venerdì 3 aprile 2015

Così la Cina ha censurato GitHub”

La Stampa
carola frediani

Un attacco contro il più importante sito di condivisione di programmi. Che ha sfruttato i browser di ignari utenti. Sotto accusa il governo cinese
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La censura può passare per molte vie. Anche tortuose. Anche creative. Sta di fatto che nei giorni scorsi è stato lanciato un attacco informatico ampio e sofisticato per rendere irraggiungibili delle informazioni online. A essere colpito il sito GitHub, che ai più forse non dice molto, ma che è invece uno dei pilastri dei programmatori. Si tratta di una piattaforma dove sono condivisi software e codici sorgenti da tutto il mondo. 21 milioni di progetti e 9 milioni di utenti. Che non saranno le milionate di iscritti dei social network, ma raccolgono quel genere di persone che costruiscono, implementano e fanno funzionare siti, servizi e applicazioni usati anche da tutti gli altri.

I due progetti anticensura
La scorsa settimana, per diversi giorni, GitHub ha subito un massiccio assalto online, e il principale indiziato sembra essere il governo cinese. L’attacco puntava in particolare a due progetti ospitati, in versione copia, “mirror”, su GitHub - che oltre a righe di codice è usato per salvare informazioni di vario genere – e dedicati ad aggirare la censura di Pechino sulla Rete: ovvero GreatFire.org, che pubblica articoli e dati su come opera il sistema di blocchi e di filtri online cinese, il famigerato Great Firewall; e una copia dell’edizione in mandarino del New York Times.

Indiziato: la Cina
Così, dallo scorso giovedì, GitHub e in particolare i due indirizzi dei progetti menzionati sono stati inondati da una marea di traffico proveniente da tutto il mondo, in gergo un attacco DDoS, che puntava a sovraccaricare i server e rendere le pagine irraggiungibili. Perché si pensa che dietro ci sia sia la Cina? Una ragione è ovviamente il target colpito. Già due anni fa le autorità di Pechino avevano bloccato Github impedendo agli utenti cinesi di visitarlo. Ma dopo poco erano dovuti tornare sui loro passi, perché molti programmatori e ingegneri locali avevano protestato, spiegando di aver bisogno di quel sito per lavorare.

Allo stesso tempo, così come la Cina non può censurare GitHub in blocco, non può farlo facilmente nemmeno in modo mirato, selettivo, scegliendo solo alcuni indirizzi: questo perché il sito usa la tecnologia SSL (quella che ci fa vedere https nella barra degli indirizzi, come quando ci colleghiamo all’home banking o a Gmail). In pratica le connessioni al sito sono cifrate e ciò rende difficile per un attaccante esterno capire chi sta accedendo a quella pagina. Quindi, o la Cina blocca l’intero sito o deve consentire l’accesso a tutto GitHub, perché non riesce a bloccare solo alcuni suoi indirizzi (Url).

Come ha funzionato l’attacco
Ma un modo alternativo per bloccare delle informazioni sul Web è mandarle offline con un attacco. E in questo caso l’assalto ha avuto origine dall’infrastruttura cinese. In che modo? Sfruttando il motore di ricerca cinese Baidu, che come Google offre un servizio di analytics, di tracciamento delle visite e delle statistiche, usato da molti siti cinesi.
La dinamica è la seguente: utenti di tutto il mondo visitano dei siti cinesi che utilizzano la tecnologia di Baidu; ma di nascosto nel loro traffico viene iniettato del codice (Javascript) che ordina ai loro browser di caricare costantemente le due pagine sotto attacco su GitHub. In pratica gli innocenti e inconsapevoli visitatori di questi siti hanno il loro traffico sequestrato e usato per bombardare di richieste i target.

Attacco MITM (“uomo in mezzo”)
Baidu dice di non saperne niente, e se ciò fosse vero - ipotizzano gli esperti - significa o che è stata hackerata o che qualcuno ha modificato il traffico internet mentre andava da Baidu agli utenti. Si chiama attacco Man In The Middle (MITM), perché l’attaccante si inserisce “in mezzo”, tra la connessione che va dai server di Baidu al navigatore, modificando il contenuto arbitrariamente. Chi potrebbe essere in grado di farlo nel caso specifico? Il governo cinese.

