domenica 7 giugno 2015

Juve, sfottò in Rete dopo la sconfitta Champions (da Facebook)

Il Mattino



Brasile, netturbino getta il cane malato nel compattatore: le immagini fanno il giro del web

Il Mattino

Il netturbino prende il cane invalido e lo getta nel compattatore.
Le immagini che hanno scioccato il web vengono da Presidente Figuiredo, nel nord del Brasile. Il netturbino, identificato come Jadson James Franca, di 35 anni, scende dal camion dei rifiuti e si avvicina al ciglio della strada, dove c’è un cane randagio che non riesce a camminare perché ha le zampe posteriori rotte.




Il netturbino allora, invece di aiutarlo, lo lega con una canena e lo trascina sull'asfalto, per poi gettarlo all’interno del compattatore del veicolo. Le immagini sono state diffuse online da un fotografo e condivise anche da alcuni personaggi, tra cui la presentatrice Xuxa, molto famosa in Brasile, e la crudeltà dell'uomo ha fatto il giro del web.

Il netturbino, ha fatto sapere il sindaco della città, è stato licenziato e probabilmente verrà indagato per crudeltà nei confronti degli animali. A sentire lui, lo avrebbe fatto come gesto di pietà per evitare altre sofferenze all'animale. Per il povero cagnolino, ormai, non c'è più nulla da fare.

lunedì 1 giugno 2015 - 13:51   Ultimo agg.: mercoledì 3 giugno 2015 11:38

Va a mangiare la pizza da 'Pellone' a Napoli, poi si lamenta dei prezzi. La storica pizzeria replica

Il Mattino

"Qualcuno dovrebbe spiegare ai proprietari della storica Pizzeria Pellone che l'Expo si tiene a Milano e che pure li si stanno tutti lamentando dei prezzi esagerati". Questo è il commento di un giovane ragazzo napoletano, cliente della celebre pizzeria vicino a Piazza Nazionale.

 
 
EXPO A NAPOLI:
Qualcuno dovrebbe spiegare ai proprietari della storia Pizzeria Pellone (vicino piazza Nazionale) che l'Expo si tiene a Milano e che pure li si stanno tutti lamentando dei prezzi esagerati.

Ma soprattutto qui, a Napoli, dove una pizza fritta da Di Matteo costa 5 euro e una pizza "gourmet" alla Notizia non supera i 10 euro pagare 12 euro un'ortolana, 14(!!!) una bufalina e 9 una pizza fritta cicoli e ricotta (che non sono proprio due ingredienti nobili) è una presa in giro. Una presa in giro per noi, che qui ci viviamo e che sappiamo come pizze altrettanto buone si possano pagare la metà facendo pochi passi e una presa in giro doppiamente più grande per gli ignari turisti che, poveri loro, non avendo metri di paragoni escono pure felici e contenti.

Dal canto mio non ci metterò più piede con mio sommo dispiacere e mi farò mancare la loro enorme e ottima pizza fritta.Che vadano a venderla all'Expo...anzi no, perché lì non portare il menu a tavola e non fare lo scontrino ("la cassa si è rotta proprio due persone prima") potrebbero crear loro dei seri problemi. 


Ciao Pellone Ciao

‪#‎boicottaPellone‬
‪#‎lapizzafrittacosta5euro‬

 Pubblica sul suo profilo Facebook l'immagine del conto e scrive: "Pagare 12 euro un'ortolana, 14 una bufalina e 9 una pizza fritta cicoli e ricotta (che non sono proprio due ingredienti nobili) è una presa in giro. Una presa in giro per noi, che qui ci viviamo e che sappiamo come pizze altrettanto buone si possano pagare la metà facendo pochi passi e una presa in giro doppiamente più grande per gli ignari turisti che, poveri loro, non avendo metri di paragoni escono pure felici e contenti. Dal canto mio non ci metterò più piede con mio sommo dispiacere e mi farò mancare la loro enorme e ottima pizza fritta. Ciao Pellone Ciao".

Non è mancata la pronta replica, con tanto di scuse, dalla pagina ufficiale della rinomata pizzeria cuore del quartiere Poggioreale.


 Carissimi Vi scrivono i titolari della pizzeria Pellone, vogliamo chiedere scusa pubblicamente a tutti coloro che si sono sentiti trattare male o che hanno pagato troppo, secondo loro,per ciò che hanno consumato nel nostro locale. Torniamo un po' indietro nel tempo a quando eravamo tre giovanotti con tanta voglia di fare.Erano gli anni 70, guardavamo sbalorditi nostro zio, che da solo portava avanti quest'attività,ZI VICIENZ, colui che ci ha inculcato la passione per l'acqua e farina, con l'obiettivo di migliorare sempre, di rispettare i clienti, proponendo sempre il meglio, e pensavamo di esserci quasi riusciti insieme ai nostri collaboratori, 20 persone, regolarmente inquadrati e noi tre, ma il meglio è sempre il più caro e noi imperterriti abbiamo rispettato questo principio, ma a volte non tutti riescono a comprendere tutto questo, ma per fortuna la maggior parte si. 

