lunedì 6 luglio 2015

Ultime della specie: la videocassetta Vhs muore definitivamente

Corriere della sera
di Elmar Burchia

L'unico fornitore di Vhs ancora attivo, una società tedesca, ha acquisito l'ultimo stock disponibile nel mondo: la «Final Edition»

 

 Qua e là, nascoste in qualche cartone - o in bella vista sullo scaffale in soggiorno - molti possiedono ancora una collezione di vecchie Vhs. Pellicole che hanno fatto storia, originali o registrate. Forse, persino un videoregistratore funzionante. Chi è nato negli ultimi anni, la cosiddetta «generazione Y», non sa nemmeno cosa siano. Eppure, per chi ha più di trent’anni le Vhs hanno fatto parte integrante della loro vita, prima di essere soppiantate dai Dvd, dalla pay tv e dallo streaming. Ora, dopo 39 anni di onorato servizio, la videocassetta muore definitivamente: l'unico fornitore di Vhs ancora attivo, una società tedesca, ha infatti acquisito l'ultimo stock disponibile nel mondo, la cosiddetta «Final Edition».

Addio a rate
In verità, già nel 2008 Jvc aveva annunciato la fine della produzione dei videoregistratori Vhs. Tuttavia, solo ora la società tedesca SK-Unternehmensgruppe ha comunicato di aver comprato le ultime videocassette ancora disponibili nel mondo, dalla sudcoreana CosmoAM & T. Arriveranno sul mercato coi marchi Platinum e Xlyne e verranno vendute fino a esaurimento scorte. Poi basta, a quanto pare non ci sono altri fornitori. Davvero? Come riferisce il portale tecnologico tedesco heise.de pare proprio si tratti delle ultime videocassette.  Sebbene si trovi ancora qualche offerta di cassette vergini sui portali eBay e Amazon, le scorte sono destinate a finire a breve. 
40 anni di storia


Era il 1976 quando il Video Home System (Vhs) di Jvc fece il suo debutto sul mercato statunitense e giapponese, innescando una vera rivoluzione nei consumi televisivi. Il Vhs offriva ben due ore di registrazione audio-video. A differenza del rivale Betamax, sviluppato da Sony, che aveva una durata di appena un’ora e non riuscì perciò a imporsi nella «guerra» per l’home video. A decretare la vittoria del Vhs furono soprattutto gli elementi tecnici, le scelte di marketing e - ovviamente - l’industria del porno. 
Revival
Tuttavia, tra qualche anno, le vecchie Vhs potrebbero valere una piccola fortuna. Secondo quanto riferito recentemente dai media inglesi, gli esperti del settore consigliano di non buttarle perché potrebbero avere un revival come quello dei dischi in vinile. E potrebbero vendersi online, o nei negozi specializzati, anche per cifre importanti.

6 luglio 2015 | 17:45

Quelli che... la Serie A è durata soltanto un giorno

La Stampa
roberto condio

Una partita e via: da Cudicini a Vampeta, in un libro le storie delle meteore

Il simbolo delle meteore-bidone della Serie A è l’inarrivabile Vampeta, uno dei tanti acquisti sballati dell’Inter morattiana. Preso nel 2000 per 30 miliardi di lire (15 milioni di euro circa), in A gioca solo nella tragica «prima» in casa della Reggina. Dopo quel 2-1, Lippi si dimette e l’inadeguato brasiliano sparisce. Salvo poi partecipare al trionfo mondiale della Seleçao nel 2002. Giocando appena 18’ nell’esordio contro la Turchia


Quando è arrivata in redazione la copia del libro di Roberto Condio, la prima reazione è stata: ma come gli vengono certe idee? Poi ripensi a come lavora, alla precisione che ci mette ogni volta che affronta un articolo, di calcio e non solo, e allora anche la domanda ottiene una risposta esatta. «Ho giocato in serie A (una volta sola)» (Ultra Sport, euro 16) è il frutto di una raccolta certosina di appunti, cifre e nomi che guidano da sempre il lavoro di Condio. Specialista dei numeri, ha scelto di abbinare quello più importante, l’uno, all’evento che può cambiare la vita di chi fa il calciatore, all’unicum da raccontare con orgoglio o con rimpianto a figli, parenti, nipoti, amici e anche nemici. Mettere il piede in serie A è, per chi gioca al pallone, un traguardo che appena raggiunto si trasforma in un incrocio pericoloso. Diventa un privilegio per chi sa coltivare la carriera; un rimpianto per chi non ci riesce suo malgrado; una condanna per chi butta via il grande regalo che la sorte gli ha portato in dote. Nel libro ci sono storie note e soprattutto meno note. Novanta minuti o sette secondi, non c’è spazio temporale che definisca una storia. Ma 209 pagine da spiluccare a piacimento nel segno della memoria. Quella di Condio, mica la nostra.
Paolo Brusorio


