mercoledì 19 agosto 2015

Il mondo a grandezza reale: lo sapevate che l’Argentina è più vasta della Groenlandia?

Corriere della sera

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Il mondo non è grande quanto sembra, o almeno non come è raffigurato in nelle cartine geografiche. Ora un nuovo sito, thetruesize.com, svela con una mappa interattiva, le grandezze reali degli Stati, e le sorprese sono tante. Per alcuni Paesi l’estensione rappresentata è sovrastimata (soprattutto nel nord del mondo), in altri molto sottostimata (specialmente nel sud del Pianeta). Nell’immagine sopra la sproporzione è evidente. L’Argentina, che sulla mappa appare piccolissima rispetto alla Groenlandia, nella realtà è invece più grande: 2.780.400 kmq dello stato sudamericano contro i 2.166.086 kmq dell’isola

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L’Egitto è in realtà tre volte il Regno Unito (Irlanda compresa)

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L’Italia non è così piccola come sembra rispetto alla Norvegia

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La Cina appare molto più piccola della Russia, in realtà ne occupa la metà

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Cuba, anche se di poco, è più grande dell’Islanda

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Il Brasile da solo è più grande degli Stati Uniti (Alaska esclusa)

Spariscono i Generals, la squadra più perdente dello sport

Corriere della sera

di Flavio Vanetti

Gli Harlem Globetrotters «licenziano» i loro remissivi sparring partner: in 60 anni li hanno battuti oltre 16 mila volte


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Grazie, non ci servite più. Non lo sapevano, i Washington Generals. No, non sapevano che dopo 60 anni e oltre 16 mila batoste sul campo - assoldati e remunerati per essere semplici sparring partner a perdere - ci può essere in agguato una sconfitta perfino peggiore di quelle di routine: la sparizione. Decisa, e questo è il lato perfido, grottesco e paradossale della storia, da chi ti teneva in vita per alimentare il proprio mito: parliamo degli Harlem Globetrotters, un manifesto del basket che resiste anche all’esplosione planetaria della Nba; i prestidigitatori della palla a spicchi che sono riusciti addirittura ad arruolare Jesse Owens, il re nero dell’atletica, quattro medaglie d’oro davanti a Hitler ai Giochi del ‘36

Ultima partita, e ultima sconfitta, l’1 agosto. Poi, sipario sulla squadra più perdente dello sport. Ad ogni modo, pare che gli Harlem adesso desiderino misurarsi con avversari «autentici». Di mezzo, of course, un mucchio di quattrini: quando ricavi 40 milioni di dollari in un anno (dati 2013) con una crescita esponenziale certificata da Forbes, è meglio non scherzare con i falsi. Così John Ferrari, padrone, allenatore, manager dei Generals, ha ricevuto la telefonata di licenziamento e sul sito web ha messo un annuncio che sa di necrologio: «Ringraziamo tutti quanti hanno tifato per noi». Manca il requiem, ma fa lo stesso. Peraltro i Washington Generals - che poi non sempre si sono chiamati così, essendo stati anche Boston Shamrocks, New Jersey Reds, Baltimore Rockets o Atlantic City Seagulls - avranno mai avuto dei sostenitori? Difficile pensarlo. Nei pochi minuti di show (show?) a loro concessi, la gente se ne stava muta.

E le loro apparizioni erano al limite del mobbing: entravano in campo, subivano i canestri e le angherie degli Harlem (dalle prese in giro in palleggio alle braghe abbassate a tradimento), perdevano e salutavano. Era funzionale pure questo a far risaltare il talento di maghi come Meadowlark Lemon, Reece «Goose» Tatum, Fred «Pelato» Neal, Marquis Haines, Hubert «Geese» Ausbie , Jamario Moon, Wilt Chamberlain (che nella vita cestistica «vera» segnò 100 punti in un incontro Nba), icone di una formazione che si è esibita perfino allo stadio Lenin davanti a Nikita Kruscev e al Politburo sovietico oltre che, in privato, al cospetto di tre Papi, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI.

Capitò solo una volta che la storia non andò secondo copione: una sera del 1971 in Tennessee gli Harlem scherzarono troppo, andarono sotto di 12 a 2 minuti dalla fine e persero 100-99 nonostante la sirena suonata in ritardo. Dopo 2495 k.o., i gialloverdi avevano battuto l’avversario che ha trasferito la bandiera degli Usa sulla divisa da gioco: «I tifosi ci guardarono come se avessimo ucciso Babbo Natale», osservò Louis Klotz il loro fondatore.Poveri Generals, ci mancheranno. Ma non è detto che un giorno i Globetrotters non si pentano di averli «killerati»: magari si scoprirà che la loro fama non era slegabile dal ridicolo mandato in campo da quei remissivi mestieranti.

19 agosto 2015 (modifica il 19 agosto 2015 | 09:54)

Scopre falla di Messenger, Facebook gli toglie lo stage

Repubblica.it

Scopre falla di Messenger, Facebook gli toglie lo stage

KHANNA era pronto. Avrebbe cominciato uno stage presso Facebook da lì a pochi giorni. Poi però ha avuto una pessima idea: rendere nota a tutti una falla di Messenger, la chat legata al social network di Mark Zuckerberg, di cui nessuno era a conoscenza. Nessuno a parte i sistemisti di Facebook. A Palo Alto infatti la cosa era nota da almeno tre anni: Messenger condivide automaticamente la posizione degli utenti con cui si sta chattando.

Aran Khanna, studente di Harvard, se ne è accorto e, prima del previsto inizio del suo stage, ha pubblicato sul proprio blog un'applicazione chiamata Marauder's Map. Si tratta di un'estensione di Chrome che permette di "seguire" gli amici proprio attraverso la falla di Messenger. E non solo gli amici, anche le persone presenti nella stessa chat di gruppo. Una volta postata la novità su Twitter Marauder's Map è diventata virale, tanto da arrivare a essere scaricata 85.000 volte in pochi giorni.

Ma la cosa non poteva passare inosservata agli occhi attenti del social network più usato al mondo che ha chiesto al proprio futuro stagista di disattivare immediatamente la app e di non parlare con la stampa. A nulla però è servito il fatto che Aran abbia seguito alla lettera le istruzioni: poco dopo ha ricevuto una telefonata da Facebook che gli rescindeva lo stage. Il motivo? Il post sul suo blog non era adeguato agli "elevati standard etici" della società.

Una settimana dopo il fatto, la società ha rilasciato un update della app di Messenger: "Con questo aggiornamento avete pieno controllo di come e quando condividere le informazioni sulla propria posizione".