Otteniamo riconoscimenti tutti i giorni e ben 12000 persone ci seguono su Facebook, con tantissime manifestazioni di stima, siamo tra i le migliori pizzerie secondo il Gambero Rosso, le guide turistiche e la Federico II ha voluto INSIGNIRE nostro fratello Francesco della laurea ad ONOREM. Forse tutto questo non basta per essere stimati da tutti, ma credeteci che ci è servito per fermarci a riflettere e per rafforzare ancora di più, nella nostra grande famiglia allargata,ad avere la voglia di fare sempre meglio. Per concludere, un po' di tempo fa prima dell'era dei SOCIAL avevamo un cartello su cui c'era scritto "SE AVETE MANGIATO BENE DITELO A TUTTI MA SE AVETE MANGIATO MALE DITELO A NOI" e vorremmo che questo motto fosse quello che farete da domani. Grazie a tutti per i messaggi di stima e grazie ancora a coloro che ci hanno maltrattati.

 ‪#‎nonboicottarepizzeriapellone‬








Firme e petizioni, la battaglia per salvare le gallerie di Micca

La Stampa


Il Comune: la Soprintendenza ha autorizzato le demolizioni



Gli scavi del parcheggio interrato di corso Galileo Ferraris procedono a gran velocità. I permessi ci sono. La Soprintendenza ha dato il via libera in fase di progettazione, l’ha riconfermato non più tardi di poche settimane fa. Le ruspe hanno demolito un tratto di alcune decine di metri della galleria principale dell’ex Cittadella dei primi anni del ’700. Dei cunicoli - che si estendevano per 14 chilometri - oggi ne restano 4 accessibili. Sono la memoria dell’evento che cambiò la storia di Torino: l’assedio del 1706 e la sconfitta dei francesi, grazie anche al sacrificio di un soldato-eroe, Pietro Micca.

Le proteste on line  
Ma mentre il cantiere va avanti e il parking pertinenziale buca il cemento per gettare le fondamenta, riaffiorano mattoni che hanno più di tre secoli. I ritrovamenti archeologici hanno messo in moto la catena delle proteste. Una petizione on line, su «Change.org», rivolta al sindaco Piero Fassino e lanciata da «Gioventura Piemonteisa», ha raccolto in tre giorni 1500 firme. Il tam tam d’indignazione, in difesa delle gallerie di Pietro Micca, è dilagato su Facebook, sulla pagina «Salviamo il patrimonio archeologico della Città», che ha proposto la costituzione di un comitato «No parking».

In Sala Rossa
La questione è stata portata anche in Sala Rossa, dove domani si voterà una mozione urgente del consigliere M5S Bertola, firmata da colleghi di maggioranza e opposizione, per il blocco dei lavori. Quel che è stato tirato giù non si può recuperare. Ma il parcheggio da 15,2 milioni di euro (di cui 11,2 finanziati dal privato e 4 dalla Regione) era stato deliberato la prima volta nel 2008. Oggi «i resti rinvenuti – scrivono dall’assessorato alla Viabilità di Claudio Lubatti – attraversano in più punti l’invaso del parking e risultano incompatibili con le corsie di transito delle auto». Dunque, si buttano giù le gallerie che ingombrano. L’8 maggio, la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale ha incassato l’autorizzazione dalle Soprintendenze Archeologica e alle Belle Arti. Nonostante sia arrivato sul tavolo del sindaco un appello del direttore del Museo Pietro Micca, il generale Sebastiano Ponso: «La Città sta perdendo un pezzo del suo patrimonio storico militare – ha scritto –. A noi è affidata la cura e la salvaguardia di questi luoghi. È doloroso accettarne la scomparsa».

La compensazione  
Una compensazione alle demolizioni potrebbe essere la realizzazione di una rampa di accesso dal parcheggio al Pastiss, fortificazione oggi sotterranea datata 1572, che quasi nessuno conosce. Gli «Amici del Museo» l’hanno ristrutturata anticipando soldi ancora non restituiti dalla Regione. L’ingresso al Pastiss avviene oggi da una botola chiusa al pubblico, in via Papacino angolo corso Matteotti. Un’«Atlantide militare sommersa», esempio unico al mondo. «Si faccia di tutto per la conservazione anche della galleria del 1689 - precisa l’archeologo del Museo, Fabrizio Zannoni - riscoperta tra il Rivellino degli invalidi e la Cittadella» trovata con gli scavi all’altezza di via De Sonnaz.

