venerdì 15 maggio 2015

Crocifisso al collo, ragazzina di 12 anni aggredita a scuola

Corriere della sera

Colpita da un compagno di classe all'uscita dalla scuola media, a Terni. La ragazza ha riportato una contusione toracica. Il coetaneo bloccato dalla madre

Una ragazzina di 12 anni sarebbe stata aggredita da un suo coetaneo perché portava un crocifisso al collo. Lo riferiscono i carabinieri di Terni facendo riferimento a un episodio avvenuto giovedì nel primo pomeriggio all'uscita di una scuola media della città. La studentessa, una 12enne ternana - si legge in una nota dell'Arma - è stata colpita alle spalle da un colpo violento sferratole da un suo compagno di classe, un coetaneo di origine senegalese regolarmente residente in città. Il ragazzo, immediatamente bloccato dalla madre della ragazzina, avrebbe compiuto tale gesto «perché la compagna indossava una collanina con un crocifisso». Visitata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria, la 12enne ha riportato una contusione toracica giudicata guaribile in 20 giorni.
Insulti
Nei confronti del ragazzo - che aveva iniziato a frequentare la scuola una ventina di giorni fa - non sono stati presi provvedimenti da parte dei militari in quanto non imputabile. Secondo quanto raccontato dalla ragazzina ai carabinieri, il coetaneo già nei tre o quattro giorni precedenti l’aveva presa di mira, con insulti e altre aggressioni, sempre per via del crocifisso.

15 maggio 2015 | 17:04


Togliti il crocifisso dal collo". Senegalese pesta una 12enne
Sergio Rame - Ven, 15/05/2015 - 18:41

Orrore a Terni. Da tempo il 12enne prendeva di mira la ragazzina, con insulti e altre aggressioni, perché portava un crocifisso al collo. Ieri l'aggressione davanti a scuola: l'ha colpita alla schiena tanto forte da mandarla in ospedale. Salvini: "Torni nel suo Paese"

cd
Aggredita da un compagno di classe, un ragazzino senegalese, perché aveva una collanina con un crocifisso. La 12enne italiana, pestata all’uscita di una scuola media di Terni, ha riportato una contusione toracica che, dopo essere stata visita al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria, è stata giudicata guaribile entro una ventina di giorni.

Nei confronti del 12enne i militari non hanno preso alcun provvedimento perché non può essere imputabile. Dopo averle intimato più volte di togliersi la collanina, il senegalese ha colpito la ragazzina alle spalle sferrandole un violentissimo colpo di karate che l'ha quasi tramortita. La madre della studentessa è immediatamente intervenuta e ha bloccato il giovane che, sentito dai militari, ha ammesso di aver aggredito la ragazza perché questa indossava il crocifisso al collo. La dodicenne ha confermato ai carabinieri che il 12enne africano, che aveva iniziato a frequentare la scuola una ventina di giorni fa, l'aveva presa di mira, con insulti e altre aggressioni, proprio a causa del crocifisso.

"Il ragazzino, e i suoi parenti, vengano rispediti al loro Paese - ha commentato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini - che bella integrazione...". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giorgia Meloni: "Sono questi gli episodi che ci fanno comprendere quanto odio venga trasmesso anche ai più piccoli". La leader di Fratelli d'Italia ha poi incalzato: "A casa nostra neanche i nostri figli sono più al sicuro rispetto all’intolleranza di chi pensa di venire in Italia e imporci la propria ideologia Non ti piace il crocifisso? Vai a vivere da un’altra parte".


Ravenna, cori islamici contro la processione in onore della Madonna: "Andate via di qui, andate via di qui!"
Libero

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A Conselice (Ravenna) una processione mariana è stata turbata da alcuni cori contro il mondo cattolico provenienti dalla sede di un’associazione islamica. Come riferisce Il Resto del Carlino domenica 10 maggio un centinaio di persone, fra cui diversi bambini che a breve riceveranno la Comunione, stavano sfilando per le vie del paese con l’immagine della Madonna in testa. Una volta raggiunta via Dante Alighieri, riferisce uno dei presenti, “alcuni ragazzini, che si trovavano al piano terra dell’edificio che ospita la sede dell’associazione di cultura islamica Attadamun, hanno intonato per alcune decine di secondi una sorta di coro del tipo Andate via di qui, andate via di qui”.

