martedì 19 maggio 2015

Le pagine mai comparse su Wikipedia: da Gnomeologia a Orsotross ad Aeroneurophycosi

Il Messaggero
di Alessandro Di Liegro
wikipedia

Tutti la usano e non sarebbe facile farne a meno: Wikipedia, la più popolare e democratica nonché gratuita enciclopedia del web, in cui qualsiasi utente può inserire o modificare voci di testo, con risultati, talvolta, esilaranti. E quello che è proprio il punto di forza del sito, ovvero la democraticità e l'open sourcing, è molto spesso anche il punto debole di una risorsa convincente ma non sempre affidabile al cento per cento, come del resto informano gli stessi autori con avvisi.

La redazione interna al sito ha il suo gran daffare per moderare un numero considerevole di pagine create dagli utenti: al gennaio del 2015, Wikipedia conteneva in totale più di 33 milioni di voci e 124 milioni di pagine, modificate 1 miliardo e 900 milioni di volte, inoltre contava 49 milioni di utenti registrati.

È lo stesso sito ad aver rilasciato una pagina che raccoglie tutte le pagine più divertenti create dagli utenti ma che, per evidenti motivi, non sono mai state accettate. Dalla pagina che intendeva esaminare la storia dei videogame nel 1933, a quella che indirizzava alla band Nine Inch Nails denominandola attraverso il sistema metrico decimale (nove once sono circa 22.86 centimetri).

Si va dalla Aeroneurophycosi, ovvero la malattia per cui si è sessualmente attratti dagli aeroplani, alla controversia fra Allah e i gattini, di cui una pagina voleva spiegare la genesi e l'esegesi della finta diatriba. Non possono mancare gli animali di fantasia come il Bearatross, che sarebbe un orso immaginario con le ali da albatross, e “Cavallucci marini gay”, o associazioni fantasma, come la Christian Wrestling Federation, in cui omaccioni se le danno di santa ragione facendosi il segno della croce.

Di sfondo storico e antropologico è la pagina “Prostitute morte nella cultura popolare”, mentre di spunto complottista è “Gli avvertimenti dell' Fbi alla Disney”. La “gnomeologia” sarebbe dovuta essere la scienza che studiava il comportamento degli gnomi, mentre l' ”Hamburgerology” è la religione in cui crede chi pensa che l'Hamburger abbia uno spirito divino.

Numerose le pagine che provano a rispondere alle grandi domande dell'umanità: “Come fermare un uragano”, “Come mangiare una noce di cocco” e “Come far credere alla gente di essere un mago”.

Anche la sezione “liste” offre numerosi spunti di riflessione: da quella che tenta di enumerare “le guerre pacifiste”, a quella sui “papà migliori del mondo” (con una sola voce al suo interno “il mio”), dalla lista delle “persone che non hanno nome” a quella, definitiva, “lista di ogni lista di Wikipedia che non contiene se stessa”, pagina che riporta al Paradosso di Russell.

Martedì 19 Maggio 2015, 13:06 - Ultimo aggiornamento: 18:01

Beatles, mezzo milione di dollari per la chitarra Mastersound di George Harrison

Il Messaggero
di Giacomo Perra

cd
Quasi mezzo milione di dolari: per l'esattezza 490mila dollari. È la considerevole cifra a cui è stata venduta all’asta una chitarra elettrica appartenuta a George Harrison. Utilizzata dall’ex “Beatle” nel tour inglese dell’estate del 1963 e in una esibizione al mitico “Cavern Club” di Liverpool, il locale dove il leggendario gruppo inglese tenne i suoi primissimi concerti all’alba degli anni Sessanta, lo strumento - una “Mastersound” - è stata ceduta all’interno di una collezione di prestigiosi memorabilia musicali organizzata all’”Hard Rock Cafe” di New York da “Julien’s Auctions”.

Insieme al cimelio dell’artista britannico, battuto alla cifra più alta della serata, sono stati piazzati anche tantissimi altri pezzi da novanta: tra questi, un vestito di scena di Elvis Presley (valore 122mila dollari), il certificato attestante il suo matrimonio con l’amata Priscilla (40mila) e un gilet indossato dal grande Jimi Hendrix (59mila).

Prestata ad Harrison in attesa che venisse riparata la sua inseparabile “Gretsch Country Gentleman”, la preziosa “Mastersound” fu restituita dal musicista scomparso nel 2001 al negozio che gliela aveva temporaneamente consegnata e in seguito acquistata dal cantante Dave Berry e dal chitarrista Roy Barber. Dopo anni di suonate e due decadi circa di riposo forzato, in cui stette chiusa e silente in un magazzino, la vedova di Barber decise di metterla sul mercato con la complicità di “Sotheby’s” nel 2002. Tredici anni dopo, eccola di nuovo all’asta, con una stima iniziale oscillante tra i 400 e i 600mila dollari.

Google cancella la Cilentana: il tratto chiuso da oltre un anno sparisce dalle mappe dei navigatori

Il Mattino
di Antonio Vuolo

cd
Il tratto della strada provinciale 430 Cilentana tra Agropoli Sud e Prignano Cilento, interrotto da oltre un anno per il cedimento di due piloni del viadotto, è scomparso dalle mappe online dei navigatori. Google Maps, infatti, non riconosce più il tratto compreso tra le due uscite dell’arteria a scorrimento veloce. A scoprirlo è stato un giovane professionista agropolese che ha così denunciato: «È stato totalmente cancellato dalle mappe on line il tratto della superstrada. Sono rimasto esterrefatto».

Anonymous colpisce il ministero della Difesa

La Stampa
carola frediani

I cyberattivisti rilasciano online migliaia di dati – soprattutto account mail – sul personale delle forze armate

cd
Dopo una serie di azioni dimostrative contro l’Expo, Anonymous Italia torna ad alzare il tiro e lo fa prendendo di nuovo di mira un ministero. Oggi il gruppo più attivo di “anonimi” italiani (che si raccoglie attorno agli account di @OperationItaly e @OpGreenRights) ha infatti rilasciato online una serie di dati personali sottratti a un sito della Difesa.

