domenica 5 luglio 2015

Wikipedia lancia una petizione: «Lasciateci liberi di fotografare i monumenti»

La Stampa


Una riforma della normativa sul copyright europeo potrebbe limitare il diritto di panorama agli usi non commerciali: a rischio le immagini su Flickr, Instagram, ma anche quelle che illustrano le voci dell’enciclopedia online



In Europa la “libertà di panorama” è minacciata e Wikipedia si mobilita per difenderla. In molti paesi sono previste eccezioni al diritto d’autore che permettono a chiunque di fotografare o filmare edifici, monumenti e opere in luoghi pubblici e anche di pubblicare video e immagini senza violare il copyright.

Adesso questa libertà potrebbe essere revocata dal Parlamento europeo, chiamato a decidere sul tema nella seduta plenaria del 9 luglio. In questa occasione sarà in discussione il rapporto sulla riforma del copyright che inizialmente contemplava un’estensione della libertà di panorama, senza restrizioni, a ogni paese membro. Una misura fortemente sostenuta da Julia Reda, membro del Partito Pirata e relatrice del testo, favorevole, più in generale, ad un aggiornamento della normativa sul diritto d’autore, in linea con i mutamenti determinati dalla nascita di Internet e del web e dalla diffusione di foto e clip su social network e app.

Il 16 giugno, però, la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha approvato un emendamento, proposto da Jean-Marie Cavada, che ha introdotto nel disegno di riforma una limitazione della libertà di panorama all’uso non commerciale. Un duro colpo per piattaforme come Instagram o Flickr, in cui gli utenti postano di continuo immagini riprese da spazi pubblici. Ma una brutta notizia anche per Wikipedia che denuncia il concreto rischio di dover cancellare decine di migliaia di immagini inserite negli articoli dell’enciclopedia online, suscettibili di diventare illegali se fosse confermato l’emendamento Cavada. Per scongiurare questa eventualità, la piattaforma collaborativa di Jimmy Wales chiama all’appello i suoi supporter sollecitandoli a promuovere petizioni, campagne di sensibilizzazione e a far pressione con ogni mezzo sui deputati del parlamento europeo.

La tribù di Pocahontas diventa "americana": il riconoscimento dal governo Usa

Il Messaggero
di Laura Larcan



 I discendenti di Pocahontas sono ufficialmente americani. A quattro secoli di distanza dallo sbarco degli inglesi, la tribù indiana chiamata proprio "Pocahontas" dal nome dell'eroina figlia del capo-tribù Powhatan, e resa celebre dal film di animazione della Disney del 1995, hanno ricevuto per la prima volta il riconoscimento ufficiale del governo americano. Il loro ruolo chiave fu quello, all'alba del Seicento, di accogliere i coloni di Sua Maestà guidati da James Smith sulle coste della Virginia, offrendo cibo, aiuti e l'amicizia che permise ai pellegrini-colonizzatori di sopravvivere al primo rigido inverno nel "new world" (per citare il titolo del film di Terrence Malick che celebrò la storia di Pocahontas). I "Pamunkey", questo il nome nella lingua originale, erano rimasti solo una delle due tribù che risiedono sul territorio Usa nei ristretti confini di riserve fissati addirittura nel 1664 e nel 1677 con trattati con il governo inglese. E la storica attestazione arriva ora dopo decenni di richieste in questo senso da parte dei nativi. A firmarla, lo US Bureau of Indian Affairs.

Le prime conseguenze dell'atto: arriveranno una serie di agevolazioni fiscali, e nuovi aiuti federali per l'educazione, la sanità, gli alloggi, nonchè nuove possibilità di commerci come l'apertura di un casinò. Già, proprio un casinò. Proprio la possibilità che gli indiani si diano da fare per aprire un casinò era stata di recente un forte ostacolo al loro riconoscimento. Da un lato, la Virginia si oppone al gioco d'azzardo, dall'altro lo stesso progetto è portato avanti dalla Mgm, una potente catena di casinò. Per le poche centinaia di sopravvissuti della tribù "Pamunkey" la nuova attestazione diventerà effettiva in 90 giorni.