Le scuse - L’episodio di intolleranza religiosa ha scatenato le reazioni degli abitanti e dell’amministrazione locale. Dopo un incontro fra il sindaco Paola Pula e i rappresentanti dell’associazione islamica, sono arrivate le scuse della comunità attraverso una lettera formale destinata alla parrocchia. “L’accaduto, anche se riguarda il comportamento di alcuni bambini – ha commentato il sindaco Paola Pul – non è tollerabile e non va sottovalutato. Considero il comportamento tenuto dai rappresentanti di entrambe le comunità, la migliore risposta a qualsiasi strumentalizzazione del brutto episodio”


Udine, immigrato stupra un'invalida
Libero

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Un cittadino marocchino senza permesso di soggiorno è accusato di violenza sessuale nei confronti di una conoscente invalida al 100%. La ricostruzione della polizia colloca il fatto intorno alle 21 di ieri sera quando il giovane 26enne avrebbe ragiunto la casa della 34enne italiana per poi costringerla ad un rapporto sessuale.

Vitalizi, ecco i primi dieci nomi dei papponi di stato

Libero


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Stefano Rodotà, Giuliano Amato, Gino Paoli: sono loro i campioni dello spread dei vitalizi, ovvero la differenza tra quanto versato di contributi e quando effettivamente incassato come rendita. La medaglia d'oro spetta al professore che con grande ingenuità i grillini, cha hanno fatto della battaglia ai privilegi la loro bandiera, voleva portare al Quirinale; medaglia d'argento al "dottor Sottile" che sostiene di aver sempre girato il vitalizio in beneficenza (ma la sostanza non cambia); medaglia di bronzo a Gino Paoli che oltre a cantare sedette sui banchi di Montecitorio dal 1987 al 1992 tra le fila del partito comunista. Franco Bechis, su Libero in edicola oggi, elanca tutti gli onorevoli che godono di questo privilegio.

Gli altri nomi - La classifica continua con l'imprenditore Luciano Benetton, fondatore del gruppo omonimo e senatore per il Partito Repubblicano Italiano dal 1992 al 1994; il filosofo Massimo Cacciari, ex militante di Potere Operaio aderì al Pci e fu eletto alla Camera dei deputati dal 1976 al 1983; e il leader dei Sessantottini Mario Capanna che diventò parlamentare europeo nel 1979 dopo essersi candidato con Democrazia Proletaria. Deputato nazionale dal 1983 al 1987 nel 1989 aderì al gruppo misto della Camera dei deputati, e pochi mesi dopo partecipò alla nascita di un nuovo movimento politico italiano: i "Verdi Arcobaleno", formazione della sinistra ambientalista.

Seguono Agusto Fantozzi, rettore dell'Università degli Studi Giustino Fortunato e più volte ministro della Repubblica; Franco Debenedetti, fratello del patron di Repubblica Carlo De Benedetti (che ha sempre usato il cognome staccato) che per tre legislature è stato eletto al Senato della Repubblica, rispettivamente del 1994, 1996 e 2001 per le liste del PDS e DS. Chiudono la classifica dei 10 papponi delle pensioni il sindaco di Fiumicino Esterino Montino e il primo cittadino dell'Aquila Massimo Cialente.

Il meccanismo - Questa schiera di fortunati "di fatto non ha versato nulla, perché stabilendo l'ammontare dello stipendio da parlamentare ci hanno pensato Camera e Senato a versare i contributi per loro conto. Ma non c'è paragone fra quel piccolo impegno (8,8% del lordo mensile) e quel che è venuto in tasca a loro dal giorno in cui hanno potuto percepire il vitalizio. Oggi vitalizio o mini-vitalizio si percepisce con 5 anni di contributi a 65 anni. Ma se hai 6 anni di contributi, la pacchia inizia a 64, se ne hai 7 puoi prendere l'assegno previdenziale a 63, e così via fino a 10 anni di contributi, con cui puoi andartene in pensione a 60 anni in barba a tutti gli altri lavoratori d'Italia che a quella età non possono incrociare le braccia né con 10, né con 15, né con 20, 25 o 30 anni di lavoro".