Circa 1700 account: “una lista di dati personali di eserciti e governanti di tutto il mondo”, scrivono sul loro blog, mostrando anche diverse schermate della tipologia di dati prelevati (oltre al link all’archivio complessivo). Di che si tratta? Perlopiù nomi e indirizzi mail, in alcuni casi numeri di telefono, di personale dell’esercito, dell’aeronautica, ma anche di aziende dell’indotto. “«Alcuni lavorano per grandi industrie belliche come Selex, Mdba, Thales Group, altri operano presso i vari ministeri d’Europa come ad esempio quello della difesa spagnolo che con i suoi uomini spara ai profughi africani», riporta il comunicato.

Da dove arrivano questi dati? Secondo fonti di area anon, l’origine sarebbe un sottodominio di Difesa.it, eu2014.difesa.it, ora non più online, che era vulnerabile a un attacco di tipo Sql injection. «Dopo l’attacco il sito è durato solo tre giorni, evidentemente se ne sono accorti e non abbiamo avuto il tempo di recuperare documenti privati», spiega alla Stampa un anon informato sui fatti. Alcuni link a questi dati erano già circolati in modo poco visibile nei giorni scorsi, ma ora Anonymous ha deciso di uscire pubblicamente.

Le motivazioni di simili attacchi sono legate a una generica critica al cosiddetto «complesso militar-industriale», e alla più recente industria della cyberdifesa. Non è la prima volta che Anonymous Italia porta avanti azioni di questo tipo e a ben vedere questa non è nemmeno la più eclatante. Nel marzo 2014 era stato pubblicato online un leak consistente sulla Marina militare italiana: un migliaio di file di circa 260 Mb, che riguardavano documenti e comunicazioni della marina e di varie aziende. Tra i file online, anche quelli sul progetto Fremm, cioè le Fregate europee multi-missione, nate da un progetto congiunto tra Francia e Italia, ma anche documentazione tecnica relativa a molti sistemi d’arma.

Prima ancora Anonymous Italy, nel maggio 2013, aveva colpito il ministero dell’Interno, pubblicando 2600 documenti, mentre nell’ottobre 2012 aveva sottratto 3500 file (per un totale di circa 1,3 Gb) alla Polizia di stato.

E' giusto vietare i cellulari a scuola?

La Stampa
nadia ferrigo

In Gran Bretagna più di nove istituti su dieci proibiscono agli studenti di portare lo smartphone in classe, e il rendimento scolastico migliora

cd
Va bene che per distrarsi possono bastare carta e penna, ma se sotto al banco si può giocherellare con lo smartphone il rendimento scolastico ne risente. In Gran Bretagna oltre il 90 per cento degli adolescenti ha un cellulare, negli Stati Uniti sono poco meno dei tre quarti.

Quindici anni fa a nessun preside sarebbe mai venuto in mente un provvedimento del genere, ma solo perché non erano onnipresenti come oggi. Nel 2001 in Gran Bretagna nessuna scuola li vietava, nel 2007 erano la metà e ora il 98 per cento delle scuole obbliga gli studenti a consegnarli all’inizio della giornata. Secondo la ricerca di Louis-Philippe Beland e Richard Murphy pubblicata dal «Centre for Economic Performance» della London School of Economics proibire i cellulari equivale a studiare una settimana in più all’anno.

Oltre a essere un gran sollievo per i professori, ne guadagnano anche i ragazzi: gli studi si attestano a un più 6 per cento nei test tra gli studenti di sedici anni che hanno detto addio a messaggi e giochi sotto il banco. «Abbiamo scoperto che non solo i risultati migliorano, ma ad avere meno difficoltà sono soprattutto gli studenti con scarse capacità e basso reddito - commentano Beland e Murphy -. La tecnologia a scuola può essere utile per coinvolgere i più giovani e migliorarne le prestazioni, ma non bisogna dimenticare che il cellulare è una distrazione continua». 

Occhetto: "Il vitalizio mi serve per mantenere i miei figli"

Francesco Curridori - Mar, 19/05/2015 - 10:25

L'ex leader della sinistra passa al contrattacco: "Dovrei morire così siete contenti"

"Guardate il mio reddito. Non ho altre entrate. Se mi fosse tolto il vitalizio di cosa vivrei? E di cosa vivrebbe la mia famiglia?".
 
cd
Achille Occhetto, intervistato da Libero, difende i suoi 5860 euro netti che riceve mensilmente da quando, nel 2006, ha lasciato il Parlamento. Cifra pari a un totale di circa 33 mila euro percepiti a fronte dei 371,736 versati con una differenza di 261.201 euro.

"Sono pronto a restituirli, ma - specifica Occhetto - vi assumete voi la responsabilità del fatto che finirei in povertà. Con questo mantengo anche i miei due figli che sono disoccupati, perché non ho mai approfittato del mio ruolo per trovare loro un posto". L'ex leader della sinistra difende la legge sul vitalizio che, secondo lui, aveva una sua ratio: "Permetteva ai parlamentari di fare politica senza rubare, senza arricchirsi". Cambiarla ora sarebbe sbagliato perché "la Costituzione vieta di rendere retroattive le norme. Io adesso come farei? - domanda Occhetto -

Quei soldi mi servono per vivere e mantenere i miei familiari. Piuttosto, andate a controllare chi si è arricchito ingiustamente". E infine l'affondo: "Se le regole fossero state diverse, avrei accantonato dei soldi e mi sarei fatto un’altra pensione. E poi che discorso è? Andando avanti, la differenza aumenterà. Dovrei morire così siete contenti". E quando la giornalista Elisa Calessi gli fa presente che anche sua moglie Aureliana Alberici percepisce un vitalizio di 3791 euro mensili, Occhetto risponde: "In una famiglia ci sono tante spese e tante situazioni che non potete conoscere. Per cosa volete mettermi alla gogna? È tutto secondo la legge" ma poi precisa: "Se si decide di togliere il vitalizio, sia io, sia mia moglie ci confermeremo a questa decisione".