I segreti di Scientology in un martellante documentario del regista-Oscar Alex Gibney

Il Messaggero
di Fabio Ferzetti



Non avevamo mai visto Tom Cruise arringare le folle dal palco di una delle grottesche cerimonie di Scientology con mezzo chilo di medaglione stile Star Trek appeso al collo. Sapevamo che il divo fa parte di questa “chiesa” fondata dallo scrittore di fantascienza L. Ron Hubbard nel dopoguerra, ma sentirlo tessere gli elogi del fondatore davanti ai fedeli, beh, fa tutto un altro effetto.

Non conoscevamo l’imponente apparato scenografico di queste adunate, un incrocio galattico-barocco tra i film di Leni Riefenstahl e Flash Gordon, con migliaia di persone in platea che applaudono isteriche a ogni pausa dell’oratore. Né avevamo ancora sentito uno sceneggiatore e regista premio Oscar come Paul Haggis (Crash, Nella valle di Elah) confessare di essersi lasciato irretire per 35 anni da Scientology prima di capire in cosa si era ficcato e di assaggiare sulla sua pelle le rappresaglie di cui la “chiesa” è capace quando i fedeli decidono di uscirne.

E anche se sapevamo di Cruise, e di John Travolta, altro protagonista involontario di Going Clear in una serie di scene d’archivio (è uno dei pochi ad aver rifiutato l’intervista), e delle manovre di Scientology per separare Cruise da Nicole Kidman, colpevole di avere un padre psichiatra e dunque di non bersi le loro panzane, fa impressione vedere queste testimonianze fondersi alle tante altre raccolte da Alex Gibney con puntiglio implacabile e passo non sempre lieve. In questa poderosa istruttoria contro una delle sette più chiacchierate e meno indagate del ’900, che accosta fonti di ogni tipo per mettere al tappeto Scientology, il suo fondatore e soprattutto il suo erede, tal David Miscavige. Una specie di brutta copia di Tom Cruise, legato al divo dai tempi di Giorni di tuono (1990), che incarnerebbe l’anima nera della “chiesa” senza più i trucchi e il belletto delle origini.

Così, tra testimonianze dei “pentiti”, dichiarazioni di Lawrence Wright, giornalista pluripremiato e autore del libro a cui è ispirato il film, e riprese aeree di quel gigantesco quartier generale di Scientology che sembra uscito dal cestino di uno dei disegnatori della Marvel, Going Clear mette a fuoco storia, dottrina e metodi quantomeno discutibili della “chiesa”, sparando ad alzo zero e a 360 gradi.

Ci sono spettacolari adunate di massa e rare interviste a Hubbard (compare perfino una sua lettera in cui chiede invano cure psichiatriche). C’è l’organizzazione scientifica con cui Scientology estorce informazioni intime ai suoi membri a scopo ricatto, attraverso rituali simili alle confessioni, conservandole poi in montagne di dossier. Ci sono l’avidità con cui mette le mani sui beni dei convertiti, e il risibile minestrone di detriti para o fantascientifici con cui Hubbard impastò la sua “teologia” (rivelando agli iniziati i passaggi più folli solo dopo molti anni di lavaggio del cervello).

Ma al tempo stesso Going Clear ci ricorda l’assurda efficienza, l’incredibile capacità di seduzione dimostrata da questa pseudo-fede così smaccatamente infantile che ci si chiede come abbia potuto far breccia negli stati più ricchi del paese più ricco del mondo. Fino a strappare nel 1993 all’Agenzia delle Entrate statunitense, l’unica autorizzata a deliberare in materia, lo status ufficiale di religione, con conseguenti esenzioni fiscali. E ulteriore impennata delle finanze.

