mercoledì 15 luglio 2015

Shoah, il «contabile di Auschwitz» condannato a 4 anni

Corriere della sera

«Complicità nell’assassinio di 300.000» ebrei che furono mandati nelle camere a gas: l’ex ufficiale delle Ss Groening, 94 anni, ha assistito impassibile a lettura della sentenza


L’ex ufficiale delle Ss Oskar Groening, soprannominato il «contabile di Auschwitz», è stato condannato a quattro anni di carcere da un tribunale di Lueneburg, in Germania, per «complicità nell’assassinio di 300.000» ebrei che furono mandati nelle camere a gas. Il 94enne ha assistito impassibile alla lettura della sentenza.


La vicenda
La pena inflitta al 94enne supera la richiesta del pubblico ministero, che per Groening puntava a una condanna a tre anni e mezzo, con un condono di 22 mesi per precedenti mancanze della giustizia tedesca. L’uomo era infatti già stato indagato negli anni ‘70, senza che si desse poi corso a un procedimento giudiziario. La corte ancora non ha stabilito se il «contabile di Auschwitz» sconterà la pena in un istituto penitenziario, di cura o ai domiciliari. A causa delle sue precarie condizioni di salute, il processo, durato tre mesi, era stato rinviato in più di un’occasione.

Responsabilità morale
Durante il dibattimento in aula, che in Germania e a livello internazionale ha avuto una grande eco, Groening ha riconosciuto la propria responsabilità morale per quanto accaduto ad Auschwitz-Birkenau. L’uomo ha ammesso di aver sequestrato i denari dei deportati, che poi venivano inviati alla centrale delle SS a Berlino. Nel corso del processo diversi sopravvissuti alla shoah hanno raccontato la propria terrificante esperienza all’interno del campo, dove hanno trovato la morte oltre un milione di persone. Molto scalpore mediatico aveva suscitato la mano offerta in segno di riconciliazione dall’81enne Eva Kor. Un gesto di perdono umano, aveva precisato, che non ha cancellato le responsabilità giuridiche di Groening.

15 luglio 2015 (modifica il 15 luglio 2015 | 18:08)

Flash al capolinea? Nessuno lo vuole più

Corriere della sera
di Vincenzo Scagliarini

Nato nel 1996 il plugin cambiò la Rete. Ma ora è obsoleto e vulnerabile: il primo ad attaccarlo du Steve Jobs, le ultime falle sono state scoperte con i leaks di Hacking Team. Firefox ormai lo blocca


È tempo di "uccidere" Flash

Per Alex Stamos, responsabile della sicurezza informatica di Facebook, è arrivato il momento di “uccidere” Flash. Ha suggerito anche i tempi: entro 18 mesi il celebre plugin di Adobe non deve essere più supportato dai browser. Le cose però sembrano andare più velocemente: il 14 luglio il browser Firefox ha bloccato in automatico Flash. Adobe non aveva ancora corretto le vulnerabilità del plugin che era vulnerabile e impedirne l’utilizzo è stato un modo per tutelare gli utenti. Chrome invece da circa un mese mette in pausa questo tipo di contenuti: è l’utente a doverli abilitare, se lo ritiene necessario. E su Twitter si sta diffondendo la campagna “#OccupyFlash”. 

Flash è diventato uno degli strumenti più utilizzati per attaccare un computer e prenderne possesso. Le vulnerabilità del plugin sono tante e, nell’ultima settimana, la situazione è precipitata. Nei 400 gigabyte trafugati da Hacking Team  ​nella nottata tra il 5 e il 6 luglio e pubblicati online sono descritti e documentate tre falle di Flash, usate dalla società milanese per immettere il suo software spia nei computer. Si può dire che Hacking Team le avesse usate in modo legittimo, autorizzato dagli Stati che disponevano le intercettazioni (nonostante alcuni tra i clienti dell'azienda fossero nelle liste nere internazionali). Ma, ora che sono pubbliche, le falle possono servire anche a scopi criminali. Le vulnerabilità scoperte su Flash sono dette “zero day”. Sono quelle più pericolose, perché ignote anche all’azienda ha prodotto il software. Possono essere utilizzate in modo indisturbato finché non vengono individuate ufficialmente e corrette. A più di una settimana dalla scoperta, Adobe ha corretto le vulnerabilità, ma non è escluso che possano emergerne delle altre. Il consiglio agli utenti è di aggiornare il plug-in il prima possibile.