Sicilia, esercito di 886 avvocati per (non) riscuotere le tasse

Corriere della sera
di Gian Antonio Stella

La società dell’isola recupera solo il 2% delle cartelle esattoriali

 

cd

Con 508 uomini Hernán Cortés conquistò il Messico, con 886 avvocati a busta paga, tra dipendenti e collaboratori, la Regione Siciliana non riesce a rastrellare più del 2% delle tasse recuperabili, in teoria, dalle cartelle esattoriali. «È l’unico gabelliere al mondo che rischia il fallimento», si è sfogato furente Rosario Crocetta. Dovesse succedere, sarebbe un record planetario: il primo pignoratore pignorato.


È piena di debiti, la disastrosa società «sorella» di Equitalia (guai a parlare di fusione: debiti o non debiti l’autonomia non si tocca!) che dovrebbe riscuotere le tasse non pagate dai siciliani e che è in mano per il 99,885% proprio alla Regione. «Secondo le ultime rilevazioni ufficiali, fatte un anno fa, “Riscossione” ha accumulato perdite per 60 milioni e mediamente aumenta di una ventina di milioni all’anno il suo buco», scriveva il 2 gennaio Giacinto Pipitone sul Giornale di Sicilia . Due giorni prima l’intero Cda, a partire dalla presidente Lucia Di Salvo, fedelissima del governatore, si era dimesso: situazione insostenibile.
«Riscossione» non ha per nulla svolto i compiti affidati
Sono anni che «Riscossione», a lungo associata a Montepaschi di Siena, è in condizioni disastrose. Ma via via è andata, con lo scorrere del tempo, sempre peggio. Al punto che la stessa Corte dei conti palermitana, come ricordava la relazione inaugurale dell’anno giudiziario del 2014 tenuta dalla presidente Luciana Savagnone, particolarmente dura, è più volte intervenuta con sentenze di condanna nei confronti dello sgangherato carrozzone burocratico accusandolo di «non avere per nulla svolto, o di non avere svolto con la richiesta sollecitudine, i compiti che le erano stati affidati, determinando così il mancato incameramento di somme dovute dai cittadini».

Insomma, «le responsabilità accertate attengono quasi sempre al comportamento, giudicato gravemente colposo, che ha causato l’omissione o il ritardo con cui si è proceduto alla notifica dell’atto impositivo, provocando la perdita dell’entrata». Non per altro l’anno scorso la prima scelta di Crocetta, dettata dalla disperata necessità di arginare la cancrena di illegalità in corso da anni, era caduta addirittura su Antonio Ingroia, l’ex magistrato promotore delle inchieste su Marcello Dell’Utri e la trattativa Stato-mafia che si era candidato nel 2013 con la lista Rivoluzione Civile. Una scelta poi rientrata.
Il 98% del bilancio è assorbito dal costo del personale
Un esempio di sciatteria sanzionata dalla Corte dei conti? La condanna dell’incapace gabelliere, «incaricato di gestire la riscossione dei tributi e delle altre entrate» dell’isola, a risarcire il Comune di Cefalù: la notifica per una sanzione del ‘94 era stata inviata alla fine di settembre del 2002. Otto anni dopo. Inaccettabile. Tanto più per una società che ha oltre 700 dipendenti. Tanti, in rapporto ai soldi recuperati. E va già meglio di anni fa, quando ne aveva quasi il doppio.


«È un quadro sconcertante», ha spiegato a Mario Barresi de La Sicilia Antonio Fiumefreddo, l’avvocato catanese scelto tre settimane fa da Rosario Crocetta (tra perplessità, dubbi e mugugni di molti) come presidente di Riscossione Sicilia: «Ci aspetta un lavoro durissimo». Poco ma sicuro. Basti dire che le buste paga dei dipendenti, stando ai sospiri dei nuovi amministratori, assorbono il 98% del bilancio societario: il novantotto! Da incubo.

Come da incubo, a causa di perdite più pesanti di quanto si pensasse, sono le esposizioni con le banche: 162 milioni più 75 milioni di debiti coi fornitori privati. Che minacciano, appunto, di «pignorare i beni ai pignoratori per antonomasia». Tutti tranne, si capisce, Equitalia: tra i fornitori che avanzano soldi, circa 7 milioni, c’è anche lei. Che, al contrario, da tre anni chiude in attivo. Ed è riuscita nel 2014 a recuperare per conto dello Stato 7,4 miliardi di tributi.


Ma non basta. Tra le spese sconcertanti denunciate dal nuovo presidente ci sono ad esempio gli affitti delle sedi di «Riscossione» in alcuni capoluoghi di provincia: 42 mila euro al mese per la sede di Catania che dovrebbero salire addirittura a 76 mila dal 2016 nonostante la regione possieda nel capoluogo etneo alcuni edifici vuoti, 27 mila al mese per quella di Siracusa, 30 mila al mese (manco si trattasse di Manhattan!) per quella di Ragusa.

Quanto a Palermo, una sede costa 450 mila euro l’anno di affitto e l’altra, di proprietà, addirittura il doppio (novecentomila!) per la manutenzione e i servizi di pulizia. «Quando ho chiesto il perché di questo costo spropositato mi è stato risposto: perché il palazzo è vecchio», ha raccontato Fiumefreddo a Barresi. L’edificio è del 1985. Andasse così con tutti gli immobili pubblici nel resto d’Italia, staremmo freschi...
800 nullatenenti con Ferrari, Maserati o elicottero
Più ancora che la scoperta di «una maxi-evasione da un miliardo» denunciata da Crocetta (arrabbiatissimo con quel 96,4% dei super ricchi siciliani che evade sistematicamente le tasse) e la scoperta di un elenco di ottocento «nullatenenti» con la Ferrari, la Maserati o addirittura l’elicottero, elenco consegnato alla Procura della Repubblica nonostante «pressioni spaventose», colpisce però l’uso sistematico di una massa di avvocati mai vista.

Certo, per incassare certi crediti spesso difficili da recuperare occorre un gran lavoro nei tribunali. Ma i numeri emersi in Sicilia sono pazzeschi: in totale, i difensori della società regionale, alcuni pagati come dipendenti altri come collaboratori, risultano essere complessivamente 886. Cioè otto volte di più, per dare un termine di paragone, degli avvocati cassazionisti dell’intera Francia. «Neppure Obama ne ha tanti», si è sfogato Antonio Fiumefreddo. Può scommetterci.. I dipendenti della Casa Bianca, dal direttore generale all’ultimo assunto dei camerieri, come spiega il sito ufficiale, sono in totale 446. Cioè 440 in meno ...

