sabato 18 aprile 2015

La Boldrini contro i monumenti. Come l’Isis

Bruno Giurato


1
Che cos’è l’ignoranza? Non si parla dell’ignoranza bella, dotta, che sa di essere ignoranza, che è saper di non sapere, scintilla di stupore & filosofia, eccetera eccetera. Si parla di ignoranza nel banale senso di chiusura, di semplificazione a fini di rassicurazione.E si sa che la storia fa paura. Perché è opaca, perché contiene elementi non razionalizzabili, perché è fatta di giganteschi errori e di molto sangue e soprattutto perché è irreversibile e non emendabile: “what’s done cannot be undone” scriveva Shakespeare: “cio che è stato fatto non può non esser stato fatto”.

Di conseguenza la tentazione di “mettere il broncio alla storia” (Trockij) cioè di rimuoverne gli aspetti che ci mettono in crisi è fin troppo tipica. In questo caso il broncio è quello della presidente della Camera Laura Boldrini, che durante un incontro con i partigiani ha detto: “E’ ormai il momento di togliere almeno la scritta” Dux dall’obelisco del Foro Italico intitolato a Mussolini.

1
Di fronte a un’enormità del genere perfino il presidente del Pd Matteo Orfini ha dovuto prendere le distanze (“Credo che la damnatio memoriae sia un elemento di debolezza”). Altri, da destra, hanno avanzato il parallelo tra la proposta della Boldrini e la distruzione dei monumenti dell’Isis. Forse esagerano, ma il meccanismo conoscitivo è quello. E’ il meccanismo allofobico. La presa di posizione identitaria contro l’opacità della storia quando non rientra nei canoni che abbiamo voluto assegnarle. E’ infine l’incapacità culturale di contenere contraddizioni.

E’ il caso di ricordare che la Presidente della Camera da un po’ va avanti in una battaglia di riforma linguistica (la sua “resistenza culturale” starebbe, per esempio, nell’usare la parola “deputata” invece di “deputato”). Ma stavolta, di fronte all’obelisco del Foro Italico, l’atteggiamento culturale della Boldrini fa emergere il paradosso rivelativo. Riformulare la realtà fino a sbianchettare un monumento che non ci piace è un’operazione, oltre che puramente identitaria, alla lettera, ignorante.

Un “patto” con i migranti ospitati in Italia? Una proposta sensata di cui discutere

La Stampa
mario calabresi

Gentile Direttore, desidero condividere con lei un pensiero in merito al problema legato al numero sempre più consistente di immigrati provenienti dall’Africa. È un fenomeno complesso, e non è possibile immaginare una soluzione facile. 

Negli ultimi tempi continua ad aumentare il malumore generato dai costi che vengono attualmente sostenuti per ospitare le migliaia di profughi in arrivo. Bisognerebbe agire immediatamente su questi costi e studiare soluzioni alternative. Per esempio si potrebbero implementare forme di autogestione supervisionate. Gli immigrati potrebbero cucinare, occuparsi della pulizie dei locali e della manutenzione.

In molti Comuni potrebbero dedicarsi ad attività socialmente utili e svolgere lavori di manutenzione ordinaria per i quali non servono grandi qualifiche. In questo modo potrebbero imparare lavorando, senza gravare sulla società. Ovviamente non parlo di lavori forzati, ma di attività volte a coprire i costi di gestione e di formazione. Attualmente queste povere persone vengono ospitate in alberghi spesso in condizioni di degrado. Inoltre, non potendo svolgere nessuna attività, tendono a bighellonare per le strade, non sapendo come far passare le giornate.
Spero che queste idee possano esser lette e condivise da chi ha il potere di attuarle.

Andrea Vottero Ris



La sua proposta mi sembra sensata e meritevole di essere discussa. Ha il pregio di uscire dall’alternativa forzata, presente oggi nel dibattito italiano, tra accoglienza o respingimento.
Di fronte a queste ondate migratorie è sempre più necessario intervenire alla fonte, ovvero nel Nord Africa, contribuendo a stabilizzare la Libia innanzitutto.

Fino ad allora dovremmo essere capaci di salvare vite umane, di controllare chi arriva e di proporre patti vincolanti a chi resta sul nostro territorio. Questo non viene fatto perché preferiamo voltare la testa dall’altra parte nella speranza che la maggior parte dei migranti utilizzi l’Italia solo come passaggio per raggiungere i Paesi del Nord Europa.