IL FRATELLO SCARSO DI KAKA’


Sono rari i raccomandati nel grande calcio. Non fosse stato il fratello minore di Kakà, asso del Milan, Digao però non sarebbe mai arrivato in Italia e men che meno avrebbe messo piede in A. Lo fece il 1° marzo 2008, sostituendo Jankulovski dopo il 1° tempo dell’1-1 con la Lazio. Prima, aveva debuttato (malissimo) in Coppa Italia contro il Catania (foto). Poteva bastare. Da lì in poi, solo prestiti con poche presenze e troppi infortuni. Fino al ritiro nel 2013

L’AMICO DI MOURINHO


Un mito, Costinha. Dopo aver vinto molto tra Monaco e Porto, il portoghese chiude la carriera nell’Atalanta: arriva a parametro zero e strappa un triennale da 750mila euro a stagione. Gioca bene 54’ del debutto interno contro il Parma, e poi stop. Ha problemi fisici e il club gli chiede di tagliarsi l’ingaggio. Lui manco ci pensa e per due anni e mezzo incassa senza sudare. Dando però una mano all’amico Mourinho, che lì vicino sta rifacendo grande l’Inter.

L’UNICO ESPULSO


Roberto Putelli, punta milanese del Padova nel 1994, è entrato nella storia del campionato rimediando un’espulsione nella sua unica partita di A. Rocambolesco, quel 3-3 di Napoli: lui si fa cacciare prima dell’intervallo sullo 0-0 per una scaramuccia con Fabio Cannavaro. Becca 2 turni di squalifica e poi va al Siena in C1. Segnerà tanto, ma sempre dalla B in giù.

UN TIRO, UN GOL  



In sei sono riusciti a far gol nell’unica partita giocata in A. Uno è Nello Russo, re per un giorno a San Siro, a 18 anni. Al 90’ firma il 3-0 contro l’Udinese del 5 dicembre 1999 e riceve i complimenti di Ronaldo, che è in clinica a Parigi, e di Robi Baggio. Che poi nella sua autobiografia scriverà che Lippi gli preferiva persino un ragazzino della Primavera...

DALL’URUGUAY, PER SETTE SECONDI


Tabarè Viudez è un flop di mercato che ancora oggi fa rabbrividire i tifosi del Milan. Arriva dall’Uruguay nell’estate 2008 con il connazionale Cardacio: costano 4,5 milioni in due. Lo raccomanda il maestro Tabarez ma Ancelotti lo usa solo nel «Berlusconi» e l’8 marzo 2009 gli regala finalmente uno spezzone nel 3-0 contro l’Atalanta. Rimpiazza Beckham al 90’ ma Orsato non dà recupero: 7” senza toccare palla.

CHE TRAGEDIA


Niccolò Galli, figlio di Giovanni, portiere del Milan pigliatutto, sarebbe diventato un difensore titolare in A. Apprendistato con l’Arsenal, debutto con il Bologna a 17 anni, contro la Roma e Batistuta: un sogno. Spezzato il 9 febbraio 2001, rientrando in motorino da un allenamento in rossoblù. Niccolò non c’è più da 14 anni. Quagliarella gioca da allora con il suo 27 sulle spalle.

Ritorno al futuro”, i 30 anni di culto del film che ha viaggiato nel tempo

La Stampa
roberto pavanello

Negli Usa uscì a luglio 1985: l’anniversario celebrato in tutto il mondo



Trent’anni fa, in questi giorni, nei cinema americani stavano scoprendo che spingendo una DeLorean a 88 miglia orarie (senza dimenticare di azionare il flusso canalizzatore) si poteva viaggiare nel tempo. Il 3 luglio era arrivato nelle sale il primo capitolo di Back to the Future, una delle trilogie più amate al mondo.

In Italia Ritorno al futuro sarebbe sbarcato solo il 18 ottobre, ma l’innamoramento fu totale, di qua come di là dell’oceano. Hollywood allo stato puro: un film costato 19 milioni di dollari che ne guadagna 11 nel primo weekend e che frutterà, solo dal botteghino Usa, la cifra monstre di 210 milioni.

Michael J. Fox, l’amato ragazzino repubblicano di Casa Keaton, diventa una star di prima grandezza e il regista Robert Zemeckis un Re Mida hollywoodiano. Il successo fu talmente clamoroso che all’uscita della videocassetta fu aggiunto il «To be continued». Tutto era pronto per il secondo capitolo, che venne realizzato insieme al terzo. Tant’è che in coda al numero 2 c’era già un’anticipazione dell’ultimo capitolo, quello in cui Marty e Doc, dopo essere andati nel 1955 e nel 2015, si immergono nel Far West.