Vitalizio, che cosa è l'orrendo privilegio
Libero

L'articolo 69 della Costituzione prevede che gli emolumenti per i parlamentari si limitino all'indennità ed alla diaria per i titolari in carica. La disciplina interna alle Camere ha però arricchito tali emolumenti con una più vasta serie di competenze che sono destinate ai parlamentari cessati dalla carica e che ruotano intorno all'accensione di una rendita vitalizia, parzialmente alimentata da un prelievo sull'indennità del periodo di esercizio della carica.

Il vitalizio è dunque una rendita vita natural durante concessa a deputati, senatori e consiglieri regionali al termine del mandato, al conseguimento di alcuni requisiti di anzianità di permanenza nelle funzioni elettive. Nel caso in cui il beneficiario abbia svolto l'attività politica presso più organi costituzionali, ha il diritto a percepire altrettanti vitalizi e, nel caso di mandato anche al Parlamento Europeo, si possono cumulare anche tre vitalizi.

Il Governo Monti con un decreto-legge ha prescritto alcune misure di riduzione per tutti i titolari, anche quelli di trattamenti in essere. In conseguenza di ciò, sono state avanzati ricorsi giurisdizionali di titolari di vitalizio in varie Regioni, ma anche richieste di restituzione delle somme accantonate da parte degli eletti ancora non titolari. Gli Uffici di Presidenza delle Camere hanno revocato la settimana scorsa i vitalizi per i condannati.


Taglio ai vitalizi, la furbata degli onorevoli: calcoli truccati, ecco quanto guadagneranno dopo 5 anni
Libero

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È una delle più straordinarie beffe che il mondo politico e istituzionale abbia messo in scena in questi anni: l’abolizione dei vitalizi. È stato fatto quasi all’unisono nel 2012 prima dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, poi in quasi tutti i consigli regionali italiani: via i vitalizi- dissero- d’ora in avanti la Casta sarà uguale a tutti gli altri italiani, e vivrà come loro anche in età della pensione, con il sistema contributivo che Elsa Fornero e il governo di Mario Monti hanno esteso a tutti. Uguali agli altri italiani.

È falso. Ed è falso anche che per deputati, senatori e consiglieri regionali sia entrato in vigore il sistema contributivo che vale per tutti gli altri comuni cittadini. Solo da qualche settimana, grazie alla Regione Puglia che ha messo on line l’intero testo e le tabelle per il calcolo dei coefficienti con cui otterranno la loro pensione, si è alzato il velo sulla grande bugia. Espressamente la Regione Puglia ha premesso che il testo del regolamento adottato e soprattutto le tabelle di calcolo è preso pari pari da quello varato da Camera e Senato. Grazie all’aiuto tecnico della Fondazione studi dei consulenti del lavoro abbiamo così potuto calcolare la nuova pensione degli appartenenti alla cosiddetta casta politica.

Due gli esempi esplicativi fatti, che peraltro rappresentano abbastanza bene la situazione della maggioranza dei nuovi eletti in questo Parlamento, visto che il nuovo regime previdenziale che ha sostituito i vitalizi è entrato in vigore dal primo gennaio 2013 e riguarda quindi chiunque sia stato eletto la prima volta in questa legislatura. E varrà anche per i consiglieri regionali che verranno eletti alle prossime elezioni. Ipotesi numero uno: prima elezione, versamenti solo per la legislatura corrente, perchè poi si cambierà mestiere o banalmente non si verrà più candidati o eletti. Età di partenza: 35 anni. Nel caso dei deputati e senatori si parte dal 2013, in quello dei consiglieri regionali si parte in questo 2015 con i versamenti contributivi.

