domenica 26 luglio 2015

Il professore: «La Carta è chiara Non devono pesare sullo Stato»

Corriere della sera
di Melania Di Giacomo

Salvatore Settis, archeologo ed ex direttore della Scuola Normale di Pisa: «È la vittoria della Costituzione sull’interpretazione dei politici»

 

 È la vittoria della Costituzione sull’«interpretazione» che ne hanno dato i governi. Salvatore Settis, archeologo ed ex direttore della Scuola Normale di Pisa, ora presidente del consiglio scientifico del museo parigino del Louvre, è tra coloro che aspettavano da quindici anni che un giudice affermasse la natura commerciale delle scuole paritarie che abbiano l’obiettivo di perseguire con i propri ricavi il pareggio di bilancio. E anche se la riforma Berlinguer del 2000 diede pari dignità alle scuole gestite da privati, è alla Carta fondamentale che si richiama per affermare la priorità dell’istruzione statale.

Professor Settis, lei è stato tra i firmatari nel 2013 di un appello contro i finanziamenti alla scuola privata ispirato alla Costituzione. Ora la Cassazione dice che le paritarie chiedono una retta, quindi utilizzano modalità commerciali, e per questo non possono essere esenti dall’Ici. Se l’aspettava?
«La sentenza fa scalpore perché è in controtendenza con quello che fanno i governi, compresi quelli di centrosinistra. La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”. Invece, negli ultimi anni non è stato così. A partire dalla legge Berlinguer, con un governo di centrosinistra, e poi negli anni c’è stato uno smottamento verso la scuola privata».

Lei dice “prima la scuola statale”. Ma la legge riconosce anche le scuole paritarie come pubbliche.
«Ma “senza oneri” per lo Stato non può avere un’interpretazione diversa. Purtroppo i contributi di cui le scuole paritarie già godono e i privilegi di natura fiscale si accompagnano a una contestuale riduzione dei finanziamenti per la scuola pubblica. E sarebbero molto più tollerabili se la scuola pubblica venisse salvaguardata, invece non è così. Non dubito che la scuola privata vada difesa, ma la scuola pubblica dovrebbe avere il primato».

La Cei dice che gli istituti paritari ricevono contributi per 520 milioni di euro, ma lo Stato risparmia sei miliardi e mezzo. Chi chiede il sostegno alla scuola paritaria lo motiva anche col fatto che con un milione e trecentomila studenti in più le scuole statali avrebbero un costo molto più alto.
«La Costituzione dice che l’istruzione è obbligatoria e gratuita. Visto che stanno facendo delle modifiche alla Costituzione, cambino anche questo articolo... Potrei capire di più la posizione di chi difende la scuola privata se desse la giusta priorità alla scuola pubblica che invece viene mortificata da continui tagli. Data la scarsità dei finanziamenti, se si rinuncia a pescare dalla tasse, si taglia da altre parti e non vorrei che ci stessero trascinando verso un sistema di tipo americano».

Dove però i costi di un’istruzione di qualità sono molto alti.
«Ci sono Paesi come gli Stati Uniti dove le scuole private sono più importanti e la pubblica è un disastro. Quindi, alla scuola privata vanno i ricchi, e non vorrei che l’Italia andasse in questa direzione. Specie in un momento in cui stanno crescendo le disuguaglianze e le nuove povertà di cui parla anche papa Francesco. In una situazione di questo tipo rafforzare la scuola pubblica dovrebbe essere la prima cosa. Poi se la scuola di carattere commerciale può essere aiutata, è lecito».

Quindi cosa risponde a chi dice che senza finanziamenti le scuola paritarie chiuderebbero?

«Che non stanno facendo i conti con la Costituzione, la difesa dei privilegi in quanto acquisiti è piuttosto debole».
26 luglio 2015 (modifica il 26 luglio 2015 | 15:34)

Postalmarket, fallisce il catalogo degli anni ’80

La Stampa


Era arrivato a 45 mila spedizioni giornaliere. La rivista era nata nel 1959 su modello Usa

 

 Il catalogo Postalmarket è definitivamente trapassato nell’Olimpo dei miti generazionali. Il tribunale di Udine ne ha decretato il fallimento. In realtà erano già parecchi anni che il librone illustrato per acquistare di tutto per corrispondenza non faceva più parte delle pubblicazioni irrinunciabili per la famiglia media italiana, assieme al calendario di Frate Indovino e la Settimana Enigmistica. 

E’ così che il ricettacolo dei sogni domestici ha visto sancita la sua fine; era nato per la gioia delle donne di casa, accese dalla speranza del capo a buon mercato misura per sagge massaie. Fu anche il principale tentatore alla lussuria per i figli (e forse anche i padri…) che facevano frequentazione promiscua di alcune sue sezioni dedicate all’ intimo femminile, nella perfetta liceità e tra le mura domestiche.