19 maggio 2015 | 08:34

Grasso si tiene il malloppo

Alessandro Sallusti - Lun, 18/05/2015 - 18:14

Il presidente del Senato non imita l'esempio di Mattarella. Ma c'è chi fa peggio: la famiglia Occhetto in attivo di 750mila euro

Il presidente Mattarella si riduce la sua pensione, il premier Renzi taglia la pensione a tutti gli italiani.
 
cd
Un furto da 16 miliardi. Solo alcuni pensionati avranno una mancetta di 500 euro, per tutti gli altri la sentenza della Corte costituzionale che impone lo sblocco degli adeguamenti e la restituzione dei due anni di pregresso ingiustamente trattenuto dallo Stato rimarrà lettera morta. Non ha i soldi per pagare, Renzi. Lo ha spiegato ieri ospite da Giletti al programma «L'Arena» su Raiuno. Ci sta, ma allora smettiamo di crocifiggere come delinquenti quegli italiani che non hanno soldi da dare a Renzi e quindi saltano o limano qualche scadenza fiscale. Un governo che non rispetta le sentenze non merita stima e fiducia.

È una vecchia storia quella dell'Italia a due velocità e due morali: una per lo Stato e la politica, l'altra per le aziende e le famiglie. Prendiamo le pensioni dei politici. Oggi pubblichiamo quelle dei senatori già a riposo con la differenza tra i contributi versati (una miseria) e i soldi incassati (una enormità). È vero che di recente i parlamentari si sono dati una bella calmata, approvando norme che limitano o aboliscono antichi privilegi, ma è anche vero che certi furbetti non si danno mai per vinti.

Prendiamo il presidente del Senato, l'integerrimo ex magistrato Pietro Grasso. Non risulta che, a differenza di quanto fatto da Mattarella, abbia rinunciato al cumulo tra la pensione pubblica e l'indennità da senatore. Anzi, da quello che si deduce leggendo il sito del Senato, Grasso ci ha abbagliato con rinunce marginali ma si è tenuto il malloppo, sforando alla grande i 240mila euro-anno stabiliti come tetto massimo di guadagno per cariche pubbliche.

Sono certo che se la legge rapina di Renzi ai danni dei nostri pensionati dovesse passare al voto del Senato, il nostro Grasso non farebbe una piega e darebbe il suo consenso: sacrifici dolorosi ma necessari per il bene del Paese. E l'esempio di Mattarella? Per Grasso sarà sicuramente encomiabile, ma suvvia, un caso di moralità basta e avanza per placare l'ira dei pensionati. Coi tempi che corrono meglio tenersi due entrate che non si sa mai.

La pizza a domicilio appena sfornata cotta dall’Apecar che arriva sotto casa

Corriere della sera

di Paola Cacace
 
cd


Serata tranquilla in casa, davanti a un bel film. Si prenota la pizza e all’arrivo del ragazzo delle consegne si scopre che la propria pietanza è arrivata freddina e spesso anche un po’ scombussolata dal tragitto in motorino. Deve essere capitato spesso ai ragazzi di PizzaVan, startup appena nata che si ripropone di trovare una soluzione «a domicilio» in grado di far arrivare la pizza intatta a casa di chi l’ha ordinata. Anzi no. Non la fa «arrivare». L’idea è proprio questa: invece che mandare pizze a domicilio, PizzaVan propone una soluzione per fare direttamente la pizza sotto casa di chi ha prenotato.
 Contro la pizza fredda

Il team composto da Marco Passaro, Vincenzo e Tonia Salatiello, Vincenzo Maddaluno e Samuele Paglia è composto di giovanissimi (hanno una media di 22 anni) che però è stato in grado di vincere lo StartupWeekend di Benevento circa un mese fa. «La nostra idea - spiega Passaro - è dire no alla pizza fredda e accartocciata e sostituirla con una pizza cotta su un’Apecar. O meglio su un piccolo forno montato sul mezzo. Così chi vuole una pizza si collega all’app trova l’Apecar più vicino e prenota. Il pizzaiolo si avvicina all’abitazione e una volta arrivato al citofono si mette a fare la pizza».
Il target
Il target dei ragazzi è composto sia dai pizzaioli autonomi che non hanno abbastanza soldi per aprirsi un locale, che dalle pizzerie che hanno intenzione di spingere l’acceleratore sulle consegne a domicilio. Ma soprattutto il target dei ragazzi campani è il Nord e l’estero. «Diciamo la verità - continua Marco - i napoletani sono un po’ troppo fissati con la pizza e mal gradirebbero una pizza non cotta nel classico forno a legna, che però non si può montare su un’Apecar. Abbiamo così trovato una soluzione trasportabile, ma ovviamente non a legna che garantisce comunque una pizza di qualità».
Work in progress
Punto debole? Probabilmente il prezzo visto che al momento si partirebbe da 6 euro a pizza. Ma sebbene i ragazzi di PizzaVan stiano ancora ritoccando questi dettagli l’interesse c’è. In una primissima indagine di mercato condotta in questo mese di lavoro Passaro e i suoi hanno scoperto che ben 87% degli intervistati (su un campione che si aggira attorno alle 600 persone) utilizzerebbe PizzaVan e in particolare l’App che permette di «geolocalizzare» il pizzaiolo più vicino. Pizzaiolo che, una volta lanciato il progetto reale, probabilmente avrà a disposizione un PizzaVan con una formula molto simile a quella del franchising.
Sulla pizza exit milionarie
L’idea del team di Benevento si inserisce in un filone, quello legato alla pizza, che sta dando molta soddisfazione alle startup italiane. Dopo la exit milionaria (si parla di 5 milioni di euro) di Pizzabo, stanno riscuotendo molto successo a livello internazionale il robot che sforna le pizze, diffusosi in tutto il mondo, e Click’n Pizza, il pulsante per ordinare la pizza dal frigorifero di casa che verrà lanciato da Pizza Hut in Canada.

