venerdì 22 maggio 2015

Bolzano, il Tricolore «vietato» per i 100 anni della Grande Guerra

Corriere della sera

Il «nein» del governatore della Provincia autonoma Kompatscher: «Fuori luogo l’invito del premier ad esporre bandiera». Rossi (Provincia Trento): «Meglio a mezz’asta»

cd


Non sventolerà il Tricolore sugli edifici pubblici della Provincia a di Bolzano e dell’Alto Adige, per il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia del 24 maggio. Lo «sciopero» della bandiera, che riguarderà anche la quasi totalità dei Comuni altoatesini - tra l’altro molti coinvolti domenica nel ballottaggio delle amministrative - arriva dopo una specie di «nein» del governatore Arno Kompatscher. «L’invito della Presidenza del consiglio - ha detto - è assolutamente incomprensibile e fuori luogo». Secondo il presidente della Provincia (un ex alpino, 44 anni, insegnante, alla guida di una coalizione sorretta anche dal Pd) sarebbe stato meglio ricordare tutte le vittime della Grande Guerra con le bandiere a mezz’asta.
Kompatscher: «Il 24 maggio non è evento positivo»
Kompatscher ha sottolineato che il 24 maggio «si celebra l’anniversario dell’inizio del primo conflitto mondiale e non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra». «Questo invito - ha proseguito - è incomprensibile, soprattutto per la popolazione di lingua tedesca e ladina». Il 24 maggio 1915 ebbe, appunto, inizio la Grande guerra. 600 mila caduti, solo da parte italiana. Cifre non troppo lontane da parte austriaca. Alla fine delle ostilità l’Alto Adige divenne italiano, staccandosi dall’Austria. Il presidente della Provincia di Trento e attuale presidente della Regione Ugo Rossi ha invitato ad osservare un minuto di silenzio in memoria dei caduti di ogni conflitto. «Le bandiere dell’Italia e dell’Europa - ha detto - le esporremo, ma a mezz’asta, perché l’inizio di quella guerra, come pure di tutte le guerre, è già di per sé una sconfitta per l’umanità».
Svp: decisione di Roma «incomprensibile e sbagliata»
Per l’onorevole Michaela Biancofiore (Fi) si tratta invece di un «boomerang» per il premier Renzi, «nazionalista secondo convenienza». L’esponente di Forza Italia parla di «porta in faccia presa» dal premier «proprio dal suo amico Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano col quale solo qualche giorno fa sorrideva sornione da un palco in Alto Adige». La Sudtiroler Volkspartei ha definito la decisione di Roma «incomprensibile e sbagliata». Secondo il segretario del partito di raccolta dei sudtirolesi, Philipp Achammer, «sarebbe più opportuno ricordare le migliaia e migliaia di vittime di questa guerra con la fascia da lutto». Critiche sono state espresse anche dai partiti di opposizione di lingua tedesca Sudtiroler Freiheit e BurgerUnion («l’Italia si conferma un paese fascista e nazionalista») e dagli Schutzen («l’Italia festeggia la morte di mezzo milione di soldati italiani»).
Sel: «Le bandiere? A mezz’asta»
Perplessità arrivano anche da Sel. «Il 24 maggio, data dell’entrata in guerra dell’Italia, non può e non deve essere una festa, ma un giorno di riflessione nel segno della pace e del ricordo delle sofferenze e delle vittime di quella che, giustamente, il Papa Benedetto XV definì «inutile strage». Lo afferma Sinistra ecologia libertà dell’Alto Adige. «Non solo nella nostra terra con la sua storia e le sua sensibilità, ma dappertutto le bandiere dovrebbero essere a mezz’asta, tricolore incluso», conclude Sel.
Vessilli esposti (ma per le elezioni)
Lo sciopero del tricolore sarà comunque solo a metà a causa del ballottaggio per le comunali che si svolgerà domenica a Bolzano, Merano e Laives. Il Cerimoniale di Stato impone, infatti, che la bandiera della Repubblica italiana e quella dell’Unione europea vengono esposte all’esterno dei seggi elettorali durante le consultazioni. In tutti i seggi elettorali, alle ore 15, è previsto un momento di raccoglimento, come ha annunciato il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli che renderà omaggio ai caduti al cimitero militare.