Fu il meno convincente, ma ormai la trilogia avev a preso il volo. Il successo è cresciuto nel tempo, dopo i ragazzini degli Anni 80 le avventure avanti e indietro nel tempo di McFly & co hanno conquistato le generazione successive. Chi almeno una volta non ha detto «Ehi tu, porco, levale le mani di dosso!» o gridato «Che cosa ti dicevo? 88 miglia all’ora!»?
 
Basta fare un giro sul Web per scoprire quanta attenzione ancora genera la trilogia: a scavare tra le curiosità non si finirebbe mai. È come trovarsi di fronte a una serie di scatole cinesi di «Ma lo sapevi che». Il mito che alimenta il mito. Davanti a Ritorno al futuro si torna tutti bambini, sarà successo anche ai 16 mila spettatori che martedì hanno seguito la proiezione del primo capitolo, con le musiche di Alan Silvestri suonate dal vivo, all’Hollywood Bowl in compagnia degli attori e del regista. Ma accanto a Christopher Lloyd non c’era Michael J. Fox, in lotta con il morbo di Parkinson dal 1991. Dicono che sarà presente agli omaggi in programma a New York, i fan se lo augurano, tutti noi ce lo auguriamo. Perché a Marty McFly vogliamo tutti bene.

Le iniziative per celebrare il trentennale stanno facendo il giro del mondo, Italia compresa: a Settimo Torinese hanno allestito una mostra con memorabilia provenienti dai tre set e una ricostruzione della DeLorean, il 23 e 24 maggio Castell’Alfero (Asti), cittadina di cui è cittadino onorario Alan Silvestri, ha dedicato due giorni alla trilogia, con tanto di un concerto della colonna sonora, e, sempre a Settimo, a novembre verrà replicato il ballo scolastico del primo film, quello in cui Marty si scatena in un assolo di chitarra memorabile. Abbigliamento consigliato? Rigorosamente Anni Cinquanta.

E mentre siamo qua a celebrare un film di trent’anni fa, il futuro immaginato nel numero 2 è arrivato, quel futuro siamo noi. Il 21 ottobre arriveranno Marty, Jennifer e Doc. Non troveranno ragazzini che fluttuano su skate senza ruote, ma troveranno un Presidente nero: nemmeno gli sceneggiatori avevano avuto il coraggio di immaginarlo. Una cosa sicuramente non la troveranno, il numero 4 di Back to the Future. Zemeckis lo ha detto chiaro: «Dovranno passare sul mio cadavere». E allora godiamoci questo salto nel passato, saliamo un’altra volta sulla DeLorean e torniamo nel 1985, visto mai che non si riesca a costruire un futuro migliore. A costo di rischiare un paradosso temporale. 

Selfie stick: 15 posti (più uno) in cui è vietato il bastoncino

La Stampa



















Emiliano, "governo ombra" da un milione

Aggredisce controllore e morde carabiniere: «Il biglietto non lo pago»

Corriere della sera
di Ferdinando Baron

Egiziano 32enne reagisce a controllo sulla linea M1 alla fermata di Sesto Marelli. Una volta fermato, dice: «Tanto esco subito e ve la faccio pagare» 

«Io passo senza pagare tanto tu non mi puoi fare niente». Con questa frase, giovedì sera un egiziano 32enne ha trovato sulla sua strada prima un controllore dell’Atm e poi due carabinieri fuori servizio che lo hanno fermato. Risultato: uno dei due militari è stato morso alla mano, l’altro ha rischiato di finire sui binari e il controllore ha dovuto ricorrere alle cure dell’ospedale, con 20 giorni di prognosi. Lo straniero, invece, se l’è cavata con una denuncia a piede libero.
Denunciato a piede libero
L’episodio è accaduto nel mezzanino della stazione di Sesto Marelli, della linea 1 della metropolitana, a Sesto San Giovanni. L’aggressore è regolare in Italia nonostante alcuni precedenti, e abita a Sesto San Giovanni nella zona del rione Vittoria. Mohamed S., secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ha per l’ennesima volta scavalcato i tornelli della metropolitana, per non pagare il biglietto e quando il controllore ha tentato di fermarlo, gli ha risposto: «Tanto tu non puoi farmi nulla». 

Alla scena hanno assistito due carabinieri, padre di 50 anni e figlio di 35, uno appuntato a Merate e l’altro maresciallo a Nuoro, in quel momento fuori servizio. Si sono qualificati col controllore, 30 anni, che ha chiesto loro un aiuto. Quando i tre hanno raggiunto l’uomo e gli hanno chiesto i documenti, per tutta risposta l’egiziano ha prima tentato di spingere sui binari il più anziano, poi ha morso a una mano il maresciallo, infine si è scagliato contro il dipendente Atm, scaraventandolo contro il muro. 

