giovedì 4 giugno 2015

Cartellone contro i matrimoni gay davanti alla chiesa: "Questa è la famiglia come Dio comanda"


Il Viminale: «Le Regioni del Nord accolgano i migranti»

Corriere della sera

di Fiorenza Sarzanini

La circolare dopo le elezioni: ora Lombardia e Veneto devono garantire più posti

 ROMA La circolare trasmessa dal Viminale ai prefetti il giorno dopo le elezioni amministrative disegna il quadro della situazione. Perché la richiesta urgente di almeno 7.500 posti fa comprendere in quale affanno sia il sistema e soprattutto quali rischi ci siano in vista dei nuovi flussi migratori che quest’estate porteranno decine di migliaia di stranieri sulle nostre coste. Non solo. 


Nel documento partito lunedì dal ministero dell’Interno viene specificato come la maggiore disponibilità sia richiesta a quelle Regioni settentrionali - Veneto e Lombardia in testa - che finora hanno chiaramente respinto l’ipotesi di alloggiare i profughi. E tanto basta per comprendere in quale clima politico si vivranno le prossime settimane.


Le cifre sono eloquenti. A parte la Sicilia, che si sobbarca la pressione maggiore, sono state soprattutto la Puglia, la Campania e il Lazio a mostrare disponibilità, mentre al settentrione le percentuali di stranieri accolti sono bassissime. Ecco perché, se davvero continuerà questo atteggiamento, non è escluso - come del resto era già stato paventato in una precedente circolare - che si possa arrivare a requisire le strutture dove sistemare i richiedenti asilo. I centri del Viminale sono infatti stracolmi e al momento sembra esclusa la possibilità di confidare su un concreto aiuto internazionale. 


La missione italiana a Dresda in occasione del G6 dei ministri dell’Interno non ha avuto i risultati sperati. Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico ammette che «pur in presenza di un passo significativo come l’Agenda della commissione europea, il problema rimane impegnativo e di non facile soluzione». 


Nessuno lo dice chiaramente, ma il muro eretto in questa occasione da Francia, Spagna, Polonia rafforza le resistenze degli altri Stati membri su una distribuzione reale dei profughi, soprattutto fa venire meno la possibilità che durante la prossima riunione fissata a Bruxelles per il 15 giugno - che nei piani avrebbe dovuto spianare la strada a un’intesa definitiva - si riescano a sciogliere tutti i nodi. 


L’Italia è dunque costretta ad attrezzarsi. E la tregua concessa nel corso della campagna elettorale evitando di forzare la mano su governatori e sindaci impegnati, è ormai finita. La circolare che cerca di bilanciare il divario tra Nord e Sud è soltanto il primo passo. 


Nei prossimi giorni si cercherà una soluzione che consenta di poter contare sul maggior numero di posti senza doversi muovere sempre in emergenza. Un negoziato con i rappresentanti delle Regioni e dei comuni che il ministro Angelino Alfano continuerà a condurre consapevole che l’aiuto dell’Ue sarà pure un primo passo, ma certamente non risolutivo. 


Gli architetti (europei) del progetto Eurabia


L'islamizzazione del Vecchio continente poggiava su basi ideologiche e istituzioni create da Ue e Lega araba. Ora però tocca fare i conti con conseguenze devastanti

 
Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo uno stralcio di "Comprendere Eurabia" (Lindau, pagg. 230, euro 24; in libreria da domani) di Bat Ye'or. La studiosa, che ha dedicato molti saggi dedicati al rapporto tra islam e cristianità, tra cui il celebre Eurabia (Lindau), in questa conferenza sviscera in forma sintetica i suoi temi abituali. 

La gente ritiene erroneamente che «Eurabia» si riferisca semplicemente a un vasto movimento migratorio di matrice islamica che punta all'Europa. In realtà Eurabia si riferisce a una totale trasformazione e al rimodellamento di un intero continente. Questa trasformazione coinvolge la sua demografia, la sua percezione della propria storia e della propria cultura, della propria civiltà, delle proprie leggi e istituzioni, della propria politica e dell'insieme di quegli elementi che modellano il suo presente e determineranno il suo futuro.