 Una tecnologia obsoleta

Fino a pochi anni fa Flash era indispensabile nella navigazione web. Era uno strumento più utilizzato per aggiungere contenuti multimediali sui siti. Video, banner, giochi online sfruttavano questa tecnologia. Poi è arrivato lo standard Html5, che permette di fare le stesse cose (e anche di più), senza ricorrere al plugin Adobe. Che, insomma, è obsoleto da tempo. Dal gennaio 2015 anche YouTube ha abbandonato del tutto questa tecnologia, dopo aver completato una sperimentazione iniziata nel 2010. L’Html5 garantisce una migliore qualità video e consuma fino al 35% di banda in meno.
E la stessa Adobe da circa tre anni dedica pochissime risorse a Flash. E quando un software così diffuso, controllato da una sola azienda, si trova in questa situazione, i danni possono essere enormi. Il codice diventa meno efficiente. Gli errori – che possono esser sfruttati dai “cattivi” – aumentano e vengono trovati e corretti più lentamente. Html5 invece è uno standard aperto.

L'attacco di Steve Jobs

Il primo attacco celebre a Flash viene da Steve Jobs. Era il 2010 e il fondatore di Apple aveva appena lanciato l’iPad, senza il supporto per il plugin Adobe. Non supportava Flash neppure l’iPhone, lanciato tre anni prima. La Mela non voleva una tecnologia simile sui suoi dispositivi. Jobs definì i programmatori di Adobe “pigri”​ : "Flash è pieno di bug, manda in blocco i Mac e il suo codice non è per nulla ottimizzato. Nessuno userà più Flash, il mondo si sta muovendo verso l’html5", commentò. Cinque anni fa forse era troppo presto per una dichiarazione simile: allora YouTube aveva appena iniziato a supportare html5 e molti siti non erano navigabili senza questo plugin. Ma aveva senz’altro ragione.

La fine dello sviluppo su smartphone

Quella di Flash è stata una lenta agonia. A differenza dei cellulari Apple, quelli Android hanno supportato flash fino al 2012, quando Adobe ha deciso di abbandonare lo sviluppo della versione mobile del suo plugin. Nei della casa software famosa per Photoshop, Flash sarebeb dovuto diventare uno strumento riservato ai giocpiani hi "premium" via browser. Ma già nel 2012 era uno strumento orami datato, utile solo alla visualizzazione di siti creati negli anni precedenti e non più aggiornati.

Il passato glorioso

Eppure questo plugin ha una stata gloriosa. È stato creato nel 1996 dalla piccola casa software Futurewave. Allora il software si chiama FutureSplash e donò ai browser Internet la capacità di riprodurre animazioni e cartoni animati. Pochi mesi dopo avvenne la vendita a Macromedia, un’azienda più grande specializzata in software per lo sviluppo web. Nacque Flash 1.0. Il massimo della gloria fu raggiunto tra il 2004 e il 2005. Internet era diventata più veloce e i processori erano in grado di gestire contenuti ricchi sul web. Flash era la scelta preferita per creare pagine interattive e animazioni sul web. Era utilizzato dagli sviluppatori web indipendenti e da grandi aziende come Disney e Yahoo!

L'acquisizione da parte di Adobe e l'inizio della fine

Nel 2005 Adobe acquisisce Macromedia e Flash passa di mano.Per molti è l’inizio del declino.Lo sviluppo si rallenta e le nuove versioni non aggiungono innovazioni importanti.Il software diventa sempre più lento e ingestibile.Gli utenti lamentano numerosi blocchi di sistema causati dal plugin.
Nel 2006 Adobe festeggia in grande stile il decimo anniversario del software. Ma, forse, Flash non arriverà ai vent’anni.

Un lento declino: i dati

Secondo W3techs, a luglio 2015 il plugin è usato da poco più del 10% dei siti attivi. A gennaio 2011 la percentuale di pagine che usavano questa tecnologia era quasi del 30%. Tre volte superiore. I dati di mercato raccontano un lento declino. Con l’avanzata di HTML5 e la crescita della navigazione da smartphone e tablet (non supportati da Flash), il plugin di Adobe sta perdendo terreno.