Coinvolta China Unicom?
Secondo il noto esperto di sicurezza informatica Rob Graham, l’origine del codice malevolo usato per sequestrare il traffico degli utenti arriverebbe da China Unicom, telco cinese statale che già in passato era stata coinvolta nel Great Firewall, l’apparato di censura cinese. Quindi, dice, Graham, o degli hacker hanno preso possesso delle macchine Unicom, o a gestire l’attacco è il governo.
Tutto ciò è avvenuto mentre Google e Mozilla facevano sapere che i loro browser - Chrome e Firefox - non si fideranno più dei certificati digitali emessi dal governo cinese (in particolare dal China Internet Network Information Center, CNNIC), certificati che servono a garantire l’autenticità di un sito visitato dagli utenti, evitando che altri lo impersonino. E mentre il presidente Obama firmava un ordine esecutivo che impone sanzioni economiche a hacker che attacchino infrastrutture critiche americane, una volta identificati. Sembra un chiaro messaggio rivolto alla Cina.

Tutte le tappe della crescita di un uomo: a 30 anni la pancetta, a 70 il sesso migliore

Il Mattino
di Simone Pierini

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La tappe della crescita di un uomo, dalla prima barba alla perdita della verginità, dalla pancetta al tradimento, fino al sesso migliore, in età più avanzata. È l'elenco stilato dal DailyMail che affronta passo passo il progressivo sviluppo sia fisico che psicologico dell'uomo. Si parte dagli 11 anni, quando si entra nella pubertà, in anticipo rispetto alle donne, per poi passare ai 15 anni, età media della perdita della verginità.

Poco prima si intravedono i primi peli della barba e il cambio del tono di voce. Si va verso i 18 anni e in quel perdiodo il ragazzo gay inizia a pensare al coming out. Dai 18 in poi sale il livello di testosterone, che va via via scemando fino ai 30 anni. In questa fascia di età di consuma il miglior sesso della giovinezza. Poi inizia ad arrivare la pancetta e la perdita di capelli, e con i 32 invece arrivano anche i pensieri di matrimonio. Dai 35 in su si consuma il periodo più felice della vita di un uomo, grazie alla famiglia e al successo sul lavoro.

Dopo i 40 inizia la crisi di mezza età che, tuttavia, non allontana le donne. Anzi, esse risultano più attratte dagli uomini sui 43 anni. Motivo per cui è il periodo che coincide con il maggior numero di divorzi. Quando ci si avvicina ai 50 l'uomo inizia a tradire con più facilità, attirando soprattutto le ragazze più giovani. Ma per soddisfarle ecco che si inizia ad utilizzare il viagra. La mezza età porta infatti ad un crollo della libido.

Il tempo passa e superati i 60 ci si avvicina alla pensione. Da quel momento, al contrario di quanto si possa immaginare, la vita migliora nuovamente. Il sesso raggiunge la soddisfazione massima e prosegue così fino ai 90 anni. L'età di vita media a livello globale è 78 anni.

Il mito sciocco di D’Alema intelligente

Maria Del Vigo


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Fino a qualche tempo fa ogniqualvolta qualcuno facesse sommessamente notare la maiuscola antipatia di D’Alema la risposta prestampata dell’interlocutore era questa: “Eh, ma è molto intelligente”. Tutti gli eccessi di spocchia e le esibizioni di superiorità morale venivano condonate nel nome di questa mostruosa massa cerebrale. Mostruosa e presunta. Perché D’Alema, all’alba dei sessantasei anni, è ancora una promessa mancata. Lui, quello che agisce nell’ombra, il furbo, il manovratore occulto, l’uomo che sa sempre quello che gli altri non sanno (basti pensare alla “scossa”), il Richelieu della sinistra nostrana non ne ha mai imbroccata una. Mai.

E, come se non bastasse la sua biografia politica, il genio D’Alema oggi ha deciso di ricordarci ancora una volta che il suo peggior nemico resta se stesso. Intercettato, nel corso dell’inchiesta partenopea che ha portato all’arresto del sindaco di Ischia, ha perso le staffe. Incalzato da un cronista di Virus, ha sbottato: “Io la querelo e non sarebbe il primo oggi. Mi dia il suo nome, le arriverà una denuncia”. Eccolo qui, l’intelligentone, in una sua tipica reazione stizzita. Come sempre quando viene punto nel vivo. Come quella volta che in diretta tv, davanti a qualche milione di italiani, in preda all’isteria mandò a farsi fottere (testuale) Alessandro Sallusti. Come quando ingaggiò una battaglia legale con Forattini per una vignetta (grande senso dell’umorismo…). Beh, se questa è intelligenza rivaluto la stupidità.