22 maggio 2015 | 09:57

L'onore (perduto ma restituito) dei soldati fucilati nella Grande Guerra

Corriere della sera
di Dino Martirano

La «Repubblica italiana chiede perdono» agli oltre 1000 caduti in grigioverde (ma la cifra esatta sarebbe maggiore) uccisi dai nostri plotoni d'esecuzione. Senza un perché...

cd
 Un quadro che racconta la tragedia di centinaia di soldati in grigioverde: morti davanti al plotone d'esecuzione per vigliaccheria o diserzione. Ma in tanti tra loro scelti a caso, per punire il reparto che si era battuto - secondo i comandi - senza sufficiente coraggio

Su una targa di bronzo da affiggere in un'ala del Vittoriano, la Repubblica italiana renderà evidente «la volontà di chiedere il perdono» per i caduti dimenticati della Grande guerra condannati a morte per motivi disciplinari o giustiziati sul campo per atti di ribellione: si tratta dei 750 militari fucilati al termine di un regolare processo, dei 350 soldati passati per la decimazione o giustiziati direttamente dai superiori, del numero imprecisato dei soldati uccisi durante i combattimenti da «fuoco amico» per impedire che arretrassero dalle posizioni loro assegnate.

Tutto in nome di un codice militare ottocentesco che subì la più spietata applicazione grazie alla circolare Cadorna: un ordine di servizio del capo di Stato maggiore dell'esercito che, come testimonierà la commissione affidata al generale Tommasi a ridosso della fine della guerra, permise agli alti comandi e ai tribunali militari di andare ben oltre i limiti imposti dalla legge. Esattamente dopo cento anni, la Camera ha approvato (331 favorevoli, nessun contrario, un astenuto) la legge per la riabilitazione dei caduti dimenticati (primo firmatario Gian Paolo Scanu, relatore Giorgio Zanin) che è arrivata in aula prima del 24 maggio, la data di inizio delle attività belliche nel 1915, grazie all’impegno del presidente deal commissione Difesa Elio Vito (FI). Il trsto ora passa al Senato.
In 750 davanti al plotone d'esecuzione
Nel corso della Grande Guerra, davanti ai tribunali militari comparvero 323.527 imputati di cui 262.481 in divisa, 61.927 civili e 1.119 prigionieri di guerra. Le condanne interessarono il 60 per cento dei processi. 4.028 dibattimenti si conclusero con la pena capitale (2.967 con gli imputati contumaci). Le sentenze di morte eseguite furono 750. A un secolo di distanza - dopo che nel 2007 la pena di morte è stata definitivamente cancellata anche dal codice militare di guerra - queste cifre danno il senso di una tragedia dimenticata così come appaiono anacronistiche le motivazioni utilizzate dai giudici militari davanti agli episodi di insubordinazione: «Il tribunale non ritiene di dover concedere le attenuanti generiche nell'interesse della disciplina militare per la necessità che un salutare esempio neutralizzi i frutti della propaganda demoralizzatrice». E anche in caso di denuncia per «sbandamento» le toghe militari usavano il massimo del rigore «in chiave di ammonimento e di prevenzione generale».
«La richieste deve essere proposta dall'interessato...»
Le famiglie di alcuni dei caduti dimenticati della Grande Guerra hanno tentato di chiedere la riabilitazione dei propri congiunti ma spesso, conferma il relatore della legge Giorgio Zanin, si sono sentiti rispondere che «la richiesta doveva essere proposta dall'interessato....». Dunque, si legge nella relazione di accompagno alla legge, «nella ovvia impossibilità di fare cessare l'esecuzione di una pena incostituzionale e non più prevista dall'ordinamento, rimane la via della riabilitazione». Ecco allora che l'articolo 1 della legge affida al procuratore generale militare il compito di avanzare d'ufficio la richiesta di riabilitazione al tribunale militare di sorveglianza dei miliari condannati a morte nel corso della Prima Guerra Mondiale per reati di assenza dal servizio (diserzione) e per reati in servizio come lo sbandamento e i fati di disobbedienza ancorché collettiva...esclusi i delitti di omicidio, saccheggio e violenza sessuale.
Passati per le armi senza processo
Su istanza di parte al ministero della Difesa (si pensa ai comuni di nascita dei militari fucilati) verrà poi restituito l'onore militare e la dignità di vittime della guerra a quanti «furono passati per le armi addirittura senza processo facendo anche ricorso alla intollerabile pratica della decimazione o per esecuzione diretta e immediata da parte dei superiori». I nomi dei caduti dimenticati della Grande Guerra _ una volta approvata la legge che dopo l'aula della Camera dovrà andare al Senato - verranno inseriti nell'Albo d'oro del Commissariato generale per le onoranze I caduti.

