mercoledì 17 giugno 2015

La «crociata» di Ségolène Royal contro la Nutella: non mangiatela più

Corriere della sera
di Stefano Montefiori

La ministra dell'Ecologia a un dibattito tv: «Contiene l'olio di palma che è corresponsabile della deforestazione». Semmai usino «altre materie prime». La replica della Ferrero: «Usiamo solo 100% olio di palma certificato sostenibile»

 La ministra dell'Ecologia e numero tre del governo francese, Ségolène Royal, sta preparando la grande conferenza internazionale sul clima «COP21» che si  aprirà in dicembre a Parigi. Domenica, Royal ha annunciato il prossimo divieto di vendita del «Roundup», il diffuso erbicida Monsanto sospettato di avere effetti cancerogeni. Lunedì sera, ospite del «Petit Journal» di Canal Plus, la ministra se l'è presa con la Nutella

«Deforestazione massiccia»
«Bisogna ripiantare in modo massiccio degli alberi perché c'è stata una deforestazione massiccia che è una delle cause del riscaldamento climatico - ha detto Royal -, e bisogna smettere di mangiare la Nutella».
Il conduttore: «Ma è buona, la Nutella...»
Il conduttore, Yann Barthes, risponde sorpreso: «Ma è buona, la Nutella...». «Ma non bisogna mangiarla - insiste Royal -, perché si tratta di olio di palma, che ha sostituito gli alberi. E dunque ci sono stati dei danni considerevoli. «Rischia di fare crollare tutta un'azienda, se dice "non bisogna mangiare la Nutella"», insiste il conduttore. «E allora devono utilizzare delle altre materie prime», ribatte la ministra francese. 
Tassa del 300 per cento su olio di palma
Nel 2011 la commissione Affari sociali del Senato a Parigi aveva aumentato del 300 per cento la tassa sull'olio di palma, ma due anni dopo il premier Jean-Marc Ayrault aveva annullato quel provvedimento. Sei aziende, tra le quali l'italiana Ferrero produttrice della Nutella, avevano fondato l'«Alleanza francese per un olio di palma sostenibile». 
Il sito francese di Ferrero
«Ferrero Francia utilizza al 100% olio di palma certificato sostenibile per i suoi prodotti confezionati a Villers-Ecalles». Lo precisa Ferrero France dopo le parole di Segolene Royal. «I prodotti Ferrero - sottolinea l’azienda - sono realizzati facendo uso esclusivo di olio del frutto di palma certificato al 100% come sostenibile e segregato, secondo quanto previsto per la catena di approvvigionamento dalla Tavola Rotonda sull’Olio di Palma Sostenibile (Roundtable on Sustainable Palm Oil - Rspo), con un anno di anticipo rispetto alle tempistiche originariamente previste. Ma la responsabilità sociale di Ferrero in materia non si esaurisce con la certificazione: l’impegno del Gruppo continua con il proprio «Palm Oil Charter», lanciato nel 2013, per contrastare le cause principali della deforestazione e arrivare ad un equilibrio ottimale tra il rispetto dell’ambiente, bisogni delle comunità e benefici economici».
Il ministro Galletti (ambiente): Royal «sconcertante»
Tra le prime reazioni uficiali indirizzate alla Royal, c’è quella del minstro all’Ambiente italiano Gian Luca Galletti. Che twiitta: «Ségolène Royal sconcertante: lasci stare i prodotti italiani. Stasera per cena... pane e Nutella».

Cina, se anche il cane (poliziotto) si mette in fila

Corriere della sera

Allineati e coperti, si diceva un tempo nei corsi di addestramento dell’esercito. Quello che sorprende è però se a mettersi in fila sono i cani (poliziotto). Questa straordinaria foto scattata alla scuola per cani poliziotti della polizia dello Zhejiang mostra come l’addestramento riesca ad ottenere a volte risultati eccezionali (o forse involontari) (Reddit)

Com’è vintage il mio gelato, la Coppa del Nonno compie 60 anni

Corriere della sera
di Nicoletta Melone

Ti va un caffè?