Un carica-cellulare a impronta digitale per i centri commerciali

Corriere della sera
di Marco de' Francesco

Il sistema, inventato da una startup di Udine, consente di lasciare a ricaricare la batteria in tutta sicurezza. Già diffuso in alcuni grandi magazzini in Stati Uniti e Canada, presto un accordo con Amazon

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Un totem che ha già un nome: Leonardo. All’apparenza, un oggetto di design, con uno schermo da 23 pollici in alto. Ma risolve un problema pratico: il fatto è che negli ultimi anni si è assistito ad una consistente evoluzione dei telefoni cellulari, soprattutto degli smartphone, che contengono applicazioni di ogni tipo; tale miglioramento non è stato accompagnato da progressi bastevoli quanto a durata delle batterie. Così capita a tutti: già nel primo pomeriggio, il cellulare alza bandiera bianca. Se si è fuori, si cerca soccorso in un locale, nella speranza di trovare un presa adatta. Di qui l’idea della startup Phone Italia Srl di Udine, presente alla ottava edizione patavina di Smau. 
 
Il carica cellulare che si apre con l'impronta digitale    
Il carica cellulare che si apre con l'impronta digitale    
Il carica cellulare che si apre con l'impronta digitale    
 Il carica cellulare che si apre con l'impronta digitale   Il carica cellulare che si apre con l'impronta digitale

Come funziona
Leonardo funziona così: L’utente poggia un dito in una apertura, connessa a un dispositivo che registra, per l’uso, l’impronta digitale. Subito, si apre un sportello: dentro, le prese compatibili con tutti gli apparecchi, per la ricarica. Poi, quando si vuole, si posa lo stesso dito sull’apparecchio, si ritira il portatile ed è fatta. «In commercio - afferma l’ad Davide Clocchiatti, 33 anni – di totem per la ricarica ce ne sono già: ma ci vuole la chiavetta, o un codice pin; altrimenti manca la cassetta di sicurezza e pertanto bisogna rimanere in loco finché l’operazione non è terminata. Con Leonardo, invece, la chiave è l’impronta digitale. E il lettore di impronte è fornito da una azienda di tecnologia biometrica che serve enti governativi in giro per mondo.

La sicurezza, cioè, è garantita. Inoltre le ante, in plexiglass, hanno uno spessore di 1,5 cm: sono antieffrazione». Inoltre, all’interno del box (che può avere da 4 a 8 cassetti, e una configurazione sia verticale che orizzontale) è posizionato un router che permette la navigazione gratuita in wifi a chiunque si troverà in un raggio di 50 metri. Per accedere alla rete è richiesto l’account Facebook. «Assembliamo tutto noi, a Udine. Nel team, il project manager Matteo Crispo, i commerciali Diego Mestroni e Fabio Pirioni e l’altro amministratore Marco Raggi. Io, il più “vecchio”».
Il mercato
L’idea risale al novembre 2013. «Vendiamo il totem a 3.800 euro, o lo noleggiamo a 300 al mese. In alcuni casi, lo cediamo a titolo gratuito; d’altra parte, lo schermo consente la riproduzione di filmati, e quindi anche di contenuti pubblicitari di cui noi tratteniamo una quota». Di totem ne hanno già venduti una decina, per lo più tra Stati Uniti e Canada. Un servizio in più per centri commerciali, ristoranti, palestre, aeroporti, pub.«E’ in via di definizione –termina Clocchiatti – un accordo con Amazon, che venderà i totem con il proprio marchio».

La mitezza e la ferocia

Corriere della sera
di Vittorio Messori

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I massacri come quello in Kenya rendono attuale il venerdì della passione di Cristo. In una prospettiva di fede, il sangue dei martiri è il seme più fecondo: e proprio il confronto tra la mitezza cristiana e la ferocia di altre religioni porta a riflettere sui valori di un Vangelo che non incita alla guerra santa, ma al perdono di tutti, soprattutto dei nemici. Un Vangelo il cui Protagonista, sulla croce, prega il Padre di essere indulgente verso i suoi stessi carnefici.


Venerdì di passione per il Cristo ma anche per troppi cristiani. Proprio mentre scrivo, giungono notizie drammatiche, le ennesime : questa volta, dal Kenya. La croce di Gesù sul Golgota è divenuta realtà per tanti suoi seguaci. I cristiani , infatti, stando a insospettabili statistiche, sono da anni la comunità umana più perseguitata. Il totale delle vittime tende ad aumentare e coinvolge tutte le confessioni che si rifanno al Vangelo, anche se i cattolici hanno un triste primato, rappresentando la parte maggiore.

I carnefici non vengono certo solo dall'Islam ma anche da comunità che la leggenda rosa occidentale rappresentava come miti, pacifiche, fraterne. La ferocia di alcune sette induiste sembra voler gareggiare con quelle musulmane, ma pure da qualche ramo buddista viene una persecuzione crescente. Anche l'animismo pagano dell'Africa nera vive ormai da tempo un risveglio sanguinario e pratica volentieri la caccia al missionario cristiano e magari il genocidio verso gli autoctoni che hanno accettato il battesimo.