Trovato un milite ignoto inglese Cadde sulla Linea Gotica 70 anni fa

Corriere della sera

Oltre alle ossa sono stati rinvenuti il suo elmetto,
la borraccia, un cucchiaio e del dentifricio britannico

cd
BOLOGNA - Sarebbero di un soldato sconosciuto, di probabile nazionalità inglese, alcuni resti umani trovati sulle colline di Casalfiumanese, nel Bolognese. La scoperta è stata fatta in un podere agricolo a Monte Spaduro, dove un 46enne appassionato di metal detecting alla ricerca di cimeli bellici ha trovato, oltre alle ossa umane, anche un elmetto, una borraccia, un cucchiaio, alcune parti metalliche di un cinturone e i resti di una confezione di dentifricio di una marca inglese. Secondo i carabinieri, intervenuti con un medico legale, si tratta probabilmente dei resti di un militare britannico, caduto sulla Linea Gotica durante l’ultimo conflitto mondiale. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, la salma è stata trasferita presso la camera mortuaria dell’Ospedale di Imola.

21 maggio 2015

Cina, è l’ora dei «tuhao»: quelli che mangiano caviale (ma restano cafoni)

Corriere della sera
di Guido Santevecchi

Feste su yacht da mille e una notte, partite di polo su sabbia prelevata dalla spiaggia e trasportata a chilometri di distanza, scuole di bon ton: 60 mila cinesi vivono all’eccesso

cd Il primo miliardario (in dollari) nella storia della Cina è stato celebrato poco più di dieci anni fa. Oggi, nel club di chi ha «almeno» un miliardo, sono censiti 354 cittadini della Repubblica popolare (388 se si aggiungono i residenti a Hong Kong). Solo gli Stati Uniti ne contano di più: 492. Le statistiche del denaro sono infinite e dettagliate: quanto ci vuole per essere catalogati tra i «super ricchi»? Gli esperti dicono che servono 200 milioni di dollari di capitale disponibile. In Cina in questa categoria rientrano ormai 60 mila persone e intorno a queste fortune circola una fauna che si è abituata all’eccesso.
Lauren Greenfield ha studiato il fenomeno e ne ha tratto un fotoreportage illuminante per «The Story Institute». Nelle immagini sono documentate feste su yacht da mille e una notte, partite di polo su sabbia prelevata dalla spiaggia e trasportata a chilometri di distanza, scuole di bon ton dove si insegna a pronunciare correttamente i nomi dei brand stranieri del lusso, da Gucci a Louis Vuitton e Ferrari.

Ci sono signore che gustano il caviale dopo averlo depositato sul polso, perché pare che esalti il sapore; fumatori di sigari cubani che sembrano cannoni, istituti che preparano maggiordomi per questa nuova superclasse del Paese di Mao che aveva giurato di abolire le classi.
Insomma, un bel quadro di una nuova generazione dell’eccesso, che peraltro ultimamente cerca di ostentare un po’ meno (almeno in patria) per evitare di finire sotto la mannaia della campagna anti corruzione e sprechi lanciata dal presidente Xi Jinping.
 