Lettera di un cane abbandonato al suo ex padrone: “Pregherò per te”

La Stampa




A te,
che mi hai abbandonato che avevo poche ore di vita insieme alle mie sorelline, privandomi del calore materno e dei nutrimenti vitali che ogni cucciolo che nasce ha il dovere di ricevere, voglio dire che oggi ho 22 giorni e sono vivo e vegeto, col pancino sempre pieno e che tutto sommato anche un biberon di plastica fa la sua porca figura specie se è bello pienozzo di latte caldo.

Poi ti volevo dire anche che strilliamo tutti e 4 come dannati, segno che stiamo bene e che ci strafoghiamo di latte ogni 3 ore e mezzo come se non ci fosse un domani.

Ah, la nostra cara mamma l’abbiamo persa per colpa tua e chissà che dolori starà passando, con le mammelle gonfie di latte e senza avere nessuno a cui darlo, ma siccome nella vita è tutta questione di Karma, per una che ne abbiamo persa ne abbiamo trovate ben 4 umane, diversi papà e una serie infinita di zie e zii.

Non devi avere una gran bella vita se arrivi a compiere azioni talmente meschine verso noi che siamo esserini indifesi e vulnerabili.

Ma sai, ti perdono, e penso di poter parlare anche a nome delle mie sorelline e ricordati, che ogni vita, piccola o grande che sia è e rimane un miracolo e come tale ha diritto su questa Terra a una seconda possibilità.

Noi l’abbiamo avuta e tutto sommato, pregheremo affinchè anche tu, nella tua misera e vuota vita, ce l’abbia.

PS.
non abbiamo ancora un nome, ma presto troveremo 4 famiglie che ce ne daranno uno ciascuno

Luce, come tagliare la bolletta in sette mosse E difendersi dalle cartelle pazze

Corriere della sera
di di Fausta Chiesa

Consumi presunti e mancata considerazione dell’autolettura. Conguagli pluriennali. Quattro compagnie elettriche (Enel, Eni, Edison e Acea) sono finite sotto la lente dell’Antitrust. Mentre l’Autorità indaga, che cosa possiamo fare per controllare la bolletta ed evitare di pagare di più?


Bolletta elettronica, controllare è più facile

Consumi presunti e mancata considerazione dell’autolettura. Conguagli pluriennali. Quattro compagnie elettriche (Enel, Eni, Edison e Acea) sono finite sotto la lente dell’Antitrust. Mentre l’Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella svolgerà le sue indagini, che cosa possiamo fare per controllare la bolletta ed evitare di pagare di più?
La prima cosa è farsi inviare la fattura per via telematica. Si evitano i costi di spedizione, si facilita il recapito della stessa e salvandola sul pc è meno facile da perdere di un foglio di carta. Ma poi? Ecco cinque consigli, indicati da Federconsumatori. 


Verificate mensilmente le letture

La bolletta è composta da quattro voci: servizi di vendita, servizi di rete, oneri generali e imposte. Le ultime tre voci sono fisse, quindi l’unica voce da controllare sono i servizi di vendita. Il consumo di elettricità è calcolato attraverso la lettura del contatore. Verificate nella sezione «riepilogo letture» della bolletta che queste siano state rilevate ogni mese. La quasi totalità degli utenti ha i contatori elettronici, ma non per tutti è attiva la lettura da remoto. Se non lo fosse, verificate voi la lettura mensilmente e poi comunicate la lettura. Si può chiamare il numero verde della propria compagnia o utilizzare App o anche Internet. 

Se la bolletta non riporta la lettura mensile del contatore, controllate attraverso la lettura del contatore che la lettura stimata sia congrua ai consumi registrati sul contatore stesso. In pratica, non ci dovrebbe essere un grande scostamento tra quanto risulta in bolletta e quanto effettivamente sul contatore. 


Conguagli? Occhio al periodo e se non «tornano» reclamate

Per evitare di ricevere brutte sorprese con i conguagli, bisogna leggere regolarmente il contatore. In caso di conguaglio, la dicitura deve essere ben evidente in fattura. In quest’ultima possono essere addebitati i consumi effettivi, non fatturati precedentemente, relativi agli ultimi cinque anni. Una volta l’anno la compagnia deve fare la lettura effettiva del contatore, lo dice la regolamentazione. Quindi in teoria le compagnie dovrebbero mandare i conguagli al massimo annualmente. Verificate il periodo a cui corrisponde il conguaglio. 