Per capire questo fenomeno dobbiamo abbandonare la nostra visione a breve termine, limitata alla nostra esistenza, e prevedere le dinamiche che trasformano le civiltà nel corso del tempo. La storia è piena di tali esempi. In un certo senso posso dire di essere una privilegiata perché il materiale della mia ricerca – l'islamizzazione degli imperi cristiani nei secoli passati – è ora all'opera davanti ai miei occhi, come se questo processo si stesse ripetendo di nuovo, in un tempo i cui movimenti sono un'illusione. In uno dei miei precedenti libri, Il declino della cristianità sotto l'islam , ho studiato, attraverso i documenti, la trasformazione dei paesi cristiani in una civiltà islamica tramite il loro assorbimento nel dar al-islam. Ora possiamo dire che sono gli europei che collettivamente condividono la responsabilità di portare l'Europa nell'Eurabia, un nuovo continente che sta nascendo davanti ai nostri occhi anche se molti contemporanei non riescono a vederlo.

La presenza di Eurabia entro i confini dell'Europa fu rivelata dai milioni di persone che sfilarono per le strade invocando la morte dell'America e di Israele e gridando la propria solidarietà a Saddam Hussein e Arafat, superando persino manifestazioni analoghe in paesi islamici. A livello demografico, si notano interi quartieri arabi o islamici, con il loro cibo tipico, i loro negozi con insegne in arabo, una popolazione, sia maschile che femminile, spesso vestita all'orientale. Meno esotiche sono l'insicurezza e la violenza endemica che infesta queste enclave straniere, dove la polizia nazionale, adottando un basso profilo, non osa entrare e delega il proprio compito a persone della stessa origine etnica e religiosa, chiamate «grands frères» (grandi fratelli).

Possiamo anche notare come qualsiasi importante manifestazione della vita e delle attività ebraiche o israeliane debba essere pesantemente protetta – una situazione che rispecchia quella dei cristiani nei paesi arabi. Questa dimostrazione di insicurezza per gli ebrei rivela quanto sia basso il livello di difesa dei diritti umani in Europa, dal momento che il diritto alla sicurezza, alla libertà di religione, di parola e di opinione, è negato dal terrorismo, dalle accuse di blasfemia e da aggressioni ai danni di ebrei e altri. Attualmente gli ebrei non possono manifestare il loro appoggio a Israele senza sentirsi insicuri; andare a pregare in una sinagoga significa rischiare la morte. 

In altre parole, le usanze della dhimmitudine, la condizione degli infedeli nei paesi islamici, vengono importate e diffuse in Europa. Israele è demonizzato e diffamato quotidianamente in Europa esattamente come nei paesi arabi. In Eurabia si fonde una comune cultura di odio, arabo e europeo. Per giunta, le pressioni islamiche, interne ed esterne, e il terrorismo determinano le elezioni, e dunque la politica dei paesi europei, com'è già accaduto in Spagna e come sta accadendo in Danimarca dove la minaccia terroristica è in aumento con l'avvicinarsi delle elezioni, o in Inghilterra, dove il partito laburista corteggia il voto islamico. Lo stesso può dirsi della Francia.

A livello scolastico, in alcuni quartieri la maggioranza di bambini islamici impone nei libri di testo revisioni legate alla cultura e alla storia islamica, separazione tra i sessi, regole alimentari. In un recente libro, Les territoires perdus de la République , basandosi su molte testimonianze di insegnanti, l'autore, Emmanuel Brenner, esamina l'islamizzazione della cultura e l'impossibilità di insegnare a scolari e adolescenti i programmi francesi, per non parlare del loro rifiuto di sapere della Shoah. Il cambio culturale è dimostrato da alti funzionari che, con veemenza, dichiarano che le radici della civiltà europea sono islamiche ed elogiano la superiorità della cultura islamica. Il presidente Chirac affermò che le radici dell'Europa sono sia islamiche che cristiane.