In anni in cui Internet non esisteva e le riviste scollacciate erano oggetti impensabili per il sacro recinto familiare, pagine e pagine di modelle in mutande e reggiseno, pancera e gambaletto, come calza elastica e baby doll, sembravano un’oasi di sibaritiche perdizioni. Tutto in “fresco e morbido poliestere al 100%” come recitava trionfante la didascalia di quei capini che oggi non avrebbero il coraggio di esporre nemmeno i negozi cinesi.

E’ senz’altro vero però che il catalogo Postalmarket svecchiò il concetto, non negoziabile per mamme e nonne d’anteguerra, che la mercanzia vada “toccata” per non rischiare fregature. L’idea della “fondatrice” Anna Bonomi Bolchini, che lo inventò nel 59 importando in Italia il modello americano, trasferiva su carta il desiderio compulsivo di contatto con la merce, lo stesso che oggi muove ogni transumanza umana nelle immense città mercato. Tra le sue pagine si accarezzava l’idea di possesso ripartita in categorie: dall’abbigliamento, agli elettrodomestici, agli attrezzi per bricolage, agli accessori per auto, alla cartoleria.

Tra la fine degli anni 80 ed i primi 90 Postalmarket gestiva oltre 45mila spedizioni al giorno, nel 1993 passa sotto il controllo del gruppo tedesco Otto Versand, che lo tiene fino al 1998, ma le cose non vanno più come una volta e si rischia il fallimento. Il 1999 fu l’anno cruciale del Postalmarket: quello della sua rinascita, ma anche della sua eclissi.

Un manager leccese e senatore di Forza Italia Eugenio Filograna lo rileva dai tedeschi, per rilanciarlo sotto una nuova veste. Si fa chiamare “Mister Postalmarket” e fotografare in copertina sorridente in maniche di camicia in stile managerial-provolone. Una vera rottura con la tradizione: un cover boy dopo decenni di note signore sorridenti del cinema e della tv, da Romina Power a Sydne Rome.

La rivoluzione Filograna era in perfetta linea con l’immaginismo berlusconiano, l’acquisto doveva corrispondere con una gioiosa deriva al libertinaggio domestico. La testimonial della mutazione fu in quel primo numero Gabriella Carlucci, anche lei poi presa dalla stessa vocazione politica di Filograna

La linea proposta dalla show girl era all’insegna della “magia della seduzione”, tutta giocata su reggicalze leopardati guepierres di velo “nero supertrasparente con ingenui nastri rossi” che si possono abbinare a un completino “in tessuto leopardè con inserti di pizzo rosso”. 

Era solo l’anticamera della nuova, e finora impensabile, sezione destinata a risvegliare il torpore della lecita coppia. Erano offerti nell’ ordine: un pacco famiglia di preservativi, un vibratore (29.900 lire), anche se presentato con la vecchia scusa che servisse a massaggiare il viso, delle manette (26.900 lire) guarnite di peluche (rosa, nero o leopardato) offerte come “le manette dell’ amore”.  

Nonostante i progetti ambiziosi di rilancio però anche quella volta Postalmarket non decollò. La concorrenza della rete era troppo forte e anche il mercato del proibito on line avvolgeva in una patina di melanconico vintage quel canto del cigno del vecchio catalogo ringalluzzito. 

YouTube su smartphone si rinnova: ora è ottimizzata per i video verticali

La Stampa


Vista la grande quantità di video girati col telefonino, l’applicazione di Google visualizzerà quelli verticali a schermo intero, eliminando le fastidiose bande nere laterali

 

Nonostante siano scomodi da guardare, i video verticali sono ancora una realtà molto diffusa. Soprattutto su YouTube, dove molti video vengono caricati direttamente dallo smartphone. Per questo la piattaforma video di Google ha deciso di porre rimedio al problema. Come? Non certo eliminando la possibilità di caricare questo tipo di contenuti, ma se non altro di vederli a schermo pieno, nello stesso modo in cui erano stati girati.

La nuova funzione fa parte di un aggiornamento arrivato di recente su Android e proprio in questi giorni anche su iOS: mandando il video in modalità schermo intero, l’app eliminerà le fastidiose bande nere ai lati per visualizzare solamente la parte centrale del video. La novità è stata annunciata dal CEO di YouTube Susan Wojcicki (sorella di Anne, ex moglie di Sergej Brin) all’ultimo Vidcon, una convention dedicata ai fan dei video made in Google.

Le mail di spam diminuiscono, ma sono sempre tante

La Stampa
carlo lavalle

A giugno la percentuale più bassa da 12 anni a questa parte: per la prima volta sotto il 50 per cento. Ma crescono le truffe informatiche e il phishing


Lo spam ha subito un forte calo in questi ultimi anni scendendo sotto la quota del 50% rispetto al totale delle email inviate su scala globale. Lo rivela uno studio di Symantec: per la prima volta dopo 12 anni, infatti, lo spam scende nel mese di giugno al 49,7% , la più bassa percentuale rilevata dal settembre 2003. Ma la tendenza alla diminuzione è destinata a durare ancora. Anche nel mese di luglio solo il 46,4% dei 25 miliardi di messaggi monitorati da Symantec è riconducibile alla categoria email spam. 