Era il gelato dei grandi, perché per i bambini c’erano coni e mottarelli. E il caffè, scherziamo? Non è cosa. Motta lancia la Coppa del Nonno nel 1955. E da allora, quel piccolo contenitore scuro a forma di tazzina ha tenuto orgogliosamente testa a sessant’anni di gusti e di palati, sfidando nel suo sobrio marroncino variopinti «ice cream 2.o» e chiassosi tipi da spiaggia, con o senza bastoncino.


Fascino inossidabile

Di strada la Coppa del Nonno ne ha fatta parecchia, come si sottolinea in questi giorni festeggiando tra locandine commemorative ed edizioni vintage l’anniversario. Per la precisione 72000 km: la distanza coperta dal miliardo (e più) di coppette prodotte fino a oggi, messe in fila una accanto all’altra. Due volte il giro del mondo, 70mila tonnellate di cremosissimo caffè. Consumato al ritmo di 20 milioni di confezioni all’anno.

La locandina commemorativa

Da Rossellini a Fedez

Il regista Roberto Rossellini gustava la sua coppa a Cinecittà, tra una ripresa e l’altra. Ricorda Christian De Sica: «Avevo otto anni. Mio padre mi portò sul set del film Il generale Della Rovere. Il teatro 5 era pieno di neve finta, papà e Vittorio Caprioli si rotolavano, feriti a morte, ma non morivano mai. Rossellini diceva: “Fate un po’ de meno. Dai, mo’ basta... e morite!” e intanto mangiava la Coppa del Nonno».

Roberto Rossellini (a destra) e Vittorio De Sica

Poteva calare il sipario. Invece, 60 anni dopo, ecco il meno trasgressivo dei gelati finire nei pezzi di rapper come Fedez («Io sono sempre fresh, anche con la coppa del nonno») .


I feel good

Ricordi a cucchiaiate. Si va dalle targhe di alluminio esposte nei bar degli stabilimenti balneari agli spot con Gisella Cozzo che gorgheggia «I feel good, I feel fine». Fino al grande revival nell’era dei social, con 75mila fan su Facebook poco dopo l’apertura della pagina ufficiale.

Lo spot con Gisella Cozzo

Sulla cresta dell’onda

Nel 1976 Tanara, Alemagna e Motta confluiscono in Italgel, ma la coppetta resiste alla fusione e non si scioglie.


La ricetta

Ora è prodotta nello stabilimento Nestlè di Ferentino (Frosinone) aperto nel 1974 e entrato nel Gruppo Nestlé nel 1993. La ricetta è più o meno la stessa: latte, panna, infuso di caffè realizzato sul posto con i i grani di caffè verde, mescolando varietà robusta e arabica. I chicchi vengono tostati e macinati, poi la polvere si mette in infusione.

La coppetta cambia look negli Anni Settanta

Nonni e nipoti

Per festeggiare i 60 anni, arrivano nuovi prodotti: come «I Nipotini», che propongono nuove versioni da bar, dal marocchino al macchiato. E cavalcano la moda dei caffè «ricettati».

I nuovi prodotti

Questione di gusti

I gusti si moltiplicano, dallo speziato al caramello. Nel frattempo, i bambini degli anni Cinquanta sono cresciuti. Bevono litri di espresso. E probabilmente, mangiando la Coppa del Nonno, guardano assorti i ragazzini che leccano mottarelli sulla spiaggia. Che fine ha fatto l’era del panna e cioccolato? Una domanda che ha un vago retrogusto amarognolo, come il caffè.

I prototipi Volkswagen mai visti Le "auto dei sogni" dei visionari di Wolfsburg

Corriere della sera
di Elmar Burchia

 Per anni sono state tenute nascoste: le auto mai uscite dalla fabbrica in mostra per la prima volta

Auto 2000

Innovazione e Volkswagen? Non sempre questi due concetti hanno rappresentato la casa automobilistica tedesca nei decenni scorsi. Vw è stata piuttosto sinonimo di continuità. Un esempio? Il Maggiolino, l’auto del popolo, prodotta in Germania dal 1938 al 1978, in Messico addirittura fino al 2003. Ciò nonostante, a Wolfsburg sono stati costruiti e progettati diversi prototipi sin dagli anni ‘50. Una settantina di progetti, costati ai tempi milioni di marchi. Quelle automobili dovevano essere le eredi del «Käfer», innovative e creative. Ma non hanno mai visto la luce. Sono sparite nel cosiddetto «Settore 12», un magazzino di 600 metri quadrati vicino alla fabbrica di Wolfsburg, tenute sotto chiave per decenni. 


