sabato 11 aprile 2015

La gazebata della Lega: "Chiedo asilo anch'io"

Sonia Bedeschi - Sab, 11/04/2015 - 17:05

La Lega Nord scatena in tutta Italia i suoi gazebi e invita i cittadini a firmare per richiedere l'asilo politico e lo status di rifugiato. Cresce l'attesa per l'arrivo di Matteo Salvini a Milano, domani

La Lega Nord mette in campo un'iniziativa dai toni alquanto provocatori, invitando i cittadini a chiedere asilo politico. Una "gazebata" nazionale prevista per oggi e domani in tutta Italia. Record a Milano dove i gazebi sono sparsi per tutte le piazze e i mercati: undici in totale.



Militanti leghisti sguinzagliati per tutta Italia con l'obiettivo di raccogliere firme, blu su bianco, attraverso un apposito modulo. Un foglio semplice che il cittadino è chiamato a compilare in tutte le sue parti: nome, cognome, data di nascita, domicilio e contatto. La firma prevede la rinuncia alla cittadinanza italiana, pertanto il cittadino fa richiesta di asilo e di status di rifugiato. Pare che l'iniziativa stia avendo successo, per esempio il gazebo di Piazzale Lagosta, a Milano, ha ricevuto ben 40 firme solo nella mattinata.

"Sono firme di giovani, pensionati, operai, disoccupati, mamme" - dicono i simpatizzanti, firme che non hanno età né status sociale ben definito. Pur essendo una provocazione, l'iniziativa sta dando risultati tanto soddisfacenti quanto preoccupanti. La percezione del rifugiato politico non è ben chiara nella testa della gente, di fatto c'è una rabbia generale che spinge addirittura ad accettare la provocazione leghista. "I profughi vengono ospitati negli hotel, ricevono soldi, vengono curati, coccolati e mantenuti. Chiediamo solo di avere gli stessi diritti e di essere trattati alla pari" - sbotta un cittadino. E nella situazione in cui sono gli italiani forse, tutto sommato, richiedere asilo politico conviene.

I numeri lanciati dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini sono chiari: nel 2014 sono sbarcati oltre 170.000 immigrati, quattro volte quelli del 2013. Sempre secondo i dati di Salvini solo 1 su 10 ottiene lo status di rifugiato politico, il 92% è di sesso maschile e il 94% sono maggiorenni. "Mille euro al mese per ogni clandestino con tanto di accoglienza gratuita in hotel" - ribadiscono dal gazebo i militanti leghisti. La gente si avvicina e mette la firma. Intanto domani alle 10:30 Matteo Salvini in persona sarà al quartiere Giambellino di Milano per dar seguito alla gazebata e alla raccolta firme, anche se, sia chiaro, questo rimane un gioco per sondare il pensiero dei cittadini.

L’occasione si rivela d'oro anche per diventare tesserati della Lega, in più in omaggio ci sono i nuovissimi adesivi con impresso il nome di Salvini, un gadget che i collezionisti non possono perdere. L'iniziativa prosegue in tutta Italia fino a domani sera, la mappa completa dei gazebi si può trovare sul sito www.chiedoasilo.org.



Salvini torna all'attacco: "La Boldrini? È l'ipocrisia"

Chiara Sarra - Sab, 11/04/2015 - 12:14

Il leader della Lega Nord contro la "peggiore presidente della Camera della Storia": "È il nulla fatto donna"


1 Continua il botta e risposta a distanza tra Matteo Salvini e Laura Boldrini. L'ultimo attacco arriva proprio dal segretario della Lega Nord che l'ha definita "la peggiore presidente della Camera della storia".

"È l’ipocrisia, il nulla fatto donna", ha detto Salvini a un ascoltatore su Radio Padania, ribadendo la sua posizione anche sui campi rom: "Vanno rasi al suolo", ha detto, "Lo ripeto, anche se la Boldrini si offende". E al governo dice: "Renzi tolga questa tassa infame sui terreni agricoli. È un settore trainante che sta già facendo sacrifici enormi. Renzi gli dia una mano. Ma, se lo facesse, non sarebbe Renzi..».