18 maggio 2015 | 11:47

Nicholas Winton, lo "Schindler inglese" compie 106 anni: ha salvato 669 bambini ebrei

Corriere della sera
di Benedetta Argentieri

«Non ho fatto nulla di eroico, non sono mai stato in pericolo», dice l'ex pilota della Raf che trasferì in treno quasi 700 bambini da Praga a Londra nel 1939

cd
Compie 106 anni Nicholas Winton, soprannominato "Schindler inglese" per aver salvato 669 bambini, per la maggior parte ebrei, da morte certa nei campi di concentramento nazisti. Nel 1939 Winton, allora 29enne, ha organizzato otto treni tra Praga e Londra portando in salvo i piccoli. Per cinquant'anni, l'ex pilota della RAF, ha tenuto segreta questa storia. È stata la moglie Grete che rovistando in soffitta nel 1988 ha trovato un quaderno con l'elenco dei bambini e a chi erano stati affidati in Inghilterra. «Non sono un eroe, non sono mai stato in pericolo», ha raccontato anni dopo.
Un uomo umile
Chi lo ha incontrato, lo descrive come un uomo umile che non ama apparire. L'età ha portato dei problemi all'udito e molta stanchezza, ma dalla famiglia assicurano: nulla di più. Come ogni 19 maggio, anche oggi Winton verrà travolto dagli auguri tra politici, persone famose e i bambini che ha salvato. Lo scorso anno il governo Ceco gli ha conferito l'Ordine del Leone Bianco. Già nel 2002 la Regina Elisabetta lo ha nominato baronetto. Da quando la storia è diventata pubblica, gli hanno dedicato diverse statue, un treno e persino un pianeta.
A Praga
Nato il 19 maggio 1909 da una famiglia ebrea di origine tedesca, è cresciuto a West Hampsted, Londra. Ha abbandonato la scuola per buttarsi nel mondo della finanza e dopo aver lavorato in diverse banche in Europa, è diventato intermediatore finanziario alla Borsa di Londra. Nel 1938, poco dopo Natale, Winton aveva pianificato una vacanza sugli sci in Svizzera. Ma invece di arrivare sulle Alpi, su suggerimento del suo amico Martin Blake, decise di cambiare il biglietto e andare a Praga. In Ottobre, in seguito all'accordo di Monaco, la regione dei Sudeti in Cecoslovacchia era stata annessa alla Germania. Poi nella notte tra il 9 e il 10 novembre, anche detta la Notte dei Cristalli, si scatenò il pogrom nazista. A Praga Winton capì che i bambini, anche loro considerati "nemici di Hitler", erano stati abbandonati da tutti. Con l'aiuto di Blake fondò un'organizzazione che aveva come scopo trovare genitori affidatari in Inghilterra e quindi salvarli. Winton pubblicò persino alcuni annunci sul giornale.
Il viaggio
«Non bastava trovare una famiglia, ma bisognava anche trovare 50 sterline per bambino - che all'epoca erano un sacco di soldi - da dare al ministero dell'Interno», ha spiegato negli anni. Riuscì a trovare entrambi. La sua iniziativa divenne così famosa che dovette aprire un ufficio nel centro di Praga per smaltire le richieste di aiuto, qualcuno scrisse anche dalla Slovacchia. Il primo treno partì il 14 marzo del 1939, il giorno prima dell'invasione nazista nel resto della Cecoslovacchia. I bambini dovevano attraversare in treno gran parte della Germania. Una volta arrivati sulla costa dovevano imbarcarsi su un traghetto fino all'Inghilterra. L'ultimo treno partì nell'agosto del 1939. Era l'ottavo. Il nono convoglio venne fermato a fine mese, pochi giorni prima dell'invasione della Polonia da parte di Hitler.
La guerra
Una volta tornato a casa, Winton prima decise di diventare obiettore di coscienza e lavorare con la Croce Rossa. Poi, invece, si unì alla RAF - Royal Air Force. Per anni Winton non ha mai parlato dei viaggi. Sua moglie consegnò il manoscritto a una giornalista e la sua vicenda divenne famosa. Molti bambini che ha salvato, oramai adulti, lo hanno contattato per ringraziarlo e la sua è diventata una famiglia allargata. La stima parla di almeno 6.000 persone intorno al mondo che sono discendenti dei bambini che ha salvato. Il vero problema, ha spiegato Winton lo scorso anno, «è che non abbiamo imparato dagli sbagli del passato».
19 maggio 2015 | 01:12

Guido Rossi, 578mila euro dopo un solo giro al Senato

Gian Maria De Francesco Giuseppe Marino - Mar, 19/05/2015 - 08:06

Padre della legislazione antitrust, due volte alla guida di Telecom Italia, è sugli scudi accompagnando la soluzione della crisi dell'Ilva. Pochi ricordano la sua presenza a Palazzo Madama


Roma - Giurista, ex presidente della Consob, padre della legislazione antitrust in Italia, due volte alla guida di Telecom Italia, commissario della Federcalcio e interista sfegatato.
cd
L'avvocato milanese Guido Rossi, alla veneranda età di 84 anni, è sempre stato alla ribalta delle cronache: anche oggi è sugli scudi accompagnando, secondo quanto riferiscono le cronache finanziarie, il processo di soluzione della crisi dell'Ilva. Pochi ricordano, invece, la sua presenza a Palazzo Madama, una sola legislatura nelle file della Sinistra indipendente, costola liberal del Pci.

Circostanza che gli dà diritto a un assegno vitalizio di 2.381,64 euro al mese e che, rispetto ai 79.365 euro versati (attualizzati alle cifre di oggi) ha già determinato un rosso della sua posizione previdenziale al Senato di circa 578mila euro. Non male per un intellettuale che la domenica sul Sole 24 Ore distilla preziosismi come «il capitalismo autoritario ha avuto la meglio su quello liberaldemocratico, tradito ormai dalla globalizzazione del mercato e da uno sviluppo tecnologico dirompente».

