosi rom agli arresti domicialiri (anche l'investore dovrà scontare lì 1 anno e 4 mesi), armi e spaccio di droga.

Un altro luogo ingestibile sono le stazioni della metro romana. I nomadi, così come in quelle dei treni, assaltano i turisti per rubare portafogli e estorcere denaro. Rapine che spesso finiscono in violenza. Ieri una nomade stava fumando sulla banchina della metro, alla richiesta dei cittadini di non farlo ha reagito aggredendo una signora. Mentre i vigili cercavano di fermarla, ha brandito un taglierino minacciando di morte l'altra donna. Mentre accadeva tutto questo, 5 bambini rom venivano arrestati per aver circondato e cercato di rapinare due turisti olandesi davanti al Colosseo.

Infine, il dramma delle periferie. Via Borghesiana, il Pigneto, San Lorenzo e Tor Bella Monaca, cuore pulsante dello spaccio romano: il luogo che tra gang di pusher e traffico di droghe si è meritata il titolo di "Gomorra della Capitale". Al Pigneto, ieri, pomeriggio immigrati si sono introdotti nell'abitazione di una coppia romana: uno dei due ha afferrato per i capelli la ragazza spintonandola ripetutamente mentre l'altro, minacciando il fidanzato, ha ha portato a termine la rapina.

Esempi, sicuramente non esaustivi, di come Roma viva nel degrado e nell'insicurezza. Un motivo, se l'Economist la considera più pericolosa di Città del Messico ci sarà.

Mattarella: "Umanità coi migranti". Salvini: "E un po' per gli italiani?"

Sergio Rame - Mer, 19/08/2015 - 18:44

Durissimo botta e risposta a distanza. Il capo dello Stato: "Mostrare umanità nell’accogliere i profughi disperati". Ma Salvini lo zittisce

Si chiude un fronte, se ne apre un altro. Al centro sempre lo stesso problema: l'immigrazione incontrollata che da mesi scatena tensioni sociali senza precedenti.

A scaldare gli animi è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, nel messaggio al Meeting di Comunione e Liberazione, chiede maggiore umanità nell'accogliere i profughi. E Matteo Salvini gli risponde duramente: "Ma un po' di umanità per gli italiani massacrati da clandestini e tasse, no?".

Sulla scia degli appelli del segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, e di molti vescovi, anche Mattarella chiede al governo Renzi e all'Unione europea di aprirsi maggiormente alle migliaia di immigrati che sbarcano sulle coste italiane.

"L’umanità che mostreremo nell’accogliere i profughi disperati - scrive nel messaggio al Meeting di Romini - l’intelligenza con cui affronteremo i fenomeni migratori, la feremzza con cui combatteremo i trafficanti di esseri umani saranno il modo con cui mostreremo al mondo la qualità della vita democratica. La democrazia si sporta con la cultura e con l’esempio".

Nel suo intervento il capo dello Stato ricorda che "la persona è il fondamento della comunità e dello Stato". "La sua libertà, il valore incomprimibile del suo essere unica e irripetibile, l’integralità dei diritti umani preesistono, come indica l’articolo 2 della nostra Costituzione, agli stessi ordinamenti - aggiunge Mattarella - da questa radice è nato il Meeting, che nel tempo ha prodotto centinaia di incontri e discussioni, ha arricchito il dialogo, ha sviluppato maturazioni e amicizie. 

In questa esperienza si sono formati tanti giovani, è cresciuta e si è fatta adulta la vostra associazione, ne ha tratto ricchezza il pluralismo della nostra società e della nostra cultura".
L'intervento di Mattarella ha scatenato un accesissimo dibattito sull'immigrazione rinfiammando le polemiche dei giorni scorsi. Il primo a replicare è stato Salvini che twitta: "Ma un po' di umanità per gli italiani massacrati da clandestini e tasse, no?". Una presa di posizione netta che ha mandato su tutte le furie la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani:

"Diventa sempre più chiaro che nella questione dell’immigrazione Salvini è un problema per l’Italia, non certo una soluzione". Per la governatrice del Friuli Venezia Giulia, "prendersela con il capo dello Stato, con la Chiesa o con il mondo intero, farà guadagnare a Salvini e Maroni la soddisfazione di un titolo o il brivido dell’accerchiamento, ma non aiuterà in nessun modo gli italiani a stare meglio".

Scontri Expo, scarcerato l'uomo che picchiò il poliziotto

Raffaello Binelli - Mer, 19/08/2015 - 16:45

Il gip ha scarcerato Marco Ventura, l'antagonista che lo scorso 1° maggio bastonò un vicequestore

Sarà anche un atto dovuto, ma fa discutere. E indignare. Ha lasciato il carcere Marco Ventura, l’antagonista arrestato il 19 maggio scorso perché aveva aggredito, a colpi di bastone, il vicequestore Antonio D’Urso durante la manifestazione contro l’Expo a Milano del 1° maggio, sfociata in una vera e propria guerriglia urbana.



L'ha deciso il gip del capoluogo lombardo Donatella Banci Buonamici, che ha accolto un’istanza avanzata dal legale del giovane, l’avvocato Eugenio Losco.

Il legale ha fatto presente che il reato di resistenza contestato al giovane è appesantito da una "aggravante ad effetto comune" e che, dunque, i termini di custodia cautelare sono di tre mesi e non di sei mesi. Termini di tre mesi che sono scaduti oggi e per questo il giudice, accogliendo la tesi del difensore, ha deciso di scarcerarlo e di applicare per lui la misura di obbligo di firma.

Ventura, che era detenuto nel carcere di San Vittore, è accusato di essersi opposto all’arresto di un’antagonista, Anita Garola, bloccata nel corso della manifestazione, "usando violenza" con un bastone nei confronti del vicequestore D’Urso, anche "aggredito con calci e pugni da alcuni manifestanti".