Poi il leader del Carroccio ha parlato anche della sparatoria al tribunale di Milano: "I problemi non si risolvono con la violenza, ammazzando. Detto questo è chiaro che l’ingiustizia italiana che tiene in ostaggio i cittadini e li fa attendere 5 o 10 anni prima di avere una sentenza a favore o contro, di certo non aiuta".

Fondazioni, Cantone chiede trasparenza ma a sinistra è un vero ginepraio

Francesco Curridori - Sab, 11/04/2015 - 18:05

Dopo l’inchiesta di Ischia sulle coop rosse, che ha tirato in ballo anche Italiani Europei, la fondazione di Massimo D’Alema (che non è indagato), Cantone invita a far luce sulle fondazioni

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“Oggi i partiti non sono più i terminali della politica, sostituiti dalle iniziative individuali o dalle Fondazioni che hanno, in parte, sostituito le vecchie correnti, e non per questo vanno demonizzate. Ma proprio perché sono i nuovi strumenti della politica devono diventare case di vetro trasparenti”. Lo ha detto chiaramente in un’intervista alla Stampa il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, alla luce dell’inchiesta di Ischia sulle coop rosse che ha tirato in ballo anche Italiani Europei, la fondazione di Massimo D’Alema (che non è indagato). Italiani Europei non rappresenta un ago in un pagliaio ma è un isolotto dentro il grande arcipelago delle fondazioni vicine al Partito democratico, da sempre il più frammentato in un numero incalcolabile di correnti.

La fondazione più nota è quella che fa riferimento al premier Matteo Renzi. Nata nel 2012 col nome di Fondazione Big Bang per volontà dell’amico imprenditore Marco Carrai, è diventata Fondazione Open un anno dopo. Attualmente il presidente è Alberto Bianchi, nominato di recente dal premier membro del cda di Enel, il ministro Maria Elena Boschi ha il ruolo di segretario generale, mentre gli altri due membri che compongono il consiglio direttivo di Open sono il già citato Carrai e il fedelissimo sottosegretario alla Presidenza Luca Lotti. Sul sito della fondazione è possibile consultare la lista dei finanziatori che hanno dato il loro assenso a pubblicare il proprio nome.

Il più generoso è Davide Serra con 175.000 euro ma a saltare subito agli occhi, a prescindere dalle cifre, sono i nomi dei numerosi parlamentari renziani che hanno finanziato il loro premier-segretario verso la scalata al successo. Oltre ai fedelissimi Boschi, Lotti, vi sono anche Davide Faraone, recentemente nominato sottosegretario all’Istruzione, e Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato alle Riforme. Tra gli altri nomi di spicco vi è Dario Nardella, sindaco di Firenze, e il neo commissario alla spending rewiew Yoram Gutgeld e, tra gli altri, i parlamentari Ernesto Carbone, Rosa Maria Di Giorgi, Andrea Marcucci e l’eurodeputata Simona Bonafè.

L’ex premier Enrico Letta è, invece, rimasto orfano delle sue “creature”, ossia dell’associazione 360 e di Vedrò che aveva fondato con Angelino Alfano. Le aveva lasciate poco dopo essere arrivato a Palazzo Chigi così come aveva rinunciato al ruolo di segretario generale della fondazione Arel, nata nel 1976 per volontà del suo mentore Beniamino Andreatta. Ma se i lettiani, dopo la disfatta subita dal loro leader, non hanno più una casa, i veltroniani si sono rifugiati in iDemLab che nel 2010, quando Walter Veltroni ne divenne il presidente assunse temporaneamente il nome di Democratica, Scuola di Politica.