Rossi, in quanto rappresentante dell'aristocrazia finanziaria italiana (quella dei «salotti buoni», per intendersi), è in buona compagnia. Ad esempio, l'ex presidente della Regione Lombardia, Giuseppe Guzzetti, è stato senatore democristiano dal 1987 al 1994. Dopo due anni dal termine del mandato è diventato prima commissario e poi presidente della Fondazione Cariplo, l'azionista più «pesante» di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana. E da quindici anni guida l'Acri, l'associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle casse di risparmio.

Il suo vitalizio, però, costa più dei contributi versati e, in questi anni, ha prodotto uno sbilancio di 700mila euro. Guzzetti è uno degli «orologiai» del capitalismo italiano: quei 3.408 euro al mese non cambiano la vita anche se egli è da sempre vicino al volontariato e al terzo settore. Nell'elenco figura anche l'ex ministro Franco Reviglio, professore universitario, ex presidente dell'Eni e soprattutto mentore di Giulio Tremonti, Domenico Siniscalco e Franco Bernabè, tutti suoi allievi. Il suo assegno da ex senatore, per quanto minimo, ha però causato alle casse di Palazzo Madama una perdita di 492mila euro.

Tra gli assidui del milieu finanziario anche l'ex rettore della Bocconi Carlo Secchi, già componente di numerosi consigli di amministrazione di società quotate. Una breve comparsa al Senato in quota centrista (oltre a un mandato da eurodeputato a Bruxelles) gli valgono però un assegno da 2.934 euro mensili. La modesta contribuzione è già esaurita e il totale erogato l'ha già superato di 365mila euro. Solo perché «pensionato» dal Palazzo da minor tempo lo sbilancio del presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, è inferiore a 200mila euro. All'ex ministro si deve la riforma del diritto amministrativo, Bassanini è capofila di una lunga schiera di professori universitari transitati al Senato. Come l'ex presidente del Senato ed economista Carlo Scognamiglio (-531mila euro) e il filosofo napoletano Aldo Masullo (-638mila euro).

Non sono, tuttavia, questi i casi più eclatanti di squilibrio tra contributi e prestazioni. Palazzo Madama è lo specchio fedele della società italiana. Laticlavi di lungo corso con oltre trent'anni di carriera parlamentare, hanno lasciato l'Aula con il massimo dell'assegno (un tempo si arrivava all'85,5% dell'ultima indennità) e, grazie all'allungamento dell'età media, incidono sui conti: è il caso dei nonagenari Mario Toros (sindacalista friulano) e Remo Segnana (già presidente delle assicurazioni Itas Vita) che hanno circa 1,8 milioni di buco previdenziale. O dell'avvocato altoatesino Roland Riz che con circa 7mila euro al mese di assegno ha già ottenuto un milione in più di quanto versato. Come l'ex radicale Massimo Teodori.

Tra gli altri nomi rilevanti che si mettono in evidenza scorrendo l'elenco degli assegni vitalizi spiccano l'ex ministro leghista Francesco Speroni (-504mila euro) e la presidente dell'associazione parenti delle vittime di Ustica, Daria Bonfietti, già senatrice diessina (-210mila euro di posizione previdenziale). Si segnalano anche l'avvocato e bon vivant Mario d'Urso, ex sottosegretario diniano con un «rosso» di 206mila euro e il sociologo antimafia Pino Arlacchi (-209mila). La politica è anche questo.

Cpl Concordia, parla l'ex consulente Francesco Simone: "Ho comprato vino e libri di D'Alema e la sua agenda si è subito liberata"

Libero

cd
Dopo trentanove lunghissimi giorni passati tra il carcere di Poggioreale e quello di Modena, Francesco Simone, ex consulente per le relazioni istituzionali della Cpl è tornato nella sua casa romana, dalla moglie e dalle due figlie piccole. Il gip di Modena, con parere favorevole della procura, lo ha liberato, sottoponendolo solo all’obbligo di dimora nella Capitale. «Anche per farmi riprendere il nuovo lavoro e accudire la prole» dice Simone a Libero. All’incontro è presente anche l’avvocato Michele Andreano, felice di aver riportato a casa il suo cliente: «Negli uffici giudiziari di Modena abbiamo trovato un’inaspettata attenzione agli atti, ma anche un rispetto per le regole e per i diritti sacrosanti della persona».

Simone ci tiene a sottolineare l’umanità dei compagni di prigionia: «Purtroppo da quella cella buia non si vedeva il cielo e secondo me il cielo non si deve negare a nessuno, nemmeno ai peggiori criminali. Ora per fortuna sono tornato dalle mie bambine». Dietro alle sbarre ha riflettuto sui propri errori ed è arrivato alla conclusione che la principale fonte dei suoi guai siano state alcune «supercazzole» telefoniche e una certa «sboroneria» che potrebbe essere stata fraintesa dagli investigatori che lo intercettavano.

Però lei e la Cpl continuate a essere accusati di alcuni precisi reati.
«Per me quell’azienda resta un gioiello. Piuttosto bisognerebbe fare un ragionamento sull’evoluzione della cooperazione in Italia: siamo passati da una storia di assistenza, mutuo soccorso e solidarietà a un’attualità fatta di potentissime holding che utilizzano la legge sulla cooperazione per pagare meno tasse e avere dividendi defiscalizzati, oltre che per garantire il futuro dei parenti, in aziende e partecipate. Quello delle coop è diventato un sistema in gran parte nepotistico».

Lei ha ammesso di avere riportato in Italia 77mila euro di fondi neri della Cpl. A cosa servivano?
«Questo non lo so e non l’ho mai domandato. Mi aveva chiesto di farlo il presidente Roberto Casari e io, per amicizia e amore della Cpl, non ho detto di no. Non pensavo nemmeno di commettere un vero reato. Comunque non creda che sia in questo modo che sono state pagate eventuali tangenti ai politici. Oggi si utilizzano metodi più raffinati, come le consulenze, i subappalti, le assunzioni».