L’idea di stipulare degli accordi con chi viene ospitato nei centri italiani ha illustri precedenti, ma bisogna avere la forza politica di stabilire percorsi virtuosi. Negli Stati Uniti coloro che ricevono lo status di rifugiati devono impegnarsi a studiare l’inglese e a lavorare o studiare, pena la revoca dello status e l’espulsione. Ma a chi rispetta i patti e si integra è assicurato un iter che passa dalla carta verde (il permesso di soggiorno) fino alla cittadinanza, che si può ottenere in un tempo certo e ragionevole.

Hanno sospeso il poliziotto orgoglioso della polizia

Alessandro Sallusti - Ven, 17/04/2015 - 16:20

È un Paese ben strano quello in cui il primo ministro può candidare persone condannate o accusate di omicidio e disastro colposo, ma dove si licenzia un agente orgoglioso della polizia


Il ministro degli Interni Alfano e il capo della polizia Pansa hanno sospeso ieri dal servizio e dallo stipendio Fabio Tortosa, il poliziotto che aveva rivendicato su Facebook l'orgoglio di aver partecipato allo sgombero della Diaz durante il G8 di Genova, dove lui e i suoi colleghi di reparto, dopo averle prese per giorni dai no global, non hanno usato alcuna violenza.



È un Paese ben strano quello in cui il primo ministro può candidare come governatori persone condannate (De Luca in Campania) o accusate di omicidio e disastro colposo (Paita in Liguria), dove si erogano vitalizi a parlamentari condannati per fatti gravi, dove è normale dare appalti pubblici ad amici e parenti stretti del ministro degli Interni ma dove si licenzia un poliziotto per avere espresso a modo suo l'orgoglio di stare in polizia.

Noi non ci stiamo. E per questo ho chiesto di pagare lo stipendio a Fabio Tortosa utilizzando il nostro fondo (costituito grazie alla generosità dei lettori) per aiutare uomini delle forze dell'ordine in difficoltà. E lo faremo fino a che giustizia e buon senso non saranno ripristinati.

La farsa del sindaco Pd sui profughi: prima si dimette, poi Alfano glieli toglie

Ivan Francese - Ven, 17/04/2015 - 20:29

A Vigodarzere il sindaco di sinistra si dimette contro i profughi inviati dalla Prefettura. Il caso diventa nazionale e arriva la marcia indietro

1
Il sindaco di Vigodarzere si dimette dopo che il prefetto ha assegnato al suo comune la quota di cento profughi da alloggiare in seguito all'emergenza immigrazione. Scoppia il caso politico nazionale e alla fine le dimissioni vengono ritirate. Dopo che - è lo stesso primo cittadino a dirlo - "dei parlamentari hanno comunicato che i profughi non verranno più".
Gli immigrati avrebbero dovuto trovare sistemazione nell'ex deposito missilistico dell'Aeronautica militare, ma il sindaco Francesco Vezzaro ha ritenuto che il paese non fosse adatto a gestire l'emergenza in modo appropriato:

"Nella consapevolezza di un poter tutelare in queste condizioni i legittimi diritti dei cittadini e le loro aspettative verso un ambiente socialmente sostenibile, anche sotto il profilo della tutela collettiva - ha detto Vezzaro - è conseguente la scelta di rassegnare le dimissioni, rimettendole al signor Prefetto che tali scelte ha voluto invece attuare".

L'iniziativa del primo cittadino, racconta il veneto Gazzettino, aveva raccolto il plauso del governatore veneto Luca Zaia, da tempo contrario alla gestione dell'emergenza da parte del ministero dell'Interno: "È un sindaco veneto coraggioso, al quale vanno il mio rispetto e la mia stima, la prima vittima istituzionale del caos pasticcione e arrogante con cui l'Europa e il Governo italiano hanno trattato e stanno trattando la vicenda dell'immigrazione", ha detto, commentando la vicenda, l'esponente leghista.

Più tardi, in serata, arriva la notizia della precipitosa marcia indietro, che lascia aperto più di un interrogativo: "Ho avuto comunicazione nel pomeriggio dai parlamentari padovani, dopo una verifica con la Prefettura - riferisce Vezzaro - che non è stata assunta alcuna decisione circa l'invio di persone richiedenti asilo nella ex caserma dell'Aeronautica di Vigodarzere. Alla luce di questa rassicurazione - sottolinea - ritiro le annunciate dimissioni e mantengo però ferma la mia determinazione affinchè il problema dei profughi venga gestito in modo paritario con tutti i Comuni del territorio."

Restano molte domande, però, su quello che Vezzaro non ha detto: da che fonte era arrivata la notizia del trasferimento dei profughi? Che ruolo hanno avuto i parlamentari nel "dirottamento" degli immigrati? I cento disperati, ora, dove finiranno?