Per chi si compiace di esibire la grande ricchezza i giovani cinesi hanno recuperato un vecchio nome: «tuhao». Settant’anni fa il termine identificava i grandi proprietari terrieri, spazzati via dalla rivoluzione che nel 1949 ha fondato la Repubblica popolare. «Tu» significa terra e poi nell’evoluzione del linguaggio identifica anche il cafone, rozzo. «Hao» è lo splendore. Insomma, il «tuhao» oggi è uno splendido cafone, un arrivista, un arricchito, un parvenu dedito al consumismo.

La stampa del partito comunista ha osservato con dispiacere che il termine dilaga e purtroppo molti giovani della classe medio-alta lo usano con una certa soddisfazione, orgogliosi di essere «i nuovi tuhao». «L’emergere dei tuhao rivela la volgarità spirituale della società materialista», ha scritto il Quotidiano del popolo .

Il problema è che il «tuhao» è diventato un modello. Circola questa storiella: un giovane chiede consiglio a un maestro zen: «Sono ricco, ma infelice, che posso fare?». Il maestro zen risponde: «Dimmi che cos’è la ricchezza per te». Il giovane: «Ho diversi milioni in banca, tre appartamenti nel centro di Pechino, posso definirmi ricco, maestro».

Il saggio resta in silenzio e allunga una mano. Il giovane pensa di aver capito: «Maestro, mi stai indicando che per trovare la felicità debbo rinunciare ai miei beni?». Il maestro zen risponde: «No, tuhao, voglio stringerti la mano e diventare tuo amico».
Insomma, il «tuhao» non è amato, è anche disprezzato e dileggiato. Ma è invidiato e corteggiato. Una sintesi della Cina di oggi: comunista e tuhaoista.

@guidosant
22 maggio 2015 | 08:18

La Corea del Nord lancia missili fasulli», gli Stati Uniti smascherano Kim Jong Un

Il Messaggero
di Alessandro Di Liegro

cd
La propaganda è uno dei mezzi principali con i quali la dittatura di Kim Jong-Un soggioga la propria popolazione e tenta di inviare messaggi di potenza all'estero. Come nella visita del dittatore alla base della marina nordcoreana, in cui la figura del leader campeggia con alle spalle un sottomarino nucleare. Mercoledì 13 Maggio, la Corea del Nord ha avvertito gli Stati Uniti di non sfidare il suo “diritto sovrano di ampliare l'armamentario militare di deterrenza”, dopo aver dichiarato di avere miniaturizzato le sue testate nucleari, dopo il successo dei test su di un sottomarino nucleare e dei missili subacquei.

Peccato che quei missili non esistano.

L'ammiraglio della marina statunitense, James Winnefeld, ha parlato al Centre for Strategic & International Studies di Washington, affermando che la Nord Corea è lontana anni luce dallo sviluppo di una tecnologia adatta a un sottomarino nucleare: «Non hanno tutto quello che i loro bravi video editor e i loro demagoghi vogliono farci credere». Le analisi degli ingegneri aerospaziali tedeschi Markus Schille e Robert Schmucker giungono in supporto alle dichiarazioni di Winnefeld, ammettendo che le foto diffuse dalla Corea del Nord apparirebbero “estremamente modificate”; per esempio, il riflesso del missile nell'acqua non combacerebbe con il missile stesso.

La Corea del Nord avrebbe un record di foto mistificate a uso di propaganda militare, con lo scopo di offrire false prove di un avanzamento nella tecnologia missilistica. Di contro, durante le parate militari, a sfilare sono missili malamente costruiti con scarsi mezzi. Contrariamente alle ipotesi diffuse dagli Stati Uniti, la Sud Corea crede che quelle immagini siano realistiche: «Non abbiamo cambiato le nostre posizioni. Quel razzo è stato lanciato da un sottomarino e ha volato per circa 150 metri fuori dall'acqua» ha ammesso un ufficiale militare sudcoreano.