E se Scientology, fatte le debite differenze, non fosse poi così lontana da ciò che sono state altre chiese in epoche passate? Dopo tutto Gibney è lo stesso regista che ha vinto tre Emmy con Mea Maxima culpa: Silenzio nella casa di Dio, inchiesta al vetriolo sugli abusi sessuali nella chiesa cattolica. Il dubbio è senz’altro maligno ma in fondo è anche questo a rendere questa pseudo-religione hollywoodiana così scandalosa. E insieme - eserciti di avvocati a parte - così resistente agli attacchi...

Arriva la pistola hi-tech, l’arma in più dei carabinieri

La Stampa

Hitler, il Parkinson forse giocò un ruolo cruciale nella sconfitta

Il Mattino


Il Parkinson potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nella sconfitta di Adolf Hitler durante la seconda guerra moniale. Ma anche alcuni tratti della sua personalità caratterizzata da mancanza di rimorso e compassione, potrebbero essere collegati a questa patologia.

A sostenerlo è uno studio di Raghav Gupta del Department of Biology del College of New Jersey e di un team della University of Pittsburgh pubblicato su “World Neurosurgery”. Secondo gli studiosi il Parkinson potrebbe aver influenzato alcune decisioni cruciali di Hitler, come l'attacco prematuro della Russia nel 1941.

Tutto ciò - spiegano - è il risultato di un “temperamento instabile”, aggravato dal Parkinson. Lo studio avanza anche l'ipotesi che alcuni tratti della personalità di Hitler potrebbero essere associati al Parkinson.

«La personalità disumana di Hitler, segnata da una vera e propria mancanza di compassione e di rimorso, può anche essere ascritta al suo stato di salute - spiegano gli autori - forzandolo spesso ad agire in modi che oggi caratterizzeremmo come brutali». «La possibilità che Hitler avesse il Parkinson è stata a lungo oggetto di dibattito» scrive Gupta rilevando che prove video evidenziano che mostrava un progressivo deterioramento della funzione motoria dal 1933 al 1945.

Nell'ultima parte della sua vita, Hitler avrebbe sofferto di un pronunciato tremore alle mani, in particolare quella sinistra, che ha spinto molti studiosi a chiedersi se fosse malato.

La rivoluzione del Qr Code: con lo smartphone si potrà prelevare denaro e fare acquisti

Il Mattino
di Luigi Garofalo


 Prelevare del contante anche se non hai con te il bancomat; acquistare il biglietto o l’abbonamento mensile per il trasporto pubblico senza fare la fila alle macchinette o agli sportelli presenti nelle stazioni della metropolitana; accedere ad una pagina internet non digitando alcun indirizzo o testo sul dispositivo tecnologico.

Tutto questo è possibile grazie al QR Code. È un “codice a barre” 2.0 formato da moduli neri raggruppati all’interno di uno schema a forma quadrata. Questa volta non è letto dal registratore di cassa e non indica il prezzo di un prodotto destinato alla vendita al dettaglio. Viene fotografato e decodificato dallo smartphone o dal tablet attraverso un’applicazione dedicata.

I VANTAGGI
 
Prelievo contanti senza bancomat
Ti occorre del contante per diverse necessità, ma ti accorgi di aver dimenticato a casa il bancomat: è una giornata frenetica e non hai il tempo di rientrare per prenderlo. UniCredit, da pochi giorni, consente all’intestatario di conto corrente di effettuare una prenotazione per ottenere, presso lo sportello automatico della banca, l’erogazione di denaro con addebito sul conto senza utilizzo di carte di debito. È il “prelievo smart”: ecco, passo dopo passo, come funziona.

Accedi all’applicazione mobile banking dal tuo smartphone e 'prenoti il prelievo'. Raggiungi lo sportello bancomat e apri l’app: seleziona la voce “preleva adesso" e digita le credenziali per identificarti. Dovrai semplicemente toccare, in qualunque punto, lo schermo dell’ATM e apparirà un codice QR. Inquadrandolo con lo smartphone, entro 30 secondi, autorizzi l’erogazione del contante da parte dell’apparecchiatura. Per utilizzare “prelievo smart” è necessario attivare il servizio di 'banca via Internet' al momento dell’apertura del conto corrente. L'applicazione è disponibile su sistemi operativi Android, iOS e Windows Phone.