A fine legislatura si saranno versati in tutto 216.4158,14 euro, rivalutati secondo il coefficiente di capitalizzazione previsto. Con quei soli 5 anni di lavoro da politico, sarà garantita una pensione al compimento del 65° anno di età. Per tutti gli altri italiani l’età minima è già oggi 66 anni. Per chi oggi ha 35 anni l’età minima sarà intorno ai 70 anni. E già qui c’è un vantaggio di un lustro almeno per la casta. Arrivata l’età della pensione (2043 per l’ipotetico onorevole, 2045 per l’ipotetico consigliere regionale) si riceverà un assegno di 1.985,07. Certo, è inferiore all’ultimo importo previsto per un vitalizio percepito con una sola legislatura alle spalle (circa 3 mila euro lordi), ma è vitalizio pure questo anche se la chiamano pensione contributiva.

Secondo caso previsto: stessa età, 35 anni. Stesse caratteristiche: eletto per la prima volta in Parlamento nel 2013 o in consiglio regionale nel 2015. Unica differenza: due legislature di lavoro in politica, in tutto 10 anni, poi si cambia mestiere. Grazie a questo raddoppio l’ipotetico deputato/consigliere andrà in pensione 5 anni prima del collega di cui abbiamo appena finito di parlare. Dieci anni prima dei loro coetanei italiani che non hanno avuto la fortuna di fare parte della casta politica: a 60 anni. E con due legislature la pensione è praticamente identica a quella che si percepiva prima con il vitalizio: 2.926,42 euro al mese. Perchè così alta? Perchè il trucco con cui le pensioni contributive dei politici restano di fatto dei vitalizi camuffati è tutto nei coefficienti di capitalizzazione che sono altissimi, quasi il doppio di quelli che valgono per tutti gli altri italiani.

Sono vitalizi non solo per l’importo della pensione, ma anche per le caratteristiche della pensionabilità. Con soli 5 anni di versamenti contributivi nessun lavoratore dipendente italiano potrebbe oggi andare in pensione. Prima che sia loro concesso debbono lavorare sette volte tanto. Per i lavoratori autonomi sarebbe comunque impossibile andare in pensione sia con 5 che con 10 anni di contributi all’età concessa ai deputati. Bisognerebbe essere iscritti all’Inps2, che per concedere la pensione con 5 anni di contributi chiede comunque almeno 20 anni aggiuntivi versati a Inps 1.

Oggi solo dopo i 70 anni di età è concesso loro di andare in pensione con soli 5 anni di versamenti. E se avessero davvero riversato la stessa cifra (alta) di parlamentari e consiglieri regionali in quel lustro, si godrebbero una pensione lorda di poco superiore ai 750 euro mensili. Meno della metà dei politici, che quindi conservano sotto ogni aspetto il vecchio vitalizio a cui hanno solo cambiato nome e un po’ ridotto l’importo.

di Franco Bechis

Il nuovo Parlamento inglese è il più gay al mondo

La Stampa
nicola busca

Ben 32 membri su 650 sono dichiaratamente omosessuali

cd
Altro che conservatore, il nuovo Parlamento inglese – eletto lo scorso 7 maggio – sembra in realtà di ben ampie vedute. Ben 32 dei suoi 650 membri (poco meno del 5 per cento della Camera dei Comuni) sono infatti dichiaratamente gay, lesbiche o bisessuali. Una percentuale che lo elegge – secondo uno studio condotto dal settimanale New Statesman – come “Parlamento più gay” al mondo. Nazioni tradizionalmente più “progressiste” come Svezia e Olanda, infatti, hanno rispettivamente 12 e 10 membri dichiaratamente omosessuali o bisex, su un totale di 349 e 150 rappresentanti. 

Un numero totale di parlamentari gay, quello inglese, che si alza rispetto al parlamento uscente, dove i membri gay e lesbo erano in totale 26. E sul totale attuale, 13 dei parlamentari che hanno fatto coming out fanno parte del partito laburista, 12 siedono tra i banchi della maggioranza conservatrice di David Cameron (che più di ogni altro partito ne ha candidati in totale 42 durante la campagna elettorale), mentre 7 – tra cui la ventenne Mhari Black, la più giovane parlamentare a sedere a Westminster dal 1667 – difendono le fila del Partito Nazionale Scozzese. Il partito scozzese, vera sorpresa nelle ultime elezioni, è inoltre quello con la più alta percentuale di parlamentari omosessuali (12,5 per cento del totale, anche questa la più alta al mondo).