Il monsignore come la Boldrini: "Cristiani uccisi dai musulmani, non enfatizzerei dato religioso"

Matteo Carnieletto - Sab, 18/04/2015 - 10:06

Dopo la Boldrini anche monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes, minimizza la tragica e allarmante vicenda dei cristiani uccisi in mare dai musulmani: "Non enfatizzare dato religioso". Perché non ammette la realtà?

1
Ne ha di coraggio monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della cooperativa Migrantes, per affermare che i cristiani uccisi lo scorso 14 aprile in pieno Mediterraneo siano stati fatti fuori semplicemente a causa del "terribile dramma della disperazione e della miseria umana".

Se i musulmani hanno deciso di eliminare quelle 12 persone e di lasciar perdere le altre è semplicemente perché, per un musulmano, la vita di un infedele vale molto di meno di quella di un seguace dell'islam, come del resto recita il Corano: "Uccideteli ovunque li incontriate", così per citarne una caso.

Perché è vero che questi omicidi possono essere il frutto della disperazione e della miseria. Ma perché minimizare quando si tratta di omicidi religiosi? Forse un monsignore dovrebbe pensare che ci troviamo di fronte a dei martiri, uccisi in odium fidei? Perché un uomo di Chiesa non riesce a guardare più in là dell'umano e vedere oltre alla miseria e alle guerre?

Giustamente monsignor Perego fa notare che "solo 6 Paesi su 28 accettano i richiedenti asilo.
Mentre l'Italia è costretta ad accogliere un numero spropositato di persone". Chi sono allora i fessi? Noi italiani o chi, invece, cerca di salvaguardare la propria terra? E non ci si può nemmeno arrabbiare con quelle regioni del Nord "dove oggi viene accolta una persona ogni duemila abitanti". Anzi: forse sono proprio queste regioni ad aver compreso davvero cosa significhi aiutare un immigrato. Se arrivano, poniamo, 10mila immigrati in pochi giorni, come del resto sta succedendo proprio in queste settimane, non si potrà mai dare loro quella dignità che lo stesso monsignore chiede. Il motivo è presto detto: l'Italia non è, piaccia o non piaccia, in grado di farlo.
E ce ne vuole per minimizzare dicendo che quelli relativi agli sbarchi di questi giorni "sono numeri ancora insignificanti". Quanti morti, questi sì causati dalla disperazione, ci sono stati perché i migranti hanno capito che l'Italia è il Paese del Bengodi e che quindi sono disposti a tutto, anche a rischiare la pelle, per arrivarci. E non vale dire: "Sì, ma anche noi siamo stati immigrati". Una verità sacrosanta, per carità. Ma l'America dell'Otto e del Novecento non era l'Italia di Renzi: prima di poter metter piede sul continente si doveva passare una trafila incredibile di procedure e di controlli. A volte umilianti. Era questo che l'America chiedeva a ogni immigrato: sii un buon cittadino, sano e con voglia di lavorare. Ed è questo che l'Italia non osa più chiedere. Preferisce accogliere. O, meglio, farsi invadere,

Boldrini: «Cancellare la scritta Dux dall’obelisco di Mussolini» Bufera sulla presidente della Camera

Corriere della sera

Polemiche (non solo a destra) sulla proposta di togliere l’incisione dal monumento del Foro Italico. Orfini: «Non abbiamo bisogno di cancellare la nostra memoria»