Perché questi massacri? Probabilmente, il fattore maggiore è è un caso esemplare di quella «eterogenesi dei fini» che deforma ogni ideologia umana, rovesciando le intenzioni, anche le migliori, nell'esatto contrario. Ecco, dunque, l'utopia mondialista, le bandiere arcobaleno, tutti i popoli del globo che si tengono fraternamente per mano e vivono in pace, operando per un progresso, ovviamente «sostenibile». Ecco ancora, sul piano economico, l'ideologia globalista: un mondo integrato, con razionale spartizione del lavoro e dei beni, con un benessere (o, almeno, una esistenza dignitosa) per ogni Paese e ogni popolo.

In realtà è avvenuto ciò che sempre - historia docet - è avvenuto e avverrà : nobili gli obiettivi, ma disastrosi i risultati. I popoli hanno sentito minacciate le loro culture proprio dal mondialismo politico e dalla globalizzazione economica, sono divenuti consapevoli di una diversità di tradizioni che li distingueva da ogni altro popolo. Di queste culture, di queste tradizioni la religione autoctona è un cardine essenziale. Dunque, i nazionalismi che, paradossalmente, l'utopia della mondialità ha risvegliato si sono fatti difensori, anche con le armi, della fede dei loro antenati, intesa come elemento di coesione politica per la salvaguardia della diversità.

Il cristianesimo, anzitutto, è stato ed è avvertito come un corpo estraneo, da scacciare o, se necessario, da schiacciare con la violenza. Ma perché il maggior accanimento verso i cattolici? Perché il loro cristianesimo è sentito come il più estraneo di tutti, come inassimilabile (a differenza di certe sette di un protestantesimo pronto a ogni concessione) in quanto dipendente da un'autorità lontana e ritenuta nemica: la Chiesa romana e la rete di vescovi che da essa direttamente, e strettamente, dipendono.

Per stare ai cattolici: in certi settori ecclesiali c'è malcontento verso papa Francesco, sospettato di reagire in modo tiepido, timido, a questa mattanza di figli della Chiesa di cui pure è pastore. Verità imporrebbe di riconoscere che il rimprovero non sembra giustificato: in effetti, qualcuno ha potuto compilare una sorta di antologia delle denunce al proposito del pontefice. È comunque curioso: proprio coloro che lodano (e giustamente) la prudenza di Pio XII verso coloro che seguivano il Mein Kampf si lagnano della prudenza del suo attuale successore soprattutto verso coloro che seguono, fino alle estreme conseguenze, un altro libro, il Corano .

Il realismo cattolico ha portato i Papi a firmare concordati con Napoleone, con Mussolini, con Hitler, e con molti altri tiranni. È lo stesso realismo che li ha indotti poi a una Ost Politik che scandalizzava i puri e duri dell'anticomunismo, che ha portato Giovanni XXIII a negoziare con i sovietici il silenzio del Concilio sul comunismo in cambio di una mitigazione della persecuzione e che porta ora Bergoglio a non ignorare il problema, ma a muoversi con prudenza obbligata.

Obbligata, certo, come fu sempre quella ecclesiale coi tanti persecutori della storia: non dimenticare ma, al contempo, tutelare le pecorelle minacciate dai lupi, cercando di porre limite alla loro ferocia o con trattati o, almeno, non eccedendo con la protesta pubblica. Facili, edificanti, virtuose le altisonanti denunce al riparo delle mura vaticane. Non altrettanto benvenute per chi debba poi, in lontani Paesi, subirne la conseguenze.

Comunque, in una prospettiva di fede - confermata però anche, e sempre, dalla storia - il sangue dei martiri è, per il cristianesimo, il seme non solo più prezioso ma anche più fecondo. Ogni volta, alle persecuzioni ha fatto seguito una nuova fioritura sulle radici di una Chiesa desolata. Ma, già ora, sembra di scorgere qualche frutto in un Occidente forse meno secolarizzato di quanto si creda: proprio il confronto tra la mitezza cristiana e la ferocia di altre religioni porta a riflettere sui valori di un Vangelo che non incita alla guerra santa ma al perdono di tutti, soprattutto dei nemici.

Un Vangelo il cui Protagonista vieta ai discepoli di difenderlo con la spada e che, sulla croce, prega il Padre di essere indulgente verso i suoi stessi carnefici e verso quel popolo che a lui ha preferito Barabba. Un Vangelo i cui discepoli hanno anch'essi commesso violenze ma non da esso istigati, anzi da esso condannati. Forse non è solo folklore la scritta che, ci dicono, sta già dilagando dopo questa serie di stragi sulle magliette dei giovani tra Europa e America: Christianity is better .

3 aprile 2015 | 08:19