Qualche passeggero ha dato l’allarme e sul posto sono giunti gli agenti del commissariato della polizia di Stato di Sesto San Giovanni, la cui sede è giusto sopra la metropolitana. Gli agenti sono riusciti a bloccare lo straniero e portarlo in commissariato. Qui è stato denunciato a piede libero per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e minacce gravi. Prima di essere portato via, infatti, ha sibilato al controllore Atm: «Tanto esco subito, ti trovo e ammazzo te e la tua famiglia». Accompagnato in ospedale, il dipendente dell’azienda trasporti ha avuto 20 giorni di prognosi. 

4 luglio 2015 | 14:42

Quando Di Pietro lodava il Forteto, «Sono stato raggirato anch’io»

La Nazione
di Paola Fichera

Nel 1997 la visita da candidato senatore. E nel 2011 perfino un libro 



Firenze, 5 luglio 2015 - Dal tragico al grottesco. Nella storia del Forteto, la «comunità famiglia» (perché questa è la sua definizione amministrativa) che insegnava l’odio per la famiglia, in questi 37 anni non è mancato nulla. All’interno la famigerata ‘stanza’ degli abusi, all’esterno la credibilità e il prestigio crescente: dei partiti di sinistra, delle istituzioni, perfino della comunità scientifica. Un inferno dipinto come un paradiso. E la sinistra ci teneva al suo Forteto: vero e proprio gioiello di cui fregiarsi, per esempio, in campagna elettorale. Nella trappola è caduto, fra gli altri, anche l’ex magistrato Antonio di Pietro. Nell’autunno del 1997 Di Pietro si candida per il Senato sotto la bandiera dell’Ulivo e il Pds gli garantisce il collegio blindato del Mugello.

Di Pietro, se lo ricorda il Forteto in Mugello?
(esita al telefono, poi capitola) «Non saprei cosa dire. Non ne so niente».

Ma di questa comunità degli orrori si parla da anni. La prima condanna per abusi è del 1985...
(quasi spazientito) «Ma che ne so! Ci sarò stato in campagna elettorale, ma non ricordo nulla. E’ una cosa di 18 anni fa!».

Forse non ricorda il 1997, ma nel 2011 lei ha firmato la prefazione di un libro...
«Davvero non saprei che dirle, non ricordo niente nemmeno della prefazione. Che vuole, era campagna elettorale... Ma che è successo?».

Fiesoli, il capo della comunità, è stato condannato di nuovo in primo grado a 17 anni di carcere per abusi sessuali.
«Non so niente. Davvero non saprei cosa dire».
E quello che arriva è il clic di fine conversazione. Poi, è lo stesso Di Pietro a richiamare.

Si è ricordato qualcosa?
«No, no. Piuttosto mi spieghi bene. Ma cosa è successo?».
(Segue un rapido riassunto).

Nulla da dire?
(in imbarazzo) «Sono francamente stomacato. Mi viene da vomitare pensando a cosa hanno subìto quei ragazzi. Posso solo augurarmi che la giustizia vada avanti e che al più presto chi si è macchiato di reati così infamanti finisca in carcere».

Scusi, il libro «Fili e nodi» è del 2011 e pochi mesi dopo Fiesoli viene arrestato.
«Cosa vuole che le dica? Sono stato raggirato anch’io. E provvederò...».

Vuol dire che è arrabbiato?
«Arrabbiato è decisamente troppo poco!» E stavolta chiude definitivamente la conversazione.

Avete la ricaricabile sul telefonino? Ecco la stangata: il canone si paga ogni 4 settimane

Il Mattino



Avete la ricaricabile sul telefonino? Ecco la novità: la stangata estiva è servita, con il canone che si pagherà ogni 4 settimane, o 28 giorni se preferite, invece che ogni mese. E da quando scatta tutto questo?

Da agosto, fa sapere Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo, dalle colonne di la Repubblica. E sì, e si tratta di un rincaro pari all'8%, una sorta di bolletta in più, o una 13esima per i gestori telefonici.

Altroconsumo fa sapere che Tim, Vodafone e Wind sono passati a offerte ricaricabili con canoni ogni 28 giorni, ogni 4 settimane, invece che una volta al mese.

Tim, dice Altroconsumo, applicherà la novità alle nuove tariffe e retroattivamente anche sulle vecchie dal 2 agosto. E gli avvisi via sms sono già stati inoltrati agli utenti, con l'avviso che per tre mesi le telefonate di domenica saranno gratis.

Nel caso in cui all'utente la novità non piacesse, per legge c'è il diritto alla disdetta gratuita.

Wind e Vodafone passano dal canone mensile a quello ogni 28 giorni a parità di costo, senza offerte o chiamate di domenica gratuite.



Domenica 5 Luglio 2015, 13:58 - Ultimo aggiornamento: 14:02

La rivolta contro le tasse che insanguinò Milano