Sul sito della fondazione, dopo un periodo di inattività, si annuncia una fase di rilancio con il costituzionalista Salvatore Vassallo alla presidenza e con un nuovo cda a cui aderiscono anche il viceministro all’Economia Enrico Morando e il senatore Giorgio Tonini, membro della direzione nazionale del Pd. Al viceministro Morando fa riferimento anche l’associazione Libertà Eguale, mentre il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta presiede Riformismo e Solidarietà. Poi ci sono Astrid e Glocus, le fondazioni rispettivamente dell’ex ministro Franco Bassanini e di sua moglie Linda Lanzillotta, recentemente ritornata tra le fila del Pd dopo aver lasciato Scelta Civica.

Piero Fassino e Sergio Chiamparino sono, invece, nel comitato scientifico della Fondazione Giorgio Amendola. A conservare la memoria storica degli ex comunisti ci pensa il senatore Ugo Sposetti che, attraverso le Fondazioni Democratiche, continua a svolgere il ruolo di tesoriere del patrimonio, immobiliare e non, degli ex diesse.

Ache la minoranza interna ha i suoi “think thank” di riferimento e tra questi uno dei più vecchi è l’associazione di Pier Luigi Bersani, Nens, “Nuova economia Nuova Società”, nata nel 2001 insieme al fedelissimo Vincenzo Visco. Gianni Cuperlo, dopo aver creato la corrente Sinistra dem – campo aperto, ha subito pensato di trasformarla in associazione e sul suo sito online ha dedicato un’intera area alle donazioni con il codice Iban ben in vista. Lo stesso ha fatto il capogruppo Roberto Speranza con la sua Area riformista. Appena si accede al sito compare subito in bella vista il banner “Sostieni Area riformista Pd”.

Stessa prassi per l’associazione “Possibile” di Pippo Civati, nata nell’estate del 2014. A che titolo chiedono soldi queste correnti? Sono fondazioni o semplici associazioni? Dov’è la rendicontazione? Stai a vedere che, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca e che i dubbi di Cantone sono più che fondati…

Furto d'auto, se oggi basta un cellulare: gli attacchi hacker al volante

Libero

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Chiavi passpartout, cacciaviti, grimaldelli di ogni genere sono ormai attrezzi superati per i ladri di automobili. I professionisti del furto d'auto stanno diventando sempre più nerd e smanettoni informatici, e tengono il passo con l'evoluzione tecnologica che sta portando nelle automobili una montagna di componenti elettroniche connesse ad internet.

Ladri nerd - Dallo sterzo ai freni, passando per il posizionamento gps del veicolo, i pezzi di auto gestibili con app per smartphone sono sempre di più. Un processo inevitabile che porta con sé indubbi vantaggi economici, ma anche qualche grosso timore. Di buono c'è che nel caso in cui qualcosa non funzioni, sempre più spesso è la casa produttrice a poter intervenire con un aggiornamento del software, con buona pace dei meccanici truffaldini. È successo, per esempio, alla Bmw pochi giorni fa.

Peccato però, scrive il Corriere della sera, che la casa tedesca sia dovuta intervenire dopo la denuncia dell'Adac, l'automobil club tedesco, che aveva scovato una falla nel Connected Drive. Questo buco dava la possibilità di aprire le porte di due milioni di automobili, come Mini e Rolls Royce, usando semplicemente uno smartphone. Senza tralasciare il canale più datato, ma sempre efficace, del navigatore Gps: solo a Genova ci sono stati 120 furti in una sola settimana, a essere bucati dai ladri "hacker" sono state soprattutto le Volksvagen.

L'allarme - Il terrore degli esperti è che i ladri smanettoni arrivino a prendere il controllo dei veicoli mentre sono in movimento, con la scena surreale che pur premendo il freno, l'auto continui a camminare andando incontro al ladro. Le case produttrici assicurano che questo scenario non si dovrebbe verificare, perché i componenti che governano le parti più delicate dell'auto non sono accessibili da internet. Dalla casa madre però sì e uno studio statunitense sottolinea che anche i grandi marchi: "Non sono adeguati a proteggere i conducenti contro hacker che potrebbero essere in grado di prendere il controllo del veicolo".