«È ormai il momento di togliere dall’obelisco del Foro Italico la scritta Mussolini Dux». La presidente della Camera, Laura Boldrini, risponde così alla proposta di un anziano partigiano durante la cerimonia in aula a Montecitorio per ricordare il 70esimo anniversario della resistenza. L’uomo le avrebbe chiesto di «ripulire le strade dal fascismo e abbattere la colonna del Foro Italico». La presidente della Camera avrebbe, invece, suggerito di «togliere la scritta». La notizia, riportata dal quotidiano Il Tempo, ha suscitato immediate polemiche, non solo dal centrodestra.
Orfini: «Meglio lasciarla lì»
A replicare alla Boldrini è anche il commissario Pd Roma e presidente Pd nazionale Matteo Orfini: quella scritta «io la lascerei lì». «Noi siamo un Paese antifascista - ha aggiunto Orfini - i principi della lotta antifascista sono scritti nella nostra Costituzione. Non abbiamo bisogno di cancellare la nostra memoria, seppur a tratti drammatica». «Credo- ha concluso - che la damnatio memoriae sia un elemento di debolezza e non di forza da parte di chi la esercita».
Storace: Orfini mejo de Fini
«Orfini mejo de Fini. Il presidente del Pd ha dato una lezione alla Boldrini, a cui dà fastidio la storia nazionale. La presidente della Camera scoprirà prima o poi l’Istituto della Previdenza Sociale, fondato nel 1933, e proporrà di abolire direttamente le pensioni...» scrive in un tweet Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra.
«Dovremo radere al suolo anche tutto l’Eur?»
«La memoria, nel bene e nel male, non si può cancellare. Eliminare la scritta Dux dall’obelisco del Foro Italico è una proposta senza senso. Per eliminare la storia del fascismo allora la Boldrini chiederà anche di far radere al suolo tutto il quartiere dell’Eur?». E’ quanto afferma in una nota Stefano Pedica del Pd. «Roma e’ una citta’ antifascista- sottolinea Pedica- e non ha paura della storia. La memoria e’ un monito per le nuove generazioni, perche’ gli errori del passato non devono piu’ essere ripetuti».
«Bloccare la furia dell’integralismo»
«L’assurdo oscurantismo storico della presidente della Camera Boldrini è quanto di più deprecabile si potrebbe aspettare dalla terza carica dello Stato» scrive in una nota Dario Rossin, vicecapogruppo Forza Italia in Campidoglio. «Basterebbe consultare un qualsiasi storico dell’arte per comprendere che il patrimonio architettonico e artistico, anche quello ereditato dal Fascismo peraltro oggetto di studio e ammirazione in tutto il mondo, non può né deve rientrare nel campanilismo e nella demagogia. Certe opere, peraltro mirabili, non possono certo essere ricoperte da un drappo rosso con falce e martello sopra o infrante come accaduto a Mosul per mano dei miliziani dell’Isis- conclude Rossin-

La furia rossa della Boldrini e il suo integralismo vanno fermati quanto prima: il Foro italico non si tocca!». «La proposta della Boldrini è francamente assurda e ci lascia basiti - aggiunge Alessandro Cattaneo, membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia - Seguendo il suo ragionamento dovremmo demolire anche tutti gli obelischi che si trovano a Roma dedicati a faraoni come Tutmosis III e Tutmosis IV che di certo hanno governato compiendo anche crimini gravi? Lungi da me voler difendere il fascismo: la mia è una difesa della storia»

17 aprile 2015 | 17:21



Stadio dei Marmi: ecco i mosaici dedicati al Duce

Mario Valenza

Non c'è solo l'obelisco al Foro Italico a ricordare il ventennio fascista, ma anche una serie di mosaici che circondano tutta la zona vicino allo Stadio dei Marmi. Laura Boldrini forse non li avrà notati. Forse dopo l'obleisco vorrà anche smantellare tutto il complesso dello Stadio dei Marmi?






Per coprire gli islamici la Boldrini nega l'evidenza

Chiara Sarra - Ven, 17/04/2015 - 15:19

Ieri 12 cristiani uccisi e buttati a mare da altri clandestini islamici mentre erano su un barcone diretto in Italia

"Non credo che su quel gommone sia avvenuta una discussione teologica". All'indomani della tragedia del mare che ha portato alla morte 12 migranti cristiani, barbaramente uccisi e buttati in mare da altri clandestini islamici, Laura Boldrini nega che sia stato un fattore religioso a far scatenare la rissa a bordo della carretta del mare in arrivo dalla Libia.


"La responsabilità penale è individuale: chi uccide deve essere adeguatamente punito", ha detto la presidente della Camera in Campidoglio per la celebrazione dei 40 anni di Amnesty International, "Ma bisogna capire le dimensioni del problema, non semplificare. Su quelle imbarcazioni ci sono sempre livelli di sopraffazione, persone che cercano di avere la meglio sulle altre: non credo che queste persone abbiano fatto una discussione teologica a bordo, ma che purtroppo a bordo c’è questo tipo di violenza. Quindi il problema va inquadrato in modo lucido e bisogna capire che le semplificazioni non aiutano la comprensione del fenomeno".

"È ignobile il sarcasmo della Boldrini", ha detto la presidente di Fdi, Giorgia Meloni, "È vero, come sostiene la Boldrini, che con ogni probabilità i cristiani uccisi non hanno avuto modo di intavolare una discussione teologica con i loro carnefici. Un’opportunità che non hanno avuto nemmeno gli egiziani copti decapitati sulle coste libiche, i 148 studenti kenioti massacrati nell’Università di Garissa, le migliaia di cristiani uccisi in Nigeria da Boko Haram e le migliaia di cristiani deportati, torturati e ammazzati in Siria e in Iraq dall’ISIS. In compenso, è evidente a tutti che ieri su quel barcone diretto in Italia, i cristiani sono stati uccisi in ragione della loro fede da parte di estremisti islamici che hanno la volontà di sterminare quelli che loro ritengono infedeli".