Trasporti pubblici, niente fila per rinnovare l’abbonamento
È il primo del mese e ti ricordi di dover rinnovare l’abbonamento per il trasporto pubblico quando vedi una serie di persone in coda agli sportelli nelle stazioni della metropolitana: le file sono due e l’attesa è di circa un’ora.

Per non perdere questo tempo è possibile acquistare il titolo di viaggio via smartphone. Il biglietto elettronico è una realtà in alcune città: Milano, Cagliari, Padova, Genova e Roma. Per esempio nella Capitale il canale utilizzabile è BiPiù con la piattaforma myCicero.

Attraverso l’app si compra sia il biglietto di € 1,50, valido 100 minuti, sia l’abbonamento mensile. Il pagamento avviene attraverso carta di credito o carta prepagata. E qual è il titolo di viaggio? Verrà generato un QR Code da avvicinare ai lettori ottici presenti sugli autobus e sui tornelli delle metropolitane.

Attenzione: l’immagine del “codice a barre” non può essere inviata via WhatsApp e utilizzata da più utenti perché ogni dieci secondi scade per far posto a un’altra diversa. Inoltre, Atac prevede che “a breve il servizio sarà attivo anche sulla linea della metro C e sulla tratta extra urbana Roma-Viterbo”.

Per accedere ad internet basta fotografare il QR Code
Sempre più spesso li vediamo stampati sui giornali e addirittura sui bigliettini da visita. Sono un rapido accesso ad internet. In questo caso il QR Code rappresenta un link “cliccabile” attraverso un’applicazione ad hoc scaricata sul proprio dispositivo. Basta avviare l’app, puntare la fotocamera sul codice e una volta scansionato si visualizzerà automaticamente il contenuto multimediale: può essere un video, un articolo pubblicato su un quotidiano online o un sito web. Senza digitare alcun testo sullo smartphone o sul tablet.

Come si generano i QR Code? Lo permettono tanti siti web: basta copiare e incollare il link desiderato e poi cliccare su “crea un codice QR”. Per la personalizzazione con il logo il servizio è a pagamento.

Ecco il sito internet più esclusivo del mondo: si può entrare un utente alla volta

Il Mattino

MostEsxclusiveWebsite.com

ROMA - Il sito più esclusivo del mondo? Fa entrare un utente alla volta. Bisogna staccare un biglietto come in una sala d'attesa virtuale e aspettare il proprio turno. Accede un solo visitatore ogni sessanta secondi.

È l'idea alla base di MostEsxclusiveWebsite.com, ideato da Justin Foley. «Internet è stato concepito per essere aperto e accessibile, cosa accadrebbe se ci fosse un sito antitesi di tutto questo?», si è chiesto lo sviluppatore. Detto, fatto. A marzo ha messo in piedi la piattaforma che a dirla tutta sembra un furbo esperimento. Una volta arrivato il proprio turno, dopo una coda di ore o giorni, si accede ai contenuti della piattaforma: una gallery di gattini, notoriamente dei soggetti 'acchiappa-click'.

Il sito è davvero anonimo. Ha un fondo grigio chiaro e un quadrante centrale, grazie al quale e' possibile prenotarsi per entrare. La piattaforma sta diventando virale. «Stiamo attualmente servendo il numero 294560 davanti a te ci sono 51549 persone in coda», diceva l'avviso inquietante questa mattina.

Un timer fa scorrere di volta in volta i secondi, allo scoccare del minuto, un altro utente entra e la coda si 'assottiglia'. Non si capisce minimamente quale sia il contenuto del sito, ma i commenti a fine pagina lasciano intendere molto e per i più curiosi ci sono anche video rivelatori su Youtube.