Svastica e martello

La Stampa
massimo gramellini

La notizia che il Parlamento ucraino ha approvato a larghissima maggioranza una legge che equipara il comunismo al nazismo come regimi criminali costringe chi è stato svezzato nel secolo scorso a fare i conti con una questione irrisolta. Il nazismo pianificava il dominio di una razza in seguito a stermini di massa, mentre il comunismo predicava la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. A livello teorico qualsiasi accostamento tra i due sarebbe dunque una bestemmia. Ma se le utopie vanno valutate sul terreno dell’applicazione concreta, non c’è dubbio che il comunismo realizzato sia stato ovunque un sistema oppressivo, violento e liberticida. Nella storia non esiste traccia di comunismi senza carri armati e polizie segrete.

Il giudizio storico dipende dalle esperienze di ciascun popolo, cioè dal tipo di micidiale radiazione a cui quel popolo sia stato esposto. Per un ucraino o un ungherese che hanno avuto i figli torturati e uccisi dal Kgb, il comunismo rappresenta il male assoluto, accomunabile nella condanna al regime che organizzò l’infamia eterna dell’Olocausto.

Invece gli italiani il comunismo lo hanno molto predicato ma, grazie al cielo e agli americani, mai sperimentato. In compenso hanno conosciuto gli orrori dell’occupante nazista contro la comunità ebraica e non solo. Una legge come quella ucraina farebbe fatica a essere approvata. Da noi il nazismo sarà sempre considerato peggiore del comunismo. Per fortuna, aggiungerei. Perché, per poterci permettere di pensarla diversamente, avremmo dovuto sorbirci anche quello. 

Israele, la storia del soldato senza volto. “Distruggete ogni sua fotografia”

La Stampa
maurizio molinari

Emmanuel Yehuda Moreno nato in Francia e morto in un’operazione segreta nella Valle della Bekaa

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I sostenitori di Naftali Bennett, leader del partito «La Casa Ebraica» ed ex commilitone di Emmanuel Yehuda Moreno. È stato il soldato più coraggioso d’Israele ma di lui non c’è neanche una foto. Emmanuel Yehuda Moreno, nato in Francia, immigrato in Israele con la sua famiglia quando aveva appena un anno e caduto nell’ultima operazione di combattimento della Seconda guerra del Libano è il militare che gli israeliani identificano più di altri con la figura dell’eroe. Faceva parte della «Sayeret Matkal», i corpi scelti delle forze armate, e come l’ex comandante Avi Dichter spiega «c’è anche una Sayeret della Sayeret e lui ne era parte».

Classe 1971, aveva 23 anni quando nel 1994 entrò nella casa del leader Hezbollah Mustafa Dirani (in foto) riuscendo a rapirlo, nella sua roccaforte libanese, dileguandosi nel nulla con i propri commilitoni. Questa è l’unica operazione a cui ha partecipato che è stata declassificata, tutte le altre restano top secret con un grado di segretezza talmente alto da aver portato «Tzahal» a impedire la diffusione di qualsiasi immagine di Moreno.

Lo scontro fatale
Morì il 19 agosto 2006 su una jeep libanese, in divisa libanese, dopo aver portato a termine un’altra azione top secret a Baalbeck, nella Valle della Bekaa. Sulla via del ritorno, verso gli elicotteri che lo aspettavano, trovò un posto di blocco Hezbollah e morì nello scontro. Fu l’ultimo caduto della Seconda guerra del Libano e quando gli ufficiali andarono a casa della famiglia, comunicarono la necessità di «distruggere ogni immagine di vostro figlio». Il motivo è che la «Sayeret della Sayeret» svolge missioni in profondità in territorio nemico che sconfinano nell’intelligence più spericolata e rendere noto il volto di Moreno potrebbe anche oggi, a 9 anni dalla morte, mettere a rischio chi era con lui.