Quali erano i politici più insistenti?
«I big non erano mai troppo insistenti e il consiglio d’amministrazione si riuniva e deliberava i contributi in maniera trasparente e bipartisan».
Lei esclude episodi diffusi di corruzione, però è difficile credere che nel nostro ceto politico non ci siano i profittatori…
(Ride) «Beh, se devo essere sincero penso che qualche viaggetto gratis qualcuno se lo sia fatto. La Cpl ha una bella foresteria in uno dei quartieri più esclusivi di Buenos Aires. Più di un parlamentare ci ha passato le ferie. Ricordo un noto esponente del centrosinistra che ci ha trascorso le vacanze di Natale con la compagna».

Di chi sta parlando? «Il nome non lo può scrivere perché non ho le ricevute di pagamento e lui potrebbe sostenere di aver acquistato il volo, anche se non credo che sia successo. In ogni caso, parlando di scrocconeria, il ceto peggiore è quello politico-amministrativo: sindaci, assessori, consiglieri comunali. Sono delle piattole. Domandano di tutto, dall’aceto balsamico, al contributo elettorale alla sponsorizzazione per la squadra di calcio del paese. Visto che la Cpl era proprietaria del Modena calcio, c’era persino chi chiedeva un provino per amici e parenti».
Tra i politici di levatura nazionale lei ha parlato di Massimo D’Alema. Ha detto che sa mettere le mani nella m…
«Io sono stato un grande ammiratore di Bettino Craxi e suo amico personale durante l’esilio tunisino. D’Alema con lui non è stato garantista e non ho motivo di difenderlo, ma è un politico vero, che si occupa di questioni concrete».

La Cpl ha versato alla sua fondazione ItalianiEuropei 60mila euro. Chi lo ha deciso?
«Il cda. Nel mondo della cooperazione D’Alema è ancora molto amato».

Come siete entrati in confidenza con il lìder Massimo?
«L’avevo conosciuto ai tempi in cui era ministro degli Esteri e io facevo il consigliere di Bobo Craxi alla Farnesina, ma i nostri rapporti si limitavano ai convenevoli. Poi, nel 2014, insieme con Casari ho partecipato a un paio di seminari di ItalianiEuropei e siamo andati nel suo ufficio, credo che fosse una visita di cortesia, alla vigilia del rinnovo dell’iscrizione alla fondazione».

Come nasce la trasferta a Ischia, nel feudo elettorale del sindaco Pd Giosi Ferrandino, arrestato con l’accusa di corruzione nell’inchiesta Cpl (avrebbe intascato mazzette per la metanizzazione dell’isola da parte della coop ndr)?
«Con Ferrandino, in tempi recenti, avevo instaurato rapporti amichevoli e quando venne a sapere che avevo incontrato D’Alema mi disse: “Perché non fissiamo un appuntamento pure per me, lo stimo molto anche se sono nel consiglio nazionale del Pd in quota Renzi…”. Io alzo il telefono e chiamo la segretaria della fondazione. Per me era facilissimo ottenere udienza a nome dell’azienda. A questo punto riesco a organizzare l’incontro e porto Giosi insieme con suo fratello Massimo nella sede di ItaliaEuropei. Ferrandino stabilisce subito un rapporto cordiale con D’Alema. Durante la visita abbiamo parlato della sua candidatura alle europee e anche del nuovo corso del partito. D’Alema si disse seccato per la “finta rottamazione” di Renzi».

Poi Ferrandino le chiede di portare D’Alema a Ischia per la sua campagna elettorale…
«Per questo contatto l’addetta stampa dell’ex premier, mi pare si chiami Daniela, e lei mi dice che la trasferta è impossibile, che il principale ha l’agenda piena. A questo punto ho il colpo di genio. Mi viene in mente che la moglie e i figli di D’Alema hanno un’azienda vitivinicola e penso di sfruttare la cosa. L’occasione capita alla presentazione al teatro Adriano di Roma del libro di D’Alema Non solo euro (era il 18 marzo 2014, ndr). Quel giorno è presente anche la moglie Linda Giuva che io conoscevo solo di vista. La invito a Ischia e le propongo di unire la presentazione del libro a quella dei loro vini.

Alla signora l’idea piace subito e mi dice: “I week end di mio marito li gestisco io, vedrò di ritagliare un paio di giorni”». In effetti il 10 e 11 maggio i due coniugi scendono a Ischia, ma prima voi comprate centinaia di libri e di bottiglie di vino. In un’intercettazione del 21 marzo 2014 lei chiama la fondazione per acquistare 500 copie del volume e ad aprile, come ha ammesso con Libero la stessa Giuva, la Cpl acquista altro vino della famiglia D’Alema… «Dieci cartoni con sessanta bottiglie di rosso e di spumante li abbiamo portati a Ischia per la presentazione nell’albergo di Ferrandino, il resto lo abbiamo inserito nei cesti natalizi dei dipendenti o nella lista vini dell’albergo della Cpl di Concordia sul Secchia».

Ha fatto acquistare bottiglie e libri di D’Alema per riuscire a portare l’ex segretario dei Ds al cospetto di Ferrandino, ma sapeva che, secondo gli investigatori, i rapporti tra la Cpl e il sindaco non erano di semplice cordialità?
«Assolutamente no, anche perché non mi sono mai occupato dei problemi progettuali, gestionali e realizzativi delle reti del gas né a Ischia, né negli altri comuni».

Ma perché Ferrandino ci teneva tanto ad avere D’Alema a Ischia? «Ne aveva bisogno perché il suo maggior competitor alle elezioni europee era Andrea Cozzolino, un dalemiano doc: Ferrandino cercava di coprirsi in quell’area per ridurre al minimo il danno».

La Cpl non ha acquistato solo il libro di D’Alema. Avete comprato anche quelli di Giulio Tremonti e Renato Brunetta, ex socialisti come lei…
«Per questo tipo di pubbliche relazioni ho sempre privilegiato il mio mondo di provenienza laico-socialista. Recentemente abbiamo presentato e acquistato l’ultima fatica editoriale di Claudio Martelli, un altro politico a cui mi legano stima e amicizia personale».

