mercoledì 8 aprile 2015

Dietro le quinte dei loghi di Google «Ecco come nasce un Doodle»

Corriere della sera
di Marta Serafini

Dalla fase creativa a quella di test, il papà dei loghi di Mountain View svela tutti i suoi segreti. E mostra in diretta come nascono le sue creazioni




Ryan Germick ha 35 anni. E viene dall’Indiana. Oggi non sarebbe Mr Doodle se dopo il college non avesse fatto un viaggio in India. «Ero senza un soldo, con un budget di 60 dollari al mese e non potevo nemmeno chiamare a casa. Così mi sono inventato un sito dove condividere le fotografie e far sapere ai miei che stavo bene», racconta sorseggiando un frullato di frutta e spinaci. Dopo quell’esperienza Ryan si iscrive alla Parsons The New School For Design di New York, lavora un po’ da freelance e approda a Google.

Per qualche tempo a Mountain View fa parte del webmaster team. Sono passati già un po’ di anni da quando è stato lanciato il primo dei doodle (i loghi di Google disegnati e rivisti per occasioni speciali, ndr) «Era il 1998 e venne realizzato per celebrare il Burning Man, il Festival che si tiene ogni anno nel deserto della California», spiega. Da quel momento in poi fu un successo dietro l’altro. San Patrizio, la festa della Terra, il primo dell’anno. Quei disegni stavano diventando un appuntamento fisso. Così nel 2008 «il mio capo di chiese di occuparmene a tempo pieno».

Oggi Ryan è a capo di un team di 10 persone («4 ingegneri e 6 producer») che lavorano in collaborazione con le divisioni di tutto il mondo di Big G. Ed è grazie a loro se i miliardi di utenti di Google oggi, quando aprono il motore di ricerca, trovano Gif animate, disegni che celebrano la nascita di un personaggio, creazioni elaborate per particolari eventi o semplici giochi con cui divertirsi.

17 anni di Doodle, come nascono i loghi speciali di Google  
17 anni di Doodle, come nascono i loghi speciali di Google  
17 anni di Doodle, come nascono i loghi speciali di Google  
17 anni di Doodle, come nascono i loghi speciali di Google
Come nasce un Doodle? «Prima di tutto si parte da un’idea. Raccogliamo spunti in tutto il mondo, accettando l’aiuto di tutti. Se, ad esempio, dobbiamo celebrare la nascita di un premio Nobel, magari contattiamo uno scrittore che abbia scritto la sua biografia. I doodle sono un’espressione della cultura di Google su argomenti importanti come la scienza e la tecnologia. Ma anche le arti. Certo, lo scopo cambia di volta in volta. Educare, divertire, informare. Però l’idea è che gli utenti aprano il browser per guardare le previsioni del tempo e, vedendo il doodle, magari si predano un minuto per scoprire qualcosa di più su un argomento o su una persona». 
A volta si tratta di personaggi davvero sconosciuti alla maggior parte del pubblico. Penso all’ultimo che avete dedicato a Gabriela Mistral, poetessa e femminista cilena...E molti doodle sono dedicate a donne importanti poco note. Quali sono i criteri di scelta? «Usiamo più punti di vista possibili. Non dobbiamo guadagnarci qualcosa. Il nostro obiettivo e proporre qualcosa di nuovo e di appropriato e che sia comprensibile a tutto il mondo. Nel caso delle scienziate come Ada Lovelace, ad esempio (il suo doodle è andato online il 10 dicembre 2012, ndr) , abbiamo ricostruito attraverso un disegno la sua storia di prima programmatrice al mondo.
Per un avvenimento importante come i 25 anni del Muro di Berlino abbiamo lavorato tantissimo in collaborazione con il team tedesco. Per feste come il Natale non dobbiamo urtare le convinzioni religiose di nessuno e quindi ci ragioniamo a lungo. Insomma sentiamo anche una certa responsabilità». (Ride). «No dai, è vero che faccio un lavoro molto divertente ma lo prendo sul serio. Forse a incentivare il mio lato artistico è stata mia nonna, aveva 7 figli ed avendo vissuto la Depressione li ha sempre incentivati a fare lavori seri, come il dottore e l’avvocato. Ma con me ha sempre incoraggiato il mio lato creativo. Comunque ho 35 anni».