Cambiano anche le istituzioni: poligamia, delitti d'onore, matrimoni forzati vengono praticati e, fino a poco tempo fa, silenziosamente consentiti. Pratiche che aumenteranno, perché la demografia non aiuta gli europei, e neppure la politica dei loro governi. Com'è possibile che un intero continente si sia trasformato con tanta uniformità in una nuova entità, con metamorfosi che chiunque può vedere immediatamente? In effetti, questi sono soltanto i risultati visibili di qualcosa di molto più concreto e profondo. L'Eurabia non è soltanto l'insieme di fatti accidentali destinati a sparire. L'Eurabia è un'ideologia, che riunisce molte tendenze provenienti da diverse fonti e motivazioni. Tendenze che sono tradotte in politica e convergono in vasti, influenti movimenti che emergono ai più alti livelli europei, dove sono concretizzate in discorsi e azioni. L'Eurabia ha dunque molti padrini che le hanno dato la sua ideologia, la sua struttura istituzionale e operativa.

Macché razzisti e inospitali: lo straniero fa la dolce vita


L'uomo che vive di avanzi eroe della lotta allo spreco

Piantagioni di Crotone

La Stampa


L’Ottocento piomba in redazione con una notizia che sembra uscita da un romanzo di Dickens. I carabinieri di Petilia Policastro, provincia di Crotone, hanno denunciato venti genitori i cui figli non frequentano da mesi la scuola dell’obbligo. Altro che Europa a due velocità. In Italia le velocità, e le lentezze, risultano molte di più. I bambini calabresi che non perdono tempo con l’alfabeto sono figli di poveri agricoltori oppure di ricchi mafiosi. I primi sostituiscono i libri di scuola con il lavoro nei campi, i secondi bivaccano nei bar di paese per imparare l’arte dell’intimidazione e del ricatto.

Sui genitori mafiosi c’è poco da dire, anche se ci sarebbe molto da fare, per uno Stato degno di questo nome. Non me la sento invece di gettare la croce addosso ai genitori contadini, convinti in buona fede che lo sviluppo delle facoltà mentali dei figli non offra loro la minima possibilità di riuscita nella vita. Cos’altro potrebbero mai pensare, se le strade del Sud sono solcate da torme di giovani intellettuali disoccupati e frustrati, che nel migliore dei casi emigrano e nel peggiore intristiscono?

Qualsiasi nobile discorso sul ruolo sociale della scuola, e sull’istruzione come strumento per trasformare un suddito in cittadino, collassa di fronte alla prosa della realtà quotidiana, rappresentata da una dura lotta contro l’appetito. Alla fine le due anomalie, dei contadini e dei mafiosi, si tengono insieme in un abbraccio mortale. Uno Stato che tollera al suo interno uno Stato parallelo non può dare altro lavoro che la miseria e altra istruzione che la distruzione.

Da Google l’algoritmo che calcola le calorie del cibo

La Stampa



La prossima intelligenza artificiale sviluppata da Mountain View saprà riconoscere i piatti fotografati su Instagram e stabilire il loro potere calorico. Tutto grazie al deep learning

L’intelligenza artificiale è uno dei punti su cui Google scommetterà nei prossimi anni. Lo ha spiegato bene Sundar Pichai dal palco del recente I/O 2015, e parte di questa strategia è già all’opera in app come Google Foto, dove è possibile fare ricerche intelligenti senza bisogno di etichettare le immagini: a riconoscere una montagna o un gatto ci pensano gli algoritmi di Mountain View.

Il prossimo passo? Calcolare le calorie di un piatto partendo da una semplice fotografia, grazie all’intelligenza artificiale ‘Im2Calories’, annunciata all’ultimo Rework Deep Learning Summit. L’idea è stata ispirata dai milioni di fotografie a tema culinario (c’è chi la definisce ‘food pornography’) su social network come Pinterest e Instagram, oltre che dalle centinaia di app per tenere conto delle proprie abitudini alimentari presenti sugli store di Android e Apple.

“Credo che le persone stessero aspettando qualcosa del genere - ha spiegato Kevin Murphy, ricercatore di Google -. Certo, all’inizio nei calcoli ci sarà un margine d’errore attorno al 20%, ma non importa: ci basterà qualche mese per vedere grandi miglioramenti”. Tutto questo grazie al cosiddetto ‘deep learning’, una tecnologia che, tra le tante cose, permette a un computer di scomporre un’immagine in più livelli, e analizzare indipendentemente forme, colori e altre caratteristiche, diventando sempre più abile col passare del tempo.