Come nota lo studio del New Statesman, inoltre, i parlamentari sono inoltre tutti bianchi, soltanto 6 sono donne e nessuno di loro è un transessuale.

Mezzo secolo di stuzzicadenti «Portiamo Mantova nel mondo»

Corriere della sera
di Sabrina Pinardi

L’azienda fondata nel ‘65: «L’idea spuntò dai tronchi giapponesi»

cd
Altro che l’artigiano della Val Clavicola della coppia Tognazzi-Vianello che, con un «troncio» di ontano, fabbricava un solo stuzzicadenti e produceva una montagna di «trucoli» da buttare. C’è chi sugli stuzzicadenti ci ha costruito un impero. E pure bello stabile (57 milioni di fatturato nel 2014), tanto da durare da cinquant’anni. L’impero, esportazioni in tutto il mondo (21% del fatturato) ma produzione «made in Mantova», si chiama Sisma: dei suoi fondatori l’idea dei «carezzadenti» (da una pubblicità di fine anni Settanta) Samurai, tuttora leader assoluti del mercato. È il 1965. I due fratelli Enzo e Giovanni Lotti, trentenni rappresentanti di commercio, incontrano a Milano, quasi per caso, il signor Tanaka, un esportatore giapponese di legname desideroso di portare in Italia il legno di betulla di Hokkaido, chiaro, dolce e resistente.

Un legno pregiato, ma buono per cosa? A Enzo e Giovanni si accende la lampadina: perché non usarlo per produrre stuzzicadenti? I bastoncini per il «dopo pasto» sono ancora prodotti poveri, costruiti in legno di pioppo. Il 23 maggio, in uno studio notarile di Mantova, nasce la Sis (Società italiana spugne e stuzzicadenti), che poi si trasformerà in Sisma negli anni Duemila. I due diventano presto i pionieri dello stuzzicadenti industriale, sterilizzato a caldo e con i raggi gamma, che chiamano Samurai «in onore dei guerrieri giapponesi e della tenacia mantovana», spiega Alessandro Lotti, presidente del Consiglio d’amministrazione e figlio di Giovanni.

Una tenacia che è servita loro soprattutto all’inizio, per piazzare la novità: la grande distribuzione era ancora un miraggio e i due fratelli Lotti cominciarono a vendere i loro Samurai nelle piccole botteghe. Poi erano arrivate le prime campagne pubblicitarie in televisione e altri prodotti e brevetti. Come i bastoncini per le orecchie «Cotoneve», una cosa mai vista in Italia, che la Sis iniziò a fabbricare dopo un viaggio negli Stati Uniti dei due fratelli e del cugino Claudio. Anche i bastoncini cotonati hanno avuto fortuna, sia in Italia sia all’estero. Tra i mercati più importanti c’era l’Unione Sovietica, tanto che un cartellone pubblicitario dei «Cotoneve» campeggiava sulla piazza Rossa. Ai due prodotti-bandiera, si sono aggiunti negli anni panni e spugne, dischetti levatrucco, ombrellini, bandierine e cannucce per i cocktail, e poi prodotti per l’igiene e la cura della persona.

«Con noi Mantova è ovunque - dice Lotti -, ma non abbiamo mai delocalizzato. I nostri 260 dipendenti sono tutti negli stabilimenti e negli uffici di Mantova e di Bollate, nel Milanese. E abbiamo un ottimo rapporto con i sindacati, perché in fondo lavoriamo per lo stesso obiettivo». Il segreto del successo? «Solide basi finanziarie e continui investimenti, alla ricerca di nuovi prodotti e di tecnologie rispettose dell’ambiente». Buone le prospettive: «La diminuzione dei costi di materie prime e trasporti ci fanno essere ottimisti. Ma le piccole e medie imprese andrebbero aiutate di più. Sono la forza di questo Paese». Mica «trucoli».

Sketch di Vianello e Tognazzi