 Che requisiti deve avere un doodle perfetto?
«Deve essere mostrato al più grande numero di persone possibile, quindi deve funzionare su tutti i device e browser e, se interattivo, il suo funzionamento deve essere di immediata comprensione».

 
Come fate a testarli? «Per la parte tecnica ovviamente ci rivolgiamo ai nostri ingegneri. Per il resto adottiamo un sistema molto semplice: andiamo alla caffetteria di Google e lo mostriamo al primo che capita». Quindi se lo capisce un ingegnere, lo capiscono tutti....(Ride). «In un certo senso. Proviamo sia con gli adulti che con i più piccoli, per andare sul sicuro».

 
Qual è il suo doodle preferito?
«Difficile dirlo, sono tutti come dei figli. Amo quelli interattivi perché ti fanno divertire. Forse uno di quelli cui tengo di più è quello dedicato al matematico e crittografo Alan Turing ( è andato online il 23 giugno 2012, ndr). Molto semplice e minimale, credo gli sarebbe piaciuto. Ma ciò che mi piace di più è far parte di un processo creativo di un contenuto che viene visto da miliardi di persone. Penso anche alle implicazioni politiche di un avvenimento come le olimpiadi di Sochi. A volte noi a San Francisco viviamo un po’ come in una bolla, ma il mondo intorno a noi è davvero complesso».

 
I doodle nell’arco del tempo sono parecchio cambiati... «Certo, rispetto all’inizio dove il disegno era molto basic, oggi ne abbiamo alcuni come quello studiato per l’anniversario di Doctor Who che è composto da parecchie animazioni. Per alcuni di questi ci abbiamo messo anche un anno a realizzarli, altri sono molto più semplici. Ma la sfida in futuro sarà adattare questi contenuti alle nuove tecnologie come i Google Glass o le smart tv. E credo che i doodle siano anche un buon mezzo per testare i cambiamenti della tecnologia».

 
Quanti anni ha? Qualcuno ha detto che sembri un ragazzino intrappolato nel corpo di un uomo...Si riconosce in questa definizione? 

(Ride). «No dai, è vero che faccio un lavoro molto divertente ma lo prendo sul serio. Forse a incentivare il mio lato artistico è stata mia nonna, aveva 7 figli ed avendo vissuto la Depressione li ha sempre incentivati a fare lavori seri, come il dottore e l’avvocato. Ma con me ha sempre incoraggiato il mio lato creativo. Comunque ho 35 anni».

Il doodle realizzato da Ryan Germick per Corriere.it Il doodle realizzato da Ryan Germick per Corriere.it

A intervista finita domandiamo a Ryan Germick di disegnarci un Doodle. Mi chiede l’argomento. «Donne e tecnologia», propongo. «Copriti gli occhi, e con la mano opposta a quella che usi di solito disegna una forma», risponde. Restituisco il foglio con un rettangolo sbilenco. Poi, inizio a dire parole in libertà per dieci minuti. E questo che vedete sopra è il risultato. Un doodle fai da te per dire che le donne un giorno faranno parte del tech esattamente come gli uomini. Vietato, ovviamente, chiedere cosa rappresenti il verme.

martaserafini
8 aprile 2015 | 15:36

Le ragazzine zingare: "Facciamo mille euro al giorno e se muori tu non ci importa"

Sergio Rame - Mer, 08/04/2015 - 17:41

Due zingare a Mattino 5: "Perché dovrei andare a lavorare? Sto meglio a rubare: faccio mille euro al giorno". E non si curano della polizia: "Ci lasciano andare perché siamo minorenni"


Matteo Salvini propone il pugno duro, la sinistra e il Vaticano indignati gridano allo scandalo. Intanto i rom, in Italia, fanno il bello e il cattivo tempo: non si fanno problemi a rubare, infrangere le leggi e, all'occorrenza, pure a rubare.