A determinare questo risultato ha contribuito in parte lo sviluppo dell’attività repressiva contro le botnet, le reti di computer con cui si indirizzano gli attacchi informatici via Internet. La stessa Symantec, in collaborazione con Microsoft, ne ha smantellate alcune tra le più pericolose e fraudolente. Negli Stati Uniti, la Federal Trade Commission, agenzia indipendente governativa per la tutela dei diritti dei consumatori, si adopera da anni per sradicare le gang che diffondono spam tramite network organizzati ottenendo in un caso un taglio dell’80% della posta elettronica spazzatura di pubblicità di spaccio di pillole dimagranti. Anche l’Europa ha avviato un programma di contrasto alle botnet attraverso il Centro Avanzato di Difesa del Cyberspazio.

Tuttavia, la contrazione dello spam, secondo il rapporto della multinazionale statunitense, è dovuta principalmente al trasferirsi dell’attività dei cybercriminali verso altre aree più vantaggiose. “Quello che sta succedendo – ci spiega Antonio Forzieri, esperto sicurezza Symantec – è che l’azione illecita si sta spostando verso forme più profittevoli. Lo spam è stato redditizio in passato ma ora rendono di più i malware finanziari. Si installano sul computer e si mettono in mezzo tra l’utente e il conto bancario per sottrarre denaro ai malcapitati”.

Software maligni Trojan come Dyre o Gameover Zeus attaccano il sistema bancario online rubando password e pin. “Parliamo di un business – dice Forzieri – che ha un ordine di grandezza di decine di milioni di dollari”.

Un altro aspetto in crescita, particolarmente inquietante, è quello dei ransomware. Si tratta di programmi informatici dannosi che bloccano o criptano i file dei computer colpiti per chiedere un riscatto in cambio dello sblocco o del decriptaggio: a giugno ne sono stati rilevati 477.000. Contemporaneamente, aumenta in modo notevole il numero di nuove varianti di virus in circolazione : Symantec ne registra a giugno 57,6 milioni contro 44,5 milioni sviluppati a maggio e 22,9 milioni nel mese di aprile. Cosa che rende più difficile il lavoro di intercettazione e di contrasto al crimine informatico.

L'autista dell'Atac: "Ecco perché non passa l'autobus"

Io, suddito, ecco perché ho rinunciato al mio dehors a Torino

La Stampa


Lettera di un ristoratore che ha gettato la spugna di fronte ai burocrati del Comune




Vi voglio raccontare la mia disavventura con il Comune di Torino per aver avuto la brillante idea di chiedere un permesso per un dehors per il mio locale. Sono titolare di un ristorantino in zona Parella. L’anno scorso, preso da entusiamo e da incoscienza, mi reco presso gli uffici comunali di zona per avere informazioni in merito. Gentilissima, l’impiegata mi spiega l’iter da seguire compreso il fatto che la pratica andava redatta da un professionista. Costo per un dehors di 6 metri per 3: 1500 euro per tre mesi oltre la tassa raccolta rifiuti. Pazienza...

Premetto che la struttura è già in mio possesso quindi il geometra si limita a fare il progetto su una cosa già usata dal precedente proprietario. Quando è tutto pronto vado nuovamente negli uffici di zona, convinto che, pagando la dovuta gabella, potrò realizzare il mio sogno. Macchè.

Sempre molto gentilmente, mi spiegano che la mia voluminosa pratica sarà valutata dall’apposita (tenetevi forte) commissione dehors! Dopo un sussulto di incredulità mi rassegno e attendo la fatidica raccomandata per la convocazione. Mi attivo per l’appuntamento sperando che anche il geometra sia disponibile perchè la «commissione»“ si riunisce una volta al mese e se tu, suddito, non ti presenti salta tutto e devi ricominciare da capo.

Finalmente arriva il fatidico giorno. La convocazione, ovviamente, è solo al mattino e all’orario da loro stabilito. Saliamo all’ultimo piano dove nessuno ci indica quale porta è quella giusta. Aspettiamo: qualcuno arriverà a prenderci. Dopo un’ora quel qualcuno arriva e il mio stupore si trasforma in rabbia. Entriamo in un salone dove attorno ad un grande tavolo ovale siedono dieci impiegati tutti per me! Chiedo se ho sbagliato: sono forse in un Tribunale? Mi fanno accomodare e li osservo mentre vagliano la mia pratica . Uno di loro apre un libretto che sembra uscire da una antica biblioteca: è il regolamento comunale!

Iniziano una serie di obiezioni e, dulcis in fundo, mi chiedono di portare un pezzetto del telo di copertura! Chiedo il perché. Serve per verificare che sia antiriflesso, mi spiegano. Cioè, io avrei dovuto tagliare un pezzo del telone e, sempre da suddito, ritornare da loro e solo nell’orario e nel giorno da loro stabilito. Sapete com’è finita? Che il suddito ha rinunciato. Nei paesi civili ti danno un foglio con le istruzioni da seguire, dopodiché vengono loro a controllare se tutto è a posto. Nei paesi civili...