Che cosa farà adesso che non lavora più per la Cpl?
«Devo mantenere 4 figli e quindi qualcosa dovrò inventarmi. Probabilmente lo farò con dei progetti nel Maghreb, dove da molti anni amo lavorare. Mi sto occupando di turismo invernale per la terza età in Tunisia, sto organizzando la maratona di Cartagine e mi piacerebbe individuare opportunità per le imprese italiane nel Nord Africa. Ma vorrei rassicurare su eventuali pericoli di fuga i magistrati: io e la mia famiglia adoriamo Roma e l’Italia e non potremmo mai scappare da qui».
Giacomo Amadori



Tangenti, ecco come la Coop rossa riusciva a cancellare le multe e ottenere onorificenze
Libero

L'interrogatorio per Francesco Simone, definito dai magistrati "l'uomo-chiave" dell'inchiesta sulle tangenti a Ischia, è fissato per oggi. Nel frattempo emergono nuovi elementi sulla cooperativa Cpl di Modena che dimostrano come il responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo abbia tessuto una rete con molteplici fili annodati con la Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema, ma anche con la fondazione Big Bang che ha sostenuto Matteo Renzi. Una rete che riusciva ad ottenere qualsiasi cosa chiedesse, persino delle onorificenze per il presidente della CPL, Roberto Casari.

Le onorificenze - Casari, infatti, nel 2011 era stato nominato cavaliere del lavoro, ma non bastava. Simone, rivela il Messaggero, si da da fare per averne una anche da Palazzo Chigi. Lo dimostra una telefonata tra lui e un funzionario della prefettura di Modena, Daniele Lambertucci, a cui ha delegato la partita. "Io ho scritto e ho parlato con il capo della segreteria di Poletti che però è stato incasinato tra Germania Parigi con Renzi quindi non mi ha ancora risposto", dice Simone a Lambertucci.

"Nel frattempo ho incrociato la responsabile dell' ufficio onoreficenze di Palazzo Chigi e mi diceva di proporlo come Grande Ufficiale o Commendatore". Il funzionario conferma e Simone incalza: "Eh come si può fare in questo caso deve arrivare dalla Prefettura su segnalazione di qualche cittadino...". Lambertucci gli spiega che "sempre su segnalazione deve arrivare". Alle preoccupazioni di Simone, il funzionario replica: «"Sta andando tutto velocemente a noi fa fede il nostro riferimento la teniamo monitorata noi sotto controllo già è partita a velocità supersonica".

Le multe - La solerzia di Lambertucci per accontentare Francesco Simone è documentata anche da altre intercettazioni. Come quelle per far annullare delle multe di Roberto Casari in cambio di biglietti per la partita del Modena, o per accelerare l'attribuzione di un certificato antimafia che potrebbe servire alla Coop per ottenere un appalto in Sicilia. "Te l'ho girata due minuti fa", dice il funzionario a Simone in base agli atti pubblicati dal Messagero, "l'ho messa a posto, la situazione con il verbale lì è definitiva per sempre... Dì al presidente di pensare al Modena che ci servono tre punti alla Spezia". Poco dopo, a Lambertucci arrivano i biglietti per la partita del Modena e le magliette dei calciatori. E lo stesso fa per l'inserimento della Cpl Concordia nella white list antimafia: "L' inserimento nella white list era stata un po' rallentata visto alcune vicissitudini passate, senza parlarne abbondantemente a telefono...".

Arabia Saudita, troppe decapitazioni «Assumiamo otto nuovi boia»

Corriere della sera
di Federica Seneghini

Già 85 persone condannate nel 2015, tante quante in tutto il 2014. Pena capitale prevista per traffico di droga, stupri, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e stregoneria. Amnesty: «Stessi metodi di Isis»

cd


L’ultimo è stato Rabie Al Saiari. Condannato a morte per spaccio di hashish, è salito sul patibolo mercoledì scorso. Il boia gli ha tagliato la testa con una sciabola a Najran, vicino al confine con lo Yemen. È l’85esima persona condannata a morte nel 2015 in Arabia Saudita. Un numero enorme visto che, in tutto il 2014, le esecuzioni furono 87. In crescita, notano gli osservatori internazionali, dopo l’inizio del regno di Salman, salito al trono a gennaio. Così tante da spingere il governo a pubblicare sul portale di offerte di lavoro nel settore pubblico un bando per cercare otto nuovi boia. Ai candidati non sono richieste qualità o competenze specifiche. Devo semplicemente «essere in grado di decapitare in pubblico ed eseguire amputazioni per reati minori».
2000 condanne a morte dal 1985 al 2013
Secondo Amnesty International, l’Arabia Saudita è tra i primi tre Paesi al mondo per numero di condanne a morte, dopo Cina e Iran. La pena capitale è prevista per traffico di droga, violenza carnale, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e stregoneria. Dal 1985 al 2013, le condanne a morte sono state oltre 2mila, la maggior parte delle quali tramite decapitazioni pubbliche. In alcuni casi, denuncia l’associazione, le teste mozzate sono state lasciate esposte per lunghi periodi di tempo, a mo’ di «deterrente». In violazione delle norme internazionali, l’Arabia Saudita mette a morte anche i minorenni: almeno tre sono stati uccisi nel 2013, almeno uno nel 2014. Non è finita: i processi, sempre secondo Amnesty, si svolgono in segreto e in una lingua incomprensibile agli imputati stranieri, l’assistenza legale non è quasi mai prevista e le frequenti denunce sull’uso della tortura per estorcere le dichiarazioni di colpevolezza non sono ascoltate.
L’Arabia Saudita come Isis?
Alcuni mesi fa il sito «Middle East Eye» ha pubblicato un confronto tra le pene inflitte da Isis e quelle corrispondenti applicate da Riad (che fa parte della coalizione Usa contro il «Califfato»). In casi di blasfemia, omicidio, omosessualità è prevista la morte; l’adulterio è punito con la lapidazione se sposati, altrimenti con 100 frustate; l’amputazione è contemplata per i ladri, e così via. «Critichiamo Isis - ha detto il direttore di Amnesty, Salil Shetty - ma in Arabia Saudita c’è un governo che ha effettuato più di 60 decapitazioni pubbliche negli ultimi mesi».

@fedesene
19 maggio 2015 | 10:33