L’assessore Lubatti non resta indifferente alle contestazioni. «Il Comune aveva piena consapevolezza dei ritrovamenti – dice –. Abbiamo interpellato la massima autorità in materia, la Soprintendenza. La preoccupazione di abbattere qualcosa di importante era prima di tutto la mia». Ma tira dritto: «Chi vuole vedere gli atti ufficiali, li consulti pure. Con i permessi a posto, noi andiamo avanti».

Questa volta ha ragione il Pd. Loro sono diversi: sono peggio

Il business servizi sociali: ecco la mappa delle coop amiche di Roma capitale

Tradite dai vicini musulmani"

di Marco Maisano
FOTO e VIDEO: di Giacomo Betti

 Ainkawa è il quartiere cristiano di Erbil. Lo si riconosce subito dalle chiese, dalle donne per strada senza velo e dalle gigantografie di birre che fanno da pubblicità ai supermercati. Da quando lo Stato Islamico ha conquistato Mosul e i villaggi circostanti, migliaia di famiglie cristiane si sono riversate qui. L'atmosfera nel quartiere è tesa, soprattutto davanti i luoghi di culto dove le misure di sicurezza sono state rinforzate a seguito dei numerosi attentati. A prestare servizio nel quartiere. Insieme ai tanti volontari ci sono le monache domenicane, profughe anche loro, costrette a scappare insieme agli altri.

 

 Incontriamo suor Huda nel convento di Ainkawa. Felice di ospitarci per un pomeriggio e disposta a raccontarci cosa è successo a Mosul nel giugno del 2014. "Ci hanno avvertiti che l'ISIS stava per entrare in città. Siamo scappati via circa tre quarti d'ora prima che arrivassero. Avevamo con noi solo i vestiti indosso." Suor Huda, così come i tanti cristiani da queste parti, ha uno spirito molto pragmatico, ha le idee chiare sul come siano andate le cose: "molti vicini di casa musulmani non ci hanno aiutato a scappare, anzi molti di loro ci hanno tradito.

"Le cose purtroppo sono andate così. Comunque adesso stiamo meglio. Non viviamo più nei container e possiamo dirci fortunate rispetto molte altre famiglie cristiane." Chiediamo a suor Huda di cosa ha realmente bisogno oggi la comunità cristiana irachena. "Non vogliamo soldi, tanto quelli non arrivano mai. Abbiamo bisogno di aiuto spirituale. La gente qui è disperata, ma non è qualcosa che ha a che fare con il denaro. E' la speranza che ci serve."

Salutiamo suor Huda per andare a visitare la chiesa di S.Giuseppe, ma lungo la strada veniamo fermati da due suore, anche loro domenicane, che per anni hanno prestato servizio in Italia. Suor Lisa, una delle due, ha anche lei le idee chiare su come le cose siano andate a Mosul: "ci hanno tradito i nostri vicini musulmani. Prima ancora che l'Isis entrasse in città, la gente già buttava giù le croci. Quando siamo andati via sono entrati nelle nostre case. Siamo stati saccheggiati, capisci?". Anche loro come tutti sperano di tornare presto a casa, ma sanno che non sarà possibile se non grazie ad un intervento internazionale che cacci dal nord dell'Iraq le truppe di Al-Baghdadi. Intanto la vita ad Ainkawa scorre tra la paura che un giorno i terroristi arrivino anche li.

 Ed in effetti la gente ha di cosa temere: gli attentati sono stati molti negli ultimi mesi, l'ultimo ad aprile davanti al consolato americano dove tre persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste ferite. Il tutto nel centro del quartiere, a pochi passi dalla chiesa di S.Giuseppe e dalla scuola media dove studiano centinaia di bambini anche musulmani: "in questa scuola il preside non fa distinzioni. I cristiani studiano insieme ai musulmani. Una volta qui c'era la pace" ci dice un custode davanti l'entrata della scuola con sguardo rassegnato.

Yahoo pronta a chiudere il servizio di mappe e altre app

La Stampa

Entro la fine di giugno, Yahoo si prepara a chiudere il suo servizio di mappe e altre applicazioni. Lo ha fatto sapere il gruppo guidato da Marissa Mayer in una nota sul suo blog. Insieme al sito di localizzazione spaziale, la società eliminerà l’applicazione per controllare la posta elettronica per i sistemi operativi di Apple iOS 5 (e i precedenti) L’ultima versione è iOS 8.3. Inoltre Yahoo! Pipes, uno strumento per sviluppatori attraverso il quale aggregare contenuti web, si spegnerà il prossimo settembre.