La vignetta di Ellekappa sui cristiani uccisi dai musulmani in mare

Ignazio Stagno - Ven, 17/04/2015 - 16:00

Il quotidano di Mauro commenta con una vignetta di Ellekappa la tragedia dei cristiani gettati in mare

Dodici cristiani gettati in mare dai musulmani. Il dramma nel dramma negli sbarchi di immigrati ha sconvolto l'opinione pubblica.



Non si può e non si deve morire per motivi religiosi. Ma superato lo sgomento delle prime ore a quanto pare qualcuno ha già voglia di ridere su questa tragedia. L'ironia spesso può essere un boomerang. Strappare la risata a tutti costi non sempre è un buon motivo per offendere i morti.

A quanto pare non la pensano così a Repubblica. Infatti il quotidano di Ezio Mauro questa mattina è andato in edicola con una vignetta di Ellekappa proprio sulla tragedia dei cristiani morti durante la traversata dalla Libia dopo essere stati spinti in acqua dai compagni di viaggio di fede musulmana. Una vignetta che non vale nemmeno la pena di commentare. A volte il silenzio davanti ai morti è più utile di qualunque commento. Ecco la vignetta di Ellekappa. Il vero squalo è chi divora la memoria di chi non c'è più.

Visualizza l'immagine su Twitter

Isis, dalle passerelle ai combattimenti: morto il modello australiano convertito alla Jihad

La Stampa
maurizio molinari

Sharky Jama, 25 anni, aveva una carriera spianta nel mondo della moda. Ma ha scelto di arruolarsi tra i volontari del Califfo. L’sms alla famiglia: «È caduto in battaglia»

1
Dalle sfilate di moda al volontariato per la Jihad: la storia di Sharky Jama, modello australiano di 25 anni, aggiunge un nuovo tassello al mosaico di identità dei miliziani del Califfo dello Stato Islamico (Isis). Originario dalla Somalia, cresciuto a Melbourne e diventato uno dei modelli maschili più ricercati nelle sfilate di moda a Sidney, Jama lo scorso dicembre sorprese tutti scegliendo, all’improvviso, di andare in Iraq per combattere nei ranghi di Isis. E ora la sua famiglia ha ricevuto, per sms, la notizia che è «caduto in battaglia, diventando un martire». 

L’esistenza di una folta comunità di volontari australiani nei ranghi del Califfato non è una novità ma Jama ha un profilo anomalo perché, all’interno della comunità musulmana e in particolare somala, incarnava una storia di successo. Stephen Bucknall, direttore dell’agenzia Frm Model Management a Melbourne, afferma di averlo «rappresentato per oltre due anni» definendolo «sempre pronto a lavorare, con stile e capacità» grazie ad un «carattere gentile, affabile, sempre sorridente». Al punto da far prevedere che avesse una «carriera di successo davanti a lui, non solo sulla passerella ma anche in tv o sulle pubblicità in carta». 

Benito Mussolini, il documento che dimostra il tradimento di Claretta Petacci: chi era l'amante della ragazza...

Libero


1
Il Duce? Cornuto. E infuriato. Il 13 luglio 1937 squilla il telefono, e risponde Claretta Petacci, l'amante 25enne e più giovane di lui di quasi 30 anni. Al telefono è un furioso Benito Mussolini: "So tutto, di voi non ne voglio più sapere". E lei risponde: "Non so di che parlate". Ne segue un diluvio di improperi, rivolti dal Duce alla Petacci. Lei scoppia in lacrime, dunque annota sul suo diario: "Il mondo crolla su di me. Io muoio...". Una liason segreta, insomma, con Luciano Antonetti, latin lover d'antan nonché ex militare dannunziano. Un tradimento le cui prove non erano emerse fino ad oggi. Nella vicenda si è imbattuto Giuseppe Pardini, professore di Storia contemporanea, che ha lavorato sulle carte di Renzo De Felice.

Lo studioso ha ritrovato preziosi documenti, dei quali erano state effettuate delle fotocopie dal biografo ufficiale di Mussolini. Questi inediti, oggi, vengono pubblicati in un saggio di Pardini, L'amante di Claretta. Il duce, i confidenti, la gelosia, l'Ovra, che uscirà nel numero della rivista Nuova storia contemporanea tra pochi giorni in edicola. Stando ai documenti, il tradimento di Claretta è stato scoperto da Enzo Attioli, un noto fiduciario della polizia politica, al quale fu affidato il compito di sorvegliarla. Una notte clandestina col seduttore Antonetti, scoperta proprio da Attioli, e immediatamente riferita a Mussolini.