Fino ad oggi. Il Museo dell’automobile Volkswagen presenta per la prima volta le auto che non sono mai uscite dalla fabbrica. Come il prototipo «Auto 2000» del 1981, pensato per il grande pubblico, «economico, sicuro e dai bassi consumi». Diverse parti della carrozzeria e dell’asse posteriore erano realizzati in plastica (a cura di Elmar Burchia; Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)
Lo studio «Auto 2000» di Vw. Il motore era un turbodiesel tre cilindri da 1.2 litri e 53 cavalli di potenza - per così dire, un antenato del downsizing. Il design è stato in parte adottato per la Passat B3, prodotta dal 1988 al 1993 (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)

IRVW Futura

Il concept del 1989 doveva essere una sorta di city car del futuro. La sigla IRVW stava infatti  per "Integrated Research VW". Sotto al cofano c’era un 1,7 litri da 82 CV e, secondo gli ingegneri Vw, la vettura doveva consumare non più di sei litri per 100 chilometri (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”) 


EA 311
Il prototipo Vw EA 311 del 1966. L’auto metallizzata di poco meno di quattro metri e mezzo pesa appena 950 kg. La macchina è spinta da un motore boxer quattro cilindri 1,5 litri situato nella parte posteriore. La potenza: 58 CV (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)


EA 128

Con il concept EA 128 del 1965 la casa di Wolfsburg voleva espandersi nel segmento delle auto di lusso. A modello gli ingegneri Vw avevano preso la Chevrolet Corvair, costruita negli Usa dal 1959 (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)


Berlina e station wagon 128

Due le varianti pensate per il prototipo 128: una berlina e una station wagon (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)


EA 235

Con questa vettura del 1967, Vw ha voluto rompere in maniera radicale col Maggiolino. Da questo prototipo sono nate le future Golf (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)


Golf II pickup

La versione pickup del 1993, mai uscita dalla fabbrica (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)


Eco-Racer

EcoRacer, prototipo di vettura sportiva verniciato di uno squillante colore giallo arancio e dai consumi ridottissimi era stato presentato al Salone di Tokyo nel 2005. E prometteva grandi cose: la Volkswagen si era ispirata alle monoposto di F1 ampliando l'abitacolo per avere due posti. Per la scocca era stata utilizzata una struttura composita in plastica rinforzata con fibre di carbonio. Il motore: un turbodiesel di 1.484 cc montato in posizione centrale con 136 CV. Volkswagen prometteva consumi miracolosi di 3,4 litri per 100 km. Il progetto di portare la vettura sul mercato è naufragato (Foto: Fondazione “Auto Museum Volkswagen”)







La Commissione Ue agli Stati: “Nei casi estremi, anche il carcere per i migranti”

La Stampa


La lettera del commissario Ue Dimitris Avramopoulos inviata ai governi nazionali alla vigilia del Consiglio dei ministri degli Interni in corso a Lussemburgo: “Per assicurarsi che gli irregolari siano effettivamente rimpatriati, si dovrebbe ricorre all’incarcerazione, come una legittima misura di ultima istanza”


Usare anche il carcere - solo se serve e non a cuor leggero - per esser certi che gli stranieri espulsi lascino effettivamente il paese e non spariscano nel nulla. La Commissione Ue scrive agli stati e ricorda che, «per assicurarsi che i migranti irregolari siano effettivamente rimpatriati, si dovrebbe ricorre all’incarcerazione, come una legittima misura di ultima istanza, laddove sia necessario impedire che gli illegali prendano il largo». La reclusione è ammissibile fino a un massimo di sei mesi, che possono diventare diciotto in caso di mancata collaborazione.

«L’efficacia del sistema europeo per il rimpatrio dei clandestini deve essere rafforzato», afferma il commissario Ue, Dimitris Avramopoulos, in una lettera inviata ai governi nazionali alla vigilia del Consiglio dei ministri degli Interni in corso a Lussemburgo. Solo il 39 per cento degli espulsi viene in media mandato a casa, davvero troppo poco. 