 Se gli importi richiesti sono corretti, il gestore deve accordare una rateizzazione congrua al periodo conguagliato. Da gennaio – precisa l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) - sarà obbligatoria la nuova bolletta che dovrà individuare nella prima pagina un box di alert da dedicare ai conguagli o ricalcoli qualora ce ne fossero. Se gli importi non sono corretti fate reclamo, facendovi aiutare se vi sentite più sicuri dalle associazioni dei consumatori.


Meglio il mercato tutelato, che la giungla delle tariffe

In fattura deve essere specificata l’appartenenza al mercato libero o al mercato tutelato La scelta del tutelato garantisce, rinunciando a un possibile risparmio, tariffe fisse stabilite dall’Autorità garante. Gli scarsi benefici economici nel mercato libero sono dovuti principalmente al fatto che i gestori riescono a vendere ai consumatori tariffe a volte più costose del mercato tutelato. 

La scelta dell’offerta giusta nel mercato libero è difficile da fare. Occorre valutare la tipologia del consumo abituale della famiglia, leggere attentamente le condizioni della proposta contrattuale prima di sottoscrivere il contratto effettivo e verificare la durata dell’offerta (il consumatore dovrebbe infatti controllare continuamente il cambio delle tariffe, spesso vantaggiose unicamente nei primi mesi successivi alla sottoscrizione). Se si è passati al libero mercato è possibile tornare al mercato tutelato. 


Leggete anche le ultime pagine

Le ultime pagine, probabilmente le meno lette, contengono importanti comunicazioni per i consumatori: le istruzioni per effettuare l’autolettura, il significato del POD/PDR (il POD è il codice alfanumerico nazionale di 14 caratteri che inizia per «IT”» che identifica univocamente il punto di prelievo ed è indicato nella sezione dei dati personali, mentre il PDR è il codice numerico nazionale di 14 cifre, che identifica univocamente il punto di prelievo). 

Poi sono indicate le fasce di consumo e gli aggiornamenti sulle delibere dell’Aeeg, nonché le modalità per effettuare i reclami. 


Sfruttate il bonus sociale

Solo il 30% dei potenziali beneficiari richiede il bonus sociale. Invece, famiglie a basso reddito (con Isee non superiore a 7.500 euro per nucleo familiare o non superiore a 20mila euro con più di tre figli) hanno diritto a uno sconto che viene automaticamente messo in bolletta per l’utenza relativa alla casa di residenza. La domanda va presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (Caf, Comunità montane). Probabilmente non ne avete diritto voi, ma un vostro parente magari sì.
Lo può richiedere anche chi vive o è un soggetto in gravi condizioni di salute che ha attrezzature salva-vita che devono essere sempre connesse all’elettricità. Ma quanto vale il bonus elettrico? In base ai conti dell’Aeeg, 71 euro l’anno fino a due persone, 90 euro per 3-4 componenti familiari e 153 euro per le famiglie numerose. 


L’aiuto dell’Autorità, sul web e con il numero verde

Sul sito dell’Autorità garante per l’energia elettrica c’è lo sportello del consumatore che risponde anche a un numero verde gratuito: 800-166654. Sempre su www.autoritàenergia.it è disponibile il trova offerte, un motore di ricerca che permette di individuare la tariffa più conveniente. 

Poi è attivo un servizio di conciliazione. Nel caso un reclamo all’azienda non sia andato a buon fine, l’Autorità offre una conciliazione e – dice - nell’80% dei casi la problematica si risolve in 20 giorni.

La Cortina del silenzio

La Stampa


Questo è un articolo in difesa di Carlo Giovanardi e la responsabilità di una simile stravaganza va interamente addossata ai clienti dell’hotel Miramonti di Cortina che hanno impedito al noto jihadista democristiano - l’uomo che paragonò il bacio lesbico a fare la pipì per strada - di presentare un suo libro nella sala conferenze dell’albergo.