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Due ragazzine di 13 e 15 anni si sono lasciate intervistare dalle telecamere di Mattino 5, la trasmissione in onda su Canale 5, e hanno raccontato come si guadagnano da vivere: "Rubiamo sulla metropolitana di Roma e facciamo anche mille euro al giorno. Perché dobbiamo vergognarci? Noi guardiamo solo al nostro bene. Se, poi, tu muori non importa... sono cose della vita". Un racconto choc che fa inorridire la gente onesta e che smonta il buonismo della sinistra.

Sono circa 180mila i rom e sinti presenti in Italia. Di questi 40mila vivono in condizioni di disagio abitativo, cioè nei cosiddetti "campi nomadi", e in passato sono stati identificati come una "emergenza nazionale". Quest'emergenza nazionale la sinistra non l'ha mai voluta risolvere. E, appena diventa tema di discussione, taccia di razzismo e xenofobia chiunque proponga anche qualsiasi soluzione. Così è successo oggi a Salvini che ha proposto di "radere al suolo tutti i campi" obbligando i rom a "comprare o affittare un appartamento" come fanno tutti i cittadini. "È assolutamente un falso mito quello che diceche i rom sono contenti di stare nei campi - ha replicato il presidente della Camera, Laura Boldrini - questa è veramente unasciocchezza, basta parlare con chiunque vive in queste condizioni per sapere che non è vero".
In realtà basta dare un'occhiata al servizio di Mattino 5 per capire che la Boldrini non ha ragione.

VIDEO "Così guadagniamo mille euro al giorno"

Una ha 15 anni, l'altra 13. Parlano liberamente davanti alle telecamere di Canale 5. Si informano addirittura dove andrà in onda il servizio: "Mi metto su gli occhiali da sole - dice - così sembro più sexy". Disinibite, insomma. Non si fanno alcun problema a dire quello che fanno tutto il giorno: rubare. "Rubiamo sulla metropolitana e non ce ne vergogniamo. Perché mai dobbiamo vergognarci? Rubare è una cosa bella". Le due ragazze vengono dalla Bosnia e abitano in un campo nomadi della Capitale. "Ci hanno insegnato a rubato sin da piccole e non ci fanno paura i poliziotti - ammettono - ci arrestano, ci mandano via ma noi torniamo sempre a rubare". Poi spiegano: "I poliziotti ci hanno fermate tante volte: ci prendono, ci portano alla Questura, ci fanno le foto, ci prendono le impronte, ci fanno tutte 'ste cazzate e poi ci rilasciano perché siamo minorenni".

Le due ragazzine non hanno alcuna remora. Non si pentono nemmeno dinnanzi alle vecchiette che vivono della pensione. "E se poi la vecchietta rimane senza soldi?", chiede la giornalista. "Non me ne frega, tanto dopo muore... sono cose della vita - replica, pronta, la ragazzina - non mi dispiace: sto bene io, mi prendo i soldi e sto a posto". Per questo motivo alle due non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di andare a scuola per poi cercare un lavoro. "Al lavoro in un mese faccio mille euro - spiega - adesso faccio mille euro in un giorno. Quindi sto meglio a rubare". Poi, prima di concludere l'intervista a Mattino 5, le due ragazzine spiegano cosa ci fanno con tutti quei soldi: "Andiamo a comprarci i vestiti coi nostri ragazzi, andiamo al cinema, andiamo a divertirci... compriamo un po' di erba".



Rom, la proposta di Salvini: "Radere al suolo tutti i campi"

Sergio Rame - Mer, 08/04/2015 - 17:26


Il leader leghista: "Come tutti gli altri cittadini, devono comprare o affittare casa". E minaccia: "Vanno tutti spianati con le ruspe". Il Pd: "Qualunquista". E il Vaticano: "Ignorante"

"Cosa farei io al posto di Alfano e Renzi? Raderei al suolo tutti i campi rom". Intervistato a Mattino 5, il leader della Lega Nord Matteo Salvini tuona contro i campi nomadi: ne propone l'immediata chiusura e la totale distruzione con le ruspe. Una posizione che ha fatto sollevare l'intera sinistra. La più agguerrita è stato il presidente della Camera Laura Boldrini:  

"Trovo il verbo 'radere' abbastanza inquietante. I campi non vanno mantenuti ma deve essere trovata una soluzione abitativa alternativa. Questo non significa annientare chi abita i campi, bisogna far seguire una politica abitativa".