Yahoo chiuderà alcuni servizi regionali, tra i quali Yahoo Music in Francia e in Canada, Yahoo TV in Canada e in alcuni paesi europei. E ancora Yahoo Entertainment a Singapore. La scelta del gruppo è legata al fatto che si sta assicurando di «spendere bene le proprie risorse con un obiettivo chiaro». Mayer da tempo è tenuta sotto pressione dall’investitore attivista Starboard Value. Alla fine dello scorso anno la società aveva firmato un contratto con la società di consulenza strategica McKinsey per cercare di rendere più efficiente il suo business.

Consola era la capostipite dei Melis. In 9 fratelli dell’Ogliastra facevano 800 anni

La Stampa

PERDASDEFOGU (OGLIASTRA) 
 

Quel primato per cui tutti in paese festeggiavano, zia Consola inizialmente non lo aveva capito bene. E i funzionari del “Guiness world record”, arrivati da Londra in Ogliastra in pieno agosto, li aveva accolti con un po’ di diffidenza. Temeva che volessero soldi e lei, come sempre, era stata prudente. Il titolo di nonnina d’Italia quasi quasi la imbarazzava. Semplicemente “vivendo all’antica”, lei e i suoi otto fratelli, hanno conquistato fin dal 2012 il record di famiglia più longeva del mondo: 828 anni e 45 giorni, secondo l’ultima certificazione. A tradire Consola Melis non è stata la salute: forte e lucidissima ha vissuto in perfetta autonomia fino a poche settimane fa. Poi ha perso l’equilibrio spostandosi da una parte all’altra della casa di via Roma. E da una rovinosa caduta è iniziato il declino. Oggi tutto il paese è in lutto: «La morte di zia Consola è per noi un motivo di grande dolore – dice il sindaco Mario Carta - Perdiamo una parte importantissima della nostra storia».

LA STORIA
Consola Melis era la capostipite di una famiglia di ferro. La regina di questo paesino d’Ogliastra. Il 22 agosto avrebbe compiuto 108 anni e fino a pochi giorni fa ha dimostrato una tenacia da ragazzina. Ha conosciuto nove pontefici, vantava 62 nipoti e quattro mesi fa aveva festeggiato per la nascita di Rita, l’ultima arrivata della famiglia. Tutte le mattine faceva colazione con il formaggio cagliato di capra e preparava già da presto la solita minestrina per il pranzo. Una chiacchierata telefonica con i fratelli, anche se a tarda giornata, non poteva mai mancare: «Non abbiamo mai litigato», raccontava.

LA FAMIGLIA
La più giovane della famiglia Melis è Vitalia: ha 85 anni e i per fratelli è “la bambina di casa”. La secondogenita si chiama Claudina: ha 102 anni e ogni giorno si alza presto per andare in chiesa. Poi, sfogliando il registro dell’anagrafe comunale, si trova il nome Maria: avrebbe tagliato il traguardo del secolo di vita il 12 giugno ma a gennaio i vecchi problemi di salute le hanno fatto un brutto scherzo. Nel 1919 è nato Antonino più grande di due anni di Concetta, che ora vive a San Vito a casa di una figlia. Adolfo, 91 anni, sfuggito alla cattura dei nazisti, continua a lavorare dietro il bancone del bar del figlio e dedica il tempo libero all’orto. Vitale, 88 anni, gira per il paese per la spesa e non rinuncia alla tappa in campagna. Mafalda che ha festeggiato 81 anni il 16 giugno non vive più a Perdasdefogu e continua a leggere le poesie di Grazia Deledda.

LA NONNINA D’ITALIA  
Zia Consola, così la chiamano tutti qui a Perdasdefogu, era diventata una piccola star. Per incontrarla e intervistarla, sperando di farsi raccontare il segreto di una vita così lunga, sono arrivati a casa sua decine di giornalisti da mezzo mondo, compresi gli inviati del New York Times, del Guardian, del Times e di diverse riviste asiatiche. La nonnina d’Italia era diventata una piccola star televisiva, comparsa in prima serata sulla BBC e la CNN. E per il suo prossimo compleanno, il 22 giugno, la troupe di una tv coreana si era già autoinvitata alla festa. Anche a loro avrebbe ripetuto una storia affascinante: «Noi non abbiamo mai esagerato, è solo questo il segreto. Da tavola ci siamo sempre alzati con un po’ di fame. E spesso andavamo a bere alla fonte, perché i poveri si riempivano la pancia anche con l’acqua».





Così mi fingo bulgaro per non pagare multe bollo e assicurazione"