Non ci hanno fornito i nomi, eppure pare di conoscerli, questi campioni della sinistra intollerante in vacanza, mentre apprendono dell’imminente arrivo del Joe Vanardi e si precipitano nella hall corrugando le fronti pensose in una maschera di indignazione. Contro il portavoce di tutti i proibizionismi scatta lo snobismo censorio di quelli che hanno sempre la Costituzione in bocca ma non esitano a mettersela sotto le pedule quando sitratta di estenderne i principi liberali a chi non la pensa come loro.

Chiedono, e incredibilmente ottengono, che lo show del reprobo venga cancellato. Il sospetto di essersi comportati con Giovanardi come dei giovanardi qualsiasi non li sfiora nemmeno. Essi si sentono nel giusto - hanno la formula della giustizia inoculata nel dna per grazia divina - e gli stessi atti che bollerebbero come intolleranti se fatti da altri, compiuti da loro si trasformano in baluardi della democrazia.

Chissà se qualche altro albergo di Cortina avrà il buon gusto di offrire al censurato una sala di compensazione. Perché Giovanardi, quando parla, è indifendibile. Ma quando non lo fanno parlare, diventa obbligatorio difenderlo. 

Riconoscere un gay dalla voce? Impossibile

La Stampa

Studio congiunto delle Università di Trento, Padova e Bielefeld (Germania). “Tendiamo a categorizzare in base al tono di una persona, ma è solo una percezione soggettiva”




Non c’è relazione tra voce e orientamento sessuale, secondo i risultati di uno studio sulla presunta capacità di distinguere eterosessuali e omosessuali semplicemente sentendoli parlare, svolto da ricercatori delle Università di Trento, Padova e Bielefeld (Germania) e pubblicato sulla rivista Plos One.

Sono ancora tante le persone omosessuali/bisessuali che raccontano di aver subito discriminazioni a scuola, all’università, in ambito lavorativo e perfino nella ricerca di una casa. Per essere etichettati basterebbe a volte la voce, il modo di parlare. Adesso la ricerca italiana rivela come ciò non abbia riscontri scientifici e come il presunto «gay radar» sia solo causa di ulteriore discriminazione. «La categorizzazione dell’orientamento sessuale a partire dalla voce funziona sulla base delle nostre aspettative, non delle nostre reali capacità. Questo tipo di inferenze può portarci facilmente a stereotipare sessualmente gli individui», spiegano gli autori dello studio.

Gli autori dello studio  
A firmare l’importante ricerca sono stati i professionisti del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento Simone Sulpizio, Maria Paola Paladino e Francesco Vespignani insieme a Fabio Fasoli e Anne Maass, del Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova e a Friederike Eyssel e Dominik Bentler dell’University of Bielefeld (Germania). Al centro della ricerca il «gay radar», ovvero la presunta abilità di riconoscere l’orientamento sessuale di una persona sulla base di alcune caratteristiche come la voce.

«La nostra ricerca - hanno specificato i medici - ha preso il via da alcuni quesiti. Innanzitutto: è veramente possibile riconoscere l’orientamento sessuale di una persona ascoltando unicamente la sua voce? Altra cosa: quando si ascolta l’interlocutore che parla in una lingua diversa dalla nostra si ha una differente percezione? Il nostro lavoro - hanno ancora detto - mostra che il modo in cui categorizziamo gli altri non sempre corrisponde alla realtà: la voce può dare delle informazioni, ma nel caso dell’orientamento sessuale, caratteristica spesso nascosta dalle persone, è necessario essere consapevoli che la nostra percezione può essere ingannevole» e può «cambiare il nostro modo di comportarci con gli altri».

Come è stata condotta la ricerca
«Abbiamo realizzato - riferiscono i ricercatori - una serie di esperimenti con partecipanti italiani e tedeschi. Abbiamo chiesto loro di ascoltare diverse voci e per ognuna di indicare l’orientamento sessuale del parlante. In alcuni esperimenti i partecipanti ascoltavano solo persone che parlavano la loro stessa lingua, mentre in altri ascoltavano sia soggetti che parlavano la propria lingua, sia quella differente».