Il ricordo di Bennett
Il segreto che avvolge l’immagine di Moreno - unico soldato israeliano senza volto - è una finestra sulle operazioni che «Tzahal» conduce ovunque necessario. L’unico dei suoi ex commilitoni che ha lasciato la divisa è Naftali Bennett, il leader del partito «Casa Ebraica», che lo ricorda così: «Emmanuel non era un eroe, non eccelleva in coraggio, uso delle armi o capacità di orientarsi, era un soldato come tanti ma con la volontà ferrea di correggersi, fare di meglio, tornare sugli errori compiuti per non ripeterli, disposto a dare, sempre, in continuazione, ai commilitoni ed al popolo ebraico». E quando le reclute della «Sayeret» chiedono a Bennett di fare un esempio delle qualità di Moreno, ecco cosa risponde:

«Una volta, terminata un’esercitazione sulle montagne di Eilat, eravamo stravolti, in terra, ognuno nel suo angolo a pensare a sé, avevamo fame ma nessuno aveva forza per cucinare. Emmanuel tirò fuori il coltello, iniziò a tagliare patate. Lo seguimmo tutti, ognuno facendo qualcosa, in pochi minuti avevamo un’insalata da condividere».

La nostra antenata Lucy: una delle sue ossa è di un babbuino

Corriere della sera
di Paolo Virtuani

È il più famoso resto fossile risalente a 3,2 milioni di anni fa di un lontano progenitore dell’Homo sapiens

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Una delle 88 ossa di Lucy, il più famoso resto fossile di un progenitore umano, scoperto in Etiopia nel 1974 e datato 3,2 milioni di anni fa, non appartiene alla specie Australopithecus afarensis (cioè a un nostro lontano parente) ma è un osso di babbuino. La notizia è stata anticipata nell’edizione online di New Scientist mentre lo studio sarà presentato la prossima settimana al convegno annuale della Paleoanthropology Society degli Stati Uniti che si terrà a San Francisco.




Etiopia: la mandibola fossile dei nostri progenitori 
Etiopia: la mandibola fossile dei nostri progenitori 
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Storia evolutiva
Lucy - così chiamata perché la sera del dissotterramento, mentre gli scopritori stavano festeggiando, dal registratore a cassette uscivano le note della canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds - è stata una scoperta fondamentale per la storia dell’albero evolutivo umano. Infatti rappresenta la prima testimonianza dell’andatura eretta di un nostro progenitore.
Un dubbio
Il dubbio che una delle ossa, in particolare una vertebra, potesse non appartenere a Lucy (il cui scheletro è completo solo al 40%) è venuta ad alcuni esperti che stavano lavorando a una riproduzione di Lucy. Sono infatti molte le riproduzioni dell’australopitecina esposte nei musei di tutto il mondo. Analizzando meglio la vertebra, si è notata la differenza rispetto alle altre ossa della spina dorsale. A questo punto sono iniziate analisi più accurate, finché è stato scoperto che la «vertebra incriminata» appartiene a un babbuino gelada (Theropithecus gelada).
Ulteriori analisi
Resta il mistero, perché non risulta che nel 1974 sul luogo del ritrovamento avvenuto nella regione di Hadar fossero state trovate anche ossa di babbuino. Non tutti gli esperti di paleoantropologia però hanno accettato la notizia: «Voglio esami più accurati prima di dire che si tratta di un osso di babbuino», ha commentato William Sanders, dell’Università del Michigan ad Ann Arbor. Anche se, a detta di tutti gli esperti del settore, il fatto che una delle ossa non appartenga a Lucy nulla toglie all’importanza del reperto nella storia dell’evoluzione umana.