Salvini è categorico. Quando si tratta di campi rom, non ammette tentennamenti. "I rom hanno il diritto e il dovere di vivere come gli altri e di mandare i figli a scuola - conferma, poi, ai microfoni di L'aria che tira - ma il campo in quanto tale è al di fuori della legge, col dovuto preavviso gli do la possibilità di vivere come gli altri, ma i campi rom non dovrebbero esistere". Il leader del Carroccio è disposto a garantire integrazione "solo per chi si vuole integrare e non per chi vuole campare alle spalle degli altri". Fa, quindi, notare che negli altri Paesi dell'Unione europea non esistono affatto i campi nomadi: "I rom hanno gli stessi diritti e doveri degli altri, come pagare l'Imu".
Come risolvere, dunque, una piaga che va avanti da decenni? Su questo Salvini non ha alcun dubbio: "Do un preavviso di sfratto di sei mesi e preannuncio la ruspa. Nel frattempo i rom, come tutti gli altri cittadini, si organizzano: comprano o affittano casa". Scaduti i sei mesi di preavviso, darebbe quindi il via libera a "spianare e radere al suolo" tutto.

La proposta dell'europarlamentare lumbard ha fatto infuriare la sinistra che si è subito schierata contro. "Salvini la pianti col suo qualunquismo da quattro soldi - ha commentato il deputato del Pd, Edoardo Patriarca - diamo una seria alternativa ai Rom, e tanti comuni lo stanno facendo, e vedrà che non ci sarà bisogno di buttare giù alcunché".

Per Khalid Chaouki, coordinatore piddì dell’intergruppo immigrazione, "la questione va certamente affrontata di petto e con determinazione, a partire dalla tutela dei minori dallo sfruttamento e dalla chiusura dei vergognosi campi-ghetto, simbolo del fallimento trasversale delle politiche sui rom in questi anni soprattutto nella Capitale". Per l'esponente del Pd, però, la posizione di Salvini è "sterile e ridicola propaganda". "Alzare i toni e alimentare un clima di odio e intolleranza - ha concluso - serve solo a nascondere le colpe dei veri responsabili che, negli anni del cattivismo dell’ex ministro Maroni, hanno speculato sull'emergenza senza risolvere alcunché".

Anche il Vaticano ha preso le distanze. Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, ha espresso tutta la sua amarezza per la nuova esternazione del leader della Lega: "Da Salvini concetti ignoranti e insensati". "La Lega - ha continuato - continua ad affrontare temi tanto urgenti e importanti affidandosi alla demagogia".

Se ti iscrivi al Pd, l’ingresso a Expo è a metà prezzo

La Stampa
nadia ferrigo

L’iniziativa del Pd di Milano, che dopo le polemiche precisa: “Tutto in regola”




Se hai meno di trent’anni e ti iscrivi al Pd, l’ingresso a Expo 2015 costa la metà: l’iniziativa è stata lanciata ieri sera su Facebook dalla segreteria milanese del partito. «Il PD è l’unico partito a Milano ad essere rivenditore ufficiale dei biglietti per Expo 2015 - spiega il Segretario provinciale Pietro Bussolati - questo perché crediamo fortemente nel successo della manifestazione e vogliamo, come è nel nostro dna, metterci a disposizione della città anche in questa importante occasione». Non tutti hanno apprezzato l’idea, e sui social si alternano polemiche e sfottò.

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Così il PD in mattinata è costretto a precisare: «Siamo onorati di tutta l’attenzione che si sta dando all’affaire “il pd vende i biglietti di expo”. State sereni! Il pd di Milano è in regola con le procedure di rivendita dei biglietti di Expo essendo un rivenditore ufficiale autorizzato come molti altri in città e fuori». «In ogni caso, a brevissimo, sarà pubblicato il regolamento finanziario per esteso che darà i dettagli di tutta l’operazione» .