Cosa è emerso? «I nostri risultati - spiegano - hanno mostrato che il “gay radar” per la voce non esiste: gli ascoltatori non sono in grado di riconoscere l’orientamento sessuale di una persona da come parla». Tuttavia i risultati mostrano anche un’ampia convergenza tra gli ascoltatori sull’orientamento sessuale dei parlanti. I risultati sono identici nelle due lingue e molto simili anche a livello inter-linguistico (quando cioè una persona categorizza anche le voci di persone che parlano la lingua sconosciuta).

Un altro elemento che emerge è che, in generale, si rileva una «forte relazione tra la percezione dell’orientamento sessuale e della mascolinità: i soggetti la cui voce contiene più caratteristiche acustiche tipicamente associate al parlato femminile (come ad esempio, un ritmo più lento o, per le vocali, frequenze di risonanza più alte) tendono a essere maggiormente percepiti come gay».

Con il vecchio Maggiolino a oltre 200 km/h: Memminger rilancia la mitica Volkswagen

Il Messaggero

Il notissimo restauratore della vettura di Wolfsburg si spinge più avanti proponendo il modello degli anni 70-80 realizzato con le attuali tecnologie che chiaramente esaltano prestazioni, sicurezza e comfort.

 Un Maggiolino d'epoca


Viaggiare con un Maggiolino 1303 a oltre 180 chilometri all'ora (naturalmente su un“autobahn” tedesca) e godere di tutta la sicurezza e la comoditàche solo le auto di attuale generazione sanno offrire.

È quanto hanno fatto i redattori del magazine Auto Motor und Sport al volante di una vettura perfettamente identica a quella prodotta da Volkswagen tra il 1970 e il 1980, ma costruita nel 2015 sfruttando materiali e tecnologie che a quell'epoca, probabilmente, non erano nemmeno nell'immaginario dei progettisti di Wolfsburg. L’iniziativa, che sta entusiasmando gli appassionati del Beetle in tutto il mondo, è firmata dallo specialista nel restauro del Maggiolino Georg Memminger che nella sua azienda di Reichertshofen, in Germania, ha pensato di ampliare l'attività di ricostruzione e di produzione di ricambi passando ad un vero e proprio assemblaggio di vetture d'epoca al 100% di nuova costruzione.

Telaio, carrozzeria, sospensioni, tutto
è di produzione attuale così come lo sono gli impianti (elettrico, carburante, idraulico) e gli accessori. Indispensabile concessione alla modernità e al livello minimo di confort a cui quasi nessuno è disposto a rinunciare, nel Super-Maggiolino è presente anche un efficiente impianto di climatizzazione. Memminger ha scelto la generazione più evoluta delle sospensioni del Maggiolino, praticamente le stesse che Porsche utilizzò successivamente per i modelli 924 e 944.

Lo sterzo, con tutti gli aggiornamenti del caso, resta quello diretto del Beetle, anche in considerazione della facilità di manovra legata alla trazione sulle ruote posteriori, ma lo specialista di Reichertshofen ha predisposto per i più pigri anche una versione con servocomando. Provengono invece dalla Mini One i freni a disco ventilati che in questa applicazione sono dotati di pinze Conti-Teves, così come è Teves a fornire l'impianto antibloccaggio Abs.

Davvero particolare il motore, che resta il Type 4 quattro cilindri boxer ma che è completamente riprogettato con cilindrata portata a 2,7 litri e lubrificazione a carter secco, come nelle auto da competizione. La potenza erogata arriva a 170 Cv ma il dato più impressionante, anche tenendo conto del peso ridotto della vettura, è la coppia che arriva a 270 Nm, un valore tale da richiedere la presenza di una frizione specifica rinforzata.

Memminger non dichiara ufficialmente le prestazioni, ma come sottolinea Auto Motor und Sport nel suo test i 180 km/h sono la velocità ottimale per non rischiare di compromettere la stabilità per effetto di una carrozzeria che era stata progettata per ben altre andature. Ma dall'officina di Reichertshofen arriva un’indiscrezione: con un Super-Maggiolino sono stati misurati in autostrada i 214 km/h.

Un dato impressionante per un'auto di questo tipo, dal look perfettamente “d'epoca”, che si accompagna ad un'altra cifra da capogiro: gli 83mila euro che sono necessari per ordinare una vettura assemblata ad hoc sulle richieste del cliente e che richiede 6 mesi di lavoro.

L'operazione Marita, quando nel 1941 Berlino invase la Grecia