«L’obiettivo è proteggere chi ne ha bisogno», assicura il greco, oltre che garantire la legalità nell’Unione. «Sono pronto a esplorare ogni opzione», insiste, presentando sei pagine di documento con i primi abbozzi di intesa che Bruxelles propone alle 28 capitali. Nessuna soluzione definitiva, eppure si tratta di possibili passi avanti nell’ambito di una strategia di ampio respiro.

Ecco le principali proposte: 

Riconoscimento. E’ la prima cosa su cui concentrarsi. “La presa delle impronte digitali è cruciale per l’identificazione”. L’Unione è pronta ad investire per garantire un miglior funzionamento delle procedure di riconoscimento. Si suggerisce che anche Frontex, l’agenzia che vigila sulle frontiere interne, collabori allo sforzo.

Cooperazione con gli stati terzi. Sono pochi gli accordi in vigore. L’Ue non ne ha con Marocco, Tunisia ed Egitto. La Commissione invita i governi a creare le condizioni per accelerare il processo. Una politica di concessione di visti ai paesi terzi è giudicata un buon viatico per favorire le intese bilaterali. Lo stesso vale per gli accordi commerciali.

Il manuale dei rimpatri. La Commissione europea ammette che ci sono paesi che fanno meglio di altri, viso che il tasso di allontanamento effettivo degli illegali va dal 15 al 95 per cento di chi viene espulso. Il Team Juncker sta studiando i singoli casi nazionali. In settembre presenterà un «handbook» in cui illustrare, caso per caso, quali sono le risposte più efficaci al problema.

I computer di Schengen. La Commissione studierà la possibilità e la correttezza di «introdurre le decisioni di espulsione decretate dagli stati membri nel Sis», il sistema informativo di Schengen. Questo aiuterebbe le autorità di un paese a capire se un fermato è già oggetto di una procedura di espulsione in un altro stato, cosa che al momento non è possibile. «Serve uno strumento europeo di ampio respiro», scrivono i servizi di Avramopoulos. Bruxelles studierà anche la fattibilità di inserire nel Sis tutti “i divieti di ingresso”. Per lo stesso motivo di cui sopra.

In attesa di un compromesso sulla distribuzione dei migranti che hanno diritto alla protezione internazionale - si lavora sulla formula dell’accettazione volontaria delle quote obbligatorie - l’attenzione è naturalmente puntata sui rimpatri, dunque sulla capacità degli stati dell’Unione di mandare veramente a casa quelli che non hanno diritto di restare e sono espulsi.

I ministri degli Interni ne discutono in queste ore. Al momento non è prevista una dichiarazione conclusiva per la sessione odierna, anche si osservano interessanti movimenti verso un compromesso. Francia e Germania hanno intavolato una soluzione per l’accomodamento. “Accoglieremo tutti gli immigrati che servono ma su base volontaria”, assicurano gli spagnoli. E’ la soluzione su cui si lavora, per la quale l’ultima parola politica dovrebbe venire dal vertice europeo del 25 giugno. In questo caso, la ripartizione «obbligo-volontaria» che toglierebbe all’Italia 24 mila migranti aventi diritto alla protezione potrebbe essere approvata a metà luglio.

Le espulsioni degli irregolari spiegate in sessanta secondi

La Stampa

In Italia la percentuale degli ordini d’espulsione di migranti irregolari andati a buon fine sono stati nel 2014 solo il 20,99% . In altri Paesi come il Regno Unito e la Finlandia la soglia si attesta rispettivamente al 73.31% e il 95%. Cosa non funziona in Italia?








Compagni di Strada

La Stampa


Al tranello della demagogia («Perché non ospiti i profughi a casa tua?»), Cecilia Strada di Emergency ha risposto con le parole della laicità: «E perché dovrei? Vivo in una società e pago le tasse anche per aiutare chi ha bisogno. Ospitare un profugo è carità. Creare accoglienza con le tasse è giustizia». È tipico di una certa Italia refrattaria allo Stato evadere il fisco per poi salvarsi l’anima organizzando collette per i bisognosi. La stessa Italia che accusa di incoerenza chiunque si batte a favore di un mondo più equo, in base alla curiosa idea che per essere autorizzati a farlo sia necessario indossare il saio di san Francesco. L’obiezione a cui Cecilia Strada ha replicato da par suo è di una stupidità contagiosa. Per dire: io sono favorevole ai matrimoni gay, ma non per questo ho mai preso in considerazione l’ipotesi di sposare un uomo, a parte forse Paolino Pulici.
 
Nemmeno le tasse, qualora venissero finalmente pagate da tutti, basterebbero però a creare il mondo perfetto, altrimenti non ci sarebbe bisogno di Emergency. La solidarietà serve, anche se si esprime in modi diversi. Aprendo le porte, ma anzitutto le teste. Come fanno i Salvini a ridurre l’esodo biblico di migliaia di esseri umani a pretesto per battute da bar? Nessuno ha la soluzione in tasca ed è comprensibile che i residenti impoveriti si sentano minacciati nei loro residui diritti da masse di persone ancora più disgraziate di loro. Per questo gli andrebbe almeno spiegato che i profughi a cui la polizia di Ventimiglia mette le mani in faccia non sono invasori o terroristi, ma fuggitivi con l’unica colpa di volere restare vivi. Il racconto della verità è oggi la prima opera di carità. 

Investito da un’auto, il cane Lily è stato salvato dall’eutanasia

La Stampa



A fine maggio Lily era rimasta investita da un’auto ed era stata portata all’Animal Care & Controll di New York in condizioni difficili: la gamba, l’anca e la coda avevano fratture in più punti e aveva una profonda ferita all’addome. Per tre giorni è stata tenuta in una gabbia dopo essere stata sottoposta a minime cure e messa nella “lista degli animali a rischio”, un’etichetta che porta spesso all’eutanasia.

Ma gli appelli sul web hanno iniziato a girare, sin quando una persona, un buon samaritano, ha deciso di intervenire e ha fatto portare Lily al Garden City Veterinary Hospital di Mineola (New York), dove è stata sottoposta a un trattamento estensivo. La sua ernia è stata riparata ed è stata sterilizzata durante la sua prima operazione il 4 giugno.

La sua condizione era ulteriormente aggravata da un’infezione alle vie respiratorie contratta durante la permanenza nel rifugio dove era stata portata, ma si è deciso comunque sottoporla a un secondo intervento per rimetterle a posto la gamba, l’anca, e amputarle la coda. Nei prossimi giorni verrà sottoposta a un terzo intervento all’addome.

Nonostante tutti questi interventi, molto dolorosi, Lily non ha mai smesso di essere una cagnolina molto dolce: non è mai avara di baci e comportamenti gentili. Quando si sarà ripresa, ad attenderla ci sarà chi ha deciso di darle una seconda possibilità. E questo è quel che conta.

twitter@fulviocerutti 

I tassi d'interesse e il loro significato

La Stampa


Una moltitudine di acronimi

Molti consumatori restano confusi di fronte alla quantità di sigle riportate nei contratti di finanziamento o citate durante il consueto aggiornamento televisivo dai mercati finanziari. È possibile che ad alcuni sfuggano le conseguenze di un rialzo dell' Euribor a 3 o a 6 mesi o di un ribasso del tasso BCE e che altri si chiedano cosa comportino le tendenze del tasso overnight; d'altro canto le grandezze da osservare, e chi ha già acceso un mutuo lo sa bene, non terminano certo qui. Quando si chiede un prestito, infatti, è opportuno calcolare il TAEG, l'ISC o il TAN, anche per confrontare offerte concorrenti.

Effettivamente per il cittadino comune può essere complicato destreggiarsi tra le molteplici declinazioni dello stesso concetto: il costo del denaro. Come è noto, il tasso d'interesse rappresenta la remunerazione che spetta al prestatore sull'importo messo a disposizione del debitore. Per fare un esempio, nel caso di un contratto di mutuo, gli interessi rappresentano il compenso che la banca richiede a fronte del prestito concesso.

Analogamente, anche la remunerazione che riceviamo quando investiamo è rappresentata dagli interessi, in questo caso attivi, e sono parimenti calcolati in base ad un tasso percentuale sull'ammontare di denaro investito.Tornando all'esempio del mutuo - il tasso d'interesse applicato viene determinato in funzione di determinati parametri - per esempio l'Euribor, o l' IRS - cui la banca aggiunge una maggiorazione (spread), che costituisce poi il guadagno della banca. Analogamente nel caso di un finanziamento richiesto da un'impresa.Nei paragrafi successivi verrà illustrato il significato della moltitudine di acronimi che è bene conoscere e di come sono calcolati. Il tasso BCE, l'indicatore generale

Il tasso di riferimento della Banca Centrale Europea rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche dell'Eurozona. In passato, prima dell'avvento dell'UE, era denominato Tasso Ufficiale di Sconto (TUS), ed era deciso dalla Banca d'Italia, ma, a parte la più ampia applicazione territoriale, la sostanza è rimasta la stessa. Come si capisce, il tasso BCE è un valore da tenere in grande considerazione, perché fondamentalmente rappresenta il costo del denaro per le banche operanti in ambito comunitario.Ad esempio, ogni qualvolta la BCE alza il livello del tasso si determina un innalzamento dei costi di finanziamento del sistema bancario, che inevitabilmente si ripercuote sui tassi applicati alle famiglie e alle imprese.

Risulta evidente quindi che si tratta di uno strumento di notevole importanza, e che, grazie al suo controllo, la BCE è teoricamente in grado di contenere le fluttuazioni del ciclo economico. In estrema sintesi, potremmo affermare che la BCE (ma anche le altre banche centrali, come la Federal Reserve, in USA) agisce seguendo questo schema:- nei periodi di bassa crescita, o di recessione, opera nella direzione di un abbassamento del costo del denaro, allo scopo di stimolare i consumi e gli investimenti nei periodi di maggior crescita probabilmente aumenterà il tasso per contrastare i fenomeni inflattivi che generalmente accompagnano le fasi espansive dell'economia L'Euribor, il barometro del tasso variabile

L'Euribor - EUR o Inter Bank Offered Rate - è il tasso di interesse medio delle transazioni che avvengono tra le principali banche europee. In altre parole, è il tasso al quale le banche prestano denaro ad altre banche attraverso operazioni a termine, con scadenza che varia da una settimana a dodici mesi: tale tasso viene calcolato giornalmente. Praticamente rappresenta il costo del denaro a breve termine (per le banche), e per tale motivo viene generalmente utilizzato come riferimento nei mutui a tasso variabile, cui la banca aggiunge uno spread. L'IRS, l'indicatore del tasso fisso. Anche chiamato Eurirs, o Euroirs, l'IRS è l'acronimo di Interest Rate Swap, e rappresenta il tasso d'interesse utilizzato tra due contraenti per determinare gli interessi sui prestiti: giornalmente viene quotato in Borsa ed è utilizzato come base per il calcolo degli interessi sui mutui e i finanziamenti a tasso fisso.

Il TAN e L'INS (TAEG), due termini di confrontoSi tratta di due termini che generalmente accompagnano le pubblicità di prodotti acquistabili a rate; anzi, a tutela del consumatore, le offerte pubblicitarie devono obbligatoriamente riportare l'ISC (Indice Sintetico di Costo).TAN, sigla di Tasso Annuo Nominale, misura esclusivamente gli interessi dovuti su un prestito in un anno, come differenza fra importo rimborsato e importo avuto senza considerare le spese di istruttoria o di altro tipo; è meno indicativo dell'ISC (una volta TAEG - Tasso Annuo Effettivo Globale), che invece incorpora quasi tutte le categorie di spesa come commissioni, spese d'istruttoria, assicurazioni e polizze collegate al finanziamento.

In breve.Volendo semplificare al massimo, si può ragionevolmente affermare che l'Indice Sintetico di Costo rappresenta il modo più completo ed esatto per esprimere, in termini reali, il costo di un finanziamento e confrontare le varie opportunità; Il fatto che la sua presenza sia prevista per legge sicuramente facilita ilo confronto tra le varie offerte presenti sul mercato.D'altra parte è importante guardare all'andamento del tasso BCE, dell'IRS e dell'Euribor per farsi un'idea delle tendenze in atto; in particolare, ogni variazione dell'Euribor interessa le finanze di chi ha contratto un finanziamento a tasso variabile, avendo un effetto diretto sulla rata.