L’assicurazione dell’auto sparisce dal parabrezza

La Stampa
lorenza castagneri

Le telecamere leggeranno la targa per scoprire se è stata pagata. Dal 18 ottobre tutti gli “occhi elettronici” dovranno essere omologati

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Il Grande Fratello è tra noi che tutti i giorni ci mettiamo al volante per ogni spostamento. Se fino a ieri le telecamere che vigilano sulle strade italiane controllavano la presenza delle autorizzazioni per entrare in una zona a traffico limitato o di non superare i limiti di velocità, da domani potranno fare molto di più: scopriranno, per esempio, se abbiamo pagato l’assicurazione oppure rispettato gli obblighi della revisione. Come? Semplicemente attraverso la targa. Rendendo così inutile, per esempio, l’esibizione del tagliando dell’assicurazione che nei prossimi mesi gradualmente sparirà dai parabrezza delle auto. Lo scopo è chiaro: limitare le frodi, garantendo così la sicurezza collettiva.

Chi non è in regola
L’assicurazione per automobili e ciclomotori dovrebbe essere obbligatoria, è vero. Ma, negli ultimi anni, i numeri di chi evita di stipulare una polizza per le ragioni più diverse è schizzato in alto. Secondo Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, in Italia si contano almeno 3 milioni e mezzo di veicoli non assicurati. In media l’8 per cento, il 13 nelle regioni del Sud, mentre in Europa la quota non supera il 4. L’ex ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi aveva parlato addirittura di 4 milioni di mezzi “fuorilegge”. In ogni caso, troppi.

Per questo si è reso necessario un giro di vite. Entro il 18 ottobre, tutti gli occhi elettronici disseminati in città e lungo le autostrade dovranno essere omologati per poter comunicare se un veicolo è assicurato o no. Fino a oggi, il compito più impegnativo è toccato alle compagnie di assicurazioni. Avranno tempo fino al 18 aprile per intervenire sui loro database affinché l’aggiornamento delle informazioni in essi contenute avvenga in tempo reale. Insomma, la firma di una nuova polizza dovrà risultare immediatamente negli archivi digitali per evitare di farci incorrere in sanzioni.

Percorso a tappe
E’ un lungo percorso a tappe, fissato dal ministero dei Trasporti e dello Sviluppo economico, che prende le mosse da una norma contenuta nel decreto Liberalizzazioni del 2012. L’articolo 31 prevede la progressiva dematerializzazione dei documenti amministrativi. Tra questi c’è il tagliando per la responsabilità civile dei mezzi, che da sempre siamo abituati a esibire sul parabrezza dei veicoli. Dal 18 ottobre diventerà completamente virtuale. A verificare se abbiamo pagato o no ci penseranno i nuovi sistemi di controllo della targa, a regime dallo stesso giorno, che potranno svelare anche se il nostro mezzo è in regola con la revisione e il pagamento del bollo.

«Sarà una specie di Big Bang», lo definisce Rossella Sebastiani, del servizio normativa auto di Ania, ente che dal 2010 spinge per il passaggio dal contrassegno cartaceo, facile da falsificare, a uno “elettronico”, il cui pagamento è praticamente impossibile da evadere. Per il momento, in molte città, i corpi di polizia municipale sono già dotati di apparecchiature come il Targa system che associa la targa del mezzo con possibili violazioni, tra cui quelle relative all’assicurazione. Ma tra sei mesi non sarà più necessaria la presenza di un agente o di una pattuglia per effettuare questo tipo di verifiche. Basterà affidarsi al velox, alle telecamere delle Ztl, ai tutor.

Il giro di vite
Il risultato: gli accertamenti saranno molto più massicci e puntuali. Per chi non è assicurato, sfuggire ai nuovi controlli sarà davvero una questione di fortuna. Le sanzioni? Da da 841 a 3.366 euro, oltre al sequestro del veicolo. Manca, però, ancora una modifica al Codice della strada, come spiega Sebastiani: «In base alla normativa attuale, i sistemi di controllo del traffico dove non c’è presenza umana, come appunto gli autovelox, non possono essere impiegati per sanzionare chi non è assicurato, se contemporaneamente non viene commessa un’altra infrazione, per esempio l’eccesso di velocità. E’ necessario mettere mano al testo, se vogliamo che, a ottobre, i nuovi sistemi possano portare